
Alla fine la sorpresa non c’è stata. Il tanto atteso annuncio di Nine alla 4° edizione del Festival Internazionale del film di Roma (Vincenzo Mollica al Tg1 lo dette per certo da Cannes) è rimasto un sogno, per un Festival che tira comunque fuori le unghie e digrigna i denti. 18 i film italiani nelle varie sezioni, 3 in concorso, Alza la Testa, Viola di Mare e L’uomo che Verrà, 2 fuori concorso, Oggi Sposi e Christine Cristina, esordio alla regia di Stefania Sandrelli, ed uno nella sezione Alice nella Città, Marpiccolo di Alessandro di Robilant. Un Festival che parlerà femminile, visto che ad aprirlo, il 15 ottobre prossimo, ci sarà Magherita Buy, in una giornata interamente dedicata al cinema italiano, mentre a chiuderlo arriverà la divina Meryl Streep, premiata con il Marc’Aurelio d’Oro e una rassegna, composta da 14 titoli, a lei interamente dedicata, con anteprima italiana di Julie & Julia.
14 i film in concorso, con Jason Raitman, atteso dopo il trionfo di Juno di 2 edizioni fa, con Up in the Air, film che porterà sul red carpet capitolino George Clooney. Sempre in concorso troveremo The Last Station di Michael Hoffman, con Helen Mirren, Christopher Plummer e James McAvoy, Vision di Margarethe Von Trotta, Brotherhood, film che statene certi darà vita ad un mare di polemiche, parlando di omosessualità e nazismo, lo spagnolo After, il cinese Quingian di Geng Jun, il francese Les Regrets di Cédric Kahn, i 3 titoli italiani prima enunciati e Triage del Premio Oscar Danis Tanovìc, con Colin Farrell protagonista, che aprirà ufficialmente il Festival.
8 invece i titoli fuori concorso/anteprima, quindi sempre nella selezione ufficiale, con A Seriuos Man dei fratelli Coen (che hanno detto no al concorso) su tutti, seguiti da il kolossal The Warrior And The Wolf di Lang Zai Ji, Io Don Govanni di Carlos Saura e The City of Your Final Destination, anteprima mondiale targata James Ivory, con Anthony Hopkins e Laura Linney protagonisti. Sempre sugli scudi la sezione Alice nella Città, che porterà sul red carpet romano un’anteprima di New Moon, Astro Boy e Hachiko: A Dog’s Story, con Richard Gere pronto ad incontrare il pubblico in uno degli incontri “a tu per tu” che ormai sono diventati un marchio di fabbrica della Festa del cinema di Roma. A dir poco imperdibile poi, l’omaggio che il Festival proporrà ad Heath Ledger, con l’anteprima nazionale di Parnassus, con Terry Gilliam nella capitale, e soprattutto la proiezione dei film inediti come regista dello stesso Ledger, mai proiettati prima d’ora.
Il post si sarebbe potuto intitolare “Aspettando Venezia 66″. Sono infatti ancora poche, a meno di tre mesi dall’inizio della prossima edizione della Mostra del Cinema, le notizie sui film in cartellone. A parte il Leone d’Oro alla Pixar con tutte le proiezioni per festeggiare la casa di Up (la prima italiana sarà ovviamente proprio al Lido), una discussa proiezione speciale di Katyn e qualcosa sulle retrospettive, non si conosce ancora oggi neanche il titolo del film d’apertura.
Sarà forse per il presunto, serrato “ballottaggio” tra The Human Factor di Eastwood o The Tree of Life di Malick? Oppure c’è un terzo incomodo che avrà l’onore di aprire un’edizione decisamente attesa, dopo una Venezia 65 da molti criticata e una Cannes dal cartellone invidiabile? Di nuovi rumor non ne sono praticamente arrivati (se non la presenza quasi certa di Abel Ferrara), e allora ecco che continuiamo ad aspettare. E in attesa vi proponiamo per la prima volta su Cineblog la sigla che Ermanno Olmi ha ideato e diretto per la Mostra.
Andata a sostituire i colori e le musiche “messicaneggianti” della sigla delle precedenti edizioni, la sigla di Olmi è un omaggio all’evoluzione della storia del cinema. Sulla falsariga del mitico L’arroseur arrosé dei Lumière, il regista ripercorre i diversi formati dal 4:3 al panoramico, viaggia dal muto al sonoro, e dal bianco e nero al colore. Un viaggio dall’origine al digitale, insomma. Molti, tuttavia, non sono rimasti molto soddisfatti della sigla. Chissà se rimarrà per Venezia 66…
Terra madre di Ermanno Olmi con il contributo di Franco Piavoli.
Ermanno Olmi aveva promesso che dopo Centochiodi avrebbe abbandonato il cinema di fiction per tornare all’antica passione del documentario e, tralasciando il cortometraggio Il premio, con Terra Madre mantiene fede alla promessa fatta sebbene come abbia dichiarato lo stesso regista questo film non dovrebbe essere considerato un lavoro di Ermanno Olmi, ma piuttosto “a cura di”.
Lo spunto da cui nasce questo progetto è l’omonimo progetto concepito dall’associazione Slow Food, frutto del suo percorso di crescita e che oggi ha il suo fulcro nella convinzione che “mangiare è un atto agricolo e produrre è un atto gastronomico”. Una convention nel 2006 ha portato oltre 4000 rappresentanti di minoranze etniche e culturali a Torino per confrontarsi su tematiche riguardanti l’agricoltura, l’alimentazione e la produzione sostenibile.
Olmi non si limita a documentare questo momento di incontro e di scambio, ma giustappone frammenti e sequenze eterogenee sul tema della consapevolezza ambientale e del rapporto tra uomo e natura. Le interviste e gli interventi degli ospiti di Terra Madre sono intervallati da brani estratti da programmi televisivi come Superquark in cui si racconta la creazione di una banca mondiale di semi, realizzata nel cuore di una montagna in Norvegia, oppure l’esperienza di alcune scuole americane in cui ai ragazzini viene affidata la cura di un orto per imparare ad avere un rapporto più diretto con la terra.
Il documentario si apre con la lettura di un brano tratto da Le Georgiche del poeta Virgilio e si conclude con una lunga sequenza, L’orto di Flora, filmata da Franco Piavoli che con il tocco leggero e poetico (molto vicino al suo capolavoro Il pianeta azzurro) racconta per immagini il lavoro di un uomo nel suo orto in un pittoresco angolo di campagna sulle sponde dell’Adige.
Continua a leggere: Terra Madre - La recensione in anteprima
Terra Madre è il nuovo film di Ermanno Olmi, interpretato da Ampello Bucci, Maurizio Gelati, Carlo Petrini, Pier Paolo Poggio, Marco Rizzone, Aldo Schiavone, Vandana Shiva, Angelo Vescovi.
Terra Madre, nelle sale dall’8 maggio, è un documentario sul cibo. Olmi si pone alcune domande che coinvolgono la politica, l’economia, l’ecologia e la nostra stessa Terra. Così ha dichiarato lo stesso regista:
“Il primo appunto che Carlo Petrini mi ha inviato è del 1° luglio 2006. E dice: “questo sarà un film politico e preveggente per far conoscere a tutti coloro che ancora non sanno, quegli esempi positivi che le Comunità dei contadini di tutto il mondo e i Presidi Slow Food mostreranno nel corso del grande raduno Terra Madre 2006 a Torino. E io, naturalmente, ero fra coloro del nostro tempo che non conoscevano la solidale unione di intenti testimoniati in questo raduno mondiale fra tutte le Genti contadine.
Continua a leggere: Terra Madre: trailer italiano e locandina del film di Ermanno Olmi
Stella è il terzo cortometraggio prodotto per il progetto Perfiducia, e porta la firma alla regia di Gabriele Salvatores. La storia, ambientata in parte negli anni ‘80 e in parte al giorno d’oggi, racconta la fiducia che può nasce tra due donne grazie alla solidarietà e alla comprensione, ma con una sorpresa.
I vostri commenti hanno chiaramente dimostrato quanto abbiate apprezzato il lavoro di Paolo Sorrentino, mentre non vi è decisamente piaciuto quello di Ermanno Olmi. Ora non vi resta che farci sapere cosa pensiate di questo ultimo lavoro, firmato dal premio Oscar di Mediterraneo!
Dopo aver visto il corto di Ermanno Olmi prodotto per il progetto PerFiducia e aver capito dai vostri commenti che non vi è proprio piaciuto, ora vi propongo il secondo cortometraggio prodotto nello stesso ambito, La partita lenta e questa volta alla regia c’è Paolo Sorrentino, autore de Il divo, L’amico di famiglia e il bellissimo Le conseguenze dell’amore.
In attesa di vedere anche il corto firmato da Gabriele Salvatores, vi invito a scrivere nei commenti le vostre considerazioni sul corto, o anche solo se vi è piaciuto!
Ermanno Olmi aveva promesso che con i CentoChiodi avrebbe abbandonato il cinema di fiction, ma è tornato dietro la macchina da presa per realizzare il corto Il Premio, con cui ha voluto filmare la storia vera di due studentesse che hanno vinto un premio per un progetto utile e innovativo. La fiducia in se stesse le aiuterà nella finzione e nella vita a credere al loro futuro.
Olmi, insieme a Paolo Sorrentino e a Gabriele Salvatores hanno infatti aderito al progetto PerFiducia, promosso da Intesa Sanpaolo, che vede coinvolti tre grandi registi per la realizzazione di tre cortometraggi incentrati sul valore della fiducia.
In versione integrale, ecco a voi Il premio, un piccolo lavoro per uno dei grandi del cinema italiano.
La nuova richiesta per la rubrica Il CercaFilm arriva niente meno che da Londra. A scriverci è Marta che ci legge dalla capitale inglese e spera possiamo aiutarla a ritrovare un titolo che, a quanto ci scrive, la sta facendo impazzire. Ecco gli indizi che ci può fornire:
Il film in questione è stato girato in bianco e nero ed e’ stato trasmesso qui in Inghilterra negli anni 50 con i sottotitoli. L’ unica scena che ricordo è di una fila interminabile di ragazze su delle scale che aspettano di poter avere un colloquio per un unico posto di lavoro. Ad un certo punto le scale cedono provocando morti e feriti tra le candidate! Ecco io la scena me la ricordo vagamente ma il titolo del film proprio no.
Una scena abbastanza significativa dire, così su due piedi potrei azzardare che il film può essere una via di mezzo tra Il Posto di Ermanno Olmi e Bellissima di Luchino Visconti, ma il titolo ovviamente non è fra questi. Vi viene in mente qualcosa? Un suggerimento, il film è ispirato a un fatto di cronaca realmente accaduto…

Fra una settimana esatta aprirà i battenti la 59a edizione del Festival di Berlino e tutti i riflettori saranno puntati sui celebri cineasti e sulle stars che sfileranno sul tappeto rosso di Potsdamer Platz. Oltre ai titoli che già avevamo elencato prima delle feste natalizie, le sezioni della kermesse si sono arricchite di alcune pellicole molto interessanti.
Si contenderanno, fra gli altri, la vittoria: Cheri di Stephen Frears, con Michelle Pfeiffer, Kathy Bates e Rupert Friend; Happy Tears, di Mitchell Lichtenstein, con Demi Moore, Parker Posey ed Ellen Barkin; My one and Only, diretto da Richard Loncraine, con Renée Zellweger e Kevin Bacon. Fuori concorso si vedranno anche: Eden à l’Ouest, di Costa-Gravas, con il nostro Riccardo Scamarcio e Juliane Koler; oltre al già molto chiacchierato Notorious, biopic dedicato al rapper Notorious B.I.G. per la regia di George Tillman Jr., con Angela Bassett ed Anthony Mackie.
Sfiziosa anche la sezione Berlinale Special, che propone titoli quali: An Education (applauditissimo una decina di giorni fa al Sundance film Festival), di Lone Scherfig, con Carey Mulligan, Peter Sarsgaard, Dominic Cooper ed Alfred Molina; Adam Resurrected, con Jeff Goldblum, Willem Dafoe, Derek Jacobi; Bellamy di Claude Chabrol, con Gerard Depardieu; Terra Madre, di Ermanno Olmi; ed il documentario musicale It might get loud di Davis Guggenhein, con The Edge, Jimmy Page, Jack White.
Passerella ventosa quella di questa sera, con sfilata sul red carpet della bellissima Evan Rachel Wood e di Mickey Rourke, protagonisti di The Wrestler di Darren Aronofsky. Gli anni di 9 settimane e mezzo sono lontanissimi, ed il tempo non è stato clemente con Rourke. Dopo il salto lo potete vedete in versione ‘by day’ e ‘by night’ (da notare, in modo particolare, le scarpe!). Presentato questa sera anche Il seme della discordia, di Pappi Corsicato (l’ultimo dei quattro film italiani in concorso) con Caterina Murino, Alessandro Gassman, Isabella Ferrari, Martina Stella e Michele Venitucci.
Oggi è stato, inoltre, il giorno della consegna del Leone d’Oro ad Ermanno Olmi, che ha ricevuto il premio dalle mani di Adriano Celentano ma non ha potuto sfilare per il consueto photo-call a causa della manifestazione di CGL, CISL e UIL che oggi pomeriggio ha paralizzato mezzo Lido. I 21 giovani giurati di Agis Scuola per il Cinema hanno invece consegnato il Leoncino d’Oro a Il papà di Giovanna, di Pupi Avati; mentre la Segnalazione Cinema for Unicef è stata assegnata a Teza di Haile Gerima. Continuando a parlare di premi, Luca Argentero ha ritirato il Premio Guglielmo Biraghi 2008, mentre Cristiana Capotondi, come già detto, ha ricevuto il premio L’Oreal Paris per il cinema.
E mentre qualcuno comincia a fare le valigie per tornare verso casa, come Agnès Varda, questa 65esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia volge al termine. Ci rallegra però il sorriso sornione di Stefano Disegni, che in queste ultime due settimane ha allietato le nostre giornate con la sua graffiante striscia a fumetti quotidiana.
Cartoline da Venezia 65: Evan Rachel Wood e Mickey Rourke, Beauty and the Beast
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