“Non credo che la gente abbia capito che l’America è diventara realmente come un grande casinò” così ha detto il celebre reporter finanziario Mark Pittman commentando la situazione economica che negli Usa ha gettato sul lastrico decine di migliaia di famiglie. “Quando sai di essere in un Casinò, ne accetti le regole e sai che potresti vincere o perdere, ma se non ne sei cosciente puoi solo perdere“.
American Casino cerca di dare una spiegazione a come si siano volatilizzati oltre 12 miliardi di dollari, persi come al tavolo da gioco. Ovviamente i primi a farne le spese sono le classi meno agiate, colo che hanno subito la devastazione dell’Uragano Katrina e chi già non aveva la sicurezza di arrivare a fine mese.
American Casino è un documentario firmato da Leslie Cockburn che presenta delle tematiche simili a quelle di Capitalism: a love story di Michael Moore, ma con un taglio meno enfatico e personale, forse alla ricerca di un’obiettività maggiore. Un film che prospetta un futuro che non vorremmo certo sognare per le generazioni future.
Il documentario è stato selezionato per il Tribeca Film Festival di New York. Dopo il continua potete vedere il trailer.
Continua a leggere: American Casino - La locandina e il trailer
Mancano ormai due mesi alla fine dell’anno. In attesa di iniziare a pensare alle classifiche del cuore di questa bella annata, godiamoci gli ultimi bei titoli che questo 2009 ci sta per regalare. Questo Weekend in sala non è infatti avaro di titoli interessanti e importanti, ed è un gran bell’antipasto rispetto a quello che ci aspetta fino alla fine dell’anno (Mann, Almodovar, Loach, i Coen, e altro ancora). Iniziamo con Capitalism: A Love Story, nuova incursione di Michael Moore nella società americana; e l’obiettivo questa volta è forse più tosto dei precedenti. Si continua con l’atteso, acclamato e glaciale Michael Haneke de Il nastro bianco, Palma d’Oroa Cannes, e chi l’ha visto già lo descrive come freddo, inquietante e ipnotico. Proseguiamo con Nel paese delle creature selvagge, nuovo film di Spike Jonze, realizzato in tre anni tra mille difficoltà. Per il resto, gli spettatori romani potranno godersi Diary of the Dead in sala, penultima fatica di George Romero. E i fan scommettiamo si saranno già fiondati in sala da mercoledì per This Is It…
Di seguito trovate le informazioni, le recensioni e i trailer italiani dei sette film in uscita questo venerdì.
Amore 14: Carolina, una ragazzina quattordicenne, affronta l’adolescenza e tutti i suoi problemi: l’amore, l’amicizia, il sesso, i rapporti con i genitori. Nel condividere le sue “avventure” ci sono le migliori amiche Clod e Alis, un fratello maggiore di nome Rusty James e l’amato Massi per cui palpita il suo cuore. Un nuovo film tratto da un libro di Federico Moccia, diretto dallo stesso scrittore. Con Riccardo Garrone, Pamela Villoresi, Pietro De Silva, Gianpiero Cognoli e Veronica Olivier. Qui la nostra recensione e qui il trailer italiano.
Capitalism: A Love Story: pensato inizialmente come un “semplice” ritratto sull’America nel suo passaggio da Bush a Obama, e quindi sorta di seguito ideale di Fahrenheit 9/11, il nuovo documentario di Michael Moore si è poi trasformato più che altro in un seguito di Roger & Me, il primo lavoro di Moore, proprio in seguito alla crisi finanziaria americana. Un’irriverente ed appassionata analisi dell’America che detiene la ricchezza nazionale (1%) contro il resto del popolo (99%). In concorso a Venezia 66. Qui la nostra recensione e qui il trailer italiano.
Capitalism: A Love Story (Capitalism: A Love Story, USA, 2009) di Michael Moore.
Se prendiamo per vera l’affermazione dello stesso Michael Moore che vuole che il regista si dedichi (per ora) ad almeno due pellicole a soggetto, possiamo dire che il suo ultimo documentario è la chiusura, forse provvisoria ma ideale, di un percorso iniziato esattamente vent’anni fa. Un cerchio che si chiude, ma potrebbe restare aperto per un non di certo improbabile ritorno del regista al documentario.
Esattamente vent’anni fa infatti Michael Moore esordiva con un documentario a suo modo brillante e notevole, Roger & Me, con il quale denunciava il comportamento della General Motors del suo paese d’origine, Flint, nel Michigan, colpevole di aver licenziato 30mila operai di punto in bianco. Oggi Moore denuncia un sistema ben più grande, mostruoso e capillare nel quale l’America ha ben imbevuto le sue fondamenta: il capitalismo, che fa fuori 14000 posti di lavoro al giorno.
Con i suoi documentari il regista è partito quindi da un grave problema economico in periodo reaganiano, è tornato sul tema con The Big One, per poi passare all’industria delle armi (Bowling a Columbine, il suo lavoro migliore), all’amministrazione Bush e ai presunti brogli delle elezioni del 2000 (Fahrenheit 9/11), ed infine al sistema sanitario americano (Sicko). Dopo aver narrato quindi le contraddizioni del sistema di un paese che, dichiarandosi democratico, ha però spesso dimostrato tutto il contrario, ritorna al punto di partenza per tentare di tirare le fila del discorso. E ci riesce, con un film decisamente arrabbiato.
Continua a leggere: Capitalism: A Love Story - di Michael Moore: recensione in anteprima
Uscirà in Italia il 30 ottobre distribuito da Mikado il nuovo documentario di Michael Moore, ovvero l’atteso Capitalism: A Love Story, presentato in concorso alla 66. Mostra del Cinema di Venezia dove però, nonostante il successo di critica, il film è stato snobbato dalla giuria.
Pensato inizialmente come un “semplice” ritratto sull’America nel suo passaggio da Bush a Obama, e quindi sorta di seguito ideale di Fahrenheit 9/11, Capitalism: A Love Story si è poi trasformato più che altro in un seguito di Roger & Me, il primo lavoro di Moore, proprio in seguito alla crisi finanziaria americana.
E così il regista decide di indagare ed analizzare il sistema capitalistico e i problemi che porta in sé. “Finale” scontato: capitalismo non fa rima con democrazia. Ma ovviamente, quel che conta sta nel mezzo. In attesa della nostra recensione in anteprima, dopo il salto potete guardare il trailer ialiano della pellicola.
Continua a leggere: Capitalism: A Love Story: trailer italiano del nuovo film di Michael Moore

Un successo clamoroso. Esordio con i botti per la commedia Couples Retreat, diventato per il mercato italiano L’Isola delle Coppie e in arrivo nei cinema nostrani il prossimo 4 dicembre. Addirittura 35 i milioni di dollari incassati dalle pellicola in appena 3 giorni, con una media per sala di ben 11,780 dollari. Risultati esaltanti, per un film, costato 70 milioni di dollari e targato Universal, che a questo punto punta dritto ai 100 milioni di dollari. A perdere il primato è Zombieland, horror comedy della Sony che è arrivata ad un passo dai 50 milioni di dollari, dopo esserne costati 24, seguito da Piovono Polpette, ormai a soli 3 milioni di dollari dal traguardo dei 100 milioni, e la ‘coppia’ Toy Story/Toy Story 2, arrivati a quota 23 milioni di dollari.
E’ in 5° posizione che troviamo però la vera sorpresa di questo weekend, ovvero il “caso” Paranormal Activity. Costato appena 11,000 dollari, il film ha incassato 78,000 dollari al suo primo fine settimana di programmazione, 535,000 al 2° e addirittura 6 milioni e mezzo in questo ultimo weekend, salendo dal 20° posto al 5°. Proiettato in appena 159 sale, il film ha sbancato i botteghini, con l’incredibile media per sala di 44,440$! 10 anni dopo il ‘caso The Blair Witch Project’, un altro film a bassissimo budget segue quel clamoroso successo, anche se i 140 milioni di dollari raccolti dalla coppia Daniel Myrick/Eduardo Sanchez appaiono irragiungibili.
6° piazza per il deludente Surrogates, arrivato ai 32 milioni di dollari, dopo esserne costati 80, seguito da altri due passi falsi, ovvero Invention Of Lying e Whip It, arrivati rispettivamente a quota 12 e 9 milioni di dollari. A chiudere la Top10 Fame - Saranno Famosi, pronto a dire addio alla chart con in tasca di 20 milioni di $ e Capitalism: A Love Story di Michael Moore, deludente con solo 9 milioni di dollari in cassa. Ma attenzione al prossimo weekend, visto che arriveranno Nel Paese delle Creature Selvagge, Law Abiding Citizen e The Stepfather! Resisterà il fenomeno Paranormal Activity?

Esordio folgorante e sorprendente per Zombieland al botteghino americano. Addirittura 25 i milioni di dollari raccolti nel weekend, con una media per sala di 8,235 dollari e un budget, di 23 milioni di dollari, abbondantemente recuperato in appena 72 ore. Scivola così in 2° posizione Piovono Polpette, che continua a macinare incassi, perdendo appena il 33,3% e arrivando ad un totale di 82 milioni di dollari. Medaglia di bronzo per un altro cartoon in 3D, ovvero Toy Story / Toy Story 2. Ottimo il risultato per le due pellicole della Pixar, che son tornate in sala incassando 12 milioni e mezzo di dollari, con una media di 7,163 dollari. Al 4° posto troviamo la commedia targata Warner The Invention of Lying, costata 18 milioni e mezzo di dollari e capace di recuperarne ben 7 e mezzo al suo primo weekend di programmazione.
Brusco calo invece per Surrogates, scivolato dal 2° al 5° posto, con un pesante -50% sui già non esaltanti incassi del fine settimana passato. Solo 26 i milioni di dollari raccolti fino ad oggi, dopo eserne costati ben 80. Un mezzo flop? Decisamente sì. Passato a quasi 1000 sale, Capitalism: A Love Story di Michael Moore non ha ’sfondat0′, incassando poco meno di 5 milioni di dollari, con una media per sala di 5,042 dollari. A chiudere il quadro delle new entry Whip It!, deludente con poco meno di 5 milioni di dollari incassati, dopo esserne costati il triplo, con una media per sala di 2,820 dollari.
Si conferma non esaltante il ritorno di Saranno Famosi, già 8° e con 16 milioni di dollari in tasca, dopo esserne comunque costati solo 18, mentre a chiudere la top10 troviamo The Informant!, con 26 milioni di dollari incassati, e Love Happens, arrivato ai 19 milioni di dollari. Da segnalare infine i 252,000 dollari incassati da A Serious Man dei fratelli Coen, lanciato in appena 6 sale, con una media di ben 42,000 dollari. Weekend magro il prossimo, con la commedia Universal Couples Retreat misteriosamente unica uscita forte. Resisterà Zombieland?

Inarrestabile. 2° weekend in testa al botteghino americano per Piovono Polpette. Il cartoon in 3D della Sony perde appena il 18.8% sugli incassi, rispetto al fine settimana passato, portando a casa quasi 25 milioni di dollari, con una media per sala di 7,887 dollari e un totale di 60 milioni di dollari. Ne è costati 100, dovrebbe chiudere a quota 100/130 suo suolo americano. Ad uscire delusi da questo amaro confronto, due attese novità come Surrogates e Saranno Famosi. Il titolo targato Disney, dato per vincitore sicuro del weekend dagli esperti in pronostici, incassa ’solo’ 15 milioni di dollari, con una media per sala di poco superiore ai 5000 dollari. Peggiore, invece, l’esordio per Saranno Famosi. Lanciato in più copie rispetto al film con Bruce Willis, il “remake” del classico di Alan Parker si deve accontentare di 10 milioni di dollari, con una media per sala di 3,241 dollari. Costato 25 milioni di dollari, è quasi impossibile che riesca a rientrare dei costi di produzioni con il solo mercato statunitense. Deludente.
4° piazza per Steven Soderbergh ed il suo The Informant!, arrivato ai 21 milioni di dollari, dopo esserne costati 22, seguito da I Can Do Bad All By Myself di Tyler Perry, arrivato ai 44 milioni di dollari. Solo 6°, e disastroso, Pandorum, che esordisce con appena 4 milioni e mezzo di dollari, e una media per sala di 1,759 dollari. Brusco il crollo anche per Love Happens, arrivato ai 15 milioni di dollari, dopo esserne costati 18, seguito dal pessimo Jennifer’s Body. Appena 12 i milioni di dollari incassati dal film in 10 giorni di programmazione, con l’imbarazzante media per sala di 1,278 dollari. Dalla prossima settimana non lo troveremo più neanche in Top10.
9° posto per 9, arrivato ormai ad un passo dal rientro nei costi di produzione, 27 milioni portati a casa, 30 quelli spesi per la sua realizzazione, con Quentin Tarantino che chiude la Top10 con Bastardi Senza Gloria, arrivato a quota 114 negli States, che diventano 231 worldwide. Mai un film di Quentin aveva incassato tanto. Da segnalare, infine, l’esordio in appena 4 sale di Capitalism: A Love Story di Michael Moore (dalla prossima settimana le copie saranno 1000), capace d’incassare la bellezza di 240,000 dollari, per una media per sala di 60,000 dollari. Ma attenzione alla prossima settimana, visto che arriveranno Zombieland, Whip It, Toy Story (3D) e The Invention of Lying… chi riuscirà a spodestare le Polpette della Sony?
Premio FIPRESCI
miglior film Venezia 66 a Lourdes di Jessica Hausner
miglior film Orizzonti e Settimana Internazionale della Critica a Choi Voi di Bui Thac Chuyen
Premio SIGNIS
a Lourdes di Jessica Hausner
menzione speciale a Lebanon di Samuel Maoz
Premio Settimana Internazionale della Critica “Regione del Veneto per il cinema di qualità”a Tehroun di Takmil Homayoun Nader

Visto ed acclamatissimo a Venezia, che questa sera incoronerà i vincitori, Capitalism: A Love Story di Michael Moore ci regala oggi un inedito spot tv, per voi dopo il saltino. Qui, qui e qui troverete i tre pareri dei nostri inviati speciali in arrivo direttamente dal Lido, con la pellicola che incrocia le dita per gli annunci di stasera. Riuscirà Moore a vincere anche un Leone dopo la Palma e l’Oscar degli anni passati? A breve la sentenza…
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Festival del cinema di Venezia 2009: Il Leoncino d’Oro Agiscuola per il Cinema è stato conferito al film Capitalism: A Love Story di Michael Moore con la seguente motivazione:
“Non accade spesso che un film riesca ad accumunare le opinioni di una giuria così giovane, così numerosa e con gusti cinematografici così vari; quest’anno è successo. Il pregio di questo film è stato quello di affrontare in maniera coraggiosa e diretta problemi attuali, riuscendo a strappare, nonostante gli argomenti trattati, più di una risata al pubblico. Dissacrante, pungente ma al tempo stesso impegnato, il film mette lo spettatore di fronte alla gravissima situazione in cui versa la società moderna, sollecitando una concreta presa di coscienza”.
La Segnalazione Cinema for UNICEF va invece al film Women without men di Shirin Neshat con la motivazione:
“Attraverso la narrazione di quattro storie private, rappresentate con grande poesia e sottile raffinatezza, il film racconta il dramma dell’essere umano privato dei propri diritti fondamentali. L’artista dipinge uno spaccato sociale, geograficamente e storicamente determinato, che assume il valore di una parabola universale. Esaltando il coraggio di sfidare le regole per riconquistare la propria libertà, il film dona una scintilla per un’auspicata presa di coscienza”.