Durante la trasmissione I migliori nani della nostra vita (ai tempi dell’uscita di Le rose del deserto, ultimo film del maestro) il grande Mario Monicelli parla con Franco Maresco e Daniele Ciprì (che ormai non fanno più coppia) e il critico (s)cult Gregorio Napoli.
Tra battute folgoranti come “Io non vedo l’ora che muoia Manoel de Olivera, così sono in secondo piano”, Monicelli parla a lungo della sua morte e scrutando tra le righe (ma nemmeno troppo) è possibile leggere un vero e proprio testamento morale.
Monicelli è stato talmente grande che un ulteriore omaggio non glielo si può negare. Mica come la teodem (termine che detesto) Paola Binetti che è addirittura uscita in parlamento con discorso anti-eutanasia accusando la famiglia del regista di averlo lasciato solo. Certa gente dovrebbe pensare prima di parlare. O meglio stare zitta a prescindere.
L’uomo che vedete nel filmato qui sopra si chiama Anthony Joseph Sciacca ed è stato un nome fondamentale per il mondo del jazz. Di chiare origini italiane, Anthony Joseph Sciacca (che poi scelse il nome d’arte di Tony Scott) è stato un innovatore che ha suonato con i più grandi, a partire da Charlie Parker, ma anche Sarah Vaughan, Dizzie Gillespie e Duke Ellington. Dopo aver girato tutto il mondo alla ricerca di nuovi stimoli, Tony si ritirò in Italia dove però fu presto dimenticato e relegato a suonare in feste di paese e a presenziare in squallide comparsate televisive.
Franco Maresco racconta la sua epopea del documentario Io sono Tony Scott ovvero come l’Italia fece fuori il più grande clarinettista del jazz, un lavoro realizzato con la Rai (che potrebbe segnare una rottura con il compagno di sempre Daniele Ciprì, accreditato solo come operatore) con un lavoro durato oltre tre anni. Il film di Maresco è sicuramente uno dei più divertenti e al contempo malinconici documentari sulla musica mai visti e, certamente, tra le migliori cose passate finora a Locarno. L’edizione vista al Festival è di oltre 2 ore, probabilmente per uscire nelle nostre sale sarà necessaria una buona mezzora di tagli.
Purtroppo, per ora, in rete non è disponibile ne’ un trailer ne’ altro materiale, ma ne riparlermo presto. Speriamo inoltre di avere ulteriori notizie sulle cause che hanno fatto temere una rottura della premiata ditta Ciprì & Maresco.
Il ritorno di Cagliostro (id. - Commedia, Italia 2003) Regia di Daniele Ciprì e Franco Maresco, con Robert Englund, Luigi Maria Burruano e Franco Vito Gaiezza.
Questa notte su Rai 3 alle 3.15
Il rinvenimento fortuito delle pizze del film “Il ritorno di Cagliostro” è il pretesto per narrare la storia dei fratelli La Marca e della loro casa di produzione cinematografica Trinachia, nata nel 1947 per far concorrenza a Cinecittà e dar vita a una “Little Hollywood siciliana”. Dopo alcuni solenni fiaschi e sull’orlo della bancarotta, i due fratelli riescono a trovare i finanziatori per un kolossal, Il ritorno di Cagliostro. Ingaggiando come regista il fallito Pino Grisanti, e come protagonista Errol Douglas, un divo di Hollywood alcolizzato ed in netto declino…
Presentato alla 60a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove ha raccolto molte critiche positive, questo film targato Ciprì e Maresco conserva molta parte della loro cinica e graffiante ironia ma non raggiunge i livelli di Totò che visse due volte. E’ un film cinefilo, che si apre come un finto documentario e non risparmia frecciate velenose al mondo del cinema italiano. Grottesco e surreale, blasfemo, trash e sgangherato, interamente parlato in dialetto palermitano strettissimo, il film coinvolge e diverte, ma si sfilaccia un po’ nella parte finale.
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Daniele Ciprì e Franco Maresco hanno deciso di chiudere il loro sodalizio cinematografico. Il loro ultimo film insieme sarà un biopic documentario su un musicista americano.
Hanno infatti scelto il clarinettista Tony Scott (Anthony Joseph Sciacca, nato a Morristown il 17 giugno 1921 e morto a Roma il 29 marzo 2007), grande artista statunitense di musica jazz.