
Bastardi senza gloria arriverà in Italia il 2 ottobre 2009, due settimane prima rispetto a quanto previsto inizialmente dalla Universal. La casa di distribuzione italiana, tra l’altro, ci offre finalmente l’opportunità di goderci la nostra locandina della nuova fatica di Quentin Tarantino.
Presentato in concorso a Cannes in una versione di poco più di 140 minuti, contro una versione pensata dal regista di circa tre ore, arriverà in America pare in una versione di soli 110 minuti: meno dialoghi (evidentemente per le lamentele di qualche critico sulla Croisette…) per un insieme più veloce e violento, che garantirebbe più proiezioni nei cinema statunitensi. Nel resto del mondo, si potrebbe pensare alla distribuzione della versione presentata a Cannes.
Ancora una volta, se tutto ciò fosse confermato, un film di Tarantino uscirebbe con qualche “pezzo” in meno rispetto alla sua versione finale, come successe con Grindhouse - A prova di morte, uscito in patria senza la mitica lap dance di Vanessa Ferlito…
Dopo il salto potete vedere la locandina italiana di Bastardi senza gloria.
Continua a leggere: Bastardi senza gloria: locandina italiana del film di Tarantino

Ormai siamo in direttura d’arrivo, i Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino debutteranno al Festival di Cannes fra un mesetto, portando per la terza volta il regista sulla croisette dopo Pulp Fiction, Palma d’Oro nel 1994, e Grindhouse - A prova di morte nel 2007.
Noi nel frattempo vi facciamo vedere una featurette mandata in onda la notte scorsa durante American Idol. Nella clip ci viene mostrato parte del dietro le quinte del film e, per la prima volta, possiamo vedere l’aspetto del Generale Ed Fenech, interpretato da Mike Myers.
Ricordandovi che la pellicola non sarà un remake ma - nelle parole di Tarantino - un omaggio ufficiale a Quel maledetto treno blindato del nostro Enzo G. Castellari, sullo schermo vedremo impegnati Brad Pitt, Eli Roth, Diane Kruger, Christoph Waltz, Samm Levine, Daniel Brühl, Michael Fassbender, Julie Dreyfus, Maggie Cheung e Samuel L. Jackson.

Quentin Tarantino ha dichiarato ufficialmente che vuole finire assolutamente Inglourious Basterds entro la nuova edizione del Festival di Cannes, così da tornare quasi sicuramente in concorso per la terza volta dopo Pulp Fiction, Palma d’Oro nel 1994, e Grindhouse - A prova di morte nel 2007.
Quindi Inglourious Basterds, prima e attesissima incursione di Tarantino nel mondo dei war movies, dovrebbe essere pronto entro il 13 maggio. Tuttavia la Weinstein Company, casa di distribuzione della pellicola, ha annunciato che la pellicola vedrà il buio delle sale americane il 21 agosto 2009.
Ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale e diviso in capitoli, il film vedrà un cast ben nutrito con nomi del calibro di, tra gli altri, Brad Pitt, Eli Roth, Mike Myers, Diane Kruger, Christoph Waltz, Maggie Cheung e Samuel L. Jackson. Inutile dire che si tratta di uno dei nostri film più attesi di questo nuovo anno…
Fonte: MoviePlayer
Certo che bisognerebbe mantenere la “giusta distanza”, come ci ricorda Mazzacurati, scrivendo un articolo. Ma quando si sentono cose del genere è difficile. Anche se si è ben consci che le parole sono di Quentin Tarantino: come dire, non sempre la coerenza fatta persona, anzi.
Inglorious Bastards, progetto che il regista ha in mente da anni e di cui non parlava da un bel po’, potrebbe essere pronto addirittura per il Festival di Cannes 2009. In altre parole: un anno per girarlo, montarlo e risistemarlo. Sicuramente Tarantino può questo ed altro (Grindhouse - A prova di morte è stato montato in un periodo brevissimo).
Cos’è Inglorious Bastards? Un film sulla Seconda Guerra Mondiale. Certo, ma sempre di Tarantino si parla: quindi gli eroi non saranno affatto eroi, e alla prima possibilità di fuga… Nel cast, per ora, le due “iene” Tim Roth e Michael Madsen, anche Budd in Kill Bill (di cui Tarantino ha annunciato uno “spin off” su Bill). Non vediamo l’ora di saperne di più.
Fonte: ComingSoon

Che la sua carriera sia iniziata col botto e abbia proseguito con l’aria di mito e culto, non ci sono dubbi. Che ormai qualcuno si sia stufato di lui è allo stesso modo indiscutibile. A 45 anni, Quentin Tarantino continua ad essere discusso, oggi più di prima. Se Le iene è stato l’esordio infuocato, Pulp Fiction la conferma assoluta, poi il buon Quentin ha sparato una serie di cartucce che non sempre sono andate a genio a critica e pubblico, anche se il suo nome continua ad essere importante e riconosciuto.
Se Pulp Fiction rendeva, rispetto al grandissimo esordio, ancora più espliticite le ossessioni e lo stile (gli stili) del suo cinema, è da Jackie Brown che Tarantino prende in contropiede chi aspetta il suo nuovo lavoro. La storia della hostess inerpretata da Pam Grier si calava su toni notturni e malinconici che nessuno si sarebbe aspettato, si dilatava in discorsi che tendevano a lasciare spesso la carica violenta fuori campo, e i dialoghi infuocati prendevano vita sotto le luci dei bar e delle note di Inside My Love di Minnie Ripert.
Un flop (ovviamente immeritato). Da qui, la necessità di tornare con qualcosa di pensato e potente, e soprattutto con la sua musa ispiratrice, quella che mentre si faceva di coca ballava con Girl You’ll Be a Woman Soon. Ci vollero sei anni per far uscire Kill Bill, diviso in due volumi per la durata pachidermica. Il primo violentissimo, giocoso, con una donna vendicativa senza un nome. E lì dove il primo volume esalta lo spettatore con un ritmo sostenuto, sangue che spruzza come geyser e musica emozionale, ecco che si contrappone il Volume 2: il film è lo stesso (non credete a chi vi dice che sono due film diversi), ma è l’altra faccia della medaglia.

Ormai da due mesetti ci siamo lasciati il 2007 alle spalle, ed un nuovo anno (cinematografico) è iniziato, con grandi film del calibro di Into the Wild, Cous cous, Il petroliere e Non è un paese per vecchi. Noi abbiamo detto la nostra, con le classifiche della redazione dei migliori dell’anno e dei peggiori, e anche voi vi siete espressi.
E’ il momento, anche per dare la possibilità a chi si è perso qualche pellicola e magari vorrebbe recuperarla, di andare a vedere la classifica dei blogger cinefili di Cinebloggers Connection (tra cui c’è il nostro Infamous), che hanno votato i film lungo l’anno e li hanno recensiti nei loro personali blog. Visto che ne abbiamo la possibilità, le precedenti sei posizioni, dall’11 al 16, alla top ten vedono INLAND EMPIRE, Hot Fuzz, Breakfast on Pluto, Soffio, L’arte del sogno e Grindhouse - A prova di morte.
Iniziamo dalle prime tre posizioni; dopo il salto potrete leggere gli altri sette nomi:
1. Ratatouille di Brad Bird
2. Io non sono qui di Todd Haynes
3. Lettere da Iwo Jima di Clint Eastwood
Continua a leggere: Cinebloggers Connection: il meglio del 2007
Se dovessi pensare alla colonna sonora che più mi ha colpito in questo 2007 direi senza dubbio quella de L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford. Se poi dovessi pensare a quale continuo ripetutamente ad ascoltare, senza annoiarmi mai, direi quella di Grindhouse - A prova di morte, magari intervallata da qualche brano di Planet Terror, soprattutto il suo Main Titles (in realtà anche il vero tema principale dell’intero progetto Grindhouse).
Per quanto riguarda le musiche dei film, il 2007 è un anno tutto da ascoltare e riscoprire. Non basterà certo un nostro post per riassumere tutte le soundtrack più belle dell’anno, però è uno spunto, una libera visione per ripercorrere l’anno cinematografico dal punto di vista delle note. Quelle che leggerete subito qui sotto sono le scelte di una persona sola, non di tutta la redazione, e non sono per questo oggettivamente le più rappresentative del 2007: anche perché molti film non li ho visti e alcune colonne sonore non le ho sentite. Ecco quindi le 15 colonne sonore da non perdere.
L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford di Andrew Dominik - Musiche di Nick Cave e Warren Ellis
La soundtrack più emozionante dell’anno. Nel bel film di Dominik, la parte tecnica è inattaccabile. La cosa migliore, comunque, resta la musica: provare per credere con il brano Song for Jesse, sospeso quasi in un limbo onirico, o Rather Lovely Thing, la prima traccia del cd. Ma il momento più alto resta What Must Be Done, che conquista chi ha visto il film, chi l’ha amato, chi l’ha odiato e chi non sapeva della sua esistenza. Non manca qualche brano più energico, ma il clima resta quello della malinconia.
Continua a leggere: Le colonne sonore del 2007 da non perdere