The Host (Gwoemul, Corea del sud, 2006) di Bong Joon-ho; con Kang-ho Song, Hie-bong Byeon, Hae-il Park, Ah-sung Ko, Du-na Bae.
Prima di venire invasi da mostri replicanti americani (Cloverfield), prequel probabilmente ingnobili e film che cavalcano l’onda del mostro (D-War alias Dragon Wars) è bene ripartire dalla fonte di tutto questo, e riprendere in mano (o di guardare per la prima volta per gli sciagurati che ancora non l’hanno fatto) The Host.
Con molta probabilità si tratta del fenomeno più rilevante del cinema asiatico del 2006, ha stracciato tutti i record di incassi in Corea ed è riuscito a conquistare anche il pubblico e la critica americana, tanto che alcuni lo hanno definito il miglior film di mostri di sempre, lo si è visto in ogni parte del mondo ed è arrivato pure in Corea del Nord, solo in Italia è stato bellamente snobbato dai distributori.
Chi avrebbe immaginato che a gettare litri e litri di formaldeide nelle acque del fiume Han (il fiume che passa da Seul) si sarebbe generato un mostro, che amichevolmente chiameremo “mostro grosso”: cercate di immaginarvi un pescegatto gigante con le zampe, una bocca spaventosamente larga e una lunghissima coda che usa per colpire, stringere le sue prede oppure per aggrapparsi e rimanere a testa in giù come un pipistrello.
Il mostro attacca subito, non facciamo a tempo a fare la conoscenza della famiglia protagonista (una famiglia povera e sfigata) che subito il mostro grosso attacca gli umani: e sono subito crani fracassati e gente ingurgitata dalle fauci del pesciolone-lucertola, il caos si diffonde fra la folla e fra chi scappa urlando e chi cerca inutilmente di combattere il mostro si sviluppa una scena d’azione fra le più emozionanti che ricordiamo, calati nel mezzo della folla e con il mostro alle calcagna è tutta una corsa trasversale per sfuggire alle grinfie della malvagia mutazione genetica.
Ma se noi, come spettatori, siamo al sicuro e superiamo la sequenza solo con qualche spavento e con tanta ammirazione per la capacità di muovere una gran massa di persone e farle scappare da un mostro in computer grafica (realizzato davvero in modo ottimo, i suoi movimenti sono tutti naturali e perfettamente implementati con il reale e la folla), la piccola di famiglia non è così fortunata e viene catturata dal mostro grosso.
E’ così che suo padre, che è proprio uno tonto ma gli vuole un mondo di bene, e tutto il resto dei parenti si mette alla ricerca della piccola e alla caccia del mostro. Per loro è una questione privata: e non importa che dovrebbero stare rinchiusi in un ospedale per motivi di “sicurezza” e che l’esercito americano abbia recintato tutta la zona e voglia rilasciare un potente gas antibiologico chiamato Agent Yellow in modo da distruggere il mostro (anche se sembra che il gas sia molto più dannoso del mostro in sé).
La nostra famiglia di sconfitti e sbandati, anche solo grazie alla forza della disperazione, riesce ad aggirare scienziati folli e checkpoint militari, a ritrovare l’unità perduta e a sentirsi veramente uniti, veramente una famiglia. Riuscendo a trovarsi faccia a faccia contro il mostro, a combatterlo corpo a corpo, come se fosse un cane rabbioso qualunque.
Ma non pensiate di trovarvi di fronte ad un film di serie b, uno dei tanti film di mostri, qui siamo di fronte ad un film girato con grande maestria, dove i movimenti di macchina ci accompagnano lentamente fra i piloni di cemento sotto i canali, dove la delicatezza e il tocco leggero nel tratteggiare i caratteri dei personaggi e i rapporti familiari (perché è su quello che il film si incentra) fa emergere il dramma, anche quello più doloroso, con una naturalezza e un candore che è difficile credere che siamo in un film dove un mostro cattivissimo emerge dalle acque e ammazza tutti.
E’ brutto constatare che né il cinema italiano, né quello americano, riescono a parlare dell’amore familiare in modo così originale, fresco e antiretorico come qui è stato fatto.
Kingdom
15 gen 2008 - 17:13 - #1Concordo in pieno, e Joon-ho Bong è riuscito a stupirmi ancora dopo il bellissimo Memories of Murder!
infamous
15 gen 2008 - 17:16 - #2già infatti ancora non riesco a decidermi se mi piace più the host o memories of murders
Gabriele C.
15 gen 2008 - 17:25 - #3Un film dove ci si diverte, si ride, si salta sulla sedia, si pensa e ci si può anche commuovere. Alè!
mascal
15 gen 2008 - 17:29 - #4Hosteria che film!
Lo recupererò sicuramente :-)
petauro
15 gen 2008 - 17:39 - #5Immagino che sia impossibile vederlo in italiano.(?)
infamous
15 gen 2008 - 17:43 - #6immagino di si, ma i ragazzi di asianworld.it hanno fatto il sottotitolo in italiano.
Paro
15 gen 2008 - 17:59 - #7Concordo con Infamous. Un ottimo lavoro!
Paro
15 gen 2008 - 18:00 - #8Concordo con Infamous. Un ottimo lavoro!
hellboy
15 gen 2008 - 20:36 - #9azz…maledette distribuzioni!!! ci privano di chicche come qesta e ci spappolano il cervello con stupidaggini stile 3ciento!
petauro
15 gen 2008 - 23:55 - #10Grazie dell’informazione. No…I sottotitoli no……!!!! Proverò.
Fabio Piace a pochi........
16 gen 2008 - 00:02 - #11Ottima analisi. Film visto e rivisto che merita davvero
infamous
16 gen 2008 - 00:35 - #12@fabio piace a pochi
macchè analisi ;)
bugbuster
16 gen 2008 - 00:59 - #13Bella recensione, mi trovo d’accordo su tutta la linea :)
lascoltodelvenerdi
16 gen 2008 - 08:49 - #14Il film l’ho visto.
Non mi ha lasciato proprio estasiato, ma mi è piaciuto.
Un bel filmetto: molto movimentato all’inizio, con parti semi-comiche e parti di riflessione.
Forse mi ha lasciato un po’ perplesso la fine.
@go
16 gen 2008 - 09:27 - #15Cavolo sta recensione mi ha fatto venire voglia di vederelo, peccato che non ci sia in italiano però.
Boss_Frog
16 gen 2008 - 09:57 - #16si può tranquillamente vedere in coreano, probabilmente certe sfumature non si coglieranno, ma il film è -ehm- assoluto, da subito sono chiari i legami emotivi tra i personaggi ..
the host è piuttosto carino, ma non capisco il bisogno yankee di semplificare .. “il migliori film di mostri di sempre”.. non esageriamo, che cazz vuol dire… alien allora? la cosa? mimic? la puntata di star treck sulle piattole assassine?
Garbo
16 gen 2008 - 10:34 - #17Un film che nulla aggiunge a quanto si è visto recentemente nella cinematografia Far East. Resta sempre issato sul mio trono personale “Infernal Affairs” (quello sì un grandissimo film).
Il resto della Rece la trovate qui:
http://www.delikatessen.splinder.com/post/13027659
Ciao a tutti!
beatcippe
16 gen 2008 - 11:17 - #18Gran film.. ovviamente distribuito in tutta europa eccetto che in italia.. grandioso successo a cannes.. per fortuna c’è il far east e asiaworld..
carloprevosti
16 gen 2008 - 11:44 - #19Bellissimo, uno dei migliori Monster Movie di sempre!
God_Is_My_Co-Pilot
16 gen 2008 - 12:01 - #20sì è un film molto carino,
ma questa qui sopra è la tipica semplificazione da blogger…
“uno dei migliori Monster Movie di sempre”
’sempre’ è una categoria temporale che gli umani non dovrebbero nemmeno prendere in considerazione, i cinefili ancora meno.
e poi cos’è un monster movie… e sopratutto cosa significa migliore?
questo film sarebbe migliore di ‘mimic’? migliore del king kong del ‘33? migliore di tremors? di predator…
maddai, le classifiche sono roba da nerd, ma i postulati assoluti sono ancora peggio
yoda
17 gen 2008 - 09:10 - #21io ho avuto la fortuna di vederlo su grande schermo lo scorso aprile al far east film festival e mi ha particolarmente colpito per la realizzazione delle scene in computer grafica.
mrgt
25 lug 2008 - 15:10 - #22concordo sulla verosimiglianza delle scene di attacco/fuga del mostro, davvero niente male, come il film, una bella chicca :)
AndreaPlanet
15 gen 2009 - 12:52 - #23“The host” uscirà a noleggio a Febbraio….
Damiani
17 giu 2009 - 15:01 - #24Già dai toni cangianti e spesso dissonanti della recitazione ci accorgiamo che gli intenti non sono esattamente mirati allo stupore degli effetti speciali o all’azione; si passa dalla commedia al dramma con apparente disarmonia (giocoforza il commento musicale) e la messa in scena della famiglia Park è una evidente e dolorosa metafora della divisione del popolo coreano.
Damiani
02 lug 2009 - 18:24 - #25ià dai toni cangianti e spesso dissonanti della recitazione ci accorgiamo che gli intenti non sono esattamente mirati allo stupore degli effetti speciali o all’azione; si passa dalla commedia al dramma con apparente disarmonia (giocoforza il commento musicale) e la messa in scena della famiglia Park è una evidente e dolorosa metafora della divisione del popolo coreano.
L’inettitudine poi sembra inizialmente legare i tre fratelli Park, Gang-Du il buffo padre della piccola scomparsa Hyun-seo, Nan-Joo la zia arciere in combutta col tempo e Nam-Joo l’intellettuale democratico pronto ad abbracciare il pragmatismo più produttivo pur di salvare la propria nipotina. Su di loro, a suggellaree la sacralità del legame fraterno, c’è il padre Hie-bong, maschera tragicamente moderna del minimalismo morale tipico della società contemporanea (proprietà privata, tentativi di goffa corruzione, disinteresse e accettazioni in merito alle decisioni del proprio governo).