
La Giuria del Festival di Torino 2010, Concorso Internazionale Lungometraggi, composta da Marco Bellocchio (Presidente, Italia) , Barbora Bobulova, Michel Ciment, Helmut Grasser, Joe R. Lansdale ha assegnato i seguenti premi:
Miglior Film (euro 25.000) a: WINTER’S BONE di Debra Granik (USA, 2010) - Qui la nostra recensione e qui il trailer.
Premio speciale della Giuria ex aequo (per un totale di euro 10.000) a: LES SIGNES VITAUX di Sophie Deraspe (Canada, 2009)
e LAS MARIMBAS DEL INFIERNO di Julio Hernández Cordón (Guatemala/Francia/Messico, 2010)
Premio per la Miglior Attrice, in collaborazione con Max, ex aequo a: JENNIFER LAWRENCE per WINTER’S BONE di Debra Granik (USA, 2010)
e ERICA RIVAS per POR TU CULPA di Anahí Berneri (Argentina/Francia, 2010)
Premio per il Miglior Attore, in collaborazione con Max a: OMID DJALILI per THE INFIDEL (Infedele per caso) di Josh Appignanesi (UK, 2010)
Premio del pubblico per il Miglior Film, in collaborazione con Digima a: HENRY di Alessandro Piva (Italia, 2010)
I premi continuano dopo il salto…
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Infedele per caso (The Infidel - Regno Unito 2010, commedia) di Josh Appignanesi con Archie Panjabi, Richard Schiff, Matt Lucas, Omid Djalili, Yigal Naor, Chris Wilson, Soraya Radford, Miranda Hart, Paul Kaye, Mina Anwar, Tracy-Ann Oberman.
Mahmud Nasir è un musulmano che vive a Londra con la famiglia. E’ credente, ma non ha mai rispettato tutte le regole della sua religione. Un giorno il figlio Rashid gli comunica che è intenzionato a sposare la fidanzata, figlia di un noto religioso che pretende di testare la “religiosità” della famiglia dello sposo. Tutto inizia ad andare a rotoli però quando Mahmud scopre di essere stato adottato da piccolo e di essere di religione… ebrea!
L’idea della trama sembra quasi venire dal cinema classico, ovvero quella del tema dello scambio d’identità. Uno spunto che spesso e volentieri ha regalato brillanti e sagaci commedie, e che ancora una volta è il pretesto giusto per un’altra commedia originale e dai toni spesso esagerati e grotteschi.
Si ride molto in The Infidel, anche se a pensarci dopo la visione ci sarebbe poco da ridere e tanto da piangere. Appignanesi nella sua prima regia da solo per un lungometraggio non sceglie certo qualcosa di facile e rischia di eccedere, scottarsi, perdere l’equilibrio: che tuttavia resta intatto dall’inizio alla fine.
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