Gli anni più belli. Così la malattia ha cambiato la mia vita: trailer, foto e locandina del docufilm di Livia Parisi e Giacomo Perini

Gli anni più belli: video, trailer, poster, immagini e tutte le informazioni sul docufilm di Livia Parisi e Giacomo Perini.

Gli anni più belli (trailer) from livia parisi on Vimeo.

 

La diagnosi di un tumore al femore diventa per il 18enne Giacomo l'occasione per affrontare la vita con coraggio e determinazione e un’occasione di trasformazione positiva della sua esistenza. Gli anni più belli, il nuovo docufilm di Livia Parisi e Giacomo Perini segue l'esperienza di Giacomo, dal letto di un reparto di oncologia dove progetta di iscriversi all’università e inizia a scrivere un libro sulla sua esperienza: “Non siamo immuni”. Ma il tumore torna e, dopo una nuova operazione dovuta alla recidiva, i medici gli propongono una scelta difficile ma necessaria a salvargli la vita.

“Stavo camminando e ho sentito improvvisamente la gamba cedermi”. Così Giacomo, un ragazzo di appena 21 anni, racconta come ha scoperto di avere un tumore al femore. Accadeva tre anni fa, quando la sua vita era interamente dedicata a cavalli e tornei di equitazione. Ma quelli trascorsi da allora sono stati per lui, paradossalmente, “gli anni più belli”. In breve tempo il ricovero, la diagnosi, una prima operazione, quindi la chemioterapia. Ad aiutarlo la narrazione della sua malattia. Un post scritto su Facebook e condiviso da tantissime persone, spiega Giacomo, “mi ha dato l‟impressione che non ero solo” e che “quello che accadeva a me poteva aiutare qualcun altro”. Da quel post è nato il libro “Non siamo immuni”, in cui racconta i cambiamenti dovuti alla malattia, il rapporto col cibo, quello con i suoi cari, la riabilitazione, l’addio all’equitazione e, ancora, la scoperta dell’amore per lo studio e la scrittura. Ogni tre mesi però proseguono i controlli, tutti in ordine fino a marzo 2016, quando lo ricoverano per una recidiva. Nuova operazione, seguita dopo poco da un’infezione. A chi gli chiede dove trova il coraggio, risponde: “la malattia, fa parte della vita tanto quanto le cose belle. Averne consapevolezza aiuta a godere di ogni istante”. Alla prima recidiva però ne segue una seconda. E stavolta i medici lo mettono di fronte alla scelta: se vuole aumentare le possibilità che il male non ritorni, deve amputare la gamba. Ma è proprio dopo l’amputazione che Giacomo decide di tornare a cimentarsi con lo sport agonistico e scopre il canottaggio, preparandosi ad affrontare nuove sfide e nuove gare.

 

 

NOTE DI REGIA

Giacomo porta a riflettere su come ognuno di noi si confronti con il tema della malattia e con la paura di incontrarla nel corso della nostra esistenza. A spingermi verso questo documentario è stato soprattutto il desiderio di mostrare una trasformazione personale, di raccontare una storia in cui il tumore non è solo una sfortuna o una cosa da nascondere, ma un’occasione di cambiamento. Il documentario segue inizialmente la scansione dei capitoli del libro “Non siamo immuni”: parla di diagnosi e terapia, di cibo, di scuola, del rapporto coi medici, dell’addio all’equitazione, ovvero sport che Giacomo praticava a livello agonistico fino al manifestarsi del tumore. Grazie a diagnosi più precoci e terapie sempre più avanzate, oltre tre milioni di italiani sono oggi vive dopo aver avuto un cancro. Per la maggior parte di loro la malattia è un punto di rottura, una sorta di rivoluzione. E molto spesso trovare le parole per raccontarlo, aiuta ad affrontare il percorso. E’ questo uno degli aspetti su cui punta la Medicina Narrativa, di cui si sente sempre più spesso parlare. Recuperare il racconto per restituire vita alla vita è l’idea di fondo di questo docufilm: per questo, le parole si ascoltano e si leggono, hanno un loro peso specifico e un loro valore terapeutico, perché, come molti malati testimoniano, la narrazione stessa diventa curativa, se utilizzata con consapevolezza. Il documentario però va oltre il libro. Iniziamo pian piano a conoscere Giacomo al di fuori di quelle pagine, a seguirlo quando va in visita al maneggio dove ha iniziato a cavalcare, in visita dai nonni, a pranzo con un suo amico al mare, dopo un esame all’università, al Centro protesi Inail dove riceverà una nuova ‘gamba’. E infine in acqua, alle prese con una nuova passione, il canottaggio. Con la sua storia, Giacomo interpreta la frase di Simone Weil ‘La gioia non è altro che il sentimento della realtà’ (Quaderni, 1982, Adelphi Edizioni).

 

SITO UFFICIALE

 

 

Gli anni più belli. La malattia come occasione di trasformazione (Promo) from livia parisi on Vimeo.

 

 

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