La cerimonia di premiazione ha avuto luogo nella serata di ieri, secondo giorno di questa edizione del Festival, nel corso di una cena di gala i cui proventi verranno devuluti, in collaborazione con la Croce Rossa, ai terremotati dell’Aquila. Da oggi fino al 19 maggio, presso il cinema Arcobaleno, saranno presentati al pubblico i film vincitori del Cavallo di Leonardo (qui il calendario delle proiezioni).
The 27 Club, di Erica Dunton, ha fatto la parte del leone, aggiudicandosi i tre premi più importanti (miglior film, regia e sceneggiatura); My One and Only, diretto da Richard Loncraine, ha invece regalato a Renée Zellweger la statuetta come miglior interprete femminile ed a Marco Pontecorvo quella per la miglior fotografia. L’elenco completo dei premiati lo trovate dopo il salto.
Convince poco se non per nulla, ad essere sinceri, la formula scelta quest’anno dal MIFF (ex Milano International Film Festival, oggi MIFF Awards), inaugurato ieri l’altro nel capoluogo lombardo. Pionieristica ed assolutamente originale, ma anche poco pratica e penalizzante per tutte quelle pellicole che pur avendo ricevuto una o più candidature non sono riuscite ad aggiudicarsi almeno un premio. Ci sarebbe molto piaciuto poter vedere Lymelife, Gardens of the Night, e soprattutto Stephanie’s Image con Melissa Leo e Playground, in prima mondiale, prodotto da George Clooney e Steven Soderbergh. Quella del festival sarebbe stata una cornice prestigiosa, nonchè un pretesto, per portare sugli schermi italiani delle pellicole altrimenti destinate a restare invisibili. Peccato!
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Il MIFF-Film Festival Internazionale di Milano, giunto alla sua 9ª edizione cambia nome (come quest’anno ha fatto anche il Giffoni Film Festival) e diventa MIFF Awards. La formula scelta quest’anno dal festival, che si svolgerà nel capoluogo lombardo dall’11 al 19 maggio, è pionieristica ed assolutamente inusuale. La cerimonia di premiazione avrà luogo il 12 maggio (all’inizio e non alla fine della kermesse) e durante il festival verranno proiettati per il pubblico, dal 13 al 19 maggio presso il cinema Arcobaleno, i film vincitori del Cavallo di Leonardo .
In Giuria personalità prestigiose e premi Oscar: Morando Morandini, Martin Landau, SandraOh, Tomas Arana, Albert Brenner, Bob Boyle (scenografo di Alfred Hitchcock), Robert Forster, lo sceneggiatore di Highlander Gregory Widen, e tra gli altri Folco Quilici nella sezione Documentari.
Tra i candidati Renèe Zellweger, Melissa Leo, Rory Culkin e, come direttore della Fotografia, anche Marco Pontecorvo. La rosa dei film selezionati, quasi tutti in anteprima assoluta per l’Italia, include pellicole provenienti dal Sundance e da Berlino, come Lymelife prodotto da Martin Scorsese; Gardens of the Night (qui il trailer ed una clip) con Gillian Jacobs, Tom Arnold e John Malkovich; My one and Only di Richard Loncraine, ispirato ai ricordi d’infanzia dell’attore George Hamilton; Playground, in prima mondiale, prodotto da George Clooney e Steven Soderbergh. Candidata per il miglior montaggio anche Zoè, produzione italiana con un curioso cast composto da Francesco Baccini, Serena Grandi, Andrea G. Pinketts e Bebo Storti.
Maggiori informazioni sul Sito Ufficiale del festival.
Vincitore del premio della critica al Festival di Deauville e presentato con successo al Festival di Berlino (dove ha suscitato grande scalpore per la tematica scabrosa e scomoda della pedopornografia) Gardens of the Night è atteso nelle sale americane il prossimo 7 novembre.
Sceneggiato e diretto da Damian Harris (figlio di Richard), che ha trovato ispirazione osservando la fotografia di una bambina scomparsa sul cartone del latte, la pellicola vede nel cast Gillian Jacobs, Evan Ross, Tom Arnold, Ryan Simpkins e John Malkovich.
Leslie ha otto anni, è una bella bambina e viene avvicinata da uno sconosciuto che le offre un passaggio a scuola e che la rapisce, con l’aiuto di un complice. Da quel momento la sua vita si trasforma in un inferno. Dopo otto anni di prigionia a casa dei due uomini, con la sola compagnia di Donnie, un bimbo afroamericano suo coetaneo che ha subito la sua stessa sorte e come lei è stato plagiato fisicamente e psicologicamente; Leslie viene ritrovata su un marciapiede di San Diego da un assistente sociale. E’ tossicodipendente e si prostituisce insieme a Donnie. Michel tenterà di ridare alla ragazza una speranza per il futuro.
Fonte: ComingSoon. Per maggiori info sul film, visitate il sito ufficiale
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Altra giornata e, come al solito, altri tre film in consorso. Tra l’altro la terza giornata di questo Festival di Berlino sembra finalmente rientrare nel solco della tradizione di questa manifestazione: poche star, poco tappeto rosso, tanto tanto tanto cinema. La diva del giorno, il nome più in vista fra quelli arrivati oggi è quello di Tilda Swinton, recentemente candidata all’Oscar come miglior attrice non protagonista per “Michael Clayton” e qui a Berlino protagonista di “Julia” del francese Erick Zonca.
Pellicola che tenta malamente di riproporre i fasti di un grande capolavoro di John Cassevetes, “Gloria”. Può sembrare strano, ma il paragone fra Tilda Swinton e Gena Rowlands non è nè peregrino nè sacrilego. La cattivissima strega de “Le Cronache di Narnia: Il Leone,La Strega e L’Armadio” non sfigura minimamente in questo confronto, dando vita ottimamente a un personaggio ambiguo, cinico, distrutto dalla vita e senza più alcuna speranza. I problemi stanno altrove, nell’anzichenò insulsa messa in scena di Zonca, la quale in due ore e venti di film fa maledire più e più volte la scelta di essere mai entrati in quella sala.
Prima che cadessero pesantemente le braccia per “Julia”, però, sui visi degli arditi spettatori della prima proiezione della mattina era sbocciato un largo sorriso; merito di “Lake Tahoe“, lo splendido esordio nel magico mondo dei lungometraggi del neanche quarantenne messicano Ferdinando Eimbcke che, cognome impronunciabile come mai si era visto a parte, regala un’ora e mezza di pura magia cinematografica con una lievissima e personalissima commedia sulla difficoltà per un adolescente nel superare un lutto improvviso.
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