
Su queste pagine abbiamo avuto ampiamente modo di discutere riguardo all’ultima fatica del regista Ermanno Olmi, Il villaggio di cartone. Dapprima con un interessante approfondimento di Italo Moscati, poi con una recensione altrettanto stimolante di Gabriele. Vogliano scusarmi, quindi, quei lettori che preferirebbero non si tornasse sull’argomento. Purtroppo, a mio avviso, è necessario. Bisogna tornarci perché, nel marasma di critiche e peana assimilati durante la post-proiezione del film, pare che certe affermazioni del neo-ottantenne maestro siano sfuggite ai più.
Parole che ci aiutano senza dubbio alcuno ad inquadrare meglio l’opera di Olmi, e che forse danno una mezza spiegazione relativamente al perché i “buoni propositi” di questo suo ultimo film siano stati vanificati da alcuni passaggi poco chiari. Italo ha parlato di un “motore che si inceppa”, mentre Gabriele parla di un lavoro “soffocato dalle metafore”. Insomma, qualora non si fosse capito, mi servirò anche degli occhi dei miei due colleghi, giusto per sopperire ad una mancata visione alla quale intendo porre rimedio quanto prima. Ma non è di una contro-recensione che m’interessa trattare. Non a caso ho rinviato ad alcune dichiarazioni di Olmi, che, a parere di chi scrive, colmano quel gap tra le premesse e la realizzazione.
Il villaggio di cartone, seppur non esplicitamente, prosegue un discorso che nella mappa concettuale del regista è piuttosto chiaro. Una posizione, la sua, ampiamente e forse più efficacemente esposta in Centochiodi, altro suo film del 2007. L’intento, dichiarato o meno, è quello di mostrare un cristianesimo così per come, a parere di Olmi, dovrebbe essere. Un discorso che trascende la Fede, e che si situa nul campo dell’ideologia - come sottolinea lo stesso regista. Le sue considerazioni sul film appena proiettato a Venezia sono tutto un ricorso al termine simbolo, simbolismo, simbologia e ogni altra cosa che a tali definizioni rimanda.
Sotto gli occhi del Prete, la sua chiesa viene semi-distrutta. Una notte arrivano delle persone. Sono decine e decine, una moltitudine: clandestini in fuga che si rifugiano all’interno della chiesa e cominciano a rifugiarsi. Ma restano clandestini, e prima o poi chi deve far rispettare la legge li troverà: ci sarà qualcuno disposto ad aiutarli?
80 compiuti da poco, il 24 luglio, tanti quanti circa i suoi lavori, tra lungometraggi, corti, documentari, lavori per la tv. Una Palma d’Oro per il capolavoro L’albero degli zoccoli, “qualche” David di Donatello, un Pardo d’Onore, un Leone d’Argento per Lunga vita alla signora! e un Leone d’Oro per La leggenda del santo bevitore. Si sente vecchio per il concorso, Ermanno Olmi, e quindi ha rinunciato a concorrere, lasciando lo spazio ai più giovani: il premio maggiore al Lido lo ha già vinto. E tre anni fa Müller gli ha consegnato anche il Leone d’Oro alla carriera.
Nel 2007 con Centochiodi, discussa parabola umanista in cui un professore di storia delle religioni abbandona tutto per rifugiarsi sulle rive del Po, Olmi annunciava di volersi ritirare definitivamente dalla fiction per dedicarsi soltanto al documentario. Quindi, perché Il villaggio di cartone? Molto più “scontato” di quel che si può credere: per due mesi il regista si è trovato immobilizzato a letto per colpa di una caduta, e per non “andar fuori di testa” ha pensato ad un film, cosa naturale per un autore. Chi cercava chissà quali risposte intellettuali e complesse si è ritrovato davanti Olmi e la sua disarmante semplicità.
Giornata stranamente tranquilla quella di oggi qui al Lido, dopo una settimana davvero fitta di appuntamenti, eventi speciali e red carpet popolati da grandi star. Ermanno Olmi ha presentato questa sera Il Villaggio di Cartone. In passerella accanto a lui Michael Lonsdale e Rutger Hauer. Sara Gadon, Sarah Bolger, Valerie Tian e l’autrice del romanzo, Rachel Klein, hanno portato al Festival The Moth Diaries, della regista Mary Harron; mentre dall’oriente sono sono arrivati Sion Sono ed il cast di Himizu. Nel pomeriggio è stato proiettato in concorso Wuthering Heights di Andrea Arnold; e gli italianissimi Claudia Pandolfi, Filippo Timi e Thomas Trabacchi sono sbarcati sull’isola con Cristina Comencini.Quando la Notte, in competizione, debutterà domani sera.
Cliccate sul link qui sotto per vedere le foto. A domani con nuove immagini!
E’ nella sezione Fuori Concorso il film drammatico Il Villaggio di Cartone di Ermanno Olmi con Michael Lonsdale, Rutger Hauer, Massimo De Francovich, Alessandro Haber, John Geroson, El Hadji Ibrahima Faye, Samuels Leon Delroy, Irma Pino Viney, Fatima Alì. Vi copio la trama ufficiale:
Come un mucchio di stracci buttato là, sui gradini dell’altare. È il vecchio Prete, per tanti anni parroco in quella chiesa che ora non serve più e viene dismessa. Gli operai staccano dalle pareti i quadri dei santi e gli oggetti sacri più preziosi. Un lungo braccio meccanico stacca il grande Crocefisso a grandezza d’uomo appeso alla cuspide per calarlo a terra come uno sconfitto. È inutile opporsi: nulla potrà fermare il corso degli eventi che l’incalzare delle nuove realtà impone alla storia. Tuttavia, di fronte allo scempio della sua chiesa, il Prete avverte l’insorgere di una percezione nuova che lo sostiene. Gli pare che solo ora quei muri messi a nudo rivelino una sacralità che prima non appariva. Da questo momento di sconforto avrà inizio una resurrezione in spirito nuovo della missione sacerdotale. Non più la chiesa delle cerimonie liturgiche, degli altari dorati, bensì la Casa di Dio dove trovano rifugio e conforto i miseri e i derelitti. Saranno costoro i veri ornamenti del Tempio di Dio. E pure la vita del vecchio Prete troverà nuove vie della carità, della fratellanza e persino del coraggio di compiere quegli atti d’amore che chiedono anche il sacrificio estremo, quale alto significato della consacrazione sacerdotale. Ha inizio un tempo in cui il mondo ha bisogno di uomini nuovi e giusti per smascherare l’ambiguità delle parole con l’oggettività degli atti.
Il Villaggio di Cartone sarà nelle sale italiane dal 7 ottobre 2011. Qui sopra il trailer, nella galleria trovate foto e locandina.
Il villaggio di cartone - foto e trailer del nuovo film di Ermanno Olmi





Mister in Clergyman è Marco Muller, direttore della Mostra Cinematografica di Venezia, come sappiamo: basta guardarlo se l’abito fa il monaco, Marco con giacche chiuse fino al collo e quasi sempre di colore nero fa il direttore dalle buone intenzioni. Cosa ha combinato in questi penultimissimi giorni della competizione e del glamour, entrambi sommessi?
Ad esempio ha avuto l’idea di mettere insieme, in una stessa giornata, il film di Ermanno Olmi Il villaggio di cartone, fuori concorso; e Cime tempestose, tratto liberamente dal romanzo della Bronte, di Andrea Arnold, in concorso. Sono lavori diversi, diversissimi, con tempi e modi di ripresa molto distanti tra loro. Ma il reverendo Muller che si barcamena fra le tante religioni con cui deve trattare (credo che sia anche un pizzico buddista) ha scelto la via di un ecumenismo indiretto.
Nel “Villaggio di cartone” ritroviamo un Olmi particolarmente meditativo, impegnato nel raccontare una storia fatta di storie dentro una chiesa in una landa non precisata ma vicina alla sua terra lombarda, leghista e non proprio tenera con gli immigrati. Non starò certo a specificare per dettaglio la trama. Mi basterà dire che in una chiesa dismessa resta con ostinazione il vecchio parroco che, una notte, aprirà si fa per dire la porta a un gruppo di immigrati africani (la porta l’avrebbero comunque forzata) che improvvisano un piccolo accampamento con tende che paiono ricordare la capanna di Betlemme.
Continua a leggere: Venezia 2011: l'uomo in Clergyman vuole aiutarci a pensare e a pentirsi

Il breve articolo di approfondimento che vi proponiamo di seguito, redatto dal nostro Italo Moscati, solleva questioni che in uno spazio come il nostro si possono solo sfiorare. Tutto verte sul cinema nostrano, ed in particolar modo sui margini che questo ha di miglioramento. Si badi bene che la questione non riguarda solo chi il cinema lo vive “dal di dentro” (essenzialmente, perché “ci campa”), bensì tutti coloro i quali sarebbero tentati a farne parte - a dispetto dell’evidente scoraggiamento che imperversa un po’ da dovunque - nonché coloro che “semplicemente” ne hanno a cuore le sorti.
D’altro canto la salute di un settore come questo, come quella di tanti altri settori, dipende proprio dallo stato in cui versano certe dinamiche, che definire “interne” oramai ha poco senso. Nello scritto ci si domanda in che modo si potrebbe avere il coraggio di intraprendere questo grande sogno che orbita attorno al grande schermo, prendendo spunto da quanto ultimamente dichiarato dal regista Ermanno Olmi riguardo ai tagli alle sovvenzioni per il cinema.
Uno spunto interessante, volutamente ed inevitabilmente non esaustivo, ma che tocca a nostro modo di vedere i tasti giusti. Nel nostro piccolo, non manchiamo di sederci accanto ad Italo, orecchie tese all’ascolto, in attesa che qualcuno ci illumini senza vane elucubrazioni di alcun tipo. Suvvia, però… senza troppi patemi d’animo, dato che certi appunti del maestro Olmi appaiono tutt’altro che insensati. L’articolo lo trovate dopo il salto.
Continua a leggere: Ci siamo, quasi: il 31 agosto il via al Festival di Venezia - che dirà Olmi?
A Cannes ormai iniziato, e mentre si litiga ancora tra Lido e Roma, Venezia ha iniziato a fare il suo lavoro anche nel campo della selezione dei film italiani. Come avevamo previsto, la 68. Mostra del cinema di Venezia vorrebbe avere in programma l’ultima fatica di Ermanno Olmi, ovvero Il villaggio di cartone. Lo ha annunciato il regista stesso all’Accademia dei Lincei di Roma. Queste le sue parole:
A Venezia vorrebbero il mio nuovo film, Il villaggio di cartone, ma deciderò solo quando lo vedrò finito. Comunque se andasse al Festival non sarà in concorso, alla mia età cosa volete che mi metta a correre.
La possibilità però di un eventuale fuori concorso pare nasca anche da altre convinzioni di Olmi, riguardanti il panorama generale odierno dei festival cinematografici. Secondo l’autore de L’albero degli zoccoli bisogna rivedere la loro formula, perché sono troppo spesso sovrastati dal concorso, che resta poi elitario. Al di là di ciò, Il villaggio di cartone (con Michael Lonsdale, Rutger Hauer, Massimo De Francovich e Alessandro Haber), che racconta le ondate migratorie degli ultimi decenni, si avvicina sempre di più al Lido.

Agosto è ancora lontano ma il Festival del Cinema di Locarno è già in pieno fermento, pronto per l’edizione 2010. Ecco quindi che dalle sponde svizzere del Lago Maggiore iniziano a pervenire le prime notizie su quello che si vedrà attorno alla Piazza Grande.
La notizia di oggi riguarda il premio alla carriera, il Pardo d’onore Swisscom che per la 63ma edizione del Festival sarà attribuito al regista svizzero Alain Tanner. Un premio meritato e che rimane in patria.
Nato a Ginevra nel 1929, Alain Tanner realizza il suo primo lungometraggio per il cinema nel 1969, Charles mort ou vif, premiato con il Pardo d’oro al Festival di Locarno. Due anni dopo, La salamandra (1971) è visto nella sola Parigi da 200mila spettatori. Alain Tanner emerge come uno dei principali esponenti del «nuovo cinema svizzero» portando una ventata di giovinezza e di libertà ben oltre le frontiere nazionali.
Oltre a numerosi documentari per la televisione e per il cinema, Alain Tanner ha firmato 19 lungometraggi di finzione, selezionati dai più importanti festival internazionali, tra cui Jonas che avrà vent’anni nel 2000 (1976), Dans la ville blanche (1983), Gli anni luce (1981, Grand Prix speciale della Giuria a Cannes), Une flamme dans mon cœur (1987), Fourbi (1996), e infine Paul s’en va (2004), film che segna il suo addio al mondo del cinema.
Continua a leggere: Locarno 2010 - Pardo d'onore ad Alain Tanner

Ermanno Olmi, Gabriele Salvatores e Paolo Sorrentino, dopo essere stati autori in prima persona dei tre cortometraggi dello scorso anno (li potete vedere qui), presentano i corti di tre giovani registi di talento. Una trilogia che continua e arricchisce il percorso di Per Fiducia, il progetto cinematografico nato in collaborazione con Intesa Sanpaolo con l’intento di raccontare le forze positive e vitali che animano il nostro Paese.
A firmare i tre cortometraggi sono gli emergenti Massimiliano Camaiti (nomination David di Donatello 2007 per il corto Armando), Alessandro Celli (David di Donatello 2008 per il corto Uova) e Pippo Mezzapesa (David di Donatello 2004 per il corto Zinanà). Nei cast figurano interpreti di spicco come Elio Germano, Piera Degli Esposti, Marco Giallini, Philippe Leroy, Irene Ferri e Cosimo Cinieri.
I tre nuovi cortometraggi, L’Ape e il Vento (Camaiti), La Pagella (Celli) e L’Altra Metà (Mezzapesa), sono visibili sul sito ufficiale dell’iniziativa www.perfiducia.com
Bisogna stare molto attenti quando si parla del cinema italiano, soprattutto se si torna sempre e soltanto alla questione dei finanziamenti, a cui tutti sono molto interessati, dai produttori, ai registi, agli attori e persino ai critici. Se continuerà a valere l’equazione sovvenzioni (finanziamenti) e produzione, escludendo almeno di fatto la necessità di costruire un mercato degno di questo nome, non si farà molta strada.
E’ un vicolo cieco. Lo sanno tutti. Anche i difensori alla cieca delle sovvenzioni. Ma andiamo al Festival di Roma, che comincerà il 15 ottobre. Tra le altre cose interessanti, si segnala per la presenza di Ermanno Olmi, un regista che ha fatto spesso da sé, fin dal debutto, cercando e trovando chi gli “pagava” i suoi film a basso costo e ad alta qualità artistica.
Da qui a prendere le sue esperienze come esemplari ce ne corre. Pochi sono stati, e sono, come lui. Pochi hanno il suo rigore e il rispetto di se stesso e del pubblico a cui intende rivolgersi. Non che tutti i suoi film siano riusciti, ci mancherebbe, ma non c’è dubbio che si contano sulle dita i registi che si comportano con uguale sapienza di movimenti e intelligenza nel trovare che gli “serviva”, i quali evidentemente cercavano allo stesso modo un regista-autore che “servisse” come lui.
Continua a leggere: Festival del cinema di Roma: Rupi del Vino e delle Pellicole