Poco tempo fa vi abbiamo annunciato la decisione di Hollywood di riportare al cinema con un remake lo slasher My Bloody Valentine di George Mihalka.
Oggi vi informiamo che le riprese inizieranno a marzo o fine aprile, per un’uscita in sala evidentemente entro la fine del 2008. La regia è stata affidata a Patrick Lussier. Per rinfrescarvi la memoria, Lussier è innanzitutto il montatore di fiducia di Wes Craven dai tempi di Nightmare - Nuovo incubo, ed è il regista dei tre capitoli di Dracula’s Legacy, prodotti e presentati dallo stesso Craven.
La sceneggiatura è invece scritta da Zane Smith, di cui su Internet e sulla bibbia dei cinefili Imdb non si trovano notizie: evidentemente è esordiente, e chissà se sia un male o un bene. Distribuisce la Lionsgate.

Possiamo dividere per comodità i lettori di questo post in due categorie. I primi staranno dicendo: My Bloody Valentine che? La seconda categoria, davvero striminzita, formata -amichevolmente parlando- da poveri pazzi come il sottoscritto, starà invece dicendo: oddio, ma ce n’era davvero bisogno, visto che questo film è stato seppellito dalla memoria e ci stava bene nell’angolino buio del cervello?
Ai tantissimi che questo film manco lo avevano mai sentito nominare posso dire tranquillamente che non si sono persi nulla. Il problema è che, con la triste notizia di un inutilissimo remake, magari chi vorrà fare un paragone (per vedere quale sarà la schifezza più abominevole) tra la versione originale e quella nuova prevista dalla Lionsgate dovrà recuperarselo. Sia chiaro, in realtà non è niente di così trash, ma semplicemente uno dei primi inutilissimi cloni di Venerdì 13: a ’sto punto meglio Sleepaway Camp, e ho detto tutto.
L’originale, che ho abbondantemente dimenticato ma che tenterò di resuscitare in qualche modo nella mia mente per darvi una linea generale del “plot”, narrava di una leggenda metropolitana secondo la quale il minatore Harry Warden sarebbe stato l’unico sopravvissuto ad un grave incidente in una miniera di carbone; la colpa era di due sorveglianti che avevano deciso invece di fare il proprio mestiere di andare ad un ballo il giorno di San Valentino.