
Torna Owen Wilson, nella doppia veste di attore e produttore, per la commedia horror Blood Brothers.
L’attore interpreta un vampiro ormai stanco di vivere una vita eterna, che decide quindi di trasferirsi a Miami con un suo “collega” (ancora non noto l’attore che lo interpreterà), decisi entrambi a non aver nulla più a che fare con forze del male ed oscurità. Ma il loro destino li insegue: un antiquario desideroso di dominare il mondo riporterà sulla Terra entità arcane, e toccherà proprio ai due, controvoglia, riportare ordine nel mondo.
Attendiamo con trepidazione ulteriori notizie sul cast di questo film che potrebbe rivelarsi un bel prodotto trash al punto giusto!
Via: BloodyDisgusting.com
Ok, si è capito cos’è questo Queer Lion. Quando la news ha incominciato a fare il giro, non tutti ne erano proprio entusiasti, anzi: da quel che si era capito, con non poca confusione, ci sarebbe stata una “categoria a sè” e un premio a parte per i film a tematica omosessuale, che sarebbero di conseguenza stati tagliati fuori dalle altre categorie con premi (in concorso e Orizzonti, per fare due noti esempi). Non è così.
Il cinema gay a Venezia non sarà un concorso a parte, e il Queer Lion non sarà una sorta di “contentino” per alcuni film che non sono stati inseriti nelle varie categorie. E’ semplicemente un Leone in più da assegnare a quel film che più si è distinto, per contenuti e altro, nel rappresentare il mondo lgbt. Per fare più chiarezza: fra i 12 film in gara per il Leone Gay, troviamo film che concorrono già al Leone d’Oro, film di Orizzonti, Settimana della critica, Giornate degli autori e fuori concorso.
Ecco i film in gara per il Queer Lion: fra quelli in concorso per il Leone d’Oro troviamo The Darjeeling Limited di Wes Anderson, Sleuth di Kenneth Branagh, The Assassination of Jesse James by the Coward Robert Ford di Andrew Dominik, Nessuna qualità agli eroi di Paolo Franchi, Bangbang wo aishen (Help Me Eros) di Lee Kang Sheng, Sukiyaki Western Django di Miike Takashi, Il dolce e l’amaro di Andrea Porporat; poi Tiantang kou (Blood Brothers) di Alexi Tan (fuori concorso, e film di chiusura), Searchers 2.0 di Alex Cox (Orizzonti), Freischwimmer (Head Under Water) di Andreas Kleinert (Settimana della critica), The Speed of Life (Superheroes) di Ed Radtke (Giornate degli autori).
Sembrava che anche Greenaway, con il suo Nightwatching, all’inizio dovesse entrare in concorso, ma evidentemente era solo una voce; sorprende che Todd Haynes, che comunque in almeno tre film su quattro diretti aveva affrontato il tema dell’omosessualità, non abbia parlato ancora una volta di uno dei temi a lui più cari in I’m not there.
Alla mostra del cinema di Venezia di quest’anno sarà presentato il debutto alla regia di Alexi Tan, il nome ammetto che non dice niente nemmeno a me, ma il resto degli ingredienti fanno sembrare questo BloodBrothers come un film da aspettare con trepidazione.
Prima di tutto c’è John Woo che lo produce, e la fortissimo che lo distribuisce in tutto il mondo, due nomi che per quanto riguarda il cinema asiatico sono una garanzia.
Ma John Woo non è solo in veste di produttore, questo film sarà infatti un remake del suo Bullet In The Head, uno dei suoi ultimi grandi film. Ma questa volta sarà ambientato nella Shangai degli anni 30 e sarà la storia di fratelli che per scalare le vette delle criminalità e per un amore pericoloso faranno scorrere fiumi di sangue.
Le immagini e i trailer che si sono visti fino ad ora fanno davvero ben sperare, trovate un po’ di questi su continua, il sito ufficiale è www.bloodbrothersthemovie.com.
Fonte: Twitchfilm.net

L’altr’anno il cinema orientale si è difeso bene al Festival di Venezia, pur raccimolando un “voto complessivo” non più che discreto nell’insieme. C’era tanto Giappone, sia in concorso (Paprika di Kon, Mushishi di Ôtomo), sia fuori concorso (ad esempio Miyazaki jr. e K. Kurosawa) che in Orizzonti (come Oshii e Aoyama). Non sono mancati altri grandi nomi (Weerasethakul, Tsai Ming-liang, Johnny To) e qualche sorpresa (personalmente, il folgorante Jakpae del coreano Ryoo Seung-wan). Quest’anno l’Oriente potrebbe dare ancora prova di essere forse la cinematografia più viva e variegata, o almeno quella con più sorprese e assi nella manica.
Ad iniziare dalla competizione vera e propria, che vede nel suo bel programma due maestri: il cinese (per l’occasione tornato in patria come nelle prime commedie) Ang Lee, Leone d’Oro nel 2005 per Brokeback Mountain, e il giapponese Takashi Miike, per la prima volta in concorso. Il primo ambienta il suo thriller Lust, caution a Shanghai durante la Seconda Guerra Mondiale, con Tony Leung nella parte di un funzionario coinvolto suo malgrado in un omicidio e Joan Chen; il secondo conferma la sua vena anarchica e folle tirando fuori dal cappello il nippo-western Sukiyaki Western Django, girato in inglese e incentrato su due gang rivali, con Tarantino nella parte di un “mistery man” di nome Ringo.
E poi ci sono Jiang Wen, attore in The Missing Gun e I Guerrieri del cielo e della terra, alla sua terza regia con Taiyang zhaochang shenqi (The Sun Also Rises), un film corale ambientato in differenti luoghi e in tempi diversi (un villaggio Yunnan, un campus universitario, il deserto del Gobi…), e l’attore feticcio di Tsai Ming-liang, ossia Lee Kang-sheng, alla sua seconda opera. Il titolo è tutto un programma: Bangbang wo aishen (Help Me Eros).
Mancano ormai poche ore all’annuncio da parte di Marco Müller del programma ufficiale del Festival di Venezia 2007, che si terrà al Lido dal 29 agosto all’8 settembre. I nomi che abbiamo tirato in ballo sono tanti, alcuni sono già stati praticamente confermati, altri sono ancora avvolti nel totale mistero, e l’attesa per sapere i titoli di questi film sale sempre di più. E domani sapremo tutto, finalmente.
Venezia 64 si aprirà con Espiazione (Atonement) di Joe Wright, e si chiuderà con Blood Brothers (Tian tang kou) di Alexi Tan, e al suo “interno” potrebbe avere nomi davvero succulenti e importanti, e qui si spera che il programma di quest’anno sia come minimo all’altezza di quello dell’anno scorso (complessivamente c’era poco di cui lamentarsi) o ancora migliore, visto anche l’anniversario del 75°.
Ora entrate in gioco voi: qui sotto il sottoscritto ha scelto nove film diretti da nove importanti registi, tutti diversissimi e tutti meritevoli di assoluta attenzione, che potrebbero essere inseriti nel programma ufficiale. Avete un giorno di tempo per scegliere la pellicola che secondo voi non deve assolutamente mancare in questa edizione. Penso anche di sapere già la risposta, ma ve lo dirò solo a sondaggio ultimato…