Prosegue imperterrita la nostra improvvisata (ed improvvisa) rubrica inerente ai consigli per i vostri regali di questo Natale. L’ultima volta vi abbiamo segnalato la Definitive Edition contenente 18 film di Clint Eastwood, ma oggi, a parere di chi vi scrive, ci spingiamo un attimino oltre. Perché “oltre” è il termine esatto per descrivere la direzione verso cui andava il cinema di uno dei più grandi registi della storia, vale a dire Stanley Kubrick.
L’offerta che vi mostriamo oggi contiene però solo alcuni dei titoli più significativi del Maestro. Mancano opere massime del calibro di Lolita, Orizzonti di Gloria, Barry Lindon o il Dottor Stranamore, ma è probabilmente con le 5 pellicole che seguono che il fu giovane fotografo del Bronx generò l’impatto più massiccio su questo settore, rivoluzionando linguaggi e sconvolgendo ogni schema. Senza contare che si tratta dei lungometraggi portati a termine con la Warner Brothers. Ecco i titoli:
2001: ODISSEA NELLO SPAZIO
ARANCIA MECCANICA
SHINING
FULL METAL JACKET
EYES WIDE SHUT
Il prezzo suggerito è di 54,90 euro.

20 luglio 1969: l’uomo arrivava e si faceva una bella (e prima) passeggiata sulla Luna. 20 luglio 2009: sono passati 40 anni e Cineblog ricorda il romantico satellite della Terra con una piccola serie di film che la omaggiano (direttamente o indirettamente). Diteci i vostri!
- Stregata dalla Luna (l’amore e la luna contagiano Cher e Nicolas Cage)
- Viaggio nella Luna (di George Melies, tripudio dei primissimi effetti speciali)
- L’uomo Lupo e tutti i film sui Licantropi (perché gli effetti della Luna non sono sempre romantici)
- Capricorn One (saranno mai atterrati sulla Luna?)
- Apollo 13 (”Houston, abbiamo un problema”)
- Space Cowboys (anche i “vecchi” di Clint Eastwood ci provano…)
- 2001: Odissea nello spazio (e vabbé, il classico…)
- La voce della Luna (anche Federico Fellini omaggia la tonda signorina…)
Nel frattempo vi ricordo che stasera alle 21 su La7 verrà proiettato il film MoonShot.
Chi ha parlato? Chi cazzo ha parlato? Chi è quel lurido stronzo comunista checca pompinaro che ha firmato la sua condanna a morte? Ah, non è nessuno eh? Sarà stata la fatina buona del cazzo!

Stanley Kubrick moriva dieci anni fa nella sua casa di campagna all’età di 70′anni. La stampa e la rete giustamente lo ricordano: lui, regista per eccellenza, oggetto infinito di studio, di dibattito, di letture, interpretazioni ed opinioni. Un regista freddo, un regista da amare ad ogni costo, un regista senza eredi: le definizioni si sprecano. E in molti ricordano anche il progetto incompiuto del Napoleon, in “risposta” al film-fiume di Gance.
Non c’è corso di cinema, libro sugli audiovisivi, sulla regia, sulla sceneggiatura che non analizzi abbondantemente qualche suo film, qualche sequenza, qualche momento. Kubrick è il modello da studiare, un metro di paragone inarrivabile e alieno. Ma, senza voler essere provocatori, Kubrick è anche regista di emozioni. Un paradosso, un’assurdità: basti pensare alla perfezione maniacale della tecnica dei suoi film e alla (presunta) glacialità che le sue immagini regalano allo spettatore.
Ore ed ore spese a studiare la fotografia di un’inquadratura, ore spese a studiare la prospettiva, le posizioni degli attori. E una documentazione impressionante del campo artistico, come si vede facilmente in Barry Lyndon. Ma sotto l’inattaccabile e affascinante cura tecnica, sotto l’estetica più perfetta del perfetto, si nasconde sempre e comunque un’etica che, colta anche solo per un attimo e in minima parte, distrugge tutto e re-inventa il pensiero. C’è chi la chiama filosofia.
Si è tenuta ieri, presso l’Hotel Eden di Roma, la conferenza stampa di Ultimatum alla Terra (The day the Earth stood still) alla presenza del regista Scott Derrickson e del protagonista Keanu Reeves. Il film, remake dell’omonima pellicoal diretta da Robert Wise nel ‘51, sarà distribuito in Italia in oltre 500 copie, a partire dal 12 Dicembre. (Il più recente degli svariati trailer che vi abbiamo man mano mostrato, lo trovate qui). Ecco, di seguito, la trascrizione di quanto è stato detto.
Qual’è stato il vostro rapporto con il film originale, anche da un punto di vista ‘estetico’?
Scott Derrickson: Il film originale è molto amato, perciò ho cercato di mantenere quegli elementi iconici, come l’astronave, la tuta spaziale, il robot Gort. All’epoca il design di questi elementi era davvero innovativo e ho cercato di lasciare inalterato quello spirito. Gli elementi alieni sono fortemente legati tra loro nella rappresentazione che danno di un mondo ‘altro’, io ho cercato di aggiungere l‘aspetto di una tecnologia che ispirasse sintonia con la natura.
Keanu Reeves: Ho visto molte volte il film, da bambino, e trovo che nella nostra versione sia profondamente cambiata la prospettiva del personaggio di Klaatu. Nell’originale inizialmente è affabile e gentile, mentre verso il finale si incupisce, diviene un personaggio sinistro, soprattutto per quell’ammonimento che fa alla razza umana. Nel nostro film avviene il contrario: Klaatu è inizialmente più ostile, ma nel corso della storia diviene un personaggio decisamente positivo.
Continua a leggere: Ultimatum Alla Terra - Conferenza Stampa a Roma
E’ iniziato ufficialmente il Science+Fiction 2008, il festival di fantascienza che si tiene a Trieste fino al 16 novembre. Il film d’apertura è stato Death Race di Paul W. S. Anderson, già recensito per voi in anteprima e in uscita nelle nostre sale dal 28 novembre grazie alla Universal. Che dire del film? Che è come ci aspettavamo tutti tamarro, fracassone, ma con qualche spunto che forse può essere interessante.
Il nostro Apocalypse giustamente faceva notare che il film (che, più che un remake del riuscitissimo Anno 2000: la corsa della morte, ne è più una rivisitazione, quasi un sequel) si svolge in un futuro per niente lontano dal nostro, ovvero nel 2012: come a dire che la realtà descritta in questo testosteronico action movie deriva direttamente dalla nostra quotidianità. Almeno nello spunto del vouyerismo verso i reality show, a cui ormai gli spettatori sono talmente abituati da aver bisogno di vedere la morte più truculenta in diretta.
Dopo il breve prologo, che preannuncia la quantità di azione che ci sarà durante le tre tappe della folle corsa a cui vengono sottoposti i carcerati per poter essere liberi, il film ci mette un po’ ad ingranare, mentre l’originale era ben più deciso e veloce. Poi chi vuole si diverte pure, e Jason Statham, sempre più toro, e Joan Allen, algida e cattivissima, sono in parte. Ma la postilla finale è terribile. Qualche spruzzata trash, un po’ di sangue, una costruzione dichiaratamente videoludica, il ruolo della donna ridimensionato al minimo: al pubblico l’ardua sentenza.
Da oggi si entra nel vivo della competizione con i primi titoli in concorso. Il festival festeggia anche il 1968, anno per la fantascienza strepitoso: anche perché è l’anno di 2001: Odissea nello spazio, che verrà proiettato alle 20.15.
Sono già on line le prime informazioni riguardo l’ottava edizione del Science+Fiction, il festival internazionale della fantascienza che si tiene ogni anno a Trieste. Ancora una volta il festival verrà presentato negli spazi del Cinecity multiplex (Torri d’Europa), dall’11 al 16 novembre. E le prime notizie sono davvero niente male.
Si inizia con un’adrenalinica anteprima, ossia quella di Death Race di Paul W.S. Anderson, e con i primi dieci minuti in anteprima nazionale di Ultimatum alla Terra di Scott Derrickson, con Keanu Reeves. Occhi puntati ovviamente sulla sezione Neon, con venti pellicole “raccolte” in giro per il mondo suddivise tra il Concorso e il Fuori Concorso, dando così un’idea non banale della situazione attuale della fantascienza e dell’horror.
Le prime due pellicole in concorso sono Tres Dias di F. Javier Gutiérrez (Spagna) e Artefacts di Giles Daoust e Emmanuel Jespers (Belgio), ma le notizie più ghiotte riguardano la sezione non competitiva. Si vedranno infatti Chemical Wedding di Julian Doyle, Nightmare Detective 2 di Shinya Tsukamoto, Puffball di Nicholas Roeg, con Donald Sutherland e Miranda Richardson, El Orfanato, prodotto da Guillermo Del Toro e diretto da Juan Antonio Bayona, 20th Century Boys di Yukihiko Tsutsumi, e (sorpresona!) Encounters at the End of the World, il nuovo documentario di Werner Herzog.
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