La battaglia in difesa dei diritti umani della pacifista birmana Aung San Suu Kyi è ben nota, ma The Lady di Luc Besson racconta la storia più intima e privata di questa piccola grande donna, insignita del premio nobel per la pace nel 1991 e liberata il 13 novembre 2010, dopo ventiquattro anni di arresti domiciliari.
Dopo aver aperto la sesta edizione del Festival di Roma 2011, il drammatico biopic distribuito da Good Films e patrocinato da Amnesty International Italia, arriva venerdì 23 marzo nelle nostre sale, con la grande storia d’amore tra Aung San Suu Kyi (Michelle Yeoh) e suo marito Michael Aris (David Thewlis), al suo fianco fino alla morte causata da un cancro nel 1999.
Oltre al trailer italiano che presentiamo oggi, se li avete persi consiglio anche:
- La recensione in anteprima
- La locandina italiana e l’intervista a Luc Besson
- Le prime foto
- Il trailer, tre clip e una locandina
Presentato in apertura al Film Festival di Roma, The Lady di Luc Besson uscirà il 23 marzo nei cinema italiani con distribuzione Good Films. Basato sulla storia vera dell’eroica Aung San Suu Kyi, Premio Nobel per la Pace 1991, il film è stato da noi già recensito. Oggi, oltre alla locandina italiana ufficiale, ecco arrivare una ricca intervista al registra francese, che troverete dopo il saltino, diffusa dalla stessa casa di distribuzione.
In occasione dell’uscita del film patrocinato da Amnesty International sezione Italiana, la Good Films promuove la campagna Send a message per sensibilizzare l’opinione pubblica italiana a sostegno di Aung San Suu Kyi, leader del movimento democratico in Myanmar che da oltre 20 anni combatte contro le limitazioni alle libertà civili e politiche imposte dal regime militare. La signora Aung, The Lady come è conosciuta in tutto il mondo, è inoltre candidata in Birmania alle prossime elezioni politiche suppletive del 1° aprile. Ad interpretarla sul grande schermo una straordinaria Michelle Yeoh.
La pellicola di Besson racconta la straordinaria storia di Aung San Suu Kyi e di suo marito, Michael Aris. Si tratta anche del racconto epico della pacifica lotta della donna al centro del movimento democratico birmano. Nonostante la distanza, le lunghe separazioni e un regime pericoloso e ostile, il loro amore resiste fino alla fine. Una storia di devozione e di comprensione umana sullo sfondo dei disordini politici che continuano tutt’oggi.
Continua a leggere: The Lady: locandina italiana più intervista a Luc Besson
A distanza davvero di poco tempo dall’uscita di Le avventure di Tintin - Il segreto dell’Unicorno, Steven Spielberg torna a far capolino nelle nostre sale con War Horse. Un successo annunciato per alcuni, un po’ più cauti altri. Negli USA il botteghino non è stato poi così clemente come ci si aspettava, nonostante gli incassi della pellicola abbiano già pressoché doppiato le spese alle quali si è dovuto far fronte per girarlo.
Ed anche in questo caso, come per Tintin, Spielberg si è trovato a dover adattare per il grande schermo l’omonimo libro, scritto da Michael Morpurgo ed uscito nel 1982. Ma basta con i paragoni, e concentriamoci su War Horse. Un film assolutamente nelle corde del regista di ET e Jurassic Park, che dall’incipit narrativo con cui si è dovuto confrontare ha fatto suoi, quasi per osmosi, vizi e virtù. Non è tanto la scelta di trasporre una storia triste ma edificante, quanto la alcuni aspetti in fase realizzazione che prestano il fianco a qualche piccola perplessità.
Nulla di particolarmente spiacevole, anche perché Spielberg dimostra ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno, che in certi progetti ci sguazza ed anche bene. Manca qualcosa per poter elevare War Horse al rango di certi capostipiti dell’opera del vecchio Steve, ma la sua prosa rimane lì, pressoché intatta. Non avrà lo stesso mordente di altri lavori, ma siamo ben lungi dal gridare allo scandalo.
Continua a leggere: War Horse - Recensione in Anteprima del film di Steven Spielberg
The Lady, drammatico biopic di Aung San Suu Kyi, pacifista birmana premiata con il Nobel nel 1991, approderà nelle sale cinematografiche a stelle e strisce il prossimo 13 aprile (in molti Paesi d’Europa e in Asia è già stato distribuito) ma non ha ancora una data di debutto italiana.
Diretto da Luc Besson, il biopic è stato presentato al Festival Internazionale del Film di Roma, dove lo abbiamo visto e recensito in anteprima per voi. Nel film, Aung San Suu Kyi ha il volto di Michelle Yeoh, mentre David Thewlis indossa i panni di suo marito, Michael Aris.
Oggi vi offriamo una nuova locandina di The Lady, tre clip tratte dalla pellicola (vi aspettano dopo il salto) ed un nuovo trailer (qui sopra) da guardare e commentare insieme. Buona visione!
The Lady - Nuovo trailer, tre clip e una locandina per il film drammatico di Luc Besson
Ecco a voi le tre ed ultime clip relative ad Anonymous, film di Roland Emmerich che propone Shakespeare molto particolare, ossia uno che non è mai realmente esistito. O almeno, non così per come lo conosciamo. La pellicola è in programmazione da ieri nelle nostre sale, mentre qui da noi è stato accolto molto bene, alla luce della nostra recensione in anteprima.
Ambientato durante i disordini politici dell’Inghilterra elisabettiana, Anonymous affronta una questione che per secoli ha affascinato studiosi e brillanti intellettuali quali Mark Twain, Charles Dickens, e Sigmund Freud, e cioè: chi ha realmente scritto tutte le opere che sono state attribuite a William Shakespeare? Gli esperti ne hanno discusso, sono stati scritti numerosi libri sull’argomento e gli studiosi hanno dedicato la loro vita per difendere o sfatare teorie riguardanti la paternità delle opere più famose della letteratura inglese. Anonymous offre una possibile risposta, concentrandosi su un momento in cui gli scandalosi intrighi politici e le illecite storie d’amore alla Corte Reale sono portati alla luce nel luogo più inaspettato: il teatro di Londra.
Continua a leggere: Anonymous: ultime tre clip tratte dal film
Proseguiamo imperterriti nel proporvi la nostra carrellata di interviste a chi ha partecipato ad Anonymous. Oggi tocca a Rhys Ifans, Edward de Vere nel film. Il suo è un intervento davvero interessante; breve ma degno di nota, forse di più rispetto alle precedenti interviste. Si parla della capitale funzione del Teatro, così per come la assolse nel ‘600 proprio grazie a Shakespeare, ossia una sorta di catalizzatore della verità.
Ambientato durante i disordini politici dell’Inghilterra elisabettiana, Anonymous affronta una questione che per secoli ha affascinato studiosi e brillanti intellettuali quali Mark Twain, Charles Dickens, e Sigmund Freud, e cioè: chi ha realmente scritto tutte le opere che sono state attribuite a William Shakespeare? Gli esperti ne hanno discusso, sono stati scritti numerosi libri sull’argomento e gli studiosi hanno dedicato la loro vita per difendere o sfatare teorie riguardanti la paternità delle opere più famose della letteratura inglese. Anonymous offre una possibile risposta, concentrandosi su un momento in cui gli scandalosi intrighi politici e le illecite storie d’amore alla Corte Reale sono portati alla luce nel luogo più inaspettato: il teatro di Londra.
Anonymous è in programmazione a partire da domani. Non dimenticate la nostra recensione in anteprima.
Dopo l’intervista al regista Roland Emmerich, nel nuovo video che mi mostriamo oggi vengono interpellati anche alcuni membri del cast di Anonymous. Oggetto della breve discussione è, manco a dirlo, l’esistenza o meno di William Shakespeare. In tal senso la tesi del film è piuttosto netta ed univoca, propendendo per il no. Tuttavia pare che Emmerich abbia reso talmente credibile il contesto di questo suo ultimo film, da renderlo insolitamente affascinante. Chissà che in tal senso la nostra recensione in anteprima non contribuisca ad alimentare tale sospetto.
Ambientato durante i disordini politici dell’Inghilterra elisabettiana, Anonymous affronta una questione che per secoli ha affascinato studiosi e brillanti intellettuali quali Mark Twain, Charles Dickens, e Sigmund Freud, e cioè: chi ha realmente scritto tutte le opere che sono state attribuite a William Shakespeare? Gli esperti ne hanno discusso, sono stati scritti numerosi libri sull’argomento e gli studiosi hanno dedicato la loro vita per difendere o sfatare teorie riguardanti la paternità delle opere più famose della letteratura inglese. Anonymous offre una possibile risposta, concentrandosi su un momento in cui gli scandalosi intrighi politici e le illecite storie d’amore alla Corte Reale sono portati alla luce nel luogo più inaspettato: il teatro di Londra.
L’uscita è fissata per questo venerdì, 18 Novembre.

Gino Paoli presidente, e War Horse di Steven Spielberg tra le ‘chicche’ della XVI edizione. Si avvicina sempre più Capri, Hollywood International Film Fest, manifestazione ideata e diretta da Pascal Vicedomini, che si terrà sull’isola campana dal 27 dicembre al 2 gennaio. Aspettando l’ufficialità del programma, il Festival può sbandierare con orgoglio un primo titolo alquanto atteso, ovvero War Horse. Sarà il film di Spielberg ad aprire ufficialmente la manifestazione, martedì 27 dicembre, al Centro Congressi dell’Isola azzurra.
Atteso nei cinema americani 48 ore prima, ovvero il 25 dicembre, il film arriverà nelle sale nostrane il 20 gennaio del 2012. Adattamento (ad opera di Lee Hall - meglio conosciuto per lo script di Billy Elliot - e Richard Curtis) dell’acclamato libro per bambini di Michael Morpurgo del 1982, War Horse ha come protagonisti Jeremy Irvine, Emily Watson, Peter Mullan, David Thewlis, Benedict Cumberbatch, Niels Arestrup, Celine Buckens, Nicolas Bro, David Kross, Leonard Carow, Rainer Bock, Robert Emms e Patrick Kennedy.
Al centro della trama la storia di un giovane ragazzo di nome Albert e del suo amato cavallo Joey. Durante l’inizio della Prima Guerra Mondiale Joey viene venduto dal padre di Albert alla cavalleria inglese e inviato al fronte, iniziando uno straordinario viaggio sullo sfondo della Grande Guerra. Nonostante gli ostacoli che si trova ad affrontare a ogni passo, riesce a entrare in contatto e cambiare la vita di tutti coloro che incontra lungo il suo cammino. Albert, che non riesce a dimenticare il suo amico, lascia la propria casa per dirigersi verso i campi di battaglia in Francia, per ritrovare il proprio cavallo e riportarlo a casa.
Giudicato più che positivamente dalla nostra Simona nella recensione in anteprima che abbiamo già pubblicato su queste pagine, Anonymous si appresta ad invadere le nostre sale. L’uscita avverrà venerdì prossimo, ossia il 18 Novembre. Nell’attesa, vi proponiamo questa video-intervista al regista Roland Emmerich, il quale ha modo di discutere più sulle premesse che sul film in sé. Ce n’è per tutti: attendibilità storica, politica ai giorni e nostri e pure riscaldamento globale.
Tornando al film, questo è ambientato durante i disordini politici dell’Inghilterra elisabettiana, Anonymous affronta una questione che per secoli ha affascinato studiosi e brillanti intellettuali quali Mark Twain, Charles Dickens, e Sigmund Freud, e cioè: chi ha realmente scritto tutte le opere che sono state attribuite a William Shakespeare? Gli esperti ne hanno discusso, sono stati scritti numerosi libri sull’argomento e gli studiosi hanno dedicato la loro vita per difendere o sfatare teorie riguardanti la paternità delle opere più famose della letteratura inglese. Anonymous offre una possibile risposta, concentrandosi su un momento in cui gli scandalosi intrighi politici e le illecite storie d’amore alla Corte Reale sono portati alla luce nel luogo più inaspettato: il teatro di Londra.
Sullo sfondo degli intrighi politici dell’Inghilterra elisabettiana, Anonymous specula su una questione che per secoli ha affascinato studiosi e menti brillanti che vanno da Mark Twain e Charles Dickens a Henry James e Sigmund Freud; e cioè: chi fu l’autore delle commedie, delle tragedie e dei poemi attribuiti a William Shakespeare? Gli esperti ne hanno dibattuto, sul tema sono stati scritti numerosi libri, gli studiosi hanno dedicato la loro vita per proteggere o sfatare teorie che circondano la paternità delle opere più note della letteratura inglese. Anonymous porta sullo schermo una possibile risposta, concentrandosi su un preciso momento storico in cui il nido di vipere che era la Corte Reale, i duelli, le storie d’amore illecite ed i complotti di avidi nobili affamati di potere, furono smascherati e portati alla conoscenza di tutti nel più improbabile dei luoghi: i palcoscenici di Londra.
Messi momentaneamente da parte catastrofi, distruzioni, alieni, lucertoloni ed esplosioni varie, Roland Emmerich ha deciso di cimentarsi con un genere cinematografico che, fino a ieri, nessuno avrebbe creduto potesse essere nelle sue corde: il dramma storico. Il risultato è un sontuoso ed intrigante blockbuster in costume, un mastodontico thriller politico ambientato in un’Inghilterra elisabettiana nebbiosa e crepuscolare, minuziosamente ricostruita e di notevole impatto visivo (la fotografia è di Anna Foerster, i meravigliosi abiti di Lisy Christl; mentre le scenografie di Sebastian T. Krawinkel), al servizio della sceneggiatura di John Orloff (che si prende qualche libertà dal punto di vista strettamente storico, per rendere l’intreccio ancora più appassionante). Come in un gioco di scatole cinesi, sembra di assistere ad una tragedia Shakespeariana, dentro una tragedia Shakespeariana…con Shakespeare come protagonista.
Si tranquillizzino quanti - come chi scrive - tremavano al pensiero dello scempio che Godzilla avrebbe potuto compiere a Stratford upon Avon. Emmerich saprà stupirvi.