Dal cinema muto al digitale: così si presenta Venezia 64, che sulla carta sembra uno dei festival più interessanti degli ultimi anni. E dopo le prime proiezioni, in questo primo giorno, l’impressione sembra essere confermata: Muller c’ha visto bene un’altra volta. Almeno per ieri (e vediamo se questo verrà confermato nei prossimi giorni) sembra che Venezia sia l’assoluta mamma del cinema, capace di andare da Griffith al Mini Dv, scoprire nuovi talenti e riconfermare i maestri.
Ha aperto le danze Joe Wright col suo atteso Atonement (da noi Espiazione), versione cinematografica del romanzo di Ian McEwan. Impressione: credo che il romanzo, che non ho letto, possa davvero essere un piccolo gioiello. La storia è molto bella e non manca di tragedia, e con una materia così è difficile non coinvolgere lo spettatore. Però Wright non riesce ad essere allo stesso tempo raffinato (perchè lo è) e davvero cinematografico, e non riesce ad essere autenticamente passionale e tragico (tant’è che nella scena dell’amplesso in biblioteca fra una bella Knightley e un davvero bravo McAvoy, gran riconferma dopo L’ultimo Re di Scozia, ci può anche scappare la risata). E al solito a volte la tira per le lunghe, troppo. Siamo comunque almeno una spanna sopra al laccatissimo e anonimo Orgoglio e Pregiudizio (non ci voleva molto -starà dicendo qualcuno di voi-), anche perchè alcune buone carte ci sono senza dubbio: almeno un piano sequenza degno d’interesse (ma forse “sbagliato” e abbastanza inutile alla narrazione), che ci fa vedere gli orrori della guerra, un’originale colonna sonora (alcuni brani costruiti addirittura sul pigiare dei tasti della macchina da scrivere e sui click degli accendini) e, appunto, il già citato McAvoy. Ma saprò spiegarmi meglio con una recensione, che spero di poter scrivere prima dell’uscita del film (credo a settembre) nelle nostre sale.
Il sottoscritto si è poi visto altri tre film. REC della coppia Balaguerò/Plaza (già registi del violentissimo ma irrisolto Para entrar a vivir, presentato l’anno scorso sempre a Venezia), che segna un punto di svolta -forse- nella carriera del regista spagnolo: tutto ciò che non ha mai fatto negli altri film lo si ritrova in questo, che dura però 85 minuti. Ai silenzi e al ritmo lento (leggi: noia) troviamo un ritmo frenetico, condito da una buona dose di gore. Progetto alla “Blair Witch Project” con macchina a mano, come se fosse un reportage televisivo, è citazionista e abbastanza divertente, ma ha un difetto abnorme: è talmente urlato da dar fastidio lungo tutta la sua visione. Ma ha entusiasmato il pubblico.
Si continua con Lo chiamavano Trinità, per la retrospettiva del western, divertente da vedere con un grande pubblico in sala, e con una visione di Intolerance in versione restaurata (in realtà con qualche difetto digitale): Griffith al cinema è un’esperienza.
A domani con altre visioni e anticipazioni, tra cui gli attesi Branagh e Kitano…
Dr.Apocalypse
30 ago 2007 - 21:05 - #1attendevo queste pilloleeeeeeeeee!! Bravi ragassi!:p
ah dimenticavo… vi odio!
cineblog
31 ott 2007 - 02:16 - #2[…] […]
Science+Fiction: quinto giorno
18 nov 2007 - 18:01 - #3[…] REC, visto a Venezia 64, mi aveva divertito ma non ne ero rimasto così entusiasta. Forse, devo ammetterlo, è la mia non simpatia verso Jaume Balagueró (che secondo me, da Nameless a Para entrar a vivir, non ha mai fatto un buon film –e Fragile è il suo peggior lavoro-) che mi ha fatto valutare il film velocemente. Per quello sono andato a rivederlo di nuovo grazie alla sua proiezione al Science+Fiction. […]