Compie oggi 90 anni Tonino Guerra. Forse i più giovani oggi lo riconoscono come un testimonial televisivo che inneggiava all’ottimismo. Tonino, classe 1920, iniziò la sua carriera come poeta dialettale negli anni quaranta e come romanziere nel 1952. In pochi anni si trasferisce a Roma dove mette la sua penna al sevizio del cinema lavorano con registi del calibro di Federico Fellini, Michelangelo Antonioni, Francesco Rosi e i fratelli Taviani.
Nella sua filmografia ci sono titoli fondamentali per la storia del cinema italiano, come L’avventura (1960) e Zabriskie Point (1970) di Michelangelo Antonioni, Matrimonio all’italiana (1964) di Vittorio De Sica oltre che al celeberrimo Amarcord (1973) di Federico Fellini, con cui lavorò anche per E la nave va (1983).
Tanti auguri Tonino! Dopo il continua trovate una recente intervista
Continua a leggere: Tonino Guerra, compie 90 anni lo sceneggiatore di Fellini e Antonioni
Amarcord di Federico Fellini, in onda su Rete 4 alle ore 23:25
Amarcord significa in dialetto romagnolo “io mi ricordo”. Sono infatti i ricordi di Federico Fellini, brandelli del suo passato, di ciò che ha vissuto durante la sua infanzia trascorsa tra i coloriti personaggi che animavano la Rimini degli anni 30.
Tanti momenti indimenticabili che hanno segnato la storia del cinema italiano, dal transatlantico Rex alle proposte della Gradisca, da mitico “voglio una donnaaaa” alle manifestazioni fasciste.
Un regalo di natale che Rete 4 ha infilato a sorpresa tra i classici più o meno tradizionali del periodo delle feste. Un film che è sempre una festa per gli occhi e che vale la pena non perdere per l’ennesima volta!
Gli amici del Bar Margherita di Pupi Avati, con Diego Abatantuono, Laura Chiatti, Luigi Lo Cascio, Fabio De Luigi, Gianni Cavina, Neri Marcorè, Katia Ricciarelli, Luisa Ranieri, Pierpaolo Zizzi, Gianni Ippoliti, Claudio Botosso, Niki Giustini.
Nella Bologna della metà degli anni Cinquanta, Taddeo un ragazzo appena maggiorenne vorrebbe diventare un frequentatore abituale del noto Bar Margherita. Per raggiungere il suo scopo si offre come autista di Al, una piccola personalità all’interno del quartiere. Il ragazzo riesce così a incontrare personaggi curiosi e caratteristici come Bep follemente innamorato della bella Marcella e delle piccole follie e cattivrie di tutti gli altri avventori. Ma a Taddeo servirà qualche cosa in più per diventare uno degli “amici” del Bar Margherita.
Sono degli eroi sciocchi quelli che frequentano il mitico Bar Margherita, sotto i portici di Via Saragozza a Bologna; un luogo dove si incrociano i sogni infranti e i destini illusi di personaggi dai tratti macchiettistici che solo agli occhi di un giovane ragazzo ingenuo si trasformano in figure capaci di generare un folle desiderio di partecipazione. Ci sono delle regole precise per essere accettato fra gli avventori del Bar, un decalogo da rispettare pena l’estromissione dalla foto di gruppo annuale, un rito che assume grande importanza ma solo nell’atto di essere presente.
Pupi Avati racconta i personaggi che popolavano il quartiere della sua infanzia, attraverso gli occhi di Taddeo descrive i suoi sogni di adolescente che non conoscendo come è la vita lontano da casa sua sceglie i punti di riferimento che gli sono offerti per prossimità. Come ripete ossessivamente il personaggio di Diego Abatantuono, la Via Saragozza è il suo piccolo, un microcosmo di storie attorno a cui ruota un piccolo universo che Taddeo non riesce a vedere se non dal suo interno.
Continua a leggere: Gli amici del Bar Margherita - La recensione in anteprima
Roma (Italia, 1972) di Federico Fellini; con Peter Gonzales, Fiona Florence, Marcello Mastroianni, Alberto Sordi, Anna Magnani, Gore Vidal.
Stanotte, 01.00, La7
Subito prima di Amarcord, Federico Fellini dedica un film alla sua Roma con uno stile che riprenderà e non poco nel capolavoro successivo. La capitale per Fellini è quella delle grandi mangiate nelle fraschette, con tutte le numerosissime famiglie in piazza. Roma è quella dell’incasinatissimo raccordo anulare, immortalato in una sequenza uscita direttamente da un apocalittico fantascientifico.
Roma è la città dei varietà in cui non si guarda lo spettacolo ma si combina di tutto seduti sulle sedie. Ma è anche la sede della nascita ufficiale di una dittatura che ha lasciato fantasmi, è la città del lusso clericale (la sfilata è strepitosa e anche inquietante per quanto resta sempre attuale), la città dei bordelli (divisi tra lussuosi e zozzi), la città dove una puttana dalle “solite” forme felliniane s’impone con tutta la sua fisicità e sembra controllare e sovrastare l’intera notte.
Per descrivere la sua contraddizione, Fellini gira un docu-film frammentato, un continuo susseguirsi di scene madri che caratterizzano il suo stile più grottesco e riconoscibile. Ancora ricordi, ancora testimonianze dirette filtrate da una personalità unica. Alla fine Roma ne esce sì dipinta nelle sue varie sfaccettature: ma ne esce vitale, a tratti divertente e a tratti struggente, magica, deliziosamente volgare perché (appunto) popolare. Ad incarnare la femminilità, la passione e tutto il bene che si può volere alla capitale, ecco l’unico incontro effettivo tra Fellini e Anna Magnani: il suo è un cammeo fulmineo che resta impresso nella memoria. Pochi secondi, ma indescrivibili.
In questi giorni ricorre il quindicesimo anniversario della scomparsa del grande maestro Federico Fellini. Ci ha lasciati il 30 ottobre del 1993, pochi mesi dopo aver ricevuto l’Oscar alla carriera. Aveva vinto la statuetta anche per La strada, Le notti di Cabiria, 8 1/2 ed Amarcord.
Negli ultimi anni dava l’impressione di vivere un’amarezza profonda per un mondo che, non solo non cercava di dare risposte alle domande più profonde, ma che piuttosto cercava di soffocarle con le sue luci e il suo frastuono.
Noi preferiamo ricordarlo in piena azione dietro la macchina da presa. Dopo il salto troverete una galleria di video tratti dai suoi film, e un documentario sulla sua storia.
Continua a leggere: Omaggio a Federico Fellini: ricordiamolo così...
Amarcord (Italia, 1974) di Federico Fellini; con Bruno Zanin, Pupella Maggio, Armando Brancia, Magali Noël, Ciccio Ingrassia.
Stanotte, 00.50, RaiUno
Per parlare brevemente di Amarcord, si potrebbe partire dicendo che siamo in una cittadina romagnola degli anni ‘30. E che quindi si tratta inanzitutto di un grottesco e azzeccatissimo ritratto del fascismo nella sua “epoca splendida” e delle conseguenze che ha avuto direttamente sulla gente. Perché Amarcord mette in scena tantissime personalità, e comunque il discorso sembra essere indirizzato sempre più, man mano che passano i minuti, a far vedere come le persone si siano confrontate con il potere italiano di quegli anni.
Per una Gradisca che piange per il Duce, c’è un Aurelio, il padre di Titta, a cui viene fatto bere l’olio di ricino a forza. Sotto lo spirito allegro e dissacrante, e sotto la vivacità di un racconto decisamente divertente, si affaccia l’ombra di un’Italia che da quell’epoca non si sarebbe più allontanata, ma anzi avrebbe continuato ad ancorare le sue radici ben profondamente. Ecco che Fellini, partendo da un racconto autobiografico (ed ecco quindi l’a m’arcord), descrive con amore ma anche con aspetto critico la nostra Italia: ed è forse fondamentale riguardare il suo capolavoro per avere la conferma di dove siamo arrivati.
Ma per consigliare un film come Amarcord si va soprattutto di pancia. E allora vai con la lista, che potrebbe essere eterna: tutta la lunghissima parte a scuola, con Titta e i compagni di classe a fare scherzi (spesso decisamente poco leggeri) ai professori, figure decisamente comiche ma, nella nostra memoria di studenti, verosimili; zio Teo sull’albero che urla “Voglio una donnaaa!”; il momento della confessione; le musiche di Nino Rota; il transatlantico Rex e l’attesa prima di vederlo; Volpina e la tabaccaia dalle super-tettone; i momenti in famiglia e le frasi in dialetto romagnolo. E via dicendo, fino alla lacrima di commozione.