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La cosa che ultimamente più mi ha stupito di Ennio Morricone è stata quella di scoprire il suo ruolo determinante anche nella stagione d’oro della musica leggera anni 60. In quel periodo (tra il 1961 e il 1966) lavorò per Edoardo Vianello, Luigi Tenco, Gianni Morandi, Rita Pavone, Paul Anka, Mina…. Un’inezia in confronto alla produzione successiva, ma ciò ci fa capire il valore di un compositore che ha sempre avuto il potere di rendere oro tutto ciò che toccava.
Ennio Morricone è nato a Roma il 15 novembre 1928, anche se originario di Arpino (Frosinone). Diplomato al conservatorio di Santa Cecilia, cominciò a comporre musica per film già dal 1955, anche se parallelamente continuava a scrivere musica classica per orchestre da camera. La collaborazione con Sergio Leone ha una genesi molto lontana visto che Ennio e Sergio erano compagni alle scuole elementari. Nel 1964 Morricone scrisse la prima colonna sonora per il regista principe degli spaghetti western: Per un pugno di dollari. A questa collaborazione fecero seguito quelle di Per qualche dollaro in più, Il buono, il brutto, il cattivo, C’era una volta il West, Giù la testa fino a C’era una volta in America (1984).
Oltre a questo sodalizio ve ne furono molti altri fondamentali: quelli con Bernardo Bertolucci, Elio Petri, Marco Bellocchio, Mauro Bolognini, Pier Paolo Pasolini, Giuseppe Tornatore e molti altri… Ma ha collaborato con registi di ogni genere cinematografico: con Dario Argento (L’uccello dalle piume di cristallo), Pedro Almodovar (Legami!), Brian De Palma (Gli intoccabili), Tinto Brass (La chiave), Carlo Verdone (Bianco Rosso e Verdone), La cosa (John Carpenter)…

Mai vista tanta acqua scendere su Roma. Una vera e propria tromba d’aria si è abbattuta ieri sera sul Festival Internazionale del film di Roma, spazzato via da una bufera d’acqua e grandine durata oltre due ore. Cartelloni divelti, sale allagate e disagi a non finire, con la sala esterna, chiamata ’sala Ikea ( e potete immaginare da soli il perchè… ) che ha pericolosamente ballato per tutta la serata, mentre al suo interno due film in concorso facevano la loro ‘attesa’ apparizione al Festival, A Corte do Norte (qui trailer e foto) e Resolution 819 del nostro Giacomo Battiato.
Il primo, diretto dal premiato e amatissimo dai Festival europei João Botelho, si è rivelato un lungo e snervante travaglio, di difficilissima comprensione e sopportazione. A causa di un problema tecnico i primi 10 minuti di film si sono addirittura visti con una fotografia scurissima, che in sala si pensava appartenesse allo ’stile’ voluto cavalcare dal regista stesso. Peccato che la propiezione sia stata invece bruscamente interrotta, per mano di un’imbufalita produttrice, e fatta ricomincare dall’inizio con i colori originali.
Ma al di là dei colori la pellicola si è rivelata un polpettone in costume dal mio personale punto di vista a dir poco insopportabile. Lento, lentissimo, teatrale nella recitazione e nelle scenografia, il film si è visto con estrema fatica fino alla fine, con una trama tanto complessa e mal spiegata da risultare praticamente indigeribile.
A dir poco clamoroso. John Carpenter starebbe lavorando ad un secondo capitolo de La Cosa! A lanciare la bomba LatinoReview, che sottolinea come la ‘nuova’ Cosa sarebbe un prequel, ambientando così la storia poco prima degli eventi raccontati e vissuti con il primo film. I fatti tornerebbero all’inizio degli anni 80, con un’ambientazione che manterrebbe i colori e i toni della pellicola originale, con il probabile ritorno in Alaska. A confermarlo, e a far andare in fibrillazione i fans di Carpenter, il produttore Marc Abraham.
Ricordando l’inarrivabile primo capitolo, lo splendido Kurt Russell e le musiche di Ennio Morricone, voi che ne pensate… entusiasti o infastiditi dall’ennesimo prequel/sequel dell’anno?
C’era una volta in America (1984) di Sergio Leone. Con Robert De Niro, Elizabeth McGovern, James Woods, Treat Williams, Jennifer Connelly, Joe Pesci, Burt Young, Tuesday Weld.
Stasera sabato 9 agosto su Rai3 ore 20.30.
Si chiude stasera il ciclo che Rai3 ha dedicato ad uno dei grandi maestri del cinema nostrano, quel Sergio Leone passato alla storia come colui che forse per primo ha saputo destrutturare il genere western fino a riscriverne il mito. Già prima di mettere mano al suo ultimo western Giù la testa, però, Leone era al lavoro su una storia epica che si occupasse di riscrivere un altro mito stavolta, quello dell’America.
Nasce così, dopo una gestazione che dura più di dieci anni, quello che a mio parere è non solo il capolavoro personale del regista, ma il film più bello che quest’arte abbia mai saputo regalarci. La storia si muove su tre piani temporali, incastrati ed alternati in maniera magistrale, in modo da costruire un affresco vivo ed intenso, dove tutti gli estremi si toccano e convivono non senza lacerazioni: amore ed odio, tenerezza e violenza, speranze e disillusioni, attimi di felicità e momenti di acuto dolore.
Continua a leggere: Cineblog Consiglia: C'era una volta in America
Giù la testa (1971) di Sergio Leone. Con Rod Steiger, James Coburn, Rick Battaglia, Romolo Valli, Maria Monti.
Stasera sabato 2 agosto su Rai3 ore 20.30
Continua la riproposizione (appuntamento fisso delle estati, ormai) delle opere di Sergio Leone su Rai3. Stasera tocca a Giù la testa, un western atipico, esterno ed estraneo alla cosiddetta trilogia del dollaro, ultimo film del genio nostrano prima che la sua mente venisse rapita dal titanico progetto di C’era una volta in America.
Accompagnato da un cast di altissimo livello, in cui non si sente peraltro la mancanza dell’attore feticcio della trilogia precedente Clint Eastwood, Giù la testa è una lunga epopea adrenalinica segnata come non mai dalla polvere da sparo. Pare fosse un film che Leone, già al lavoro sulla sceneggiatura successiva, sia stato costretto a girare per contratto. Poteva risultarne un film accademico e privo di ardore. Ne è venuto fuori un film d’eccezione.
Forse avrete visto il nuovo spot della Fiat con Richard Gere. Lo vedete qui sopra. Forse non ci avete nemmeno pensato ma questa pubblicità ha scatenato un bel putiferio. Nel video si vede infatti l’attore guidare una Lancia Delta da Hollywood al Tibet fino ad arrivare ad un villaggio dove ha un simpatico e tenero incontro con un bimbo.
Apriti cielo. Il governo di Pechino è andato su tutte le furie (sapete no, la lotta tra Cina e Tibet) e sembra che un portavoce della Fiat si sia scusato con la Repubblica Popolare Cinese.
Naturalmente Richard Gere, buddista, ha donato il ricavato in beneficenza. Colonna sonora dello spot a cura di Ennio Morricone.
The Untouchables - Gli intoccabili (The Untouchables, USA, 1987) di Brian De Palma; con Kevin Costner, Sean Connery, Robert De Niro, Andy Garcia, Charles Martin Smith.
Stasera, 21.10, Rete 4
Gli intoccabili sono quattro: Elliot Ness, agente del Ministero del Tesoro americano con una moglie e una bambina (Kostner), un poliziotto ormai avanti con gli anni (Connery), un ragioniere (Smith) e un tiratore provetto italiano (Garcia). I quattro si associano per combattere Al Capone, potentissimo boss mafioso che continua a dettare leggi negli anni in cui in America girava la legge sul Protezionismo.
Cast da urlo per questo gangster movie dalle tinte western, che annovera anche, dopo i già citati protagonisti, anche un grande Bob De Niro nella parte di Al Capone. De Palma dirige con il suo solito stile fatto di inquadrature e movimenti di macchina bellissimi ed originali una storia dura, crudele, che fa patteggiare inevitabilmente lo spettatore per chi sta dalla parte del bene, grazie anche ad alcune sequenze magistrali che rimangono in testa: una su tutte quella in cui scoppia la bomba al bar verso l’inizio del film, quando la bambina vuole riportare la borsa al “signore che se l’è dimenticata”…
Il ritmo è serrato, avvincente, sempre teso e con picchi altissimi di adrenalina. De Palma continua a farci venire il cardiopalma con un’altra scena da imparare a memoria: quella alla stazione, fatta tutta al rallenti, in cui tutto deve funzionare come una macchina ad ingranaggio, ogni cosa fuori posto potrebbe segnare la fine della battaglia… Ennio Morricone firma la stupenda colonna sonora di un film fatto di persone che, per la vita, muoiono.
Per un pugno di dollari (Italia/1964)
Un film di Sergio Leone.
Con Clint Eastwood, Gian Maria Volonté, Marianne Koch
Stasera 15 novembre alle 21:00 su Rai3
Un pistolero arriva su un mulo in un paese polveroso, San Miguel, che sembra disabitato. Un poncho, un cappello e una sigaretta: Clint Eastwood entra in scena. Osserva qualcosa di molto strano: un bambino vorrebbe andare da sua madre, ma questo non è possibile, la donna, bellissima, sembra essere prigioniera.
Il paese ha qualcosa di funesto, il becchino costruisce le bare, sapendo che presto saranno utilizzate; c’è una guerra senza quartiere tra due famiglie più potenti . Il pistolero sembra allearsi con una delle famiglie, ma non è poi così chiaro il suo gioco: «i BaxTer da una parte, i Rojo dall’altra, e io nel mezzo» dice.
Apprende che Ramon Rojo, il più malvagio, non è in paese. L’uomo inoltre, interpretato da uno strepitoso Gian Maria Volontè, ha rapito Marisol, la mamma del bimbo che si è visto all’inizio del film, e ne ha fatto la sua donna.
Continua a leggere: Cineblog Consiglia: Per un pugno di dollari
Juno doveva essere e Juno è stato!
Amato sia dal sottoscritto, che l’aveva pronosticato come vincitore finale, che da Agata, Juno ha sbaragliato la concorrenza trionfando alla seconda Festa del cinema di Roma.
Divertente, ironico, irriverente, portato avanti da una strepitosa sceneggiatura, in odore di Oscar, e da una fantastica protagonista, Ellen Page, che a mio personale avviso avrebbe meritato anche il Marc’Aurelio per la migliore interpretazione femminile, Juno vince assolutamente meritatamente questa edizione della Festa, acclamato da critica e pubblico in egual misura.
Seguirà le orme di Little Miss Sunshine ai prossimi Oscar, son pronto ad accettare scommesse.
E per tutti quelli che hanno sbertucciato la Festa, etichettando come “scarsi” i film presentati, proprio Juno e il pazzesco Into The Wild, vincitore nella sezione Premiere e mio prossimo favoritissimo agli Oscar, son li a smentirli categoricamente.
Una premiazione, quella presentata da Vincenzo Mollica e Martina Colombari nella splendida Sala Santa Cecilia dell’Auditorium, durata un’infinità, ben 3 ore, iniziata con un magnifico concerto del Maestro Ennio Morricone, acclamato e osannato con oltre 10 minuti di applausi.
Curiosi di sapere gli altri vincitori ed il seguito della premiazione? Cliccate su continua…
Il nostro lettore assiduo Battista ci manda un pezzo su Ennio Morricone che qui amiamo tanto tanto. Ecco:
Non si è ancora spenta l’eco della consegna a Los Angeles dell’Oscar alla Carriera ad Ennio Morricone: dalla fatidica Notte degli Oscar è stato in tutto il mondo un susseguirsi di omaggi al compositore romano, le cui musiche per il cinema (oltre 450 colonne sonore) sono tra le più amate e popolari. Sarà il maestro dunque, a chiudere la Festa del Cinema con un concerto in cui dirigerà l’Orchestra e il Coro dell’Accademia Nazionale di Sante Cecilia (sabato ore 11.30). Quattro suite (Per le antiche scale, Bugsy, H2S, La città della gioia, Nostrome, Sicilo e altri frammenti e poi musiche da Mission) per un viaggio attraverso alcune della più celebri colonne sonore per il cinema.
“Sono orgoglioso di chiudere con un mio concerto la Festa del Cinema – ha detto il compositore - Sono romano, abito a Roma e la città, che ha da sempre una tradizione legata al cinema, ha un diritto legittimo di fare una sua festa”. Durante la conferenza stampa di presentazione del concerto finale, Ennio Moricone si è lasciato andare a ricordi e aneddoti del passato , dall’amico Gillo Pontecorvo alla stima, profonda e ricambiata, per Riccardo Muti, da Roland Joffè(regista di Mission) alle confidenze del maestro Petrassi, di cui fu allievo, passando per l’incontro con Joan Baez e le collaborazioni con Sergio Leone. (con cui ha ottenuto i maggiori successi commerciali grazie anche al rapporto di stima reciproca e la condivisione delle scelte musicali)…
Continua a leggere: Roma Film Fest: Commozione e gioia per il premio Oscar Ennio Morricone