Visage di Tsai Ming Liang sarà il primo film dell’ultima giornata del concorso internazionale di Cannes 2009. Il nuovo film del regista della Seconda New Wave cinese, ma sempre più cosmopolita, vede come protagonista Fanny Artand.
Il film ha una genesi quanto mai singolare, essendo richiesto dal celebre museo parigino Louvre. Lo stesso Ming Liang ha dichiarato che per questo film si è ispirato tanto alla dottrina buddiste quanto allo spirito libertario occidentale, in modo da far collidere due mondo diversi e simili allo stesso tempo.
Nel cast, oltre a Fanny Artand (che vediamo protagonista di una scena ripresa dalle telecamere di Arté, dopo il continua), ci saranno Laetitia Casta, Jean-Pierre Léaud, Fanny Ardant e il suo attore feticcio Lee Kang-sheng. Scenografia ovvia il museo del Louvre.
Oggi ha presentato a Cannes il suo primo film da regista Fanny Ardant. Cendres et sang racconta la storia di una donna - interpretata da una delle più note attrici israeliane, Ronit Elkabetz, - Judith, che alleva da sola a Marsiglia i suoi tre figli, visto che il padre è stato assassinato. Molto tempo dopo decide di ritornare al suo paese di origine. Ma la riunione di famiglia, in occasione di un matrimonio finisce per riportare a galla vecchi rancori.
Il film è tratto da un romanzo di Ismail Kadare, e molti dei personaggi principali sopportano una menomazione, perché - dice la Ardant - ”la storia delle violenze è scritta nelle cicatrici visibili ed invisibili, e raccontando la storia di questa famiglia ho voluto parlare dei segni che può lasciare la violenza, il terrore importo ad altri esseri umani, l’umiliazione”.
Non mi stupisce che i commenti, sui blog francesi, di chi ha visto il film non siano entusiastici - per usare un eufemismo. Dopo il salto troverete un’altra clip tratta dal film.
In Italia non abbiamo avuto l’opportunità di vedere il bellissimo Hey Yanquan (I don’t want to sleep alone), la penultima fatica di Tsai Ming-liang in concorso a Venezia nel 2006. E così c’è anche il rischio che questo Face non venga più calcolato: per gli ammiratori di Tsai sarà sempre più complicato riuscire a vedere i nuovi lavori del regista, a meno di andare a festival (anche lontani) o con i soliti “stratagemmi”.
Concentriamoci comunque su Face, titolo internazionale di Visages, che riporterà il regista taiwanese al Festival di Cannes, dopo la vittoria della Palma d’Oro con uno dei suoi titoli più celebri e amati (The Hole) nel 1998 e la partecipazione al concorso nel 2001 con un altro bellissimo titolo del regista, ovvero Che ora è laggiù?. Proprio in quest’ultimo era abbastanza chiara una certa passione di Tsai per la Nouvelle Vague, vista soprattutto la partecipazione di Jean-Pierre Léaud in un bel cammeo.
L’attore tornerà proprio in Face, ma altri attori francesi gli faranno buona compagnia, da Fanny Ardant a Jeanne Moreau, da Mathieu Amalric a Nathalie Baye. Non a caso il film si svolgerà tra il Luovre e il Palazzo delle Tuileries, aprendo al cinema zone dei vari palazzi mai visti. Protagonisti sono l’insostituibile Lee Kang-sheng e Laetitia Casta, che ha sostituito (!) Maggie Cheung dopo il suo rifiuto: la scelta della modella, spiega Tsai, è avvenuta proprio per la sua inesperienza.
Continua a leggere: Face: il nuovo Tsai Ming-liang in arrivo al Festival di Cannes
Zeffirelli ha amato Maria Callas e ha amato la sua arte. L’idea di offrire al grande pubblico un ritratto degli ultimi giorni della vita della cantante lirica è interessante, anche perché parte non come normale biopic, ma soprattutto come riflessione sull’arte e sulla decadenza del mito. Ma detto questo, Callas forever non ha nulla delle sue premesse.
Il vero problema non è soltanto uno, ma la somma di tanti elementi che fanno uscire fuori una pellicola squilibrata. A partire dalla sceneggiatura su cui il film si basa: non solo i dialoghi, decisamente freddi, ma il modo in cui le varie situazioni vengono descritte, con personaggi a volte davvero inutili. E manca il pathos, il vero strazio, anche se Zeffirelli ci vorrebbe regalare una Callas depressa e farci identificare il più possibile con il suo dolore.
Che la Callas abbia vissuto negli ultimi anni e in quel fatidico 1977 (proprio oggi fanno trent’anni dalla sua scomparsa) uno dei più duri periodi della sua vita, nonostante l’avessero convinta in qualche modo a tornare in scena, lo sappiamo: ma la regia laccata, la mancanza di ritmo e una recitazione poco convincente, nonostante la Ardant e Irons cerchino di fare il possibile, non contribuiscono affatto ad appassionare lo spettatore. Resta la musica, ovviamente: e ci mancherebbe.
Migliore rispetto al documentario Callas assoluta presentato quest’anno a Venezia, ma solo perché è più cinema: però Maria Callas, in entrambi i casi, meritava di meglio.
Stasera, 23.50, Rete 4
Leggo stamattina sul quotidiano LaCronaca un articolo che tocca cinema e politica. Antonio Tajani, presidente degli eurodeputati di Forza Italia attacca il film di Vincenzo Marra, L’ora di punta:
“Rai Cinema farebbe bene a vigilare sui finanziamenti che concede a film come ‘L’Ora di Punta’. Regalare i soldi pubblici a chi discredita la Guardia di Finanza con una produzione come quella presentata a Venezia che conta su attrici che esaltano i brigatisti rossi, rappresenta un’offesa a tutti gli italiani. Per quanto ci riguarda tra le Fiamme Gialle e le brigate rosse sceglieremo sempre le prime e mai le seconde. Ci schiereremo sempre con chi difende la legge e mai con la lotta armata”.
E non basta, si aggiungono anche Gianni Sammarco, vicepresidente Commissione Cultura Sport Spettacolo della regione Lazio e Michele Lo Foco, responsabile Cultura e Spettacolo di Forza Italia che tuonano:
”Il regista Marra spara nel mucchio, ed è grave che si decida di candidare in concorso un’opera che ha, come unico obiettivo, quello di screditare l’Italia e le sue forze dell’ordine. Rai Cinema dovrebbe fare attenzione ad investire soldi pubblici su un film che, tra le altre cose, si è procurato un’immeritata ribalta a causa dei vergognosi apprezzamenti su Renato Curcio, fondatore delle Brigate Rosse, da parte di Fanny Ardant, protagonista femminile della pellicola”.
Vedo il Tg1 delle 20 e ad un tratto appare lei, Fanny Ardant, con la foto dell’Arco di Trionfo alle sue spalle. Lentamente e scandendo le parole, cercando di scegliere quelle adatte, chiede scusa per la sua dichiarazione su Renato Curcio:
“Le mie parole hanno fatto soffrire quelli che hanno già sofferto, e per questo chiedo perdono. Penso che quello che rimane coerente con le sue convinzioni, che gestisce da solo nella solitudine interiore la sua espiazione, che non negozia la sua libertà come una merce, quello ha il diritto al rispetto. Ho parlato dopo aver letto un libro di Mario Calabresi, ‘Spingendo la notte più in là’, dei venti che hanno diviso il Paese. Ho parlato con la mia visione della vita”.
L’attrice francese Fanny Ardant ha scatenato un vero putiferio con le dichiarazioni rilasciate durante un’intervista e mandate in onda dal Tg2. L’argomento era Renato Curcio e le Brigate Rosse:
“Renato Curcio? Un eroe che ha combattuto per una scelta di libertà e che non si è arricchito come altri ex terroristi diventati uomini d’affari. Ho sempre considerato il fenomeno Brigate Rosse molto coinvolgente e passionale. Quella del terrorismo italiano era un’epoca in cui si sceglieva un campo, c’era chi prendeva fuoco e decideva che poteva ammazzare e farsi ammazzare. Quando ero giovane il vostro Paese era il massimo della democrazia per me, ogni legge si poteva discutere. Oggi invece c’è un velo di opacità, gli unici interessi sono economici, come da noi in Francia, siamo tutti intrappolati dai divieti”.
Le dichiarazioni choc hanno portato scompiglio in Italia, nei partiti politici, naturalmente, ma soprattutto in Giancarlo Galan, Governatore del Veneto, che ora chiede all’attrice di non presentarsi al Festival di Venezia, dove era attesa.
“Questa signora è bene sappia che farebbe cosa davvero gradita se volesse farci il piacere di non venire a Venezia”.
Su Cineblog di solito non si parla di politica ma voi cosa ne pensate?
L’ora di punta, film italiano di Vincenzo Marra, sarà presente al Festival di Venezia 2007.
Il protagonista Filippo Costa (interpretato da Michele Lastella) è un agente della guardia di finanza ma che non intende fermarsi qui per quanto riguarda la carriera. Quando incontra il fenomeno ‘corruzione’ capisce che può cogliere l’occasione. Lo aiuta la bella e ricca Caterina (Fanny Ardant)… la morale se ne va, così, a farsi benedire…
Il regista Marra sottolinea il fatto che il suo Filippo sia molto simile ad un diavolo e la locandina, in effetti, rende l’idea (L’avvocato del diavolo in primis)…
Nel resto del cast troviamo Giulia Bevilacqua, Augusto Zucchi, Nicola Labate, Antonio Gerardi, Maurizio Tesei e Barbara Valmorin.
Dopo il salto trovate una clip. Da quel poco che si vede il film sembra decisamente interessante…
Continua a leggere: Speciale Venezia: L'ora di punta (una clip)
Paris, je t’aime (Paris, je t’aime, paesi vari, 2006) di Olivier Assayas, Christoffer Boe, Sylvain Chomet, Ethan Coen, Joel Coen, Isabel Coixet, Alfonso Cuaròn, Agnès Jaoui, Richard LaGravenese, Julio Medem, Anne-Marie Miéville, Vincenzo Natali, Alexander Payne, Sally Potter, Walter Salles, Oliver Schmitz, Nobuhiro Suwa, Daniela Thomas, Tom Tykwer, Gus Van Sant, Wes Craven; con Fanny Ardant, Juliette Binoche, Steve Buscemi, Sergio Castellitto, Willem Dafoe, Ben Gazzara, Bob Hoskins, Emily Mortimer, Nick Nolte, Natalie Portman.
Mi sarebbe piaicuto poter scrivere “Recensione in anteprima” ma non posso farlo; la pellicola ha infatti inaugurato la sezione “Un certain regard” della passata edizione di Cannes, e per passata mi riferisco a quella dell’anno scorso.
Mi verrebbe da dire “recensioe in antemprima “ perché in italia la pellicola non è mai stata distribuita, a quando un dvd?
Paris je t’aime, è l’amore per Parigi, venti episodi di pochi minuti, ognuno volto ad esprimere o meglio ad interpretare un quartiere, una storia, una visione di parigi.
Venti registi accreditati, star del vecchio o del nuovo schermo, e diverse chiavi di letttura.
Episodi drammatici, episodi simpatici, episodi d’amore e talvolta…solo e soltanto episodi…
M si sa che nei film collettivi non tutti gli episodi possano riuscire bene, ed è inoltre noto come il cortometraggio non sia poi una forma cosi semplice da saper utilizzare.
Percio’ in attesa di una tardiva distribuzione, probabilmente non al grande schermo, lasciatevi cullare dalle dolci note e lasciatevi trasportare in un tour per Parigi, tra americani neo Parigini, incontri del terzo tipo, affascinanti chiacchere con la tomba di Oscar Wilde, difficoltà linguistiche e perché no, difficolta ad amare.
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