Interessante scambio di opinioni fra Lietta Tornabuoni e Marco Giusti sulle pagine del quotidiano torinese La Stampa. La prima, pubblicava ieri un articolo dal titolo Il brutto sdoganato resta brutto in cui stroncava, sparando a zero, i B-movies italiani deli anni settanta e ottanta; incolpando Alvaro Vitali, Edwige Fenech, Bombolo, Lino Banfi, soldatesse, professoresse e dottoresse varie, di essere responsabili di tutti i mali della odierna società nel nostro Paese. Il secondo, risponde oggi firmando un pezzo (Ma la Fenech non ha inventato il berlusconismo) in difesa di quel genere cinematografico che seppur non “alto” ha generato un vero e proprio culto, e viene ancora oggi celebrato da spettatori ed autori, e non solo entro i confini italiani. Di certo non si può mettere sotto processo il cinema trash di trent’anni fa, per gli scandali di Palazzo Grazioli, di Papi e di Patrizia D’addario.
Mettere in parallelo le pellicole di Franco Franchi & Ciccio Ingrassia con i cinepanettoni (e cinecocomeri vari) targati Massimo Boldi & Christian De Sica, a chi scrive sembra un insulto alla memoria di due grandi attori del nostro cinema. Di questo passo si arriverà a paragonare Totò e Peppino ai Fichi d’India. Apriamo dunque il dibattito e chiediamo a voi di leggere i due articoli linkati e tornare poi a dirci cosa ne pensate. Sostenete la tesi della Tornabuoni o state dalla parte di Giusti? Scrivetelo nei commenti!
Amarcord (Italia, 1974) di Federico Fellini; con Bruno Zanin, Pupella Maggio, Armando Brancia, Magali Noël, Ciccio Ingrassia.
Stanotte, 00.50, RaiUno
Per parlare brevemente di Amarcord, si potrebbe partire dicendo che siamo in una cittadina romagnola degli anni ‘30. E che quindi si tratta inanzitutto di un grottesco e azzeccatissimo ritratto del fascismo nella sua “epoca splendida” e delle conseguenze che ha avuto direttamente sulla gente. Perché Amarcord mette in scena tantissime personalità, e comunque il discorso sembra essere indirizzato sempre più, man mano che passano i minuti, a far vedere come le persone si siano confrontate con il potere italiano di quegli anni.
Per una Gradisca che piange per il Duce, c’è un Aurelio, il padre di Titta, a cui viene fatto bere l’olio di ricino a forza. Sotto lo spirito allegro e dissacrante, e sotto la vivacità di un racconto decisamente divertente, si affaccia l’ombra di un’Italia che da quell’epoca non si sarebbe più allontanata, ma anzi avrebbe continuato ad ancorare le sue radici ben profondamente. Ecco che Fellini, partendo da un racconto autobiografico (ed ecco quindi l’a m’arcord), descrive con amore ma anche con aspetto critico la nostra Italia: ed è forse fondamentale riguardare il suo capolavoro per avere la conferma di dove siamo arrivati.
Ma per consigliare un film come Amarcord si va soprattutto di pancia. E allora vai con la lista, che potrebbe essere eterna: tutta la lunghissima parte a scuola, con Titta e i compagni di classe a fare scherzi (spesso decisamente poco leggeri) ai professori, figure decisamente comiche ma, nella nostra memoria di studenti, verosimili; zio Teo sull’albero che urla “Voglio una donnaaa!”; il momento della confessione; le musiche di Nino Rota; il transatlantico Rex e l’attesa prima di vederlo; Volpina e la tabaccaia dalle super-tettone; i momenti in famiglia e le frasi in dialetto romagnolo. E via dicendo, fino alla lacrima di commozione.

Bentornati alla nostra rubrica! La pausa estiva è durata anche troppo e quest’anno promettiamo di provocarvi con mille proposte tematiche… speriamo interessanti e originali!
Iniziamo con una piccola play-list di film “demoniaci” e “dementi”, alcuni per la loro chiara allusione comica e parodistica, altri per il loro “chiaro” cattivo gusto…
Noi ne abbiamo trovati alcuni…orrendamente demoniaci. A voi la parola! A voi l’acqua santa! Hasta la vista Baby!
Cineblog è lieto di segnalarvi TV, posto di polizia con testi e regia di Italo Moscati. Vediamo di cosa si tratta:
I gialli, i libri, il cinema, la televisione. Agata Christie, George Simenon, Dashiell Hammet, Raymond Chandler, Alfred Hitchcock. Montalbano ma anche Maigret, il tenente Sheridan e il tenente Colombo, Sherlock Holmes e l’ispettore Derrick. Ma anche il prefetto Achille Serra, il “poliziotto senza pistola”, come si autodefinisce nel libro in cui rievoca la sua lunga vicenda al servizio della giustizia; e con lui altri investigatori veri,noti e meno noti.
Un programma che fa un bilancio di cinquant’anni e oltre della tv italiana che ha sempre avuto un’attenzione speciale per i misteri da chiarire e i casi da risolvere. Tanto da suggerire il titolo: “Tv, posto di polizia”; ovvero, il piccolo schermo che si è trasformato e si trasforma in luogo dove si cerca e si riflette sul crimine, in tanti modi diversi: dal dramma alla commedia, in tutte le possibilità di versioni, compresi il divertimento, l’ironia, la satira. “Tv, posto di polizia” racconta una doppia storia. La storia del “giallo” e degli investigatori più popolari fin dall’inizio delle trasmissioni della Rai. E la storia vera,vicina, della criminalità e della cronaca nera nel racconto degli investigatori di professione, polizia di stato e carabinieri.
Continua a leggere: TV, posto di polizia: tra cinema, fiction e realtà