A poche ore dalla conclusione della 20a edizione del Courmayeur Noir in Festival, ci piace ripercorrere con voi la settimana appena trascorsa fra le nevi della Valle d’Aosta. Lo facciamo attraverso le immagini ed i ritratti dei protagonisti della kermesse. Gli scrittori Ian Pears, Carlo Lucarelli, Elisabetta Bucciarelli - vincitrice del premio Scerbanenco, Giorgio Faletti, Michael Connelly - premiato con il Raymond Chandler Award; e poi i registi Michael Winterbottom, Fabrice Gobert, Cosimo Alemà, Mark Claywell, J Blakeson, Dario Argento; Giancarlo Berardi - creatore del fumetto Julia, protagonista del manifesto del quest’anno; il cast di At The End of The Day, Belen Rueda protagonista di Julia’s Eyes, la bella Türkü Turan protagonista di Kosmos; i membri della giuria e tanti altri ancora… Cliccate su continua e buona visione!
Courmayeur Noir in Festival - le foto dei protagonisti
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Buon compleanno Noir in Festival! Si sono accesi questa sera i riflettori su questa ventesima edizione della kermesse che ogni anno nella candida cornice di Courmayeur sposa cinema e letteratura, mescolando sapientemente il nero con il rosso (sangue) ed il bianco (della neve).
Nel pomeriggio Giorgio Faletti ha presentato il suo ultimo romanzo, Appunti di un Venditore di Donne. In serata, dopo il brindisi di inaugurazione ed il taglio della torta di compleanno, sono stati presentati il film di Dennis Gansel (il regista de L’Onda) Wir Sind die Nacht, appena uscito con grande successo sugli schermi tedeschi e salutato come rivelazione dell’anno all’American Film Market di Los Angeles (qui c’è il trailer); e The Killer Inside Me, di Michael Winterbottom (trovate qui la nostra recensione del film).
Courmayeur Noir in Festival - al via la ventesima edizione
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Baarìa (Italia, 2009) di Giuseppe Tornatore; con Francesco Scianna, Margareth Madè, Nicole Grimaudo, Angela Molina, Lina Sastri, Salvatore Ficarra, Valentino Picone, Gaetano Aronica, Alfio Sorbello, Luigi Lo Cascio, Enrico Lo Verso, Nino Frassica, Laura Chiatti, Michele Placido, Vincenzo Salemme, Giorgio Faletti, Corrado Fortuna, Paolo Briguglia, Tony Sperandeo, Monica Bellucci, Leo Gullotta, Franco Scaldati, Gabriele Lavia, Raoul Bova, Luigi Maria Burruano, Aldo Baglio, Elena Russo, Beppe Fiorello, Marcello Mazzarella, Donatella Finocchiaro, Sebastiano Lo Monaco.
Baarìa è la storia di una famiglia siciliana dagli anni ‘30 all’inizio degli anni ‘80, attraverso tre generazioni. E questo, lo si sapeva già. Baarìa è poi la storia epica e nostalgica che Giuseppe Tornatore ha voluto dedicare alla sua terra, e lo si poteva immaginare sin da subito. Che però il kolossal italiano più costoso ed ambizioso da anni a questa parte potesse lasciare così insoddisfatti… Ci potevano certo essere dei dubbi, ma la speranza era che Tornatore tornasse a fare cinema di ampio respiro.
E’ una commedia, Baarìa. Un grande romanzone popolare pieno di “eroi” e macchiette. Ma sappiamo che in altre occasioni Tornatore non si è trovato molto a suo agio con il lato più comico e grottesco della situazione. E Baarìa non è da meno. Tutta la prima parte è una rievocazione di un felliniano Amarcord in cui il regista mette in scena situazioni strane e gag per narrare la vitalità e le contraddizioni del suo paese, ma nell’esagerazione il film perde subito l’orientamento.
Al solito, Tornatore si dimostra fin troppo abile con la macchina da presa, e coi suoi movimenti di macchina giustifica già in buona percentuale l’alto costo della sua grande produzione: dolly, gru e carrelli non mancano mai. E’ una critica che spesso è stata mossa al regista anche nei suoi lavori più riusciti, ma sembra che questa sia diventata ormai una cifra stilistica. Poco male, ma c’è anche altro.
Continua a leggere: Venezia 66 - Baarìa - di Giuseppe Tornatore: recensione in anteprima

La sessantaseiesima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è stata ufficialmente inaugurata questa sera con la proiezione di Baaria di Giuseppe Tornatore; primo film italiano ad aprire il Festival dopo vent’anni.
Vi regaliamo una ricchissima fotogallery dedicata proprio a Tornatore, ai protagonisti del suo film (sono tantissimi! Francesco Scianna, Margareth Madè, Aldo Baglio, Beppe Fiorello, Enrico Lo Verso, Laura Chiatti, Leo Gullotta, Luigi Lo Cascio, Nicole Grimaudo, Nino Frassica, Raoul Bova, Vincenzo Salemme, Giorgio Faletti…) al Maestro Ennio Morricone ed a tutti gli altri volti noti che questa sera hanno animato il red carpet. Fra gli altri, Mario Monicelli, Eva Mendes, Luciano Ligabue e Todd Haynes.
Cliccate su continua, le immagini della serata vi aspettano!
Cartoline da Venezia 66 - Giuseppe Tornatore inaugura la Mostra della Laguna
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Il trailer più atteso del cinema italiano di questo 2009? Probabilmente stiamo esagerando, ma sicuramente ci stiamo andando vicini. Parliamo del kolossal Baaria - La porta del Vento, ritorno in sala di Giuseppe Tornatore, che ci regala oggi il primissimo trailer. Annunciato come film d’apertura al prossimo Festival del cinema di Venezia, primo italiano a riuscirci dopo 20 anni, Baaria ambisce non solo al Leone d’Oro, ma anche all’Oscar, visto che proprio lui, insieme a Il Grande Sogno di Michele Placido, è già da ora uno dei favoritissimi per la candidatura italiana all’ambita statuetta.
In uscita nei cinema italiani il prossimo 25 settembre, il film, costato oltre 20 milioni di euro, vede sul set Francesco Scianna, Margareth Madè, Nicole Grimaudo, Angela Molina, Ficarra e Picone, Luigi Lo Cascio, Enrico Lo Verso, Nino Frassica, Laura Chiatti, Michele Placido, Vincenzo Salemme, Giorgio Faletti, Leo Gullotta, Beppe Fiorello, Monica Bellucci, Donatella Finocchiaro, Raoul Bova e Gabriele Lavia.
Baaria non è altro che il nome fenicio di Bagheria, città natale di Tornatore. Qui si trovano uomini, donne, eroi, figure strane, e chi più ne ha più ne metta, e il regista ha dichiarato che il film è “una storia divertente e malinconica, di grandi amori e travolgenti utopie”. Ma ora godetevi il trailer, e diteci pure cosa ne pensate. Ennio Morricone sembra aver fatto nuovamente centro. Ragazzi qui c’è profumo di Oscar, ma di tanti anche …

Finalmente Venezia 66 ha il film d’apertura, ed è, dopo vent’anni, un film italiano. Si tratta di Baaria, l’attesissimo, ultimo film di Giuseppe Tornatore, tornato dietro la macchina da presa a tre anni dal riuscito La sconosciuta con un produzione decisamente impegnativa. Oltre al budget, al ricco cast e ai costumi, per Tornatore la fatica si raddoppia, visto che è lo stesso regista ad ammettere che è senza ombra di dubbio il suo film più personale.
Non a caso l’idea parte da una considerazione autobiografica: Baaria, infatti, non è altro che il nome fenicio di Bagheria, città natale di Tornatore. Qui si trovano uomini, donne, eroi, figure strane, e chi più ne ha più ne metta, e il regista ha dichiarato che il film è “una storia divertente e malinconica, di grandi amori e travolgenti utopie”.
Come si diceva prima, il cast è ricchissimo, e comprende, oltre ai protagonisti Francesco Scianna e Margareth Madè, Nicole Grimaudo, Angela Molina, Ficarra e Picone, Luigi Lo Cascio, Enrico Lo Verso, Nino Frassica, Laura Chiatti, Michele Placido, Vincenzo Salemme, Giorgio Faletti, Leo Gullotta, Beppe Fiorello, Monica Bellucci, Donatella Finocchiaro, Raoul Bova e Gabriele Lavia. Per concludere, Baaria è anche il primo film ufficiale del concorso della 62a edizione del Festival di Venezia, che si terrà al Lido dal 2 al 12 settembre.
Giuseppe Tornatore è al lavoro su Baaria - La porta del vento, film da lui scritto e diretto.
Baaria non è altro che il nome fenicio di Bagheria, città natale di Tornatore. La trama è ancora top secret ma sappiamo che si tratterà di un film in costume. Le notizie sul film sono poche ma possiamo anticiparvi il cast stellare e decisamente variegato.
Vedremo infatti sullo schermo: Raoul Bova, Ángela Molina, Enrico Lo Verso, Laura Chiatti, Nicole Grimaudo, Paolo Briguglia, Gabriele Lavia, Rosario Fiorello, Aldo Baglio, Beppe Fiorello, Giorgio Faletti, Leo Gullotta, Vincenzo Salemme, Nino Frassica, Lina Sastri, Ficarra & Picone, Margaret Maccarrone, Michele Russo, Spiro Scimone e Francesco Scianna.

Il cinema italiano, in rarissimi casi, rifiuta l’intimismo un po’ sfigato e ripiegato su stesso. In molti invocano come elemento necessario per la rinascita del cinema nostrano il ritorno ad un cinema di genere, magari pensando all’horror dei Fulci, Bava e Argento o al western di Leone e Corbucci per fare qualche esempio. Ma dagli anni ’80 non mancano pellicole che hanno cercato di rompere le catene del film buonista pieno di carinerie e magari ambientato ai Parioli. I tentativi che sono stati fatti sono, però, alquanto sgangherati. Si tratta alla fine di deliranti remake, storie visionarie con fortissime tendenze autocelebrative e non mancano pellicole con dispendio di mezzi e virtuosismi tecnici.
Una varietà di film che si discosta dalla grande massa di produzioni del cinema italiano e che rappresentano film non completamente riusciti, ma che hanno avuto il pregio (ormai raro) di averci provato! Ora è il turno di 2061 dei Vanzina bros., comicità e fantapolitica in un unico film.
Oltre a questi ce ne saranno sicuramente altri… a voi la parola!
Continua a leggere: Trash follie italiane, ovvero i film che osarono, ma che fallirono miseramente
Cemento armato (Italia, 2007) di Marco Martani; con Nicolas Vaporidis, Giorgio Faletti, Carolina Crescentini, Dario Cassini, Matteo Urzia, Ninetto Davoli.
Ci andrò piano con Cemento armato, e solo per un motivo: chi tenta di fare cinema di genere in Italia ha comunque coraggio. Sì, mi sembra di sentire già il boato di voi che state leggendo: starete dicendo che il film è prodotto ed interpretato dal “magico” team dei due Notte prima degli esami, ergo… Siamo quasi tutti d’accordo che Cemento armato, un film brutto ed irrisolto, abbia le sue pecche proprio in questo gruppo che di ventata cinematografica nel nostro paese, se continua così, non ne porterà mai, però c’è un rischio dietro non indifferente (e non è un caso che il film sia stato sbandierato ovunque, e la paura del flop c’era nell’aria ed è inutile negarlo): se togliamo le note facce del trio Faletti-Vaporidis-Crescentini, il genere non è di quelli che richiamano facilmente il grande pubblico. Se poi ci mettiamo un regista esordiente (che ha sceneggiato molti cinepanettoni, ma è sconosciuto al pubblico), il pericolo è in agguato più che mai.
Se non sei Placido con un cast da urlo, se non sei Argento che pur deludendo porta sempre persone al cinema, se non sei Tornatore che ha diretto un film bellissimo e ha trovato consenso al box-office, se non sei Avati che ha il suo pubblico (mi riferisco al prossimo Il nascondiglio, che potrebbe essere la vera sorpresa italiana del 2007), fare un film di genere è impegnativo. Ahimè, questo discorso resta un discorso e se ne può parlare ancora e ancora. Ma analizzando il film, che resta? Tutto parte da uno specchietto spaccato alla persona sbagliata: un giovane teppistello, nel traffico romano, incacchiato e scocciato si mette a rompere gli specchietti delle macchine in fila, tra cui quello della nuova macchinona del Primario, boss della malavita che vuole la città ai suoi piedi. Saranno guai per il teppistello, per la sua ragazza (che verrà stuprata, ma non per il gesto del fidanzato: è solo un caso!) e per i suoi amici e familiari.
Continua a leggere: Cemento armato: almeno c'è un tentativo...
Non ha avuto molto successo Cemento Armato al cinema (leggete: flop totale) e quindi, incuriosita, mi faccio un giro in rete per leggere qualche recensione:
Roberto Nepoti de la Repubblica:
(…) un piccolo film insolitamente attento al linguaggio, che si pone come modello dichiarato il cinema d’azione americano anni 70, diretto dai “primi”Scorsese e De Palma. Fatte le dovute proporzioni, l’epigono funziona a dovere; anche grazie al romanzo omonimo scritto da Martani con Sandrone Dazieri, tra i portabandiera della scuola dei duri all’italiana. (…)Massimo Bertarelli de il Giornale:
(…) Bisogna ammettere che l’intrigo viene sbrogliato con una certa abilità (…) ma quei cattivacci da fumetto sono tragicamente sopra le righe. E Giorgio Faletti, con l’identica espressione altezzosa del prof carogna di due anni prima, è più ridicolo che terrificante (…)Lietta Tornabuoni de La Stampa:
(…) Il film è poco riuscito: l’unica che sappia recitare è la Crescentini; dialoghi e situazioni, interpretati con superenfasi, risultano a volte risibili; botte con pugni o portacenere non mancano mai di produrare la morte; sentenze insensate (”Quando nasci perdente muori perdente”) e, vorticare di acque turbinose. Però non capita di annoiarsi troppo.