La donna elettrica: trailer italiano della commedia di Benedikt Erlingsson

La donna elettrica: video, trailer, poster, immagini e tutte le informazioni sulla commedia di Benedikt Erlingsson nei cinema italiani dal 13 dicembre 2018.

[Per visionare il trailer clicca sull'immagine in alto]

 

Dopo la tappa all’ultimo Festival di Cannes, il 13 dicembre arriva nei cinema italiani La donna elettrica, la commedia del regista islandese Benedikt Erlingsson (Storie di cavalli e di uomini) in arrivo nei cinema italiani il 13 dicembre.

 

La trama ufficiale:

 

"La donna elettrica" è una commedia travolgente e fuori dagli schemi che vede protagonista, Halla, sembra una donna come le altre, ma dietro la routine di ogni giorno nasconde una vita segreta: armata di tutto punto compie spericolate azioni di sabotaggio contro le multinazionali che stanno devastando la sua terra, la splendida Islanda. Quando però una sua vecchia richiesta d’adozione va a buon fine e una bambina si affaccia a sorpresa nella sua vita, Halla dovrà affrontare la sua sfida più grande...Già regista dell’acclamato Storie di cavalli e di uomini, Benedikt Erlingsson colpisce al cuore con un ritratto di donna memorabile e un omaggio al paesaggio islandese di struggente bellezza.

 

 

NOTE DI REGIA

 

I diritti della Natura

C’è una connessione forte tra i miei due film, Storie di cavalli e di uomini e La donna elettrica. Si tratta di qualcosa di cui sono diventato davvero consapevole solo dopo aver ultimato quest’ultimo, ossia l’idea fondamentale che i “diritti della Natura” dovrebbero essere di fatto considerati allo stesso livello dei “diritti umani”. I diritti della Natura dovrebbero essere protetti con forza in ogni costituzione e difesi da leggi internazionali. Tutti noi dobbiamo capire che la natura incontaminata ha un diritto intrinseco a esistere, una necessità che va al di là dei bisogni dell’uomo e del nostro sistema economico. A volte succede invece che lo stesso Stato, che nei paesi democratici si dà per scontato che sia uno strumento creato dal popolo per il popolo, possa essere facilmente manipolato da interessi particolari contro il bene comune. Quando guardiamo alle grandi sfide che dobbiamo affrontare sulle questioni ambientali, questo ci appare perfettamente chiaro. Ne La donna elettrica questo tema diventa terreno fertile per una commedia, ma nella realtà, in alcuni paesi, è piuttosto l’argomento per una tragedia. Vorrei citare a proposito due donne che considero delle eroine: Berta Cáceres in Honduras e Yolanda Maturana in Colombia. Entrambe attiviste per l’ambiente, sono state assassinate da chi aveva grandi interessi nelle terre che esse provavano e difendere.

 

Una fiaba?

Non penso mai al genere di un film durante il processo creativo, sia in fase di scrittura che di riprese. Il genere è qualcosa su cui ragionare dopo il “parto”: per capirsi, non pensi a che tipo di essere umano sarà tuo figlio mentre lo stai facendo (o almeno, io non lo faccio…). Diverse persone hanno definito La donna elettrica una commedia, un dramma o addirittura un eco-thriller…! Insieme allo sceneggiatore Ólafur Egill Egilsson, volendo a tutti i costi trovare una definizione del film, siamo stati d’accordo nel considerarlo piuttosto una fiaba. È una parola molto seducente e anche d’aiuto quando si costruisce una storia.

 

La colonna sonora di una vita

La musica è stata la prima visione originale che mi ha condotto al film. Stavo fantasticando e sognando a occhi aperti sul mio prossimo film e all’improvviso ho visto una donna correre in una strada vuota, sotto la pioggia, verso di me. Quando si è fermata l’ho guardata da vicino e ho visto che a fianco a lei c’era un complesso di tre musicisti: ascoltando la musica con attenzione ho capito che si trattava della colonna sonora della vita di quella donna. La musica è diventata così un aspetto chiave del film, con una grande rilevanza drammatica. Gli antichi greci credevano che le persone creative fossero accompagnate da un daimon che ispirava delle buone idee e dava loro potere e coraggio: questo è anche il compito dei nostri musicisti e del coro delle tre donne ucraine nei riguardi di Halla, ma anche del pubblico. Per non avere problemi in sede di montaggio ho preso tutte le precauzioni possibili, registrando la musica sia in studio che dal vivo sul set durante le riprese: è stata una sfida per tutta la troupe e ancora di più per Davíð Þór Jónsson, compositore e pianista e fisarmonicista nel film, a fianco di Magnús Trygvason Eliasen e Ómar Guðjónsson.

 

 

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