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Todd Haynes: dalla sperimentazione a Bob Dylan

Pubblicato: 12 giu 2007 da Gabriele C.



E Bob Dylan si fece in sei. Non siamo diventati matti d’un colpo, ma è la rilettura che il regista americano Todd Haynes vuole fare nel suo nuovo I’m not there, che forse sarà presentato a Venezia 64. In sostanza, non un normale biopic, anzi: Bob sarà interpretato da sei attori diversi in sei diversi momenti della sua vita. A calarsi nei suoi panni saranno Christian Bale, Marcus Carl Franklin, Richard Gere, Heath Ledger, Ben Whishaw e… Cate Blanchett! Se pensate che Haynes sia un po’ pazzo, non avete tutti i torti: basta riguardare la sua filmografia, che certo non è vastissima (cinque film, compreso l’ultimo, in sedici anni, esclusi i lavori per la tv e qualche corto prima del suo primo lungometraggio), ma di certo interessante.

Se pensiamo che Poison, il bel primo film del regista (inedito in Italia, ma lo potete recuperare ad esempio su dvd.it) è un film che si divide in tre, raccontando tre diverse storie con tre stili differenti, allora abbiamo già chiaro di chi stiamo parlando. Lavoro estremamente sperimentale e originale, Poison mette le carte in tavola sin da subito su quali saranno gli elementi della filmografia di Haynes: l’omosessualità, la società per bene che cade a pezzi, lo spettro delle malattie (AIDS su tutte), un repertorio tutt’altro che banale nelle citazioni, e una cura per la messinscena che, anche se questo è un film indipendente a bassissimo budget, è già evidente.

Bollato subito come un film a tematica omosessuale, persino un queer horror, il film è come abbiamo detto diviso in tre (Hero, Horror, Homo), con stile, in ordine, documentaristico-televisivo il primo, in bianco e nero ad omaggiare la sci-fi Fifties il secondo, colorato ma cupo e intervallato da flash-back il terzo. Di orrore, nel senso del genere, ce n’è poco: ma ci sono gli “orrori”, appunto, quale la malattia contagiosa del secondo episodio come spettro dell’AIDS, il perbenismo della società sempre del secondo episodio ma anche nel primo, l’omosessualità repressa e che deve in qualche modo esprimersi nel terzo.
Elementi che si ritrovano tutti nei seguenti film: Safe, Velvet Goldmine e Lontano dal paradiso.


La musa ispiratrice del regista, Julianne Moore (che ritroveremo in I’m not there), è una borghese ricchissima sia in Safe che in Lontano dal paradiso: nel primo è affetta da una malattia che la costringe a reazioni allergiche tremende ogni volta che è a contatto con sostanze chimiche normalmente presenti nei beni di consumo, mentre nel secondo è una moglie e madre diligente degli anni ‘50 che scopre che il marito è “ammalato” di omosessualità. Eccoci ancora lì: perbenismo di una società ricchissima, che si trasforma in un male di vivere che può colpire chiunque.
Lo stile documentaristico dell’episodio di Poison e della seconda parte di Safe (che soffre comunque di una certa lentezza, pur avendo tutti i suoi pregi) la si ritrova ancora di più in Velvet Goldmine, sorta di Quarto Potere (citato come modello di costruzione della trama) ambientato negli anni ‘70 del Glam-Rock ispirato alla vita di David Bowie (che comunque rifiutò il film e non permise l’uso dei suoi brani nella soundtrack). Con tre straordinari e sensualissimi protagonisti: Christian Bale, Jonathan Rhys Meyers e Ewan McGregor (la cui figura si ispira a Iggy Pop, ma molti pensano sia Kurt Cobain). Eccentrico, divertentissimo e volontariamente kitsch, ci sono le basi per capire il punto di vista di un biopic diretto da Haynes: può essere lineare e “normale”?

Haynes va al di là, esplora col suo bagaglio culturale, che è enorme e colto e spazia da Fassbinder a Jean Genet (la cui figura ha ispirato Homo in Poison), dal cinema anni ‘50 su cui si basa la straordinaria costruzione di Lontano dal paradiso a Welles, ed è sempre riuscito a migliorarsi. Le premesse che I’m not there sia un grande film ci sono davvero tutte.

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7 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di Gabriele C.

    Gabriele C.

    12 giu 2007 - 17:24 - #1
    2 punti
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    Urca, già 3 stelline? Veloci eh… l’ho appena postato il pezzo…

  • Profilo di paolino

    paolino

    12 giu 2007 - 18:02 - #2
    -1 punto
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    Articolo bellissimo. Complimenti Gabriele.

    Non sapendo nemmeno che faccia abbia Bob Dylan (sì, lo ammetto! In musica sono ignorante come una capra tibetana!) questo film non è tra i miei più attesi, ma lo vedrò volentieri.

  • Profilo di neodie

    neodie

    12 giu 2007 - 19:06 - #3
    1 punto
    Up Down

    Bellissimo articolo, grazie!
    Adoro Todd Haynes e consiglio a tutti la visione di Safe, da pochissimo uscito in dvd anche in Italia (si trova a prezzo scontato ovunque), un piccolo grande film, una storia angosciante ma anche terribilmente realistica e una immensa Julianne Moore!

  • Profilo di Gabriele C.

    Gabriele C.

    12 giu 2007 - 19:11 - #4
    0 punti
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    Ma grazie a voi!
    Comunque sì, consiglio anch’io di recuperare Safe. Ma anche gli altri tre…

  • Profilo di Andystarsailor

    Andystarsailor

    12 giu 2007 - 21:35 - #5
    0 punti
    Up Down

    Dei suoi film ho visto solo Velvet Goldmine. Premesso che l’ho visto alle 3 di mattina su rai3 grazie a Ghezzi(quindi non ero lucidissimo), non mi ha colpito favorevolmente. Il kitch di quell’epoca è stato estremizzato fino a diventare quasi orrido. Però voglio rivederlo, magari potrei amarlo alla follia dopo una seconda visione. Per il suo nuovo film posso solo fargli gli auguri, perchè uno che si cimenta con la figura di Mr. Zimmerman rischia veremente tanto…ma tanto tanto.

  • Profilo di Gabriele C.

    Gabriele C.

    12 giu 2007 - 23:51 - #6
    0 punti
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    Beh ma devi vederlo sveglio ma soprattutto… con le casse del volume a palla!! Come consiglia giustamente la didascalia iniziale…

  • Profilo di Andystarsailor

    Andystarsailor

    13 giu 2007 - 00:02 - #7
    0 punti
    Up Down

    Guarda la musica per me è una specie di ossessione…e Bowie a cui è ispirato il film è uno dei miei artisti preferiti. Proprio per questo domani mi procurerò il film e li darò un’altra chance…da sveglio.

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