Il tempo che ci rimane (The Time That Remains, Gran Bretagna / Italia / Belgio / Francia, 2009) di Elia Suleiman; con Ali Suliman, Elia Suleiman, Saleh Bakri, Amer Hlehel, Menashe Noy, Nati Ravitz, Avi Kleinberger, Lotuf Neusser, Ehab Assal, Doraid Liddawi.
Quattro episodi, dal 1948 ad oggi, per raccontare, più che un’autobiografia, una serie di ricordi quotidiani, di situazioni e momenti rimasti nella memoria del regista palestinese Elia Suleiman. E proprio dal 1948, data in cui viene fondata Israele, la storia della famiglia del regista va di pari passo con quella di un popolo senza più una terra…
È curioso che nello stesso giorno escano in Italia due film importanti che raccontano, in modi diversi, la storia (buia) di due paesi. Se da una parte, con uno stile classico ed emotivamente coinvolgente, Juan Josè Campanella ne Il segreto dei suoi occhi ci racconta del periodo subito precedente alla dittatura argentina con una storia d’amore virata in nero, Suleiman ci narra di un popolo che viene privato delle proprie radici con uno stile che guarda al surrealismo.
I due film ci ricordano ancora una volta che il cinema è principalmente una questione di come si narra una storia: una questione di stile, direbbe qualcuno. E se l’avvincente Campanella riesce ad essere lucido e claustrofobico per quel che riguarda la situazione politica degli anni ‘70 in Argentina senza mai affrontare di petto il problema, ma facendo strisciare sottopelle il senso di dittatura nascente, Suleiman costruisce il suo film con un ordine geometrico che ci narra direttamente anche delle guerriglie tra palestinesi ed israeliani.
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Dieci film, e cominciano i surgelati estivi: da dove è spuntato fuori Universal Soldier: Regeneration? Certo, se anche Saw VI, prodotto commerciale di sicuro successo, viene bistrattato dalla sua stessa distribuzione… E i cinefili gioiranno nel sapere che finalmente esce in sala l’acclamato Il tempo che ci rimane. Acclamato a Cannes: ma nel 2009. Idem per Humpday - Un mercoledì da sballo. Insomma: la solita schizofrenia della distribuzione nostrana, ancor più drogata dall’inizio di stagione (quella estiva, si sa, è la più dolorosa per chi vorrebbe andare al cinema e non solo al mare…). Consoliamoci allora tutti con un film bellissimo, coinvolgente e ben fatto come Il segreto dei suoi occhi. Ha vinto l’Oscar come Miglior film straniero, “rubandolo” a Il nastro bianco e Il profeta: ma per quanto si possa partire prevenuti e con le mani avanti, sui titoli di coda non si può non apprezzare il risultato…
18 anni dopo: Mirko e Genziano sono due fratelli di 35 anni. Non si vedono dalla morte della madre, uccisa in un incidente stradale. Genziano vive a Londra con il nonno e lavora come broker finanziario. Mirko è rimasto a Roma a vivere con il padre e lavora in un’officina. Quando il padre muore nel testamento i ragazzi leggono che devono portare le ceneri della mamma in un paesino in Calabria, dove è successo l’incidente. Commedia italiana diretta ed interpretata da Edoardo Leo; nel cast anche Marco Bonini, Sabrina Impacciatore, Gabriele Ferzetti ed Eugenia Costantini. Qui il trailer italiano e qui l’intervista al regista Edoardo Leo.
Backward: il film racconta una vicenda corale, la vita di una giovane squadra interregionale di calcio piemontese. Tutto ruota intorno a Marta, una giovane manager italo-americana che ha ereditato la squadra dal padre, e a Gianni, un giovane talentuoso ex-portiere ormai pieno di problemi. Film diretto da Max Leonida, fondatore della casa di produzione Astarox, e nato da un’idea di Stefano Tacconi. Con Ugo Conti, Tony Sperandeo, Gerardo Placido e Randi Ingerman. Qui il trailer italiano.
Direttamente da Cannes 2009 arriva il film drammatico Il tempo che ci rimane (The Time That Remains) di Elia Suleiman con Ali Suliman, Elia Suleiman, Saleh Bakri, Nati Ravitz, Amer Hlehel, Lotuf Neusser, Ehab Assal, Menashe Noy, Avi Kleinberger. Lo stesso regista spiega:
“Il tempo che ci rimane è un film semiautobiografico, in quattro episodi, su una famiglia, la mia famiglia, dal 1948 fino a tempi recenti. Il film è ispirato ai diari privati di mio padre, a partire da quando si è unito alla resistenza nel 1948, e alle lettere inviate da mia madre a membri della famiglia che furono costretti a lasciare il paese. Associando questi materiali ai miei ricordi intimi di tutti loro e del tempo trascorso insieme, nel film ho voluto ritrarre la vita quotidiana di quei Palestinesi che decisero di restare e che furono etichettati come ‘Arabi Israeliani’, vivendo da stranieri nella loro stessa patria”.
Nelle nostre sale dal 4 giugno. Di seguito il trailer italiano.
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