Roma 2016: Per tenere su il cinema va bene Jovanotti, ne servono altri...

Jovanotti come una star alla Festa del cinema che ha occupato l’Auditorium e sta cercando il suo futuro, interagendo con la musica e gli spettatori speciali che possono raccontare come sono diventati “prigionieri dello schermo”

L’idea non è nuova, ma diventa bella e nuova quando l’alchimia della serata funziona. Antonio Monda, direttore della Festa del Cinema di Roma, da tempo organizza e pratica serate in cui non intervista i suoi ospiti (star e autori famosi) ma li apre a raccontare la storia, le storie, anzi la storia e le storie delle loro esperienza di spettatori speciali. Le serate vivono soprattutto se partecipano persone vive, come Jovanotti, non più giovanissimo ma giovanile, giovane per vocazione, destinato a vivere così per sempre.

All’Auditorium, davanti a un bel pubblico di giovani, Jovanotti ha fatto quel doveva fare, ovvero dichiararsi attraverso film e autori che gli sono cari: Truffaut, Miyazaki e anche John Travolta, Adriano Celentano, Bud Spencer. Ovvero, schiettezza e confessioni non snob. Parlando senza posa fra scene di film, accuratamente scelte, il cantante-show ha fatto capire senza tentennamenti che la sua vita è una sorta di infinita “Febbre del sabato sera”, sulla pista da ballo della discoteca ma anche fuori, giorno per giorno. Una dichiarazione di questo tipo, la “febbre”, mostra ancora una volta che il cinema funziona diventa grande non solo se ne parlano bene i critici (ormai fuori gioco) ma se entra dentro dello spettatore e si agita lì, dentro, per sempre.

“La febbre del sabato sera” ha una sociologia: il ragazzo italoamericano conquistato dalla dance che sogna di diventare ballerino, qualcosa di ampio respiro: il sogno e l’intrattenimento che fanno parte del dna dei giovani che capiscono al volo lo squallore e la routine in cui il mondo oggi offre ai ragazzi invece di lavori appaganti e soddisfazioni profonde. Jovanotti-Travolta canta e danza, la sua esistenza è questa, costruita con pazienza e con metodo, tutto da solo, tutto preso dell’obiettivo finale, vivere e non sopravvivere; tutto risolto nel dilagare caricandosi di gusti, simpatie, condivisioni alla portata dei bisogni, i doppi sogni dei ragazzi.

Il cinema ha sempre avuto una carica di esplosivo a orologeria che “scarica" negli spettatori. Ma oggi le formule della prospettiva tonica in vista del futuro sono esaurite, o quasi. Domina ovunque la fiction, ovvero l’ossequio del cinema alla tv delle narrazioni svuotate, colme di story banalizzate e impasticcate di sensazioni banalissime. Domina la informazione dei media più banale del banale, affidata a un giornalismo anchilosato e a una voglia di gossip che aumenta, ormai incontrollata.

Jovonotti cita e si rammarica di non aver potuto citare tutto quanto il cinema gli ha messo nel cuore e nella mente. Si scusa di aver sorvolato sul suo amato Fellini di “Amarcord”, su Chaplin, su Kubrick… Non solo musica, dunque, cinema conosciuto, non trasformato di esibizionismo nozionistico o snobistico, come capita a tanti giovanotti che si avvicinano al cinema con timore, come se temessero di scottarsi, e quindi provvedono a soffocarlo e a curare i rigurgiti con un antirigurgito semiologico, seminariale, intimistico e horror.

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