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Venezia 2010: Venus Noir (Black Venus - Venere Nera) - la recensione del film di Abdel Kechiche

pubblicato da Gabriele C.

blackvenusposter-2Black Venus (Venus Noire - Francia, Italia, Belgio 2010 - Drammatico) di Abdel Kechiche con Olivier Gourmet, Jonathan Pienaar, Jean-Christophe Bouvet, André Jacobs, Olivier Loustau, Diana Stewart, Gilles Matheron, Philip Schurer, Violaine de Carne, Jeanne Corporon.

All’inizio del 1800 Saartjie Baartman viene`portata dal Sud Africa in Europa per essere studiata da un gruppo di scienziati e poi per essere esibita nei circhi come freak. La donna infatti ha i glutei e l’apparato genitale femminile sviluppati ben sopra la media, e la cosa sembra poter offrire agli scienziati la possibilità di ribadire la supremazia bianca e far pagare il pubblico per poter vedere qualcosa di mostruoso…

Abdellatif Kechiche è uno dei registi contemporanei più importanti degli ultimi anni, e su questo non c’è alcun dubbio. Scoperto proprio a Venezia con Tutta colpa di Voltaire, con il quale vinse il premio per la miglior opera prima, il regista si è poi imposto con il bellissimo La schivata, vincitore di tanti premi a Torino, e poi con Cous Cous, che proprio al Lido sfiorò il Leone d’Oro, andato poi a Lussuria di Ang Lee.

Lo stile di Kechiche è ormai noto ai cinefili e alla critica, fatto di un realismo accuratamente ricercato e sempre felicemente trovato, attraverso lunghissime sequenze e soprattutto interminabili e naturalissimi dialoghi tra i personaggi, che spesso e volentieri finiscono per confrontarsi e litigare. Possiamo dire però che con Venus Noire (da noi Venere Nera, distribuito da Lucky Red) Kechiche va oltre il suo stile, che qui si fa scientifico ed antropologico.

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Venezia 2010: Black Venus colpisce e si candida per il Leone

pubblicato da Italo Moscati

black-venus-posterVenezia. La Venus ottentotta è stata liberata dal Museo dell’uomo a Parigi, trattenuta lì dal lontano 1817 perché mostrava secondo agli scienziati alcune caratteristiche fisiche simili a quelle degli oranghi; e sepolta nel 2002 nella terra di origine, il Sud Africa. Il regista franco- tunisino, Abdellatif Kechiche, autore del successo del suo precedente “Cous cous”, parte da qui per un grande film, troppo lungo però, che ha colpito tutti, a pochi giorni dalla conclusione della Mostra. Vecchie strategie del Lido comprovano che i film posti ridosso degli ultimi giorni dovrebbero attestare qualità e quindi candidarsi ai primi, Leone e leoncini vari.

La Venus noire è il titolo originale del lavoro. “Ottentotta” era la definizione con cui erano nominati gli africani in una parte della zone meridionale del continente. La parola è di origine olandese e signica “balbuziente”. Gli olandesi colonialisti, chiamati afrikaners se nativi , li accostavano ai boscimani. Un filo che va indietro nella interminabile notte dei tempi.

L’idea di Kechiche è quella di tornare al passato, e di restarvi nello scenario europeo (la vecchia Inghilterra e la vecchia Francia), per mostrare non soltanto la storia ispirata a quella di Saartjie Baartman, a quel corpo nella tomba museale, ma una condizione di vita dolorosa e commovente. Basterà dire che la “Venus ottentotta” viene esibita dal suo padrone- impresario nei luna park, accanto ai fenomeni o agli scherzi di natura, con appena indosso un tutina color carne che lascia vedere il mostruoso seno, il mostruoso sedere, e mostruoso è il volto dagli occhi mostruosi.

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