The Greatest Showman di Michael Gracey, la conferenza stampa con Hugh Jackman, Zac Efron e Zendaya

Natale al cinema in salsa musical grazie a The Greatest Showman.

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Dopo quasi 10 anni di lavoro uscirà nei cinema di mezzo mondo proprio il giorno di Natale The Greatest Showman, musical 20th Century Fox che vedrà tornare in sala Justin Paul e Benj Pasek, autori premi Oscar delle canzoni di La La Land. Diretto dall'esordiente Michael Gracey, regista in arrivo dal mondo degli spot pubblicitari e dei videoclip, The Greatest Showman ha riportato tra le braccia del genere musicale attori come Hugh Jackman, già straordinario in Les Miserables, e Zac Efron, volto e voce di Hairspray e di High School Musical ai tempi di Disney Channel. Al loro fianco Michelle Williams, Rebecca Ferguson e Zendaya, per un titolo che ha ripercorso la vita di P.T. Barnum, imprenditore e circense statunitense che nella metà del 1800 diede vita al 'Il più grande spettacolo del mondo'.

Una rivisitazione pop, quella sceneggiata da Jenny Bicks e Bill Condon, con il cast della pellicola in video-conferenza con Roma da Londra, questa mattina, al termine di una proiezione in anteprima (e ovviamente embargata) di cui daremo conto il 20 dicembre prossimo. In collegamento con la Capitale il regista, Jackman, Efron e Zendaya. Assenti la Williams e la Ferguson, per un progetto nato poco meno di un decennio fa.

‘Otto anni fa ho fatto uno spot pubblicitario con Hugh Jackman e lui disse ‘dovremmo fare un film insieme’. All’epoca non gli credetti, non pensavo fosse sincero, tutte le star di Hollywood durante i party dicono le stesse cose, ma Jackman aveva ragione, era sincero. Mi mandò lo script, bevemmo e così è nata la partecipazione al progetto. Un lungo sviluppo, abbiamo dovuto realizzare le musiche, le canzoni, volevamo un musical originale in stile juke-box, alla Mouline Rouge, più di 3 anni per scrivere tutte le canzoni con gli autori di La La Land, che all’epoca nessuno conosceva. Abbiamo avuto non poche difficoltà nel lavorare con questi autori che nessuno conosceva, per farli accettare alla produzione'.

Il caso ha voluto che Justin Paul e Benj Pasek siano di fatto diventati due tra gli autori più richiesti di Hollywood, dopo il boom di La La Land, per un anomalo biopic nato e pensato per celebrare un uomo ai più sconosciuto e ai suoi tempi particolarmente criticato. Phineas Taylor Barnum, qui riportato in vita da Hugh Jackman.

‘Credo che sia importante ricordare come per Barnum, nato in condizioni di povertà estrema, il successo fosse sopravvivenza, necessità. Dovette superare avversità straordinarie, era un combattente, non accettava rifiuti e aveva enorme immaginazione, tipo Steve Jobs. Vedeva li mondo come qualcosa di diverso, ha cambiato l’intrattenimento per sempre. Non posso dire di me la stessa cosa. Recitare era un sogno, per me, ma non avevo quelle ambizioni. Come nel suo caso, anche per me è importante la famiglia, credo che nella vita moderna la cosa più complicata da raggiungere sia l’equilibrio famigliare. E’ molto difficile trovarlo, ma ho la benedizione di avere una moglie fantastica, incontrata prima di diventare famoso. Mi ama a prescindere, se lavoro troppo e sono troppo ambizioso mi dice’ no no, torna un po’ qua’. Sono un uomo fortunato’.

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Co-protagonisti della pellicola i cosiddetti 'freaks', quei 'mostri' da circo che Tod Browning rese unici nel 1932 con l'omonimo film, anche se qui visti in maniera differente. Parola del regista.

‘C’è un chiaro riferimento a Freaks, anche se non li abbiamo chiamati così all’interno del film. Non volevamo etichettarli, ma la diversità è al centro del film. Abbiamo cercato di umanizzare le persone che erano diverse rispetto alla ‘norma’, Freaks di Browning era sicuramente più duro'.

Centrale il tema della diversità e dell'accettazione da parte della società nei confronti di chi appare fuori dalla norma, tanto da poter fare un parallelismo con i mutanti Marvel particolarmente cari a Jackman.

‘Il tema dell'accettazione del film ripercorre tutta la mitologia dei mutanti X-Men. Questi mostri dell’800 erano coperti di vergogna, insieme ai rispettivi famigliari, chiusi in casa, nascosti. Erano trattati quasi come schiavi e Barnum li portò alla luce del sole, li fece arricchire e amare in tutto il mondo. Non c’è un teenager al mondo che non si senta un freak in qualche forma, e questo film si appella a loro. Non sprecate energie nei confronti dei giudizi altrui'. 'Questo film ha una serie di temi ricorrenti, come la nascita dell’America moderna, l’inseguire un sogno e per l'appunto l’accettazione della diversità. This is Me è stata la 4° canzone a nascere, e ho pianto una volta che l'ho ascoltata. E’ un vero e proprio inno che rimarrà negli anni, rende omaggio a chi siamo. Non importa chi amiamo e cosa vogliamo fare'.

Anche se ambientaton nel 1800, ricorda Gracey, The Greatest Showman è 'clamorosamente contemporaneo', cosa paradossalmente particolarmente triste da confessare, con inevitabile omaggio a Federico Fellini, regista da sempre legato al mondo circense.

'Fellini è stato uno dei più grandi cineasti di tutti i tempi. Il suo lavoro ha avuto una grande influenza su di me, Federico Fellini non si può aggirare. Ci sono momenti in questo film dove guardavo il circo, vedevo le persone comparire da nuvole di fumo e nella mia testa pensavo ‘potrebbe essere una pellicola di Fellini’'.

Due, a detta del regista, le scene più complicate dell'intera pellicola, in realtà contraddistinta da una decina di pezzi musicali estremamente complessi nella gestione della scena.

‘Due numeri su tutti: scena con la corda tra Zac e Zendaya, che si sono violentemente scontrati in più di un’occasione. Un lavoro enorme per coreografare il tutto in maniera perfetto. L’altra scena è invece con Hugh e Zac, quella nel bar in cui i due si lanciano i bicchieri sul bancone mentre ballano e cantano. E’ il primo incontro tra Jackman e Efron. Due mesi di prove solo per quel numero, hanno bevuto circa 140 bicchierini di whiskey'.

Uno Jackam che, abbandonato per sempre il mutante Logan, è finalmente tornato al primo amore: il musical, qui amplificato dall'attrazione nei confronti di questo folle sognatore chiamato Barnum.

'Sono affascinato da quei personaggi dirompenti, che si fanno strada nella vita, che sono determinati, che vogliono arrivare e raggiungono quell’obiettivo. Barnum sapeva quel che la gente voleva, era un genio. Trasformava limoni in limonata, ebbe le peggiori recensioni del mondo ma se ne fregava, le fece ristampare perché sapeva come la cattiva pubblicità fosse ottima pubblicità. Sempre ottimista, duro e indubbiamente con dei difetti, arrabbiato nei confronti del mondo e desideroso di sfondare. Era un visionario'.

'Questo film senza questo regista non ci sarebbe mai stato. C’ha sempre creduto’, ha concluso il divo australiano, ricordando il Bel Paese con un aneddoto risalente alla metà degli anni '80. Con Zucchero diretto interessato.

‘Nessuno sa come celebrare e vivere la vita come gli italiani, ricordo ancora quando a 18 anni un’amica mi mandò una registrazione di Zucchero che ascoltai fino a consumarla’.

Fornaciari, Jackman, il musical. Quando si dice un incontro inatteso.

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