Anche la sesta giornata di Festival passa in giudicato, lasciando al pubblico e agli addetti ai lavori solamente altri tre giorni di manifestazione. Ora come ora l’attesa sembra essere concentrata tutta sul chiacchierato film svedese Lasciami entrare (Lat den Ratte Komma in) di Tomas Alfredson, tratto dall’omonimo, ottimo, esordio letterario dell’eclettico John Ajvide Lindqvist, prontamente e inutilmente e superfluamente ribattezzato come l’ennesimo Stephen King locale; il film sarà proiettato venerdì in seconda serata al cinema Ambrosio. Se grazie alla splendida pensata di ricordare a tutti i nostri lettori il giorno della proiezione venerdì sera dovesse esserci una fila lunga mezzo chilometro, rassegnerò le dovute dimissioni.
Certamente l’attesa rimane alta anche per quanto riguarda i film in competizione. C’è da dire che in questa biennale era Moretti il TFF si è effettivamente riproposto (riciclato?) a un pubblico più ampio tendendo a proporre film via via sempre meno sperimentali, istituendo un magazzino ufficiale per pellicole del genere (la sezione La Zona). Il premio per l’organizzazione si è rivelato essere un aumento esponenziale del pubblico, sempre ricordando che in ogni caso nel Concorso ufficiale non troverete mai “La Fidanzata di Papà”.
Quindi grande folla, anche se a essere proiettato è un film cinese con la caratteristica di essere estremamente cinese. Parliamo dell’esordio di Zhang Chi, che firma anche la sceneggiatura del suo The Shaft, film in tre episodi che raccontano le vicende di un padre e dei suoi due figli, una ragazza e un ragazzo, vicende che non si intrecciano se non in maniera molto marginale. Il tutto tenendo sullo sfondo, ma in maniera vivida e sempre visibile e palpabile, l’elemento che muove i fili di tutto il film, ovvero la miniera dalla quale tutti i nostri protagonisti vogliono fuggire a gambe levate.
È partito ieri sera, con tanto di gran galà allo splendido Teatro Regio, la 26esima - nonchè seconda e, si vocifera, ultima dell’era Nanni Moretti - edizione del Torino Film Festival. Il film d’apertura di questa edizione è stato il chiacchierato W. di Oliver Stone, biografia parziale non ufficiale e non autorizzata delle disavventure dell’ormai ex Presidente degli Stati Uniti d’America George W. Bush rifiutata dal recente Festival internazionale del Film di Roma.
Nei panni di W. uno splendido Josh Brolin, in una performance paragonabile a quella di Toni Servillo nel Il Divo; Brolin, nei panni di Bush, ha lavorato ottimamente per raggiungere una mimesi impressionante (anche, e soprattutto, vocale), riuscendo contemporaneamente nell’intento di donare al personaggio un tocco e una sensibilità personali.
Di contro la pelicola di Stone, presa nella sua interezza, lascia decisamente con l’amaro in bocca. Il regista procede con chiarezza in direzione del suo scopo, la dimostrazione della semi incapacità di intendere e di volere di Bush e di conseguenza la demistificazione e il concorso di colpa del suo intero entourage, ma lo fa in maniera mediocre e, per lo meno nella prima parte, faticosa.
Continua a leggere: 26° Torino Film Festival - Prima giornata con W. di Oliver Stone