
Attenberg, della regista greca-americana Athina Rachel Tsangari, ha visto premiata lo scorso sabato a Venezia la giovane Ariane Labed, vincitrice della Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile. In questi giorni il film verrà presentato anche al Festival di Toronto. Nell’attesa di conoscere le reazioni dei critici esteri, vi invitiamo a cliccare su continua per dare un’occhiata al trailer.
Marina, una ragazza di ventitrè anni, vive con il padre, un architetto, in una città industriale sperimentale sul mare. Trovando la specie umana strana e repellente, se ne tiene lontana. Invece la osserva testardamente attraverso le canzoni dei Suicide, la serie di documentari sui mammiferi di Sir David Attenborough e le lezioni di educazione sessuale impartite dalla sua unica amica, Bella. Uno sconosciuto arriva in città e la sfida ad una gara di calcetto, sul tavolo di lei. Suo padre intanto si prepara ritualisticamente a lasciare il XX secolo, che considera “sopravvalutato”. Invischiata tra i due uomini e Bella, la sua aiutante, Marina indaga i meravigliosi misteri della fauna umana.
Continua a leggere: Dal Festival di Venezia a quello di Toronto, ecco il trailer di Attenberg

Attenberg (Concorso) di Athina Rachel Tsangari con Ariane Labed, Vangelis Mourikis, Evangelia Randou, Yorgos Lanthimos
Grecia, in una città di mare. Marina ha 23 anni, è vergine, non ha mai baciato nessuno e non ha amici al di fuori dell’amica Bella, con la quale sperimenta per la prima volta il bacio con la lingua. Vive con il padre architetto che sta per morire e non ha alcuna intenzione di avere altre relazioni con il genere umano. Finché in città non arriva un ragazzo…
Una delle vere sorprese del concorso di Venezia dell’altr’anno fu Lourdes, ultimo lavoro di una regista semi-sconosciuta, ovvero Jessica Hausner, che mise d’accordo pubblico e critica. Visto il precedente speravo che anche quest’anno una delle rivelazioni del festival venisse da una regista semi-sconosciuta, la Tsangari, di cui le precedenti opere avevano raccolto consensi: purtroppo il colpaccio non si ripete.
Per descrivere l’educazione sentimentale di una ragazza già grandicella la regista usa tutti i possibili stereotipi del cinema indie, ad iniziare dall’andamento piatto, aiutato dalla recitazione volutamente monocorde dei quattro personaggi principali. Che mantengono sempre la stessa faccia lungo tutto il film (quanti danni hai fatto, Wes Anderson!), e ogni tanto “esplodono” con versi mai sentiti e camminate assurde al limite dell’imbarazzante.