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Tutti gli articoli con tag Annie Girardot

E' morta Annie Girardot

pubblicato da carloprevosti

Si è spenta all’età di 79 anni l’attrice francese Annie Girardot, volto amatissimo del cinema d’oltralpe che all’Italia deve molto della sua fortuna. La Girardot, da anni sofferente di Alzheimer, ha lavorato per oltre un centinaio di film e in Italia ha lavorato con Luchino Visconti per il suo splendido Rocco e i suoi fratelli. Proprio sul set di Visconti conobbe Renato Salvatori è poi diventato suo marito, con il quale ha avuto una figlia.

In Italia la Giradot ha lavorato con Mario Monicelli ne I Compagni del 1963 e con Marco Ferreri ne La donna scimmia del 1964. I suoi film recenti più noti sono quelli firmati da Michael Haneke, La pianista (2001) e Niente da nascondere (2005). Se ne va una grande attrice e una grande donna, Cineblog la saluta con una clip proprio da Rocco e i suoi fratelli.

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CineBlog consiglia: Dillinger è morto

pubblicato da Gabriele C.

Dillinger è mortoDillinger è morto (Italia, 1968) di Marco Ferreri; con Michel Piccoli, Anita Pallenberg, Gigi Lavagetto, Annie Girardot.

Stanotte, 03.30, RaiTre

23 luglio 1934: “Dillinger è morto”.

Il disegnatore industriale Glauco torna a casa in una sera d’estate, dopo il lavoro. Vede che la moglie è a letto col mal di testa. Scende in cucina a prepararsi qualcosa da mangiare. Avvolta in un giornale, trova una vecchia pistola. Spia la cameriera. Guarda dei vecchi filmini. Mima il proprio suicidio. Mangia. Fa l’amore con la propria cameriera. Vernicia la pistola di rosso. Sale le scale…

Il capolavoro di Ferreri è l’inquietante, faticosa e geniale trasposizione su pellicola della noia e dell’alienazione dell’uomo borghese. Tutt’altro che un film a tesi, comunque, ma piuttosto un film sperimentale che con un suo linguaggio semplice (e invece di densa complicatezza) rende il pubblico partecipe di gesti quotidiani e di ordinaria amministrazione (tra cui la preparazione dell’elaboratissima cena), alternati a lampi di follia, tra cui anche il già citato “mimo” del suicidio.

Michel Piccoli, che intepreta il protagonista ed è quasi costantemente davanti alla macchina da presa, è perfetto anche in ogni minimo movimento. In 90 minuti ci specchiamo con il suo Glauco, ma l’utopia finale difficilmente la vivremo. E anche se si fugge, resta il dubbio che tutto sia vano. E lo schermo si dipinge di rosso…

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