Diretto e sceneggiato (con Andrea Purgatori) da Giuliano Montaldo, L’Industriale è stato presentato Fuori Concorso al Festival di Roma ed approderà sugli schermi il prossimo 13 gennaio. Del film, interpretato da Pierfrancesco Favino, Carolina Crescentini, Eduard Gabia, Elena Di Cioccio, Elisabetta Piccolomini, Andrea Tidona, Mauro Pirovano, Gianni Bissaca, Roberto Alpi e Francesco Scianna, abbiamo già visto una gallery di foto ufficiali.
Nicola ha quarant’anni, è proprietario di una fabbrica, ereditata dal padre, sull’orlo del fallimento. Nicola è strangolato dai debiti e dalle banche, nella Torino che vive la grande crisi economica che soffoca tutto il paese. Ma è orgoglioso, tenace. Ha deciso di risolvere i suoi problemi senza farsi scrupoli, esattamente come le finanziarie che lo vorrebbero al tappeto. Laura, sua moglie, è sempre più distante. La sta perdendo, se ne è accorto, ma non fa nulla per colmare la distanza che ormai li separa. Assediato dagli operai che lo pressano per conoscere il loro destino, in attesa di concludere una joint venture con una compagnia tedesca, Nicola avverte che qualcosa sta turbando l’unica certezza che gli è rimasta: il matrimonio. Ma invece di aprirsi con Laura comincia a sospettare di lei. E a seguirla di nascosto. Tutto precipita. I tedeschi rifiutano l’accordo e Laura annuncia che ha intenzione di separarsi. Nicola annaspa e tira fuori il peggio di sé. Poi la ruota della vita di Nicola gira. Tutto sembra tornare a posto: l’azienda, il matrimonio, il successo sociale. Ma Nicola ha più di un segreto da nascondere…
Diretto e sceneggiato (con Andrea Purgatori) da Giuliano Montaldo, L’Industriale è passato Fuori Concorso al Festival di Roma. Il cast è composto da Pierfrancesco Favino - che, a giudicare dalle prime recensioni inn arrivo dalla Capitale, offre un’interpretazione magistrale - Carolina Crescentini, Eduard Gabia, Elena Di Cioccio, Elisabetta Piccolomini, Andrea Tidona, Mauro Pirovano, Gianni Bissaca, Roberto Alpi e Francesco Scianna. Qui accanto ed in calce al post vi attendono la locandina e le foto ufficiali del film. Cliccate sulle anteprime per visualizzare le immagini in migliore risoluzione. Per il momento, non è stata fissata alcuna data di uscita nelle sale.
Nicola ha quarant’anni, è proprietario di una fabbrica, ereditata dal padre, sull’orlo del fallimento. Nicola è strangolato dai debiti e dalle banche, nella Torino che vive la grande crisi economica che soffoca tutto il paese. Ma è orgoglioso, tenace. Ha deciso di risolvere i suoi problemi senza farsi scrupoli, esattamente come le finanziarie che lo vorrebbero al tappeto. Laura, sua moglie, è sempre più distante. La sta perdendo, se ne è accorto, ma non fa nulla per colmare la distanza che ormai li separa. Assediato dagli operai che lo pressano per conoscere il loro destino, in attesa di concludere una joint venture con una compagnia tedesca, Nicola avverte che qualcosa sta turbando l’unica certezza che gli è rimasta: il matrimonio. Ma invece di aprirsi con Laura comincia a sospettare di lei. E a seguirla di nascosto. Tutto precipita. I tedeschi rifiutano l’accordo e Laura annuncia che ha intenzione di separarsi. Nicola annaspa e tira fuori il peggio di sé. Poi la ruota della vita di Nicola gira. Tutto sembra tornare a posto: l’azienda, il matrimonio, il successo sociale. Ma Nicola ha più di un segreto da nascondere…
Roma 2011 - L’Industriale: locandina, foto e sinossi del film di Giuliano Montaldo

L’ennesimo trionfo. Nanni Moretti domina i Nastri d’Argento 2011, premio dei giornalisti cinematografici, vincendo ben 6 ’statuette’ su sette candidature con il suo Habemus Papam. Consegnati ieri sera al Tetro Antico di Taormina, i Nastri d’Argento hanno ‘premiato’ Moretti per la Miglior Regia, soggetto (Moretti con Francesco Piccolo e Federica Pontremoli), scenografia (Paola Bizzarri), costumi (Lina Nerli Taviani), fotografia (Alessandro Pesci) e miglior produttore dell’anno (Nanni Moretti e Domenico Procacci). Tre Nastri sono andati a Vallanzasca – Gli Angeli del Male di Michele Placido (attore protagonista, colonna sonora e miglior montaggio) rispettivamente per Kim Rossi Stuart, i Negramaro e Consuelo Catucci.
Nessuno mi può giudicare di Massimiliano Bruno è stata eletta Migliore Commedia dell’Anno, mentre a sorpresa Emilio Solfrizzi ha ricevuto il Nastro per la migliore canzone: Amami di più, scritta con Francesco Cerasi e Alessio Bonomo per Se sei così ti dico sì. Alba Rohrwacher ha fatto suo il Nastro d’Argento come miglior attrice protagonista per La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo, con Giuseppe Battiston miglior attore non protagonista (La Passione di Carlo Mazzacurati, Figli delle stelle di Lucio Pellegrini, Senza arte né parte di Giovanni Albanese) e Carolina Crescentini miglior attrice non protagonista per Boris il film e 20 sigarette. Alice Rohrwacher, sorella di Alba, con Corpo celeste presentato con successo al Festival di Cannes, è stata infine eletta la migliore regista esordiente dell’anno. Praticamente trionfo in casa Rohrwacher. Assegnati dal Direttivo, invece, il Nastro d’Argento della 65ma edizione a Pupi Avati e i premi alla carriera di quest’anno: a Fulvio Lucisano, alla produttrice Marina Piperno e al regista Emidio Greco. Votati dai giornalisti anche i Nastri internazionali: per Il discorso del re di Tom Hooper (Eagle) e Hereafter di Clint Eastwood (Warner Bros).
Dopo il saltino tutti i vincitori. Il disegno qui sopra è stato realizzato dal nostro Andrea Lupo che durante la serata ha consegnato la vignetta a Moretti.
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Boris - Il Film Regia di Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre, Luca Vendruscolo. Con Luca Amorosino, Valerio Aprea, Ninni Bruschetta, Paolo Calabresi, Antonio Catania, Carolina Crescentini, Massimo De Lorenzo, Carlo De Ruggeri, Alberto Di Stasio, Roberta Fiorentini, Caterina Guzzanti, Francesco Pannofino, Andrea Sartoretti, Pietro Sermonti, Alessandro Tiberi, Giorgio Tirabassi.
Dopo tanta televisione girata “alla cazzo di cane” René Ferretti non è più disposto a scendere a compromessi con la bassa qualità richiesta dalla produzione e piuttosto di girare una scena di un giovane Ratzinger che al rallentatore corre felice in un campo di grano preferisce subire l’ostracismo televisivo e perdere il lavoro, trascinando con se tutto il clan de Gli occhi del cuore. Dopo un periodo di depressione trascorso nei multisala a farsi del male con i cinepanettoni, la nuova occasione per una svolta nella carriera di René è offerta da una produzione cinematografica tanto ambiziosa quanto quanto assurda (forse l’ennesima trappola lavorativa).
Sulla scia del successo di Gomorra, l’idea è quella di una trasposizione cinematografica del libro inchiesta La Casta di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, un adattamento ambizioso del il racconto di scandali e privilegi del mondo della politica italiana ma allo stesso tempo un’idea assurda, quasi un bluff, trattandosi di un inchiesta fatta di dati e di numeri che sarebbe impossibile tradurre in cinema. Impossibile per tutti ma non per René Ferretti disposto ad avere al suo fianco i migliori professionisti del cinema, ma che presto lo abbandonano. La soluzione è ancora il clan di simpatici cialtroni che lo hanno accompagnato in oltre quindici anni di set (e tre stagioni televisive).
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A coronare il successo di tre stagioni televisive di ottima qualità, il cast della fuori-serie televiva Boris si trasferisce al cinema per un progetto grandioso, la versione cinematografica del libro inchiesta La Casta di Stella e Rizzo. A presentare il film a Milano c’erano i tre registi Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre, Luca Vendruscolo e tra gli attori Francesco Pannofino (il regista René Ferretti), Caterina Guzzanti (Arianna, l’assistente alla regia), Pietro Sermonti (il Divo Stanis), Paolo Calabresi (Biascica, il capo-elettricista), Carolina Crescentini (Corinna, la Cagna Maledetta!) e Ninni Bruschetta (Duccio, il direttore della fotografia). I tre registi ci hanno parlato del film:
L’idea della trasposizione de La Casta è nata come un bluff, il libro infatti non ha alcunché di narrativo come Gomorra, ma sono solo dati e numeri. Suonava molto bene, ma era una specie di trappola ordita per il nostro Ferretti. L’ennesima. Suona di film impegnato, colto, di denuncia, poi finisce tutto in niente.
Il passaggio dalla televisione al cinema come è stato?
Nel film si scherza sul fatto che il cinema viene dopo la tv, prima della radio e poi c’è solo la morte. Paradossalmente per certi versi in Italia è così, ma fino a un certo punto. Il grande salto è stato fatto con l’incoscienza della prima volta. Con più esperienza magari sarebbe venuto anche meglio, così abbiamo condensato in un’ora e mezza tanti personaggi e tante situazioni, avrebbe potuto essere molto più lungo con tutto il materiale che abbiamo preparato, ma siamo molto orgogliosi. Ci sembra di aver rispettato lo spirito della serie ma dando qualcosa in più!
Un microcosmo di cialtroni che diventa la metafora dell’Italia?
Lo abbiamo definito un road movie da fermo. Un viaggio attraverso il nostro presente, dopotutto la televisione e il cinema sono lo specchio della realtà che li produce, no? Ma in questo caso è una scusa per raccontare l’Italia di oggi, quella dove la concorrenza in televisione è fatta dalle stesse persone con cui Ferretti sta già lavorando all’inizio della storia. Un film comico ma che fa ridere anche qualcosa di spaventoso, che speriamo che cambi!
Avete pensato il film anche per chi non conosce la serie?
Certamente, anzi è una porta d’ingresso per nuovi spettatori. Abbiamo cercato di raccontare una storia per tutti, anzi non vogliamo che si pensi che sia necessario vedere tutte le tre stagioni per godere del film.
Boris Il film - Il cast presenta il film

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L’arrivo di Boris Il Film si avvicina sempre più, visto che ormai ci separa una settimana esatta da venerdì 1 aprile, giorno in cui la pellicola diretta e co-sceneggiata da Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo approderà finalmente nelle sale italiane.
Inevitabile quindi che materiale vario ci venga proposto per promuovere il film, attesissimo soprattutto dai fan della serie TV andata in onda complessivamente per tre stagioni: è stavolta il turno di un dietro le quinte di circa due minuti, all’interno del quale il cast prova a rispondere alla domanda “Che cosa è Boris?”. Nel filmato riconoscerete sicuramente tutti i volti noti provenienti dalla serie, tra i quali Francesco Pannofino nei panni del regista Renè Ferretti, Pietro Sermonti in quelli dell’attore Stanis La Rochelle e Carolina Crescentini nel ruolo dell’attrice “di talento” Corinna Negri.

48 ore dopo il primo trailer, che tanto clamore ha suscitato in rete, ecco arrivare poster e interessanti note di regia per Boris il Film, nei cinema a partire dal prossimo 1° aprile. Scritto e diretto da Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo, Boris Il Film approda in sala dopo 3 splendide stagioni televisive, che l’hanno letteralmente trasformato in prodotto nazionale di culto. Riuscite le locandine, con un’accattivante tag line che recita “dopo lo Squalo, un altro gigante del cinema“, con una serie di ricche note di regia, accompagnate dalla descrizione di tutti i personaggi, che vi attendono dopo il saltino.
In questo passaggio cinematografico il regista René Ferretti (Francesco Pannofino) molla la brutta fiction tv che ha fatto per anni e tenta il grande salto: un film d’autore, per il cinema. Insomma, la libertà artistica dopo una carriera asservita al conservatorismo televisivo. Ma il mondo del cinema con i suoi snobismi può essere perfino peggio di quello della tv. Soprattutto per una troupe, quella di Ferretti, a dir poco estranea all’Arte con la “a” maiuscola. Tra cinematografari snob, attrici nevrotiche, sceneggiatori modaioli, eroinomani, squali e improvvisati vari, “Boris il Film” prova a mettere a nudo un mondo, quello del cinema italiano, che aspira a una nuova giovinezza e vive invece solo una perenne immaturità.
D’altronde ci sono scene troppo brutte perfino per un regista televisivo: uno struggente rallenti sulla corsa nei prati di un giovanissimo Joseph Ratzinger che festeggia la scoperta di un vaccino è troppo anche per René Ferretti. E sì che di monnezza ne ha girata tanta, narcotizzanti apologie del presente, inquietanti biografie di santi e tante altre ancora (“Caprera”, “La bambina e il capitano”, “Gli amici tassinari”, “Libeccio”). E allora basta. Meglio l’insicurezza economica, meglio il cinema. Meglio tradire tutti ‐ la Rete, la moglie in attesa di alimenti, la impresentabile storica troupe ‐ e buttarsi nel cinema. Tanto più se la sfida è un copione libero, serio, forte, di denuncia, “alla Gomorra”. Sì, perché il cinema è più povero della TV (“dopo il cinema c’è la radio, dopo la radio c’è la morte”) ma ancora libero e poetico. Perfino in questo vessato paese. Purtroppo però, anche con un progetto “alla Gomorra”, bisogna fare i conti con la palude culturale che tutto ingloba. I committenti del salotto buono del cinema si rivelano, alla prova dei fatti, solo diversamente codardi. I nuovi collaboratori solo diversamente inaffidabili. E la presunta grandeur del cinema una rogna senza fine. Come per una condanna divina, nonostante i suoi lodevoli sforzi, René Ferretti si ritrova tra i piedi la stessa troupe scalcinata di sempre, gli stessi attori cani, gli stessi sceneggiatori inetti e perfino lo stesso borioso capetto d’un tempo. Con qualche colpo di fortuna e grazie alla sua proverbiale scaltrezza, un film decente sarebbe ancora arrangiabile. Forse anche ottimo. Ma incombe la maledizione metafisica di un paese chiamato Italia, che ama i simpatici e i cialtroni e non premia certe malinconiche seriosità. E la “Grande Commedia” incombe.
Come abbiamo avuto modo di apprendere a inizio febbraio, Boris Il Film arriverà nelle sale italiane il prossimo 1 aprile, giornata praticamente perfetta (sapete il perché, vero?) per l’uscita della pellicola dedicata a una delle serie TV più brillanti e originali viste in Italia negli ultimi tempi. Per l’appunto, Boris.
A distanza di qualche settimana dall’annuncio, e ormai anche dall’arrivo del film nelle sale, ecco che arriva l’attesissimo trailer, per vedere il quale non dovete fare altro che cliccare sul bottone play qui sopra. Al suo interno, tutti i protagonisti del film (e della serie), tra i quali Francesco Pannofino nel ruolo del regista René Ferretti, Carolina Crescentini in quello dell’attrice Corinna Negri e Pietro Sermonti nei panni dell’attore Stanis La Rochelle.
Scritto e diretto da Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo, Boris Il Film vedrà il regista René Ferretti mollare finalmente la brutta fiction tv che ha fatto per anni e tentare il grande salto: un film d’autore, per il cinema. Un appuntamento obbligato per chiunque abbia già avuto modo di amare la serie tv, ma anche per chi non ha mai visto una puntata di Boris: il tempo per recuperare c’è tutto!
Finisce oggi il 28° Torino Film Festival. Ma in attesa di sapere chi saranno i vincitori, ecco le nostre opinioni sugli ultimi due film del concorso ufficiale. Ma ci sono anche sorprese nel fuori concorso (il bellissimo Poetry), e c’è anche l’arrivo di Bruce LaBruce con il suo scandaloso L.A. Zombie.
Nei giorni successivi arriveranno le recensioni e le opinioni sugli ultimi film visti al festival in questa giornata di sabato, e soprattutto il resoconto finale con il giudizio complessivo sull’edizione e il riepilogo di tutti i voti di tutti i film visionati.
Henry - di Alessandro Piva (In Concorso)
Siamo a Roma. Nina, Gianni e Rocco (un’insegnante di aerobica, il ragazzo tossicodipendente e il suo amico di mezza età) vengono coinvolti in un doppio omicidio: quello di uno spacciatore e di sua madre. Si troveranno in mezzo ad una vera guerra tra una gang di malavitosi meridionali e una gang di africani, tutti intenti a conquistare il mercato della droga…
Continua a leggere: Torino 2010: commenti a caldo su Henry e Vampires (e Trailer)
Rapunzel - L’intreccio della torre (Tangled, Usa, 2010) di Nathan Greno, Byron Howard; con Mandy Moore, Zachary Levi, Donna Murphy, Ron Perlman, Jeffrey Tambor, Brad Garrett, M.C. Gainey, Paul F. Tompkins, Laura Chiatti, Giampaolo Morelli, Richard Kiel, Delaney Rose Stein, Nathan Greno, Byron Howard, Tim Mertens
In principio fu Biancaneve, la madre di tutte le principesse, nel lontano 1937. 73 anni dopo, in CGI 3D, ecco arrivare il 50° lungometraggio animato della celebre Major, con una nuova splendida fiaba, incaricata di riportare in auge quegli indimenticati cartoni animati che per decenni hanno cresciuto intere generazioni. 12 mesi dopo aver riscoperto il piacere del disegno ‘a mano’, con La Principessa e il Ranocchio, in casa Disney hanno dato vita ad un altro classico del mondo delle favole, portando al cinema il mito di Raperonzolo.
Diventato inspiegabilmente Rapunzel per il mercato italiano, il film, diretto a quattro mani dai sorprendenti Nathan Greno e Byron Howar, conquista, affascina, diverte, commuove ed ammalia, grazie ad un’animazione dai colori vivaci e dai disegni talmente perfetti da sembrare ‘reali’, ad un 3D che si gioca tutte le proprie carte sulla profondità, ad una storia celebre ma qui splendidamente raccontata, ad una serie di personaggi comprimari di assoluto livello, a delle canzoni accattivanti, ad una cattiva convincente e a quel tocco di magia che ancora oggi, dopo 73 anni, riesce solamente a quei geni dell’animazione che nell’ultimo secolo ci hanno fatto sognare, tanto da bimbi quanto da grandi.
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