“Io sono leggenda“, il recente film di successo, diretto da Francis Lawrence, rappresenta un’ottima occasione per riflettere il rapporto fecondo, ma al tempo spesso controverso, fra cinema e letteratura. Il romanzo omonimo da cui il film è tratto (uscito in una prima edizione italiana con il titolo molto meno seducente de “I Vampiri”), è stato scritto nel 1954 da quello che Ray Bradbury, l’autore di “Cronache Marziane” ha definito, a ragione, uno dei migliori scrittori del nostro secolo: Richard Matheson.
Matheson non è certo nuovo a frequentazioni cinematografiche. Oltre ad aver scritto episodi per serie come “Star Trek” e “Alfred Hitchcock Presenta”, è stato uno dei maggiori autori della serie “Ai confini della realtà”, che rivoluzionò l’immaginario di più di una generazione. Per il cinema scrisse due sceneggiature tratte da suoi romanzi (”Radiazioni BX distruzione uomo” da “Tre millimetri al giorno” e da “Io sono leggenda”, per “L’ultimo uomo della terra”), oltre a vari lavori per Roger Corman. Fra le sue innumerevoli produzioni i più lo ricorderanno soprattutto per aver fornito a Spielberg il soggetto per il film televisivo “Duel”.
Io sono leggenda si basa su uno dei meccanismi classici della letteratura di genere: quello del ribaltamento. Se il vampiro è una figura terribile e romantica, predatore solitario in un mondo di uomini, e da questi perseguitato, perché non invertire i termini di questa formula e trasformare la terra in un mondo luogo ormai ostile dove la quasi totalità della popolazione è stata trasformata in mostri dediti al cannibalismo e dove, solitario, sopravvive un ultimo uomo (Robert Neville), dedito alla ricerca di un vaccino che possa sconfiggere questo terribile virus? In realtà, questo semplice ragionamento, che avrebbe potuto dar frutto a niente più che a un innocuo divertissmant, viene ulteriormente approfondito da Matheson nella seconda parte del romanzo dove i vampiri, superata l’iniziale fase di abbrutimento, si riorganizzano in una società la quale, inevitabilmente, Neville è visto come il nuovo orrore: la leggenda del titolo appunto.
I film tratti dal romanzo hanno eliminato o minimizzato questo originale sviluppo dell’autore, preferendo sviluppare le parti forse meno originali e sensazionalistiche. Questo porta a chiedersi quale debba essere il rapporto di fedeltà rispetto all’opera che si decide di adattare, in questo caso, per il grande schermo. Il tradimento, nei confronti dell’amato, è un peccato grave e difficilmente perdonabile, ma se si decide di compierlo, è meglio farlo senza remore e pentimenti. Allo stesso modo se si decide di compiere un’operazione di riscrittura sul lavoro di un altro autore, è lecito supporre che non solo è consigliabile, in termini di linguaggio, prendersi non poche libertà, ma addirittura tradire il testo, destrutturandolo, cannibalizzandolo, fino a renderlo quasi irriconoscibile.
Il primo film tratto dal romanzo di Matheson, “L’ultimo uomo della terra“, diretto nel 1964 da Ubaldo Ragona, e scritto per il grande schermo dallo stesso romanziere, è un’originale horror del periodo, prodotto in evidente ristrettezze economiche dalla Hammer (casa di produzione che, in quegli anni, invase le sale con piccoli gioielli prodotti a basso costo) e che, come abbiamo anticipato, incentra il proprio racconto esclusivamente sulla contrapposizione dell’eroe solitario (il Dott. Robert Morgan) e i vampiri. Il coinvolgimento di Matheson nel progetto suggerisce che la scelta fosse supportata dall’autore, ed in effetti, anche se privato di una parte possibilmente interessante, il film funziona molto bene, soprattutto grazie ad un ottimo Vincent Price e a delle scelte di regia originali, non infrequenti in film del genere prodotti nel periodo, specie se low budget. Per il pubblico italiano il film è particolarmente curioso, perché ambientato nello spettrale scenario del quartiere EUR di Roma.
L’adattamento successivo, “Occhi bianchi sul pianeta terra” tenta, senza molto successo, di restare più aderente alla trama originale, mostrando però una ridicola e poco credibile società di “vampiri” resa con un make up sinceramente ridicolo. Al solido, paladino cool del cinema di fantascienza del periodo (nel 1968 aveva girato “Il pianeta delle scimmie”), Charlton Heston offre un’ottima e sofferta prova.
Arriviamo dunque al film di Lawrence. Come molti hanno già sottolineato, da molti punti di vista tutta la prima parte della pellicola rappresenta una coraggiosa lezione di cinema, specie se si pensa che il film è stato progettato per essere un blockbuster di sicuro successo. Il solito Robert Neville (qui un Will Smith in ottima forma), vaga per una New York resa deserta e spettrale dal solito virus. Sorta di novello paradiso terrestre di giorno, di notte la città si trasforma in un incubo metropolitano. La storia procede come già sappiamo. Le splendide scenografie, la recitazione controllata di Smith e una regia discreta tengono alta curiosità e tensione. Peccato che poi il tutto scivoli verso una goffa e frettolosa conclusione che non manca di lasciare delusi, complici anche vari ed evidenti errori di sceneggiatura. Innanzitutto un inizio di organizzazione sociale dei vampiri, che però non viene approfondita, resa soprattutto attraverso l’abbozzo caratteriale di una delle creatura. Il tutto, però, si ferma improvvisamente, in un crescendo di scene d’azione poco coinvolgenti. Altro grande problema del film sono i flashback che, per la logica perversa della chiarezza (ma non bastava il video iniziale?) spezzano e rovinano l’atmosfera. Ultimo, ma non ultimo, il sacrificio di Neville, davvero maldestramente giustificato, e che sembra servire esclusivamente l’abbozzata morale della pellicola. Per chi ha già visto il film: cosa avrebbe impedito al protagonista di lanciare la bomba e poi richiudersi alle spalle lo scivolo della carbonaia?
Al di là di queste considerazioni, però, il film, travisa completamente il senso del romanzo, recuperando un’idea di eroe tragico che il libro di Matheson a malapena sfiorava. Gli eventi del film portano, infatti, il dialogo fra il dottore e Alice Braga, sul rapporto fra Scienza e Fede, tutto a favore del secondo termine di questa equazione, in una sorta di impennata mistica che il racconto precedentemente narrato davvero non faceva supporre. Se prima si è parlato di tradimento, non è certo a questo che ci si riferiva. Questa è un’operazione a cui manca sostanzialmente coraggio. Si può decidere, infatti, di stravolgere la struttura narrativa di un’opera altra per trasporla al cinema, allo scopo di conservarne lo spirito, si può, come fece l’anarchico Paul Verhoeven con “Starship Trooper”, di sovvertirne completamente il senso per uno scopo parodistico, si può, come nel già citato caso del film di Aragona, decidere di semplificare per ottenere un risultato onestamente spettacolare. Lawrence non fa niente di tutto ciò, dando vita ad un’opera che promette molto, ma mantiene quasi nulla e che, rendendosi conto che un film di queste pretese deve pur avere una morale, la mette dentro a forza: brevemente però, il resto serve allo spettacolo e, si sa, la morale annoia.
Il tradimento, però, non viene spesso confessato. Per fortuna il seme di Matheson è riuscuto a dare frutti fecondi, nonostante i padri non fossero sempre fertili. Lo ha fatto però di nascosto, lentamente. A ben riflettere, infatti, la tetralogia degli zombie di George Romero, è il risultato più compiuto della poetica dell’autore (e conseguentemente lo stesso discorso vale per quegli autori che a Romero si sono a loro volta ispirati, come il Danny Boyle di “28 giorni dopo”). Non parliamo più di vampiri, ma di zombie, e anche i meno attenti potrebbero far notare che le storie si assomigliano poco: chi potrebbe però negare che lo spirito sia lo stesso? Analizzando i singoli film di Romero le analogie potrebber saltare difficilmente all’occhio, ma considerando la saga nel suo complesso si comporrà un compiuto omaggio all’opera del romanziere americano. Nel poco visto, poco citato e, spesso, poco amato, “La terra degli zombie”, la parabola mathesoniana finalmente si compie, e Romero riesce al contempo a dare un’ulteriore feroce graffiata al sistema capitalistico odierno. Cosa si potrebbe volere di più dall’incontro di due arti e di due artisti?
Allibito Jack Tennessee Whiskey N°7
31 gen 2008 - 00:24 - #1 (nascondi)Basta con sto vecchiume, il nuovo film non ha paragoni col libro (che i libri son sempre una pizza), troppo gaggia la macchina e la scena dove spara ai cervi
andrea tosti
31 gen 2008 - 00:33 - #2almeno lo hai letto? o hai visto gli altri film? e poi…come fa, in mezzo a tutto quel marciume, ad avere una macchina nuova e sempre splendente, come uscita di fabbrica?
vabbè…
MIKIM
31 gen 2008 - 00:33 - #3se odi i libri allora leggiti fahrenheit 451 di ray bradbury oppure se li odi così tanto vediti il film di truffaut. comunque i libri non sono affatto una pizza danno spazio all’immaginazione e ispirano moltissimi registi cinematografici :-)
Allibito Jack Tennessee Whiskey N°7
31 gen 2008 - 00:35 - #4 (nascondi)mica ho tempo da perdere per i libri sono da nerd, io trombo
ha la macchina nuova perchè è figo e non certo un pezzente che gira in utilitaria
mikim tu mi sa che non fai molta attività sessuale vero?
andrea tosti
31 gen 2008 - 00:39 - #5eh vabbè
che tristezza
mascal
31 gen 2008 - 00:54 - #6Beh, a ’sto punto parte il totoban. Quanto ci vorrà prima che Allibito Jack Tennessee Whiskey N°7 venga bannato?
Più o meno del tempo che ci vuole per leggere tutto il suo nickname?
;-)
andrea tosti
31 gen 2008 - 00:59 - #7non me ne intendo, ma voto pollice verso
playfortoday
31 gen 2008 - 01:14 - #8ma dai, è un simpaticone! fa ridere un sacco! :D
non vi fa stare bene sentire la presenza tangibile di un VERO idiota? mi fa sentire come se fossi un genio :) grazie tennessee!
playfortoday
31 gen 2008 - 01:16 - #9ps: nessuno ha pensato (durante io sono leggenda s’intende) anche a “la terra silenziosa”?:)
andrea tosti
31 gen 2008 - 01:31 - #10non l’ho visto
cos’è?
in realtà c’è anche un cortometraggio tratto dal romanzo di matheson, ma non l’ho citato perché non l’ho visto
deneil
31 gen 2008 - 02:04 - #11ne ho scritto e letto abbastanza di io sono leggenda..
Maxyeah
31 gen 2008 - 02:17 - #12Ma nessuno di voi si è chiesto “ma come cacchio han fatto la ragazza ed il bambino ad arrivare in macchina lì, visto che tutti i ponti erano stati fatti a pezzi dai missili?”
Concordo pienamente con le ottime riflessioni di Andrea!
Io ho scritto una piccola recensione nel mio blog, qui http://maxyeah.blogspot.com/2008/01/io.sono.leggenda.html
Ciao!
neodie
31 gen 2008 - 02:30 - #13Ho visto da poco il film con Charlton Heston, e anche se in effetti la società “intelligente” dei vampiri in realtà sembra una setta di lebbrosi incappucciati (anche il tribunale…), molte scene sono a dir poco eccezionali…
L’inizio poi mi ha subito fatto pensare proprio al film di Lawrence, la città desolata con le lunghe riprese, il silenzio angosciante, quell’atmosfera surreale… e senza trucchi digitali tra l’altro, è resa perfettamente! Così come ho apprezzato anche i momenti di crisi del protagonista, che sente squillare i telefoni… Allucinazioni che in effetti poteva avere anche Will Smith, soprattutto nella nostra era dei cellulari… non so, sentire un suono del genere sarebbe stato ancora più realistico. Bello poi anche il parallelo se si vuole fare: Heston va ogni giorno al cinema e si proietta sempre lo stesso film su Woodstock, Will Smith invece si autonoleggia i dvd!
Il finale di omega man è abbastanza fiacco, e anche in quel caso si perdeva un pò (molto) lo spirito del libro di Matheson, e il senso del titolo… In ogni caso un buon film di genere, che ha dalla sua un grande cast e un budget molto alto per l’anno in cui è stato girato! ;)
Mattelan
31 gen 2008 - 02:55 - #14Io mi sono documentato Mathenson è stato l’insegnate di Stepjhen King aveva idee anarchiche,Io jo visto il film di Smith devo dire bello ma porca vacca hanno stravolto il pensiero di Mathenson il film l’ho trobvato un duro atacco alla Scienza e alla medicina a favore di cosa della religione e del creazionismo (altro che Narnia) c’è stata più religione in questo film che non nel tanto discusso Narnia tanto che essere usato come documento di propaganda da Bagnasco per criticare la sperimentazione delle cellule staminali per curare malattie.Questo non era il credo di Mathenson visto che un’anarchico non vuole mano sentire la parola chiesa.
hid69
31 gen 2008 - 09:01 - #15Poi un’altra cosa scusate..ma se sulla terra non esiste quasi piu nessuno umano..come cavolo fa a funzionare l’elettricità?non mi dite ke le centrali funzionano da sole..il film in ogni caso mi è parso una cavolata
deneil
31 gen 2008 - 09:11 - #16@neodie..certo che ti ha fatto pensare al film di lawrence…la base della sceneggiatura è la stessa……ma poi un grande budget è un pregio????
DaniB
31 gen 2008 - 10:00 - #17hid69 se leggessi il libro capiresti
Dave77
31 gen 2008 - 11:08 - #18“cosa avrebbe impedito al protagonista di lanciare la bomba e poi richiudersi alle spalle lo scivolo della carbonaia?”…è vero Andrea, questo è solo l’esempio di tutte quelle incongruenze logiche che il film presenta (hai citato anche tu l’auto sempre pulita e nuova, oppure il mantenimento e l’alimentazione elettrica del suo laboratorio e dei fari per l’illuminazione esterna etc)..peccato perché in effetti la prima parte del film è tesa ed avvincente
carloprevosti
31 gen 2008 - 11:15 - #19Trovo che il finale del film con Will Smith sia un insulto a Matherson, uno stravolgimento dell’intero senso del libro, leggete qui http://www.hideout.it/index.php3?page=notizia&id=3536
hank
31 gen 2008 - 13:00 - #20http://it.youtube.com/watch?v=QxLzPDKQCq0 secondo me questo è il finale migliore.
Fra X
31 gen 2008 - 13:45 - #21“di restare più aderente alla trama originale”
?
Fra X
31 gen 2008 - 13:48 - #22“ma dai, è un simpaticone! fa ridere un sacco! :D”
Un, pò si! :) Spero ovviamente che abbbia solo voglia di scrivere scemenze e che non pensi veramente ciòp erchè sennò…
Fra X
31 gen 2008 - 13:49 - #23“Più o meno del tempo che ci vuole per leggere tutto il suo nickname?
;-)”
:lol:
Fra X
31 gen 2008 - 13:51 - #24Quello con Heston mica tanto provava a stare attento al libro. Riguardo il tizio là in effetti sì. Risulta divertente. :) Certo, spero che non abbia un kaiser da fare e scriva certa monnezza giusto per scrivere perché sennò…
“Più o meno del tempo che ci vuole per leggere tutto il suo nickname?
;-)”
:lol:
neodie
31 gen 2008 - 14:55 - #25Certo che no deneil, ma appunto mi sono sorpreso nel vedere come avevano realizzato l’idea della desolazione della città abbandonata 40 anni fa in modo eccezionale, senza l’abuso degli effetti speciali di oggi! ;)
Mattelan
31 gen 2008 - 23:51 - #26Carloprevosti l’ho appena detto noi abbiamo i CinePanettoni e le CineMerende in America ci mettono religione e creazionismo dove non centra un bel niente
Cagliostro
10 feb 2008 - 14:06 - #27Bè, vi dò delle notizie fresche fresche sul film di lawrence. Il sequel (che sarè un prequel) si farà. La warner avendo acquisito i diritti non poteva farsi ovviamente scappare l’occasione. La scelta di un prequel è anche dettata dal fatto che non si poteva fare un seguito senza Will Smith, un suicidio per gli incassi!! Quindi l’idea è quella di un prequel che inizia pratricamente dal giorno del “sigillo di Manhattan” fino ai tre anni successivi, tutti gli eventi che portano Il mondo e new york allo stato iniziale del film attuale. Anche il titolo sembra orientarsi su qualcosa del tipo: “Punto zero - l’inizio della Leggenda”. Le notizie arrivano dai meandri della produzione della warner, saranno affidabili?