Black Venus (Venus Noire - Francia, Italia, Belgio 2010 - Drammatico) di Abdel Kechiche con Olivier Gourmet, Jonathan Pienaar, Jean-Christophe Bouvet, André Jacobs, Olivier Loustau, Diana Stewart, Gilles Matheron, Philip Schurer, Violaine de Carne, Jeanne Corporon.
All’inizio del 1800 Saartjie Baartman viene`portata dal Sud Africa in Europa per essere studiata da un gruppo di scienziati e poi per essere esibita nei circhi come freak. La donna infatti ha i glutei e l’apparato genitale femminile sviluppati ben sopra la media, e la cosa sembra poter offrire agli scienziati la possibilità di ribadire la supremazia bianca e far pagare il pubblico per poter vedere qualcosa di mostruoso…
Abdellatif Kechiche è uno dei registi contemporanei più importanti degli ultimi anni, e su questo non c’è alcun dubbio. Scoperto proprio a Venezia con Tutta colpa di Voltaire, con il quale vinse il premio per la miglior opera prima, il regista si è poi imposto con il bellissimo La schivata, vincitore di tanti premi a Torino, e poi con Cous Cous, che proprio al Lido sfiorò il Leone d’Oro, andato poi a Lussuria di Ang Lee.
Lo stile di Kechiche è ormai noto ai cinefili e alla critica, fatto di un realismo accuratamente ricercato e sempre felicemente trovato, attraverso lunghissime sequenze e soprattutto interminabili e naturalissimi dialoghi tra i personaggi, che spesso e volentieri finiscono per confrontarsi e litigare. Possiamo dire però che con Venus Noire (da noi Venere Nera, distribuito da Lucky Red) Kechiche va oltre il suo stile, che qui si fa scientifico ed antropologico.
Venezia. La Venus ottentotta è stata liberata dal Museo dell’uomo a Parigi, trattenuta lì dal lontano 1817 perché mostrava secondo agli scienziati alcune caratteristiche fisiche simili a quelle degli oranghi; e sepolta nel 2002 nella terra di origine, il Sud Africa. Il regista franco- tunisino, Abdellatif Kechiche, autore del successo del suo precedente “Cous cous”, parte da qui per un grande film, troppo lungo però, che ha colpito tutti, a pochi giorni dalla conclusione della Mostra. Vecchie strategie del Lido comprovano che i film posti ridosso degli ultimi giorni dovrebbero attestare qualità e quindi candidarsi ai primi, Leone e leoncini vari.
La Venus noire è il titolo originale del lavoro. “Ottentotta” era la definizione con cui erano nominati gli africani in una parte della zone meridionale del continente. La parola è di origine olandese e signica “balbuziente”. Gli olandesi colonialisti, chiamati afrikaners se nativi , li accostavano ai boscimani. Un filo che va indietro nella interminabile notte dei tempi.
L’idea di Kechiche è quella di tornare al passato, e di restarvi nello scenario europeo (la vecchia Inghilterra e la vecchia Francia), per mostrare non soltanto la storia ispirata a quella di Saartjie Baartman, a quel corpo nella tomba museale, ma una condizione di vita dolorosa e commovente. Basterà dire che la “Venus ottentotta” viene esibita dal suo padrone- impresario nei luna park, accanto ai fenomeni o agli scherzi di natura, con appena indosso un tutina color carne che lascia vedere il mostruoso seno, il mostruoso sedere, e mostruoso è il volto dagli occhi mostruosi.
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