
Quando si parla di sequel, soprattutto riferiti a film di culto ormai datati, è sempre un’arma a doppio taglio. Qualcuno infatti potrebbe essere felice dell’idea di riportare in vita i personaggi amati, altri invece ne potrebbe rimanere inorridito. Così corre un brivido lungo la schiena quando si viene a sapere che lo stesso Tim Burton sia tornato sul tema del seguito di Beetlejuice, la sua commedia nera datata 1988.
Burton in una recente intervista ha recentemente confermato che starebbe considerando un secondo film sullo spiritello porcello.
Amo molto quel personaggio e Michael [Keaton] è stato grande nell’interpretarlo. Ho parlato con Seth Grahame-Smith, autore di Pride and Prejudice and Zombies che potrebbe lavorare alla sceneggiatura, dicendo che se ci fossero idee per rinfrescare questo personaggio, io sarei disponibilissimo! In passato ci abbiamo provato, ma le idee non erano abbastanza buone
Non dimentichiamo che nel 1990 è stata scritta la sceneggiatura di Beetlejuice Goes Hawaiian (poi abortita) e che Burton sta per riportare sugli schermi il suo Frankenweenie, quindi l’idea non potrebbe essere troppo lontana…
Nel buio dell’universo come in quello del cinema, si annidano tutte le paure e i misteri del mondo, il problema è quando questi invadono anche il ‘ventre casa’ rassicurante e privato, con presenze, assenze, revenant e familiari minacciosi, come sa esserlo “Il perturbante” e quel familiare percepito come estraneo che calza così bene a Jack Nicholson-Jack Torrente quando corre dietro alla moglie provvisto di ascia, o il George di Amityville Horror che sembra averlo ispirato.
Nel caso di Shining di Stanley Kubrick, l’Overlook Hotel diventa addirittura la metafora di un “interno che abita” invece di essere abitato, al punto da sviluppare un legame malato con l’inconscio della figura paterna, che protegge ancora meno della casa. Non avere paura del buio (Don’t Be Afraid of the Dark) di Troy Nixey arriva nelle sale venerdì 13 gennaio 2012, ma da The Ghost House del 1917 ad oggi, la lista di case infestate, possedute, maledette, che grondano sangue e oscure presenze, è bella lunga. Essere esaustivi è arduo, ma volendo iniziare da una Top Ten:
1. La casa sulla scogliera (The Uninvited) di Lewis Allen
2. House on Haunted Hill (La casa dei fantasmi, 1959) di William Castle, con ritorno
3. Gli invasati (The Haunting,1963) di Robert Wise con il remake del 1999
4. La Casa (The Evil Dead, 1981) di Sam Raimi con saga annessa
5. Le demoniache presenze da televisore di Poltergeist,
6. Le voci che non smettono di sussurrare a Amityville
7. L’entità paranormale della villetta di The Entity (1981)
8. I fantasmi inquieti che credono di essere ancora vivi di The Others
9. Lo spiritello ‘burlone’ di Beetlejuice.
10. e se gli ultimi saranno i primi ovviamente Shining di Stanley Kubrick.
Da questa classifica sono rimaste fuori almeno altre dieci case spaventose che dovrebbero proprio esserci, undici con l’animazione della Monster House che vive e si nutre di persone, ma sono certa che la vostra personale Top Ten delle case più spaventose saprà scovarne anche altre. Dopo il salto qualche video per risvegliare la memoria
Continua a leggere: Non avere paura del buio: ma attento alle Case Infestate!

All’età di 58 anni se n’è andato ieri, nella sua casa in Alabama, Glenn Shadix . A dare notizia della morte dell’attore la sorella Susan Gagne, che ha parlato di un banale incidente domestico. Glenn, da tempo sulla carrozzella, sarebbe caduto, sbattendo la testa su uno spigolo. Un colpo accidentale ma fatale. Shadix lascia alle sue spalle oltre settanta titoli, tra film e telefilm. L’esordio in sala nel 1981, con una particina ne Il postino suona sempre due volte, fino al boom del 1988 con Beetlejuice di Tim Burton, dove veste i panni di un eccentrico designer con la fissazione dell’aldilà. Una collaborazione, quella con Burton, ripetuta poi in veste di doppiatore in The Nightmare Before Christmas. Dopo il saltino, per omaggiarlo, una scena indimenticabile del suo film più rappresentativo, Beetlejuice.
E mentre Sean Connery compie oggi 80 anni, Cineblog festeggia anche il compleanno di Tim Burton, nato a Burbank il 25 agosto 1958. Ok, tenendo conto che sono una grandissima fan di Tim, sappiate che per me scegliere solo 5 titoli equivale a farsi sparare in faccia. Vado. Poi voi scegliete la vostra cinquina.
- Beetlejuice (1988): il primo vero film “dark” di Tim con un cast allucinatamente perfetto
- Edward mani di forbice (1990): la nascita di un personaggio dolcissimo, l’incontro con Johnny Depp, l’inizio di un grande sodalizio
- Ed Wood (1994): l’amore per il cinema tout court
- Big Fish (2003): la poesia fatta film
- Sweeney Todd (2007): il Tim Burton più crudele. Finora.
Naturalmente è stato evitato Nightmare Before Christmas perché la regia è di Henry Selick. Bonus per due cortometraggi-capolavori: Vincent e Frankenweenie verso cui ho lasciato un pezzo di cuore.

Geena Davis lo aveva già detto alcuni mesi fa confermando anche l’interesse del suo partner (cinematografico) Alec Baldwin, tanto da aver affermato di essere intenzionata a contattare direttamente il regista Tim Burton.
Oggi, durante una presentazione stampa di Toy Story 3, anche Michael Keaton ha annunciato che amerebbe moltissimo ritornare nei panni di Beetlejuice, lo spiritello porcello che combinava guai in una sperduta casa di campagna.
Di sequel di Beetlejuice si era già parlato insistentemente alla fine degli anni 90. Sembra che fosse stata anche preparata una sceneggiatura, firmata da Jonathan Gems (quello di Mars Attacks!, quindi un genio), che avrebbe portato la famiglia Deetz alle Hawaii dove Charles (Jeffrey Jones) avrebbe dovuto costruire un resort. Ovviamente il terreno scelto sarebbe stato quello di un antico cimitero e quindi i fantasmi sarebbero stati una presenza assicurata.
Beetlejuice - Spiritello porcello (Beetlejuice, USA, 1988) di Tim Burton; con Michael Keaton, Alec Baldwin, Geena Davis, Winona Ryder.
Oggi, 10.30, Italia 1
Dalla parte dei fantasmi, sin da subito. Alla fine degli anni ‘80, Tim Burton era quello che è oggi: per molti, il suo più grande limite. Da Beetlejuice a Sweeney Todd il regista si ricicla, firma sempre lo stesso film: gotico, dark, un po’ favola e un po’ horror, con il freak in primo piano. Ma la formula è in evoluzione, e la sua filosofia di “vita” (ironico, no?) varia, sfuma - anche leggermente - di film in film.
L’avrebbe dovuto dirigere Joe Dante questo Beetlejuice. Chissà come sarebbe venuto: molto probabilmente un buon film, conoscendo il regista. Tuttavia ciò che ha tirato fuori Burton dal suo cilindro, al suo secondo lungometraggio, è davvero un gran film, sospeso in un limbo tra fantastico e horror anarchico. Innanzitutto grazie ad un ritmo folle sostenuto da quelle trovate che hanno fatto innamorare migliaia di cinefili, e non da meno grazie ad un cast divertente e divertito.
Buona la coppia di coniugi, morti in un incidente e tornati nella loro ridente casetta “infestata” da una famiglia yuppie, formata da Geena Davis e Alec Baldwin, ma sono realmente irresistibili ovviamente Michael Keaton, nei panni dello “spiritello porcello” Beetlejuice, e Winona Ryder: non a caso Burton li rivorrà entrambi in futuro e assegnerà loro due parti memorabili.