
Baseball. Chi scrive non ci ha mai capito una mazza, per fare una battuta vecchia come l’universo. Peggio ancora: personalmente, non me n’è mai fregato nulla. Un film come L’arte di vincere può fare quindi paura, se non si ha alcun minimo interesse verso lo sport americano per eccellenza: eppure l’opera seconda di Bennett Miller è un bel film. Sarà perché riesce a rendere avvincente questo sport per molti “ufo”, sarà che la sceneggiatura di Sorkin riesce a partire da un’idea per approdare su lidi per fortuna molto umani (come succedeva in The Social Network, del resto), sarà che il finale resta in testa… Chissà. Questa settimana esce anche Mission: Impossible - Protocollo Fantasma, quarto capitolo della saga, questa volta diretto da Brad Bird, autore di bellissimi film d’animazione come Il gigante di ferro, Gli Incredibili, Ratatouille: ed è stato ben accolto da critica e pubblico. Per tornare in terra di Oscar, dovè L’arte di vincere s’è portato a casa 6 nomination, esce pure The Iron Lady, che ha regalato a Meryl Streep la sua 17a nomination: per ora, è la front-runner nella sua categoria.
Luna è una giovane bosniaca che di mestiere fa la hostess. Vive col suo compagno, Amar, un brav’uomo che ha però un brutto vizio: beve troppo. I due devono essersi conosciuti in aeroporto, dato che quest’ultimo lavora presso la torre di controllo. Non vi è conferma di questa nostra congettura, ma ci piace pensarla così. Alla luce di questa sua dipendenza, il rapporto con Luna non è certo tutto rose e fiori.
A questo si aggiungono due anni di inconcludenti tentativi nel concepire un bimbo che sembra non voler proprio arrivare. Si tratta di un’altra sfida che mette a dura prova la loro convivenza, tanto da voler ricorrere all’extrema ratio dell’inseminazione artificiale. In un simile scenario, quello che manca è la classica goccia che fa traboccare il vaso. Goccia che arriva, inesorabile, impetuosa come un acquazzone. Amar si fa beccare a bere mentre è in servizio. Da lì alla sospensione di sei mesi, senza percepire stipendio, il passo è breve.
Succede allora che bisogna trovare una soluzione. Dapprima ci si affida ad uno di quei gruppi di alcolisti anonimi; ma Amar non ne vuole sapere. Poi, improvvisamente, qualcosa d’inatteso accade. L’uomo incontra Bahrja, un suo vecchio amico la cui conoscenza risale ai tempi della leva militare. Altro tema cardine: la guerra. Quelle nei pressi di Sarajevo sono zone martoriate dalla guerra, ed in qualche modo tutto questo ha a che fare anche coi protagonisti. Ma dicevamo di Bahrja. Sapete che c’è? E’ diventato un mussulmano ortodosso.
Direttamente dal 60esimo Festival di Berlino, arriva nelle sale italiane dal 20 gennaio 2012 il film Il Sentiero (On the Path) scritto e diretto da Jasmila Žbanić. Vediamo la trama:
Luna (Zrinka Cvitešić) e Amar (Leon Lučev) si amano ma la loro relazione è in pericolo. Il marito beve, viene licenziato e non riescono ad avere un bambino… Amar un giorno trova lavoro come insegnante di informatica grazie all’amico Bahrja (Ermin Bravo), ora diventato un musulmano ortodosso. Luna non è contenta e…
Jasmila Žbanić ha debuttato con Il segreto di Esma - Grbavica (2005), film che ha vinto l’Orso d’Oro alla Berlinale del 2006, (ma anche il Premio Ecumenico e il Premio Pace), il Gran Premio della Giuria all’AFI (American Film Institute) e il Gran Premio Odyssey della Commissione Europea per i Diritti Umani. Il Sentiero è il suo secondo film. Ecco qui sopra il trailer italiano.
NB: On the Path è la letterale del titolo originale Na Putu, che in bosniaco vuol dire “essere in cammino verso una meta”. Come in inglese, ha anche un significato spirituale. Na Putu si usa anche per parlare di una donna incinta, nel senso che il bambino è in cammino verso la nascita.