Il Festival della ‘commedia’ brillante. Dopo Hysteria, A Few Best Men e in parte The Eye of the Storm, il Festival Internazionale del Film di Roma presenta fuori concorso Mon Pire Cauchemar, pellicola che segna il ritorno in sala di Anne Fontaine, regista del tutt’altro che esaltante Coco avant Chanel.
Al centro del film il solito scontro tra ‘civiltà, qui tratteggiato con cura da uno script ricco di battute esilaranti e due protagonisti d’eccezione’. Lei, ovvero un’inedita Isabelle Huppert, contro lui, uno splendido Benoît Poelvoorde, per una lotta continua tra due mondi talmente opposti e differenti da non incontrarsi mai. Almeno sulla carta, perché grazie ai figli, compagni di scuola e amici inseparabili, i due saranno costretti a ‘conoscersi’, scoprendo lati apparentemente impensabili, perché incredibilmente in comune.
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Isabelle Huppert goes to Far East. La diva francese non smette di sperimentare e deve aver deciso di provare cinematografie a lei inedite, molto lontane dalla Francia come quelle asiatiche. Il primo progetto è ovviamente l’atteso nuovo film del filippino Brillante Mendoza, Captured (o Prey), in cui l’attrice interpreta una donna presa in ostaggio assieme ad un altro gruppo di persone da alcuni terroristi. Il progetto è andato in porto qualche tempo dopo l’assegnazione del Prix de la mise en scène da parte della Huppert, Presidente di giuria a Cannes 2009, a Kinatay.
Adesso è in pre-produzione il nuovo film del coreano Hong Sang-soo, ancora senza trama e senza titolo. Tra i protagonisti ci sarà Yu Jun-Sang, già con il regista in Like You Know It All, Hahaha e The Day He Arrives. E ci sarà anche la Huppert, che ha deciso di far parte del progetto a scatola chiusa:
Ho accettato perché mi piacciono i suoi lavori. L’unica cosa che so del film è che lo gireremo in una piccola stazione balneare a tre ore di distanza da Seoul, e che ci saranno cinque personaggi.
Vedremo però Isabelle Huppert prima sul grande schermo con Mon pire cauchemar, nuovo film di Anne Fontaine, e Amour, l’ultimo film di Michael Haneke, probabilmente atteso a Cannes 2012.
Fonte: New Yorker
I maligni diranno che sarà un risarcimento per la Palma d’Oro ricevuta quando l’attrice era Presidentessa di Giuria a Cannes 2009 per Il nastro bianco, ma non ci interessa: il grande Michael Haneke ritrova la sua Musa, Isabelle Huppert, e torna a girare un film con lei, dopo i discussi La pianista e Il tempo dei lupi.
In Ces deux (su Imdb conosciuto come Amour: quale sarà il titolo definitivo?), il regista austriaco ritorna a Parigi per raccontare una storia con temi ancora una volta complessi ed inquietanti, nel particolare l’umiliazione e la degradazione fisica dovuti alla vecchiaia, e la morte. La Huppert interpreterà la figlia di due vecchi coniugi, interpretati da Emmanuelle Riva e da Jean-Louis Trintignant.
Trintignant, da una settimana ottantenne, è da anni che non torna sul grande schermo a causa dei problemi di salute che non gli hanno permesso di svolgere il suo lavoro. Torna con un film in cui le tematiche quasi si intrecciano in modo inquieto ai suoi ultimi anni di vita: da lui e da Haneke ci possiamo aspettare di tutto. Le riprese sono previste per l’inizio del 2011.
Quando è stato presentato in concorso all’ultima Mostra di Venezia, White Material ha scatenato un po’ l’ira e la delusione dei “denisiani” più convinti. Vuoi mettere una storia così personale e in linea con la filmografia della regista trattata però senza dare troppa importanza ai silenzi e senza giocare di sottrazione? Sarà anche colpa della sceneggiatura, scritta da Claire Denis con Marie N’Diaye senza collega storico Jean-Pol Fargeau, ma White Material ha deluso i fan.
Sembra uno scherzo del destino, nell’anno in cui un film della Denis finisce in concorso dopo l’edizione che aveva avuto 35 Rhums in cartellone, bellissimo e applaudito ma fuori concorso. Eppure chi scrive ammette di aver subito (e non poco) il fascino di White Material. Sarà perché alla fine la storia riesce ad essere crudele fino in fondo, sarà per i suoi colori e per le sue splendide musiche, sarà per Isabelle Huppert che forse in un film della Denis giganteggia troppo ma fa sempre una figura splendida…
Con una storia in parte autobiografica ambientata in Camerun, la pellicola narra le vicende di Maria, proprietaria di una piantagione di caffè. L’ex marito André (Christopher Lambert) sta preparando la fuga di tutta la famiglia in Francia, vista la ribellione che sta portando un carico di violenza senza fine in tutto il territorio. Intanto però lo stesso Manuel (Nicolas Duvauchelle), figlio di Maria e André, inizia ad essere imprigionato nella violenza che sta dilagando…
In Francia il film è uscito il 24 marzo: da noi non uscirà mai. Ma dopo il salto vi regaliamo comunque il trailer, in attesa di sapere se prima o poi da qualche parte lo si potrà recuperare…
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Piaccia o meno il film che rappresenterà l’Italia alla selezione per gli Oscar come miglior film straniero per il 2010 sarà Baària di Giuseppe Tornatore. Il film selezionato da una giuria di esperti e di addetti ai lavori però ora deve vedersela con i suoi omologhi di altre nazioni, il primo passo è quello di entrare nella cinquina delle pellicole in Nominations.
Ma chi sono i concorrenti di Baària? Dal Giappone, nazione vincitrice del premio lo scorso anno con Departures, arriva il film poliziesco Nobody to watch over me di Ryoichi Kimizuka. La cinematografia francese ha invece selezionato lo splendido (e durissimo) Il profeta di Jaccques Audiard, vincitore del Gran Prix a Cannes 2009. Sempre dall’estremo oriente arriva il coreano Mother di Bong Joon-ho.
Dalla Scandinavia arrivano la tragicommedia svedese Involuntary di Ruben Östlund e il finlandese Letters to father Jacob di Klaus Härö. Da Israele invece Ajami di Scandar Copti e Yaron Shani. Dall’Olanda The silent army di Jean van de Velde. Dalla Svizzera Home con Isabelle Huppert. Dalla Slovenia Landscape n.2 di Vinko Möderndorfer. Dal Belgio il divertente La merditude des choses, visto anche questo a Cannes 2009.

Capitalism: A Love Story - di Michael Moore (Concorso)
E’ in gran forma Michael Moore con il suo nuovo film, a due anni di distanza dall’acclamato Sicko. E questa sembra la conclusione perfetta di un percorso che ha voluto narrare le contraddizioni del sistema di un paese che, dichiarandosi democratico, ha però spesso dimostrato tutto il contrario.
A 20 anni di distanza dal suo primo bellissimo documentario, Roger & Me, Moore ritorna in campo finanziario per illustrare quelli che secondo il suo modo di vedere sono i problemi del sistema capitalistico, e perché si possa senza peli sulla lingua definirlo il Male. E per fare questo prova a far vedere come capitalismo strida con democrazia, e anche con i valori cristiani di cui gli States vanno fieri.
In mezzo c’è modo di ripercorrere tappe fondamentali della Storia americana, da Roosvelt all’edonismo reaganiano, dal passaggio da Bush a Obama, a cui Moore dedica una parte del film molto commovente. Capitalism: A Love Story è un film particolarmente arrabbiato, in cui Moore sembra mettersi un po’ più da parte rispetto ai lavori precedenti per lasciare che parlino testimoni e immagini. Da dire sul tema ce n’è tantissimo. E si resta spesso a bocca aperta. (Qui il trailer).
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La Disney Pixar è sbarcata in laguna, e il Lido di Venezia si è vestito a festa per accoglierla. Tutte le aree dedicate alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica sono state addobbate con migliaia di palloncini colorati, in un tripudio di colori, musica e bambini festanti. Nel pomeriggio, George Lucas ha consegnato il Leone d’Oro alla Carriera al team Pixar, capeggiato da John Lasseter. Con lui c’erano i registi Brad Bird, Pete Docter, Andrew Stanton e Lee Unkrich, oltre agli indimenticabili Woody e Buzz ed ai simpaticissimi Carl e Russel, protagonisti di Up (regalato in anteprima al pubblico festivaliero).
Marco Muller, direttore del Festival, commenta soddisfatto: “per la prima volta il premio non va ad una persona sola, ma ad un’intero team: la bottega Pixar“. Dopo il Leone consegnato al maestro Hayao Miyazaki, questa è la seconda volta che Venezia premia il cinema d’animazione.
Presentati in concorso White Material (di Claire Denis, con Isabelle Huppert e Christopher Lambert) e Capitalism: a Love Story, di Michael Moore. Avvistate anche Ornella Muti, in compagnia del regista Giulio Base e di parte del cast di Doc West, fiction televisiva con Terence Hill che debutterà nella serata di domani; Jane Birkin, qui per 36 vues du Pic Saint Loup di Jaques Rivette; e Serra Yilmaz. Dopo il salto tutte le immagini della giornata, in attesa dell’arrivo - domani - di Matt Damon e Steven Soderbergh.
Cartoline da Venezia 66 - una magica giornata nel segno di Disney Pixar
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La 66esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è ormai quasi giunta a metà della sua corsa. Oggi sono arrivati in Laguna l’algida Tilda Swinton, Alba Rohrwacher ed il cast di Io Sono l’Amore di Luca Guadagnino; Christopher Lambert ed Isabelle Huppert, che presenteranno domani White Material di Claire Denis; e George Lucas, che avrà l’onere ed il piacere di consegnare il Leone d’Oro nelle mani di John Lasseter.
Werner Herzog è nuovamente sotto i riflettori - quest’oggi in compagnia di Michael Shannon - per presentare il film sorpresa My son, My Son What have ye done? Avvistati anche Michael Moore, domani in concorso con il documentario Capitalism: a Love Story; Shinya Tsukamoto ed Eric Bossick, rispettivamente regista ed interprete del nipponco Tetsuo the Bullet Man; John Turturro ed il cast di Prove per una Tragedia Siciliana; e le bellissime protagoniste di Desert Flower.
Nonostante la temperatura si sia drasticamente abbassata, lasciando spazio a golfini e giacchette, qualche fantasioso non ha voluto rinunciare a fare un po’ di sport….quando si dice essere originali! Dopo il salto, tutte le immagini della giornata.
Un programma al di sopra delle aspettative. Chiariamolo fin da subito, a scanso di equivoci: il cartellone della 66. Mostra Internazionale del Cinema di Venezia sulla carta promette un’edizione molto buona. Concentriamoci per ora sui film in concorso, e più tardi parleremo delle altre sezioni. Non preoccupatevi se vedete qualche nome mancante: è probabile che il film che cercate sia fuori concorso, ma qui le sorprese non mancano.
Confermati innanzitutto i rumors delle ultime settimane sugli italiani: ancora una volta, come l’anno scorso, i titoli nostrani del concorso ufficiale sono quattro. Si tratta ovviamente del film d’apertura Baaria di Giuseppe Tornatore, de Il Grande Sogno di Michele Placido, con Scamarcio, Trinca, Argentero, Orlando e Morante, La doppia ora, opera prima di Giuseppe Capotondi con Filippo Timi e Ksenia Rappoport, e, unico film Rai contro tre Medusa, Lo spazio bianco di Francesca Comencini, con Margherita Buy.
Sorprendente la sestina americana: dopo gli ormai sbandieratissimi Moore, Herzog, l’esordio di Tom Ford con A single man, fa piacere anche vedere confermato il nuovo Todd Solondz, The Road di Hillcoat e soprattutto -in concorso!- Survival of the Dead di zio Romero. Nella triade orientale, spunta la sopresona Tsukamoto con il suo nuovo capitolo di Tetsuo. Ottima la selezione francese, con Denis, Rivette, Chéreau confermati e la “new entry” Mr. Nobody di Jaco Van Dormael. Due lavori tedeschi (ma ovviamente Akin ha origini turche e Shirin Neshat iraniane), uno austriaco, e poi ancora Sri Lanka, Egitto e Israele. E manca ancora il film a sorpresa, per un totale di 24 film in corsa per il Leone d’Oro.
Dopo il salto, tutti i titoli del concorso ufficiale di Venezia 66.
Esce il 5 giugno il film drammatico L’amore nascosto (L’Amour caché), una realizzazione a cura dei paesi Lussemburgo, Belgio, Italia. La regia è affidata a Alessandro Capone, nel cast Olivier Gourmet, Isabelle Huppert, Mélanie Laurent, Greta Scacchi.
Danielle ha tentato il suicidio per tre volte. Ora è ricoverata in una clinica privata, in più odia sua figlia Sophie. La psichiatra che la cura cerca di convincerla a scrivere i suoi pensieri: lei parla spesso, se non sempre della figlia… Un giorno Danielle scappa e si perde per Parigi. Viene ritrovata due giorni dopo, distrutta e malata. La riportano in clinica.
Isabelle Huppert è Danielle, Mélanie Laurent è Sophie, Greta Scacchi interpreta la dottoressa Dubois. Il trailer italiano è dopo il salto. Davvero interessante.
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