Inferno: Recensione in Anteprima

Dan Brown e Robert Langdon tornano al cinema con Inferno.

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10 anni fa il 'caso' Codice da Vinci esplose in sala dopo aver fatto altrettanto in liberia, tramutando Dan Brown nella nuova stella del firmamento editoriale e lanciando il suo alter-ego romanzato, Robert Langdon, autentico Indiana Jones della simbologia religiosa. Diretta da un regista premio Oscar e interpretato da un attore due volte premio Oscar, ovvero Ron Howard e Tom Hanks, la pellicola incassò la bellezza di 758,239,851 dollari in tutto il mondo, dando il via ad un redditizio franchise poi proseguito 3 anni dopo con Angeli e demoni, interamente ambientato a Roma e in grado di incassare altri 485,930,816 dollari.

Passati 7 anni e saltato a piè pari Il simbolo perduto, incentrato sulla Massoneria e ambientato quasi integralmente a Washington, D.C., la Sony ha preferito riportare al cinema Brown, Howard ed Hanks con Inferno, best-seller del 2013 che già dal titolo ammica pesantemente al poeta Dante Alighieri, traendo ispirazione dal suo capolavoro più celebre.

Storia, arte, codici e simboli che tornano a fondersi, ancora una volta, dinanzi al professore di simbologia di Harvard, che ferito e confuso si risveglia nel letto di un ospedale fiorentino. Peccato che Langdon non si ricordi nemmeno di aver abbandonato la sua città, Boston. Qualcuno ha tentato di ucciderlo e lui non ne conosce il motivo, con una dottoressa, nonché sua grande ammiratrice, unica ad aiutarlo nella fuga. Mentre infernali visioni dantesche gli offusano la mente, inizia così una corsa contro il tempo per evitare la diffusione di una nuova pesta nera che potrebbe sterminare metà della popolazione mondiale, con l'Organizzazione Mondiale della Sanità e il Consortium, un’organizzazione segreta, sulle sue tracce.

Una battaglia tra il bene e il male, quella pensata da Brown nel 2013, con il problema epocale della sovrappopolazione da risolvere il prima possibil al centro della trama. D'altronde c'abbiamo messo 100.000 anni per arrivare ad un miliardo di abitanti e solo altri 150 anni per sfiorare i 9 miliardi. Bertrand Zobrist, ovvero lo scienziato pazzo di turno qui interpretato da Ben Foster, sostiene che l'umanità sia arrivata ad un passo dall'implosione, tanto da pianificare un gesto estremo ma a suo dire inevitabile: sterminarne la metà. La peste nera che colpì nel corso del XIV secolo il mondo allora conosciuto ridusse la popolazione umana da 450 a 350 milioni di abitanti. Successivamente, e non è un caso sostiene il folle, il mondo ripartì con maggiore slancio, tanto da dar vita al Rinascimento fiorentino. Attraverso il dolore, la morte, l'Inferno in Terra, l'umanità può risorgere.

Spunti quanto mai attuali da cui Brown, con la sua solita straordinaria capacità di intrattenere il lettore attraverso enigmi, incastri di scrittura in cui nulla è mai davvero come sembra, citazioni e aneddoti storici, ha dato vita ad un romanzo vendutissimo e particolarmente eccitante, qui adattato con il solito pressapochismo di scrittura da David Koepp, già sceneggiatore di Angeli e Demoni. Registicamente più dinamico rispetto ai due predecessori, grazie ad un montaggio che soprattutto nella parte iniziale la fa da padrone, Inferno vede Hanks, dolorante, imparruccato e terrorizzato dall'incombente disastro per 3/4 di film, in costante fuga, con al suo fianco quella Felicity Jones nel 2015 candidata agli Oscar per La Teoria del Tutto.

Sfruttando l'amnesia del protagonista per seminare infernali visioni dantesche, Ron Howard oscilla tra l'action thriller e l'involontariamente demenziale (perché si ride, a tratti), infilando le immancabili stoccate al Paese Italia e cavalcando fino all'ossesso la carta del flashback. Se Firenze, vera co-protagonista della pellicola, ne esce magnificamente, è la scrittura del film a non convincere appieno, tra reiterati 'spiegoni', inutili storie d'amore passate tornate improvvisamente a galla ed evitabili eccessi, vedi l'OMS dipinto come un'organizzazione paramilitare dai poteri quasi spionistici. Impossibile, poi, non sorridere dinanzi al problema del doppiaggio, che vede in una scena Francesca Inaudi rivolgersi a Tom Hanks in italiano, costringendo la Jones a 'tradurgli' sempre in italiano quanto detto. Tutto questo con Langdon, ovviamente, doppiato a sua volta in italiano. Un cortocircuito di lingue che scema nel no-sense all'interno di un ingegnoso enigma contraddistinto dall'epica poetica dantesca e qui nuovamente riprodotto senza particolari sforzi di scrittura, da rivedere in particolar modo nei poveri dialoghi che il più delle volte anticipano quanto sta per avvenire e puntualmente riassumono quanto già avvenuto. Intrattenimento puro e standard, quello evidentemente voluto dalla Columbia, ancora una volta più attenta alla 'cassa' che all'eventuale autorialità del progetto.

Voto di Federico 5

Inferno (Usa, 2016, thriller) di Ron Howard; con Tom Hanks, Felicity Jones, Sidse Babett Knudsen, Omar Sy, Irrfan Khan, Ben Foster, Ana Ularu, Ida Darvish, Wolfgang Stegemann - uscita giovedì 13 ottobre 2016.

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