Hara-Kiri: Death of a Samurai (Ichimei, Giappone 2011), di Takashi Miike. Con Ebizo Ichikawa, Eita, Kôji Yakusho, Hikari Mitsushima. Altro lungometraggio in competizione, Ichimei rappresenta anche il primo film in 3D del regista giapponese, nonché il remake del più celebre Harakiri (Seppuku) di Kobayashi Masaki. Entrambi i film, comunque, sono tratti da un romanzo di Yasuhiko Takiguchi, che prende il titolo di Ibun rônin-ki.
Hara-Kiri è ambientato nella suggestiva cornice del Giappone feudale - durante i primi decenni del ‘600, per essere precisi. Hanshiro un giorno si presenta presso la Casa di li, retta dall’implacabile Kageyu. L’intenzione è quella di inscenare un seppuku, ossia il classico suicidio rituale tanto in voga nella cultura dei samurai. In realtà, però, il vero motivo di questa sua visita è un altro.
Qualche giorno prima, alla stessa porta, aveva bussato un giovane ragazzo, il quale ebbe ad avanzare la medesima richiesta. Costui, scopriamo di lì a breve, è il figlio acquisito di Hanshiro, Motome. La fine a cui è andato incontro il coraggioso ragazzo grida vendetta agli occhi del più anziano ronin. E’ così che ha inizio un percorso a ritroso, nel tentativo di ricostruire la vicenda che ha innescato tutto ciò.
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