Berlino 2016: voti e considerazioni finali

Festival di Berlino 2016: tiriamo le somme di una Berlinale sottotono ma che ci ha comunque sottoposto uno sguardo verso come il cinema da tutto il mondo si confronta con le rispettive realtà, tra voti e considerazioni conclusive

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Ed un altro Festival è andato. Dodici giorni intensi, come sempre, nell’ambito di una manifestazione che però, a differenza delle altre rassegne europee, tende a rendere la vita un pelo più semplice. Berlino, infatti, a differenza di Cannes e Venezia, è un vero e proprio Festival metropolitano, che coinvolge la città tutta. Questo agevola sotto svariati aspetti: trasporti e cibo su tutti. E non dover correre da una sala all’altra, insieme al mangiare dignitosamente, rappresentano due dei presupposti (specie il secondo) più importanti per affrontare un’esperienza di questo tipo.

I film sono stati altalenanti, con una media purtroppo nient'affatto alta. Rispetto all’anno scorso, poi, il paragone sarebbe quasi spietato, già solo guardando al Concorso, che è stato il vero tallone d’Achille di questa edizione: pochi film davvero meritevoli, tra questi non sono nemmeno sicuro che ce ne porteremo molti nel corso del tempo. Lungi da me voler sminuire l’Orso d’Oro dato a Rosi, il cui Fuocoammare qui avrebbe avuto non meno chance di vincere anche qualora il livello fosse stato maggiore.

Lascia inoltre perplessi la presenza di così tanti film; passi per quelle testate che ai Festival si presentano con almeno tre persone, ma chi scrive non poteva certo permettersi di perdersi il Concorso, e per ovvi motivi. In generale oltre 400 titoli è una cifra monster, ed averne visti 42 (al film dei Coen avevo provveduto anzitempo), che è più o meno un decimo, alla fine mi pare addirittura un buon risultato. Peccato perché tra Panorama e Forum qualcosa di notevole viene fuori sempre.

Certo, bisogna saper cercare, ma soprattutto bisogna avere non poca fortuna. Giusto ieri sera, per esempio, l’ultimo film dell’intero Festival che ho visto è anche uno dei migliori, ovvero Le Fils de Joseph, di quel Eugène Green il cui La Sapienza gli aveva permesso di farsi notare. Quest’ultimo suo lavoro conferma un modo di accostarsi al mezzo alquanto personale, irriverente, fatto di persone che guardano dritto nell'obiettivo, che si muovono in maniera impercettibile, di dialoghi surreali. Eppure i suoi film sono colti, stimolanti, e quest’ultimo non è da meno; anzi, lo abbiamo preferito a La Sapienza, non c’è dubbio.

A Forum appartiene anche un’altra opera che abbiamo apprezzato, il messicano Tempestad. Questo e un altro sudamericano, però argentino, ovvero La helada negra, rappresentano quanto di meglio abbiamo raccolto da quella parte del mondo, confermando il cinema del Sud America tra i più vitali in circolazione. Ma visto che siamo sul fronte territoriale, impossibile non menzionare ancora una volta la Cina. Se Trivisa mi ha sinceramente lasciato un po’ freddo, con Crosscurrent è stata tutta un'altra musica. Ed è il terzo Festival europeo importante di seguito dal quale torno con un cinese tra i miei preferiti, dopo The Assassin a Cannes (capolavoro!), Behemoth a Venezia e per l’appunto questo.

Perciò forse è arrivato il momento di toccarlo ‘sto benedetto Concorso, su cui in tanti si sono espressi in maniera eccessivamente impietosa, senza però avere tutti torti. Il Palmares, da par suo, appare tutto sommato equo, ad eccezione dell’esclusione dell’Huppert e di Quand on a 17 ans, così come dell’inclusione del polacco United States of Love, come già evidenziato, uno dei peggiori per quanto mi riguarda. Evidentemente però tale cinema a Berlino piace, perciò dopo Body beccatevi questo. Io sinceramente passo.

Insomma, ho già in parte anticipato i miei preferiti; premettendo che a nessuno di questi mi sono legato visceralmente come è successo in altre occasioni, resta il fatto che già subito mi pungerebbe vaghezza di rivederli. E sono, in ordine di preferenza: L’avenir, Zero Days, Crosscurrent, Fuocoammare, Quand on a 17 ans e A Dragon Arrives!. Opere molto diverse, in alcuni casi totalmente diverse, sulle quali però grossomodo pare siano d’accordo in molti; eccezion fatta per l’iraniano, sebbene non smetta di credere che il motivo principale risieda nel terribile e sfortunato slot assegnatogli. Un film come quello di Haghighi se lo metti all’ultimo giorno gli tronchi di netto le gambe.

Cosa tenere d’occhio a parte quanto già menzionato? Proprio ieri, in mattinata, ho recuperato Miles Ahead, in cui Don Cheadle a mio parere si lascia andare e un po’ strafà, però ha i suoi momenti. Sopra non li ho citati perché ora come ora mi si sono leggermente sgonfiati, ma direi di non sottovalutare altri tre film del Concorso, che sono dei buoni lavori: Death in Sarajevo, Genius e Hedi. Genius in particolare, non tanto perché meglio degli altri, quanto perché sinceramente mi aspettavo una delusione cocente, ma proprio di quelle per cui appena esci dalla sala sei incazzato, mentre dieci minuti dopo ti sei già scordato di tutto. Ed a proposito di delusioni, come non tirare in ballo Midnight Special? Ho cercato di farmelo piacere in tutti i modi, salvo poi capire che stavo andando verso la direzione sbagliata; imboccandone un'altra, più giusta, mi sono dovuto arrendere all'evidenza.

Indignation non mi è dispiaciuto, un film piccolo ma a cui non manca un certo impatto, così come Don’t Call Me Son di Anna Muylaert, in cui la regista brasiliana torna a parlare di adolescenti “problematici”. A Quiet Passion è un film in costume misuratissimo, che ho trovato delizioso. Spike Lee se ne esce con un progetto, Chi-Raq, per lo meno interessante, che non fa completamente dimenticare gli ultimi, modesti anni, ma è sempre meglio praticamente di ogni cosa abbia fatto da La 25a ora in avanti; manca la profondità e lo stile dei suoi film migliori, ma quando si accosta a certe tematiche è senz'altro nel suo. Un premio, nel mio piccolo, intendo assegnarlo pure a Where to Invade Next di Michael Moore: a lui, meritatissimo, il Paraculo Award. E non ci si venga a dire che la sua è stata in fondo una boutade, perché non ci crede nessuno: appronta dall’inizio alla fine un discorso banale come pochi, sebbene la premessa lasci presagire tutt’altro, per poi ricordarci che quanto di meglio c’è in giro per il globo lo si deve agli USA. Sono al 100% con la provocazione, sempre o quasi, ma qui si tratta soltanto di un ragionamento semplicistico e furbacchione al fine d’intrattenere, mascherato però da inchiesta semi-seria.

Ed eccoci alla fine, stanchi ma soddisfatti. Il nostro obiettivo è quello, non dico di annullare, ma almeno di accorciare le distanze. Berlino non è tanto lontana dall’Italia, ma l’aria del Festival la si respira solo qui, guardando film, rivedendo amici che incontri solo in queste occasioni, scrivendo come degli ossessi, dormendo tre ore a notte ed in generale vivendo immerso h24 in questo mondo. Che non è glamour, non è debosciato, non è il migliore, non il peggiore, bensì un po’ di tutte queste cose e molto altro ancora. Se attraverso i nostri scritti avete, anche solo per qualche vago istante, avvertito qualcosa del genere, beh, allora ha avuto un senso esserci e commentarlo per voi. Se Dio vuole, a risentirci da Cannes!

VOTI AI FILM

Ave, Cesare! - 8

Havarie - 2

Tempestad - 7.5

Já, Olga Hepnarová - 5

Hedi - 7.5

Midnight Special - 6

Boris sans Béatrice - 5

War on Everyone - 5.5

Fuocoammare - 8

L'avenir - 8.5

Mahana - 4

A Quiet Passion - 8

Cartas da guerra - 5

24 Wochen - 5

Quand on a 17 ans - 8

Indignation - 7

Trivisa - 5

Death in Sarajevo - 7.5

Alone in Berlin - 4

Crosscurrent - 8.5

Fantastic - 4

La helada negra - 7.5

Soy Nero - 5

Genius - 7

Chi-Raq - 6

Where to Invade Next - 3

Shelley - 5

Zero Days - 8

The Commune - 5

News from planet Mars - 5

WEEKENDS - 6

The End - 5

A Lullaby to the Sorrowful Mystery - 6

United States of Love - 4

Saint Amour - 6.5

A Dragon Arrives! - 7.5

The Ones Below - 6

Don't Call Me Son - 6.5

How Heavy This Hammer - 6

Goat - 5.5

Miles Ahead - 6

Tales of Two Who Dreamt - 3

Le Fils de Joseph - 8.5

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