Anno Uno (Year One) Regia di Harold Ramis con Jack Black, Michael Cera, Oliver Platt, David Cross, Christopher Mintz-Plasse, Vinnie Jones, Hank Azaria, Juno Temple, Olivia Wilde, Xander Berkeley, Gia Carides, Horatio Sanz, David Pasquesi, Matthew Willig, June Diane Raphael, Paul Rudd, Harold Ramis, John McTasney.
Incapaci di procurare cibo con la caccia e con la raccolta, i due cavernicoli Zed e Oh vengono cacciati dalla loro tribù dopo che il primo ha mangiato una mela proibita dell’albero del bene e del male. In fuga dalla loro valle scoprono che il mondo non finisce dopo le montagne, iniziano così un epico viaggio che gli farà scoprire popoli e genti di cui mai avrebbero sognato l’esistenza. Il loro cammino incrocerà molti personaggi biblici, tra cui i fratelli Caino e Abele e il patriarca Abramo e suo figlio Isacco. Quando però Zed e Oh scoprono che a Sodoma sono stati resi schiavi i membri della loro tribù, troveranno il modo per liberarli e mettersi in mostra con le ragazze che sognano ma da cui non erano ricambiati.
Nel 1979 il gruppo comico dei Monty Python riuscì con un solo film a fa incazzare (come sostengono orgogliosamente loro stessi) cristiani, ebrei e mussulmani in una sola volta. Il film in questione è ovviamente Brian di Nazareth, epopea di un inetto che per essere nato in una capanna di Betlemme affianco a quella di Gesù per tutta la sua vita è stato vittima, e causa, di scambi di persona, flagellazioni, lapidazioni e crocifissioni. A trent’anni di distanza con Brian si ride ancora di gusto grazie all’incredibile verve delle trovate comiche, irriverenti e politicamente scorrette in puro stile Monty Python.

Dal regista di Borat non potevamo certo non aspettarci un film che facesse incazzare parecchie persone, soprattutto nel momento in cui il tema del documentario di Larry Charles (documentario, chiamiamolo così per semplificare) è legato alle più diffuse religioni monoteiste. Un pò come i Monty Python che con Brian di Nazareth sono riusciti a fare infuriare Cristiani, Ebrei e Musulmani tutti in una sola volta.
Ecco allora che a meno di dieci giorni dall’uscita di Religiolus, il nuovo film di Charles, a Roma dei fantomatici gruppi ultracattolici hanno censurato i cartelli sparsi in giro per la città come vedete dalle foto (da Repubblica). Secondo Adnkronos si tratterebbe dell’associazione VeraLibertà che ha oscurato i cartelloni con strisce nere adesive con testi come Ateo No e Vergogna. Sulle pagine del sito dell’associazione si chiede inoltre che venga oscurata la campagna promozionale perchè la pellicola veicolerebbe messaggi ‘empi e amorali.
Ora però butto un sasso nello stagno. Questa campagna di censura pare essere decisamente controproducente rispetto ai suoi intenti, fa parlare ancora di più del film di Charles. Che il blog e l’azione sia una bufala in pieno stile guerrilla marketing? In tal caso sarebbe geniale. Che ne pensate?
I Monty Python rappresentano una delle storiche realtà della satira. Televisiva e non. Brian di Nazareth (foto e recensione qui) è uno dei loro lavori più famosi, nonché uno dei film più discussi e censurati della storia cinema. Ritenuto blasfemo da coloro che non ne potranno mai cogliere la sottile ironia e la profonda intelligenza. In questa scena cult da lacrime Brian viene pevcosso molto vudemente a causa dei suoi modi da mavamaldo ed i centurioni devono trattenere le risa dinanzi a personaggi illustri come Marco Pisellonio e Incontinentia Deretana. Il doppiaggio italiano non c’entra molto con l’originale, ma una volta tanto diverte, altroché se diverte!

Brian di Nazareth (Monty Phyton’s Life of Brian Inghilterra 1979) di Terry Jones con Graham Chapman, John Cleese, Eric Idle, Terry Gilliam, Terry Jones, Michael Palin.
È la notte di Natale. Il primo Natale per intenderci, l’originale, il giorno in cui Gesù Cristo è nato. A Betlemme arrivano i Re Magi, che seguendo la stella cadente recano i famosi doni per il futuro messia. Sfortunatamente sbagliano grotta, ed entrano a recare i loro omaggi nell’antro dove un altro bimbo ebreo, Brian, è appena nato, giusto accanto al luogo dove si celebra la nascita di Gesù. Si può ben affermare che comincino qui i guai per il povero Brian che ritroviamo, ormai 33enne, nella Giudea in fermento per le prediche di Gesù. Brian, che ha optato per una carriera diversa dal messia, sfoga il suo odio per i romani unendosi a un gruppo di cervellotici rivoluzionari per la Giudea libera.
Tra una peripezia e l’altra, la sua carriera di golpista non decolla, e Brian si trova costretto, per sfuggire alle truppe romane, a unirsi ai numerosi profeti di strada che postulano ognuno una diversa verità. Peccato per Brian che le sue parole, seppur sconclusionate, facciano breccia nella folla, che lo innalza al rango di messia. Il che, si sa, il più delle volte porta guai.
Per il loro terzo film (i primi due sono stati “E ora Qualcosa di Completamente Diverso” e “Monty Phyton e il Sacro Graal”) il gruppo comico inglese dei Monty Phyton sceglie di fare le cose per bene: coinvolgono nel finanziamento l’amico George Harrison, che per l’occasione fonda una casa di produzione (la Handmade Films), scelgono delle precise location in Tunisia e preparano degli accurati piani di produzione per evitare troppe sorprese. Sistemata la parte organizzativa i sei attori/autori posso ben sbizzarrirsi in tutta tranquillità. Il risultato sono simpatiche condanne di blasfemia un po’ in tutto il mondo, di cui parleremo più in là, ma soprattutto, e scusate se è poco, un capolavoro vero e proprio.
I Cultissimi di Cineblog: Brian di Nazareth di Terry Jones - Recensione e foto gallery


