Dopo la pioggia di locandine di 24 ore fa ecco arrivare un’altra interessante novità. Perché l’atteso Iron Sky si mostra quest’oggi grazie a 4 minuti in anteprima, da gustare in nostra compagnia. 240 secondi estremamente affascinanti, i primi 240 del film, costato poco più di 7 milioni di dollari eppure straordinariamente credibile come ‘blockbuster fantascientifico’ di serie-b, soprattutto in quanto ad effetti speciali. Diretto da Timo Vuorensola, co-prodotto da finlandesi e tedeschi, girato prevalentemente in lingua inglese, e sceneggiato dalla celebre scrittrice di romanzi fantasy e fantascientifici Johanna Sinisalo, Iron Sky ruota attorno a dei nazisti che attaccano la terra partendo dalla loro base lunare! Rifugiati sulla Luna nel 1945, dopo aver perso la guerra, i nazisti tornano per rivendicare il pianeta ancora più combattivi che mai nel 2018.
Presentato con successo al Festival di Berlino, e dal 5 aprile nelle sale tedesche, il film non è ancora andato incontro ad un distributore italiano. Nell’attesa che qualcuno si accorga della sua presenza sul mercato, godiamoci pure i primi 4 minuti.

Uno dei film più curiosi dell’anno, presentato al Festival di Berlino, promosso da parte della critica ma aihnoi ancora senza distributore per il mercato italiano. Pioggia di poster inediti in arrivo da Iron Sky, sci-fi comedy con protagonisti dei nazisti che attaccano la terra partendo dalla loro base lunare! Rifugiati sulla Luna nel 1945, dopo aver perso la guerra, i nazisti tornano per rivendicare il pianeta ancora più combattivi che mai nel 2018.
Diretto da Timo Vuorensola, co-prodotto da finlandesi e tedeschi, girato prevalentemente in lingua inglese, sceneggiato dalla celebre scrittrice di romanzi fantasy e fantascientifici Johanna Sinisalo, costato solo 7 milioni e mezzo di dollari, e in uscita nei cinema tedeschi il prossimo 5 aprile, Iron Sky vedrà sul set Julia Dietze, Götz Otto, Tilo Prückner e Udo Kier.
Per recuperare:
- teaser trailer
- featurette e promo da Cannes
- full trailer da Berlino
- trailer definitivo
Durante il periodo dell’occupazione giapponese della Corea, due bambini si incontrano e diventano amici. Jun-shik è coreano e Tatsuo è giapponese. Il loro destino è quello della corsa e nel corso degli anni si troveranno spesso a confrontarsi sulla distanze della maratona. La guerra mondiale però li metterà uno contro l’altro su campi di battaglia ben differenti, dalla Manciuria alla Normandia.
Presentato nella sezione Panorama del festival di Berlino 2012, My Way è un film nasce da alcune storie vere raccolte e tradotte in cinema dal regista Kang Je-Kyu, autore di Brothers of War - Sotto due bandiere e Shiri, due dei maggiori successi al botteghino in patria degli ultimi decenni. . Nel cast ci sono Jang Dong-Gun, Joe Odagiri e Fan Bingbing.
Dal 20 aprile sarà nelle sale cinematografiche americane.

Ci sono realtà molto differenti che ruotano attorno nella galassia del carcere, gli esempi di situazioni di degrado, violenza e miseria sono facilmente tema per articoli di cronaca, reportage sensazionalistici e diventano spesso tema adatto per una fiction legata all’attualità. Esistono però anche esempi di eccellenza, di progetti che offrono una nuova prospettiva a coloro che hanno sbagliato e ora sono costretti a vivere reclusi nell’espiazione della loro colpa.
L’aspra polemica sul valore redentorio del carcere è un tema su cui non è il caso di addentrarsi in profondità, oltre a richiedere ben altre competenze comporterebbe la disamina di troppe variabili provenienti da discipline come il diritto, la psicologia e la scienza del comportamento che trascendono il compito che si siamo affidati scrivendo queste righe. In estrema ratio, volendo semplificare il ragionamento, la pena non deve essere una semplice punizione, ma anche una forma di rieducazione. Il teatro, in questo caso, può essere uno dei modi in cui il carcerato può provare a scollegare il suo ego e lo può proiettare verso un “altro”, offrendogli una possibilità di redenzione attraverso l’atto (purtroppo effimero) della recitazione. Accade così che all’interno dell’ala di massima sicurezza del carcere romano di Rebibbia i provini per affidare le parti nella produzione del Giulio Cesare di Shakespeare si trasformini in un’appuntamento in cui i detenuti possono dimostrare di avere un fuoco nelle viscere che trasforma in veri attori.
I fratelli Taviani entrano con la cinepresa nel carcere di Rebibbia e “trasformano” i detenuti in soggetti cinematografici con un progetto che rievoca il neorealismo di Pier Paolo Pasolini. Gli attori, tutti con condanne che vanno da 15 anni a fine pena mai, trovano la loro libertà nelle ore dedicate alle prove, per poi scontrarsi con la realtà nel momento in cui il secondino richiude la cella alle loro spalle. “Da quando ho incontrato l’arte, questa cella è diventata una prigione” è la frase emblematica che viene ripetuta da uno dei protagonisti, parole pesantissime dette da chi forse non rivedrà mai la libertà, se non quella del teatro, anche a ben vedere sono parole dal retrogusto retorico che non aggiungono molto a quello che il film racconta in modo implicito.
Continua a leggere: Cesare deve morire dei Fratelli Taviani: la recensione in anteprima

È l’italiano Cesare deve morire dei fratelli Taviani a vincere l’Orso D’Oro della 62esima Berlinale, portando Shakespeare dentro Rebibbia e i detenuti fuori dalla tragedia del quotidiano, più a est Barbara di Christian Petzold guadagna l’Orso d’Argento, l’odio per la famiglia rom di Just the Wind il Gran Premio della Giuria. L’Orso d’Oro alla Carriera è tutto di Meryl Streep. Ma procediamo con ordine.
Orso d’Oro alla Carriera: Meryl Streep
Orso d’Oro: Paolo Taviani e Vittorio Taviani per Cesare deve morire
Gran Premio della Giuria: Benedek Fliegauf per Just the Wind
Orso d’Argento per la migliore regia: Christian Petzold per Barbara
Orso d’Argento per la migliore attrice: Rachel Mwanza per Rebelle
Orso d’Argento per il miglior attore: Mikkel Følsgaard per En Kongelig Affære
Orso d’Argento per la migliore sceneggiatura: Nikolaj Arcel e Rasmus Heisterberg per En Kongelig Affære
Orso d’Argento per il contributo artistico: (Per la fotografia) Lutz Reitemeier per White Deer Plain
Premio Alfred Bauer: Miguel Gomes per Tabu
Miglior film d’esordio: Boudewijn Koole per Kauwboy
Orso d’Argento speciale della giuria: Ursula Meier per L’enfant d’en haut
.. e tutti gli altri dopo il salto

La 62esima Berlinale ha premiato con l’Orso D’Oro il film docu-fiction Cesare deve morire dei fratelli Taviani. Paolo Taviani ha ringraziato così:
“Questi detenuti-attori hanno dato se stessi per realizzare il film. (…) A loro va il nostro pensiero, mentre noi siamo qui tra le luci, loro sono nella solitudine delle loro celle. E quindi dico grazie a Cosimo, Salvatore, Giovanni, Antonio, Francesco e Fabione. Anche un detenuto, su cui sovrasta una terribile pena, resta un uomo, grazie alle parole sublimi di Shakespeare. (…) Ci fa piacere vincere un premio in un festival come questo, che non ha un indirizzo generico, ma che al contrario ha un carattere molto specifico: cerca forze nuove e cerca forze che si appassionano a tematiche sociali”.
Franco Scaglia, presidente di Rai Cinema:
“Cesare deve morire è un’opera che tocca magistralmente le corde profonde della vita carceraria, tra battute shakespeariane e dialetti quotidiani, tra il desiderio di riscatto e la durezza delle pene da scontare. Anche per questo l’Orso d’Oro è un premio importante, perché punta una luce nuova su un tema di grande attualità come la drammatica situazione in cui si trova il nostro sistema carcerario, e porta all’attenzione del pubblico il lavoro straordinario svolto quotidianamente dagli operatori che tentano con ogni mezzo, anche con l’arte e il teatro, il recupero di tante vite difficili”.
Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema:
“Dopo ben ventun anni il cinema italiano torna a vincere a Berlino. Lo fa con un film su un tema difficile, di forte impegno, con un linguaggio di grande cinema come solo i nostri migliori autori sanno fare. Siamo molto orgogliosi di aver contribuito a produrre “Cesare non deve morire” un’opera che rientra nella nostra linea di produzione di cinema civile, e che risponde appieno al nostro mandato di servizio pubblico confermando l’importanza dell’impatto di Rai Cinema e della Rai sull’industria culturale e cinematografica italiana. I nostri complimenti a Paolo e Vittorio Taviani che con questa opera hanno scritto un’altra grande pagina di cinema”.
Cineblog si complimenta felice con i Taviani.
Normalmente un habitué di Cannes, e dopo aver “provato” l’esperienza di Venezia, il filippino Brillante Mendoza torna al Festival di Berlino per presentare il suo atteso Captive, in concorso. Basato su una storia avvenuta nel 2001, il film è stato girato come sempre da Mendoza con uno stile molto realistico e crudo, usando ambientazioni reali. Del film si sapeva poco o nulla, ma oggi possiamo dirvi la trama ufficiale grazie alla sua presenza alla Berlinale.
Un gruppo di uomini mascherati ed armati, appartenenti al gruppo islamico Abu Sayyaf, irrompe in un hotel di un villaggio turistico e rapisce dodici pensionanti stranieri. L’attacco doveva essere ai danni di alcuni dipendenti della Banca Mondiale, ma questi hanno già lasciato il villaggio. I sequestrati, turisti e missionari cristiani, vengono forzati ad intraprendere un’estenuante marcia attraverso la giungla filippina. Assieme, ostaggi e rapitori si trovano a dover fare i conti con le difficoltà della natura; man mano, il clima di paura, pregiudizio e odio si trasforma in una strana relazione simbiotica. I contorni si sfumano, le certezze vengono meno. Nulla è più lo stesso…
Il cast è composto quasi interamente da attori non professionisti, a parte Isabelle Huppert e Rustica Carpio, già col regista in Lola. Dopo avervi detto la trama ufficiale, oggi possiamo anche farvi vedere ben tre clip del film. La prima la trovate qui sopra, le altre due dopo il salto. E come potete ben vedere, Mendoza sembra essere tornato alle atmosfere senza speranza di Kinatay…
Fonte: Twitch Film
Continua a leggere: Berlino 2012: tre clip da Captive di Brillante Mendoza
In questi giorni a Berlino, e soprattutto all’European Film Market del Festival per vendere i diritti di distribuzione internazionali, Bel Ami torna a mostrarsi su Cineblog grazie a 10 minuti di scene ‘montate’, ed inedite, mostrate proprio nella capitale tedesca. Diretto a quattro mani da Declan Donnellan e Nick Ormerod, sceneggiato da Rachel Bennette, e tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore francese Guy de Maupassant, Bel Ami non ha ancora una data di uscita per il mercato nostrano.
Protagonista assoluto Robert Pattinson, affiancato da Uma Thurman, Christina Ricci, Kristin Scott Thomas e Colm Meaney.
Al centro della trama George Duroy, giovane giornalista libertino ed arampicatore sociale che diede scandalo nell’ambiente dell’alta società Parigina, riuscendo a conquistare fama e ricchezza passando di letto in letto. Christina Ricci indossa i panni di Clotilde, una giovane e promiscua casalinga che inizia una relazione erotica con il protagonsta. La Scott Thomas ha il ruolo di una ricca donna dell’alta società che perde la testa per lui. La Thurman, invece, incarna la moglie di un amico del protagonista, donna molto ben informata sulla vita della società “bene” di Parigi, che aiuta Duroy nella sua ascesa e ne diventa, più tardi, la moglie.
48 ore dopo l’annuncio dell’ormai imminente via alla produzione di Machete Kills, ecco arrivare il promo poster del film. La locandina è stata infatti mostrata all’European Film Market del Festival di Berlino, iniziato oggi, per un titolo che dovrebbe uscire al cinema nel 2013. Nuovamente diretto da Robert Rodriguez, e con protagonista assoluto Danny Trejo, il film non è altro che il secondo capitolo di un’annunciata trilogia.
In Machete 2 Trejo verrà reclutato dal Governo americano per una missione apparentemente impossibile. Attraversare il Messico per far fuori il solito folle miliardario, ovviamente commerciante di armi, pronto a far esplodere una guerra ‘mondiale’ grazie ad un’inedita arma spaziale. Riuscirà Machete nell’impresa?
Nell’attesa di conoscere la risposta, vi rimandiamo alla nostra recensione in anteprima del primo capitolo, visto al Festival di Venezia del 2010.
Fonte: Collider
Atteso al Festival di Berlino, Iron Sky uscirà il prossimo 4 aprile nei cinema inglesi. Nell’attesa, ecco arrivare uno straordinario ed inedito trailer, dopo il primo visto pochi giorni fa, a dir poco entusiasmante. Diretto da Timo Vuorensola, ideato dagli autori di Star Wreck: In the Pirkinning, mediometraggio che faceva il verso alla fantascienza di Star Trek e di Babylon 5, co-prodotto da finlandesi e tedeschi, girato prevalentemente in lingua inglese, sceneggiato dalla celebre scrittrice di romanzi fantasy e fantascientifici Johanna Sinisalo e diventato realtà grazie ad un budget di 6 milioni e mezzo di euro, Iron Sky, girato in live action con fondali e ambienti ricostruiti in computer grafica, porta in sala la strampalata idea di un gruppo di nazisti che attaccano la Terra nel 2018, dopo essersi rifugiati per oltre 70 anni, ovvero dal 1945, sulla Luna.
Sconosciuta, al momento, la data di uscita nei cinema italiani.
Fonte: Kino