Jonathan Demme è un ottimo regista di documentari, oltre ad averci dimostrato di essere vivo e vegeto anche col film di fiction (Rachel sta per sposarsi). Lo testimoniano film come The Agronomist o Jimmy Carter Man from Plains. Ma il suo prossimo lavoro lo vedremo tra un bel po’, e non sarà l’atteso Marley. Infatti il regista ha abbandonato il lavoro, incentrato ovviamente sulla mitica figura di Bob Marley, dopo che il produttore Steve Bing si è detto insoddisfatto del primo montaggio.
Demme aveva iniziato a lavorare al film verso maggio, dopo l’abbandono del progetto da parte di Martin Scorsese per “conflitti di programmazione”. E pensare che Bing aveva prodotto Shine a Light. Insomma, un documentario che, dopo una partenza un po’ travagliata, sta continuando anche peggio.
Marley è stato approvato dalla famiglia del cantautore, e il figlio Ziggy Marley si era detto entusiasta che Demme fosse il regista del documentario. Resta la data di distribuzione ipotetica della pellicola, prevista per il 6 febbraio 2010 (che celebrerebbe il 65° compleanno di Bob Marley, morto nel 1981): a meno che un altro regista subentri al progetto e rigiri alcune sequenze e dia un montaggio totalmente differente, la data dovrebbe saltare.
Fonte: Eurweb

Quando si parla del rapporto tra cinema e Radio in genere si comincia accennando alla finta radiocronaca dello sbarco degli alieni sulla terra fatta da Orson Welles a metà dello scorso secolo (circa…). Preferisco invece sottolineare il film Natale a casa Deejay, il coraggioso “musical-kolossal” di Linus & co….
Un film snobbato un pò da tutti nel Natale del 2004, eppure, guardando il cast, c’erano gli ingredienti giusti anche per un discreto successo nazional popolare… (oltre ai conduttori storici di Radio Deejay ci sono anche i volti radio-televisivi di Daria Bignardi, Luciana Littizzetto, Platinette e uno dei migliori gruppi musicali italiani contemporanei: Elio e le Storie tese). Tra le comparsate del film da citare Gianni Morandi, Stefano Baldini, e Rosario Fiorello… Inoltre la storia non è nient’altro che la trasposizione del Canto di Natale di Charles Dickens.
Dopo il saltino una breve playlist di film “radiofonici” e alcuni filmati curiosi su personaggi radiofonici…
Continua a leggere: Cult de sac. Cinema da ascoltare ovvero la Radio sul grande schermo

Prende oggi il via una nuova iniziativa di Cineblog che assegnerà i suoi personalissimi Oscar. Naturalmente i protagonisti dei responsi saranno i lettori: tutti i vincitori dovranno affrontare un gioco sfida. Iniziamo con i registi, ma poi sarà la volta del miglior film e dei migliori attori ed attrici.
I registi che si sfideranno nel gioco sfida dedicato al miglior regista del 2008 sono: Christopher Nolan (Il cavaliere oscuro), Paolo Sorrentino (Il divo), Clint Eastwood (Changeling), Joel Coen (Non è un paese per vecchi), Matteo Garrone (Gomorra), Tim Burton (Sweeney Todd), Andrew Stanton (Wall-e), Brian De Palma (Redacted), Danny Boyle (The millionaire), Sidney Lumet (Onora il padre e la madre), Sean Penn (Into the wild), Paul Thomas Anderson (Il petroliere), Jonathan Demme (Rachel sta per sposarsi), Laurent Cantet (La classe), Julian Schnabel (Lo scafandro e la farfalla), Guillermo del Toro (Hellboy The golden army).
Naturalmente si dovrà dare la preferenza ad un regista piuttosto che ad un altro privilegiando i film usciti nelle sale italiane nel 2008. Per accedere al gioco-sfida clicca su Gioca!
Rachel sta per sposarsi (Rachel Getting Married, USA, 2008) di Jonathan Demme; con Anne Hathaway, Rosemarie DeWitt, Mather Zickel, Bill Irwin, Anna Deavere Smith, Anisa George, Tunde Adebimpe, Debra Winger, Jerome LePage, Beau Sia.
Al matrimonio di Rachel si canta e si balla. Con i parenti, con gli amici, con i conoscenti. E si balla con Shiva, come recita il titolo provvisorio del film scritto da Jenny Lumet: Dancing with Shiva, ballando col dio della distruzione, ovvero Kym, ex-modella sorella di Rachel che, dopo aver momentanemante lasciato il rehab dove si sta disintossicando, ritorna come un ciclone e distrugge equilibri e illusioni della famiglia.
Jonathan Demme, per il suo ritorno ai film di finzione, decide di abbandonare solo in parte il documentario che tanto gli ha portato fortuna e consensi da parte della critica, con titoli riusciti come The Agronomist e Jimmy Carter Man from Plains. Il suo Rachel getting married (tradotto alla lettera come Rachel sta per sposarsi) è infatti girato come un finto filmino matrimoniale (il “più bel filmino casalingo mai realizzato”, questo ironicamente il commento del regista), ed ecco uno dei punti di forza della pellicola.
Girando in questo modo le sue scene da un matrimonio, Demme può infiltrarsi come vero testimone invisibile delle nozze, e può permettersi di assistere ad estenuanti e lunghissimi balli, canti e conversazioni e di far partecipe lo spettatore di tutti i fatti che accadono. Ma soprattutto può lasciare spazio agli attori, li fa respirare, dirigendoli senza star loro col fiato sul collo, sposando la tecnica dell’improvvisazione usata in un paio di importanti titoli francesi usciti quest’anno nelle nostre sale, ossia Cous Cous e La classe.
Continua a leggere: Rachel sta per sposarsi - Jonathan Demme: recensione in anteprima
The Manchurian Candidate (The Manchurian Candidate, USA, 2004) di Jonathan Demme; con Denzel Washington, Meryl Streep, Liev Schreiber, Jeffrey Wright, Jon Voight.
Stasera, 21.10, RaiTre
Va bene, ultimamente siamo un po’ monotematici e sembra che esista solo Jonathan Demme. Però non è un caso che, ogni volta che esce un suo film di finzione, ultimamente la critica si spacchi. Come documentarista il regista non si discute (e vorremmo ben vedere); si mette in dubbio invece la sua capacità ormai di narrare storie.
Vuoi mettere Il segno degli Hannan e Il silenzio degli innocenti con The Manchurian Candidate e Rachel sta per sposarsi? Qui si sostiene ancora invece la sua validità, e The Manchurian Candidate è un gran bel thriller. Nel rifare e attualizzare Va’ e uccidi di Frankenheimer, Demme risulta meno rassicurante che mai: manipolazioni, intrighi, elezioni false, ricordi terribili. Ma soprattutto una messa in scena che renda terribile il soggetto di partenza.
Si prenda come esempio lampante l’ottimo contrasto tra presente e flashback, e di come questi ultimi risultino violenti ed agghiaccianti. Grandissimo il lavoro degli attori, da Denzel Washington alla “scoperta” Liev Schreiber. Ma è perfetta soprattutto la grandiosa, cattivissima Meryl Streep: il suo personaggio, vero motore del film, mette i brividi. E getta ombre fantapolitiche anche sulle elezioni che si stanno per tenere, che però di “fanta” hanno ormai poco…

Jonathan Demme è stato uno degli allievi di Roger Corman. Prima di diventare un autore, e prima dei successi planetari de Il silenzio degli innocenti e Philadelphia, il regista ha diretto un vero cult dell’exploitation in pieno stile anni ‘70, ovvero Femmine in gabbia (Caged Heat). Tra l’altro si tratta proprio del suo film d’esordio.
Tarantino lo deve sicuramente conoscere a memoria, per vari ovvi motivi: ma basti anche solo la presenza tra le attrici di Juanita Brown, che aveva recitato in Foxy Brown (con Pam Grier, e non a caso “ispiratore” di Jackie Brown). Nel cast spicca la sempre grande Barbara Steele nel ruolo della sadica e frustrata direttrice, che non risparmia nulla alle prigioniere.
Perché recuperare Femmine in gabbia? Oltre che per l’aurea di cult, oltre che per il nome del regista, anche per il divertimento. Perché senza mezzi termini, Caged Heat è un film spericolato, e non privo di una sua decisa idea politica, non di certo a favore del potere americano dell’epoca. Gustatevi il trailer originale dopo il salto.

La Sony Pictures distribuirà nelle nostre sale a novembre Rachel Getting Married col titolo italiano Rachel sta per sposarsi. Decisamente rispettoso, ammettiamolo, ma volete mettere il suono del titolo originale? Poco male, almeno non dovremo aspettare il 2009 (o nel peggiore dei casi con alcuni film veneziani, MAI) per vedere il nuovo film di Jonathan Demme.
In concorso a Venezia 65, snobbato a sorpresa dalla giuria (nonostante alcuni, come John Landis, l’avessero amato alla follia), Rachel sta per sposarsi narra le vicende di Kym (Anne Hathaway, fino all’ultimo vincitrice morale del sottoscritto della Coppa Volpi, vinta poi dalla bravissima Dominique Blanc per l’insolito L’Autre), un’ex-modella che si sta disintossicando in un rehab. La ragazza torna a casa nel fine settimana per partecipare al matrimonio della sorella Rachel (Rosemarie DeWitt): ovviamente sarà l’occasione per incontri, scontri, chiarimenti e per rispolverare i fantasmi del passato. Nel cast è presente anche Debra Winger.
Del film vi abbiamo già fatto vedere il trailer originale, una photogallery e da Venezia vi abbiamo fatto leggere due nostre ottime impressioni (le trovate qui e qui). In attesa della nostra recensione in anteprima, vi lasciamo con il trailer in italiano e con una clip originale. Trovate tutto dopo il salto.
Continua a leggere: Rachel sta per sposarsi: trailer italiano e una clip originale
Una vedova allegra… ma non troppo (Married to the Mob, USA, 1988) di Jonathan Demme; con Michelle Pfeiffer, Matthew Modine, Dean Stockwell, Alec Baldwin.
Oggi, 17.55, La7
Ed eccolo il Jonathan Demme dell’ultima parte degli anni ‘80, subito prima del suo più grande successo (e capolavoro) Il silenzio degli innocenti. Una vedova allegra… ma non troppo, così come lo era stato Qualcosa di travolgente con la bomba Melanie Griffith, è la commedia vista e rimaneggiata da un autore importante che nel genere si diverte ad esplorarne le vie di sbocco e le mille possibilità.
La storia è quella di Angela, interpretata da un’altra gran donna quale Michelle Pfeiffer (perfettamente in parte e meravigliosa), rimasta vedova di un marito che aveva affari con la mafia. Corteggiata dal “tigre” Tony Russo, e di conseguenza mal vista dalla moglie e dalle amiche, la donna decide di andarsene a vivere lontano col figlio. Conosce così il vicino Mike (un bravissimo Matthew Modine), in realtà un agente di polizia che vuole incastrare Tony…
C’è chi ha urlato al capolavoro, c’è chi ha tentanto di abbassare gli entusiasmi. Comunque la si pensi, non si può negare a Demme la capacità di guidare sempre al meglio i suoi attori, di fare un gran bel lavoro sul ritmo e di usare sempre e comunque una gran colonna sonora (in questo caso di David Byrne). Da rivedere, aspettando quel gran film, da qualcuno anche sottovalutato, che è Rachel Getting Married.

Settimana Internazionale della Critica
Pranzo di Ferragosto, di Gianni Di Gregorio
Gianni, figlio unico di madre vedova, vive con sua madre in una vecchia casa nel centro di Roma. Tiranneggiato da lei, nobildonna decaduta, trascina le sue giornate fra le faccende domestiche e l’osteria.
Il giorno prima di Ferragosto l’amministratore del condominio gli propone di tenere in casa la propria mamma per i due giorni di vacanza. In cambio gli scalerà i debiti accumulati in anni sulle spese condominiali.
Fino a questo punto la vicenda personale dell’autore ed interprete del film, Gianni Di Gregorio, coincide perfettamente con la finzione scenica. Però, mentre nella realtà l’uomo rifiuto la proposta, il protagonista sullo schermo decide di accettarla ed accoglie in casa non solo la madre, ma anche la zia dell’amministratore. A loro si aggiungerà poi, a complicare ulteriormente la situazione, anche la mamma del medico di famiglia.
Decisamente una delle pellicole migliori presentate quest’anno in Mostra. Originale, divertente e tenera, tratta temi difficili e delicati come quelli della vecchiaia e della solitudine senza inciampare nell’ovvio o nella commiserazione. Girato in pochi giorni e con pochi mezzi, si potrebbe definire il film come un pezzo di artigianato particolarmente ben riuscito. Le quattro straordinarie signore protagoniste, non sono attrici protagoniste ma possono vantare un carisma ed una presenza scenica da vendere.
Continua a leggere: Venezia 65: Pranzo di Ferragosto - Rachel getting married
Lontani dal clamore mediatico, i premi collaterali assegnati ogni anno alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, passano spesso inosservati. Sono stati assegnati fra ieri ed oggi e sono tantissimi! Di seguito riportiamo la lista completa dei vincitori di quest’edizione.
Premio FIPRESCI
miglior film Venezia 65 a Gabbla (Inland) di Tariq Teguia
miglior film Orizzonti e Settimana Internazionale della Critica a Goodbye Solo di Ramin Bahrani
Premio SIGNIS
a The Hurt Locker di Kathryn Bigelow
menzione speciale a Vegas: Based on a True Story di Amir Naderi
menzione speciale a Teza di Haile Gerima