James McAvoy ha rinunciato al ruolo per precedenti impegni lavorativi, e Tobey Maguire si è fatto avanti per sostituirlo all’ultimo istante, nel ruolo di protagonista, riuscendo ad incastrare le riprese di The Details prima dell’inizio della lavorazione di Spiderman 4. Si gira a Seattle, durante le prossime settimane, la commedia nera indipendente scritta e diretta da Jacob Estes, rimasto lontano dagli schermi dai tempi di Mean Creek, nel 2004. Mark Gordon produce, in partnership con Bryan Zuriff e Hagai Shaham. Nel cast ci sono Elizabeth Banks, Ray Liotta, Dennis Haysbert, Laura Linney nel ruolo di un’eccentrica vicina ed Anna Friel.
Il giardino sul retro della casa di una giovane coppia alle prese con un matrimonio turbolento, è stato invaso da una colonia di procioni. Dopo l’improvvisa scoperta, i due non riescono a trovare un accordo su come affrontare e risolvere il problema. Questo metterà definitivamente in crisi il rapporto degli sposi e darà l’avvio ad una incredibile serie di eventi.
“Il personaggio di Maguire è quello di un uomo comune, con qualche conflitto morale” ha dichiarato il regista a Variety. “E’ pieno di buone intenzioni, ma finisce per compiere un sacco di errori autodistruttivi“.
Lontano dal paradiso (Far from Heaven, USA, 2002) di Todd Haynes; con Julianne Moore, Dennis Quaid, Dennis Haysbert, James Rebhorn, Patricia Clarkson.
Stasera, 20.40, RaiTre
Perché Lontano dal paradiso è un film di Todd Haynes e non può essere di nessun altro? Innanzitutto una premessa doverosa: il film arriva dopo l’eccentrico Velvet Goldmine, che ripercorre le strade del Glam Rock anni ‘70. I due film vanno a braccetto soprattutto per un semplice motivo: sono costruiti sulla falsariga di altri due film.
Se l’indagine di Velvet Goldmine seguiva la costruzione (e spesso ne citava alcuni movimenti di macchina, alcune soluzioni e alcune scene) di Quarto Potere, Lontano dal paradiso riprende in parte la trama di Secondo amore di Douglas Sirk. Negli anni ‘50, una donna, madre e moglie perfetta, scopre che il marito è “ammalato” di omosessualità; troverà un altro amore tra le braccia del giardiniere, un uomo di colore.
La poetica di Todd Haynes non si ferma alla citazione o alla riproposizione di un modello: in entrambi i casi, non si tratta di lesa maestà o cinefilia fine a sè stessa. Semmai va oltre, e soprattutto in questo caso racconta, con lo stile del mélo di quegli anni, con gli splendidi colori accessi di Sirk e il ritmo avvolgente di un perfetto film anni ‘50, di tematiche improponibili per quel periodo. Ed è ormai ben chiaro cosa ossessiona il regista: in primis il perbenismo di una società malata e il tema dell’omosessualità (spesso repressa). Coraggioso e originale, come il successivo e splendido Io non sono qui.