Jennifer’s Body (id. - horror, USA 2009) Regia di Karyn Kusama, con Megan Fox, Amanda Seyfried, Johnny Simmons, Adam Brody, J. K. Simmons, Amy Sedaris, Chris Pratt, Juno Ruddell, Kyle Gallner, Sal Cortez, Ryan Levine, Juan Riedinger, Colin Askey, Josh Emerson, Cynthia Stevenson.
Le prime immagini del film ci mostrano un istituto di igiene mentale, dove la giovane Needy è rinchiusa. E’ lei a raccontarci, in un lungo flash back, gli eventi che l’hanno vista protagonista, assieme alla sua amica del cuore Jennifer, e che l’hanno condotta fin lì. Entrambe studentesse delle superiori, amiche fin da piccolissime, Jennifer e Needie sono molto diverse. La prima è una bellissima cheerleader, corteggiata da tutti i ragazzi, mentre la seconda è una timida secchiona, che frequenta il suo primo amore, Chip. Una sera, Needy accompagna Jennifer ad un concerto al Melody Lane, dove la cheerleader spera di conquistare Nikolai, il cantante dei Low Shoulder, un gruppo rock visto su MySpace. L’esibizione è tragicamente interrotta da un incendio nel locale. Jennifer, piuttosto stordita e sotto shock, accetta un passaggio sul furgone della band. Dopo quella notte, la ragazza non sarà più la stessa. Nella piccola cittadina di Devil’s Kettle si susseguono svariati brutali omicidi, alcuni ragazzi vengono fatti a pezzi e sbranati. Needy è l’unica che sa come porre fine al massacro.
Personalmente definirei Jennifer’s Body come una commedia horror e non come un film dell’orrore vero e proprio. E’ probabilmente paragonabile ai classici del genere degli anni ‘80, che mescolavano una buona dose di humor grottesco a storie di demoni e mostri assetati di sangue (non per niente la sceneggiatrice Diablo Cody ha ammesso di aver preso ispirazione da Nightmare on Elm Street), finendo spesso per essere (volontariamente o involontariamente) comici anzichè spaventosi. Il tutto - in questo caso - coniugato al femminile e condito da slang e situazioni tipiche dell’universo dei teen-agers di ultima generazione. Adatto per una piacevole serata al cinema, ma niente di più.
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Sorriso smagliante, sguardo sbarazzino e braccia tatuatissime. Questa è Diablo Cody (all’anagrafe Brook Busey-Hunt) 31anne originaria dell’Illinois, ex blogger, ex spogliarellista e premio Oscar 2008 per la sceneggiatura originale di Juno. La abbiamo incontrata in hotel in mattinata, per farle qualche domanda in merito a Jennifer’s Body, atteso teen-horror che uscirà nelle nostre sale il 10 dicembre.
Jennifer’s Body ha una sceneggiatura molto complessa e leggibile su diversi piani, da una parte un’odissea per teen ager, ma dall’altra parte sembra anche una rivisitazione dell’11 settembre in chiave high school. Mi sembra che ci siano molte paure inserite nello script che sono simili a quelle successive all’11 settembre 2001. E’ una cosa voluta, oppure è venuta naturalmente perchè queste sono le grandi paure americane?
Ho scritto questa sceneggiatura un paio di anni fa. Alcune cose cominciano a cambiare dal punto di vista politico, ma nel corso di questi ultimi anni non è cambiato un gran che, le persone in America sono ancora vittime della paranoia e del panico post 9/11. Volevo che le reazioni degli studenti nel film rispecchiassero la maniera in cui la maggior parte degli americani ha reagito all’11 settembre. La confusione, il bisogno di trovare degli eroi - in questo caso la band, in realtà abbastanza sinistra - e abbiamo visto molte cose simili in America. E’ interessante che tu mi abbia chiesto dei differenti livelli di lettura dello script perchè quello che volevo era proprio che una parte di pubblico potesse fruire del film cogliendone solo gli aspetti propri di un prodotto commerciale di intrattenimento e che altri fossero in grado di dire “ehi, aspetta un attimo, c’è sotto qualcosa di più, c’è un messaggio più profondo“. Spero abbia funzionato.
Courmayeur Noir in Festival - Diablo Cody e il Corpo di Jennifer
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Divisione speciale della 20th Century Fox, fondata nel 1994, la Fox Searchlight Pictures negli ultimi 15anni ha partorito autentici gioielli indipendenti. Pochi soldi, tante idee, con alle spalle una major come la Fox. A pochi giorni dall’uscita nelle nostre sale di 500 Giorni Insieme, ultimo ‘piccolo capolavoro’ targato Fox Searchlight, andiamo a ripercorrere con la nostra Box Office Story il cammino compiuto da questa ‘piccola’ divisione, tra film prodotti e solo distrubuiti (spesso solo negli Usa).
E’ il 1997 quando il primo successo planetario si abbatte sulla neonata Searchlight. Full Monty - Squattrinati organizzati, conquista il globo. Costato 3 milioni e mezzo di dollari ne incassa 260 in tutto il mondo, ottenendo 4 candidature all’Oscar e vincendone uno. Nello stesso anno arriva Tempesta di ghiaccio (8 milioni di dollari negli Usa), seguito nel 1998 dal delizioso Svegliati Ned (55 milioni di dollari in tutto il mondo). Con il 1999 è Boys Don’t Cry a conquistare Oscar e botteghini, incassando oltre 11 milioni di dollari negli States, dopo esserne costati appena 2.
Floppato miseramente con Titus, e deluso con Sogno di una notte di mezza estate, il nuovo millennio per la Searchlight si apre con Quills - La penna dello scandalo (18 milioni di dollari worldwide) e Kissing Jessica Stein, capace d’incassare 10 milioni di dollari dopo esserne costati appena uno. Con il 2002, però, i successi tornano ad essere più frequenti: Sognando Beckham sbanca ovunque, lanciando nell’Olimpo Keira Knightley, incassando 77 milioni di dollari worldwide, così come non deludono The Good Girl (16 milioni di dollari dopo esserne costati la metà), One Hour Photo (52 milioni di dollari dopo esserne costati 12) e soprattutto 28 giorni dopo (82 milioni di dollari dopo esserne costati otto).
Acclamato tanto a Toronto quanto al Festival Internazionale del film di Roma, Up in The Air - Tra le Nuvole per molti sarà una delle sorprese ai prossimi Oscar. Diretto da Jason Raitman, regista di Thank You for Smoking e Juno, ed interpretato da un fenomenale George Clooney, affiancato da due autentiche sorprese come Anna Kendrick e Vera Farmiga, Tra le Nuvole arriverà nei nostri cinema il prossimo 15 gennaio del 2010.
Perennemente in viaggio, con il trolley sempre pronto, zero affetti, zero relazioni ed un bagaglio ‘di vita’ volutamente leggero, per non dire vuoto, Clooney gira l’America con l’incarico di licenziare i malcapitati di turno. Reitman attorno all’attore scrive e dirige una storia attualissima, capace di far sorridere e di far riflettere, sulle relazioni umane e sulle loro conseguenze, fatta di dialoghi brillanti e costruita attraverso un montaggio fulminante.
Un vero e proprio gioiellino. Ma ora, dopo il trailer, cliccate pure su continua per vedere la locandina italiana della pellicola…
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Il 4° Festival del Cinema di Roma si avvia alla sua conclusione. Mentre si aspettano i verdetti di questa sera (in pole position per i premi maggiori: Brotherhood, L’uomo che verrà, Up in the air e The Last Station), è stato annunciato il Mouse d’Oro, ovvero il premio che, istituito lo scorso agosto da un’idea di Hideout, riunisce numerose webzine di cinema italiane - come Cineblog - che, attraverso i propri collaboratori accreditati presso i Festival di Cinema, votano i film delle rassegne al fine di premiare l’opera ritenuta migliore.
Dopo aver eletto nella sua prima edizione a Venezia miglior film del concorso Life during wartime di Todd Solondz, il Mouse d’Oro incorona a Roma l’acclamato Up in the Air (da noi Tra le nuvole) di Jason Reitman, trionfatore del Marc’Aurelio d’Oro due anni fa con Juno. Questa la motivazione:
Per aver realizzato un ottimo film, in equilibrio tra ironia e amarezza. Reitman conferma la propria maturità registica, raccontando il “peggior periodo della storia d’America”, senza incanalare lo spettatore verso una riflessione che vada oltre il dramma personale del protagonista.
Dopo il salto, il Mouse d’Argento.
George Clooney, probabilmente la star più attesa dell’edizione di quest’anno del Festival Internazionale del film di Roma, ha presentato oggi a pubblico e critica Up in The Air (che potremo vedere dal 15 gennaio con il titolo Tra le Nuvole), divertente commedia accolta da applausi scroscianti. In compagnia di Clooney, il regista Jason Reitman, trionfatore con Juno due anni fa proprio del festival romano e - naturalmente - l’ormai immancabile compagna, Elisabetta Canalis, che lo ha accompagnato sul red carpet.
Festival Internazionale del film di Roma: red carpet e photo call di Up in the Air
Fonte: Image.net
Applausi a scena aperta. Sentiti, scroscianti, intensi, meritati. Jason Reitman torna al Festival Internazionale di Roma dopo il trionfo di Juno, vincitore della 2° edizione, conquistando nuovamente la stampa. Con Up in the Air, diventato per il mercato italiano Tra le Nuvole, Reitman cavalca la crisi economica che ha messo in ginocchio gli Stati Uniti d’America, portando in sala un magnifico e cinico personaggio, interpretato da uno strabordante ed irresistibile George Clooney (sempre più bravo e sorprendente).
Perennemente in viaggio, con il trolley sempre pronto, zero affetti, zero relazioni ed un bagaglio ‘di vita’ volutamente leggero, per non dire vuoto, Clooney gira l’America con l’incarico di licenziare i malcapitati di turno. Reitman attorno all’attore scrive e dirige una storia attualissima, splendida nella sua realizzazione, con dialoghi brillanti, un montaggio fulminante ed un finale tanto duro quanto necessario.
Una commedia capace di far sorridere e di far riflettere, sulle relazioni umane e sulle loro conseguenze, che vola alto, altissimo, dopo una prima ora pazzesca ed una seconda parte che sembra pricipitare nell’ovvio, per poi rialzarsi immediatamente, tornando cinicamente sopra le nuvole. Per ora il miglior film visto al Festival Internazionale del Film di Roma, se non la migliore commedia di questo 2009. Dopo l’exploit di Thank You for Smoking ed il boom di Juno, abbiamo una meritata conferma. Jason Reitman è il “miglior prodotto” made in Usa degli ultimi anni. Aspettando la recensione in anteprima, ed eventuali premi in arrivo dal Festival, segnatevi la data: uscita nei cinema italiani, 15 gennaio 2010.
La serie televisiva Arrested Development, in Italia conosciuta anche con il titolo di Ti presento i miei…, diventerà presto un film.
Il protagonista Jason Bateman, che vedremo al fianco di George Clooney in Tra le nuvole (Up in the Air), regia di Jason Reitman (con cui ha già lavorato per Juno, con Michael Cera) è al lavoro per adattare questa innovativa serie in un film. Girato con uno stile molto vicino a quello di un documentario, Arrested Development racconta le vicende assurde di una famiglia fuori dal comune, ma forse più normale di quanto possa sembrare.
Uno dei problemi maggiori per dare il via a questo progetto è la fama raggiunta dallo stesso Bateman, da Will Arnett e dal giovane Michael Cera, che non erano certo nomi così noti quando hanno iniziato a registrare le prime puntate della serie. Diventa difficile infatti rimettere in piedi il cast originale per sovraccarico di impegni dei diretti interessati, ma questo è un problema che si potrà certo risolvere.
La sceneggiatura e la regia saranno firmate da Mitch Hurwitz, mentre nel ruolo del produttore ci sarà niente meno che il regista Ron Howard (Angeli e Demoni, Il codice Da Vinci) che era già il produttore esecutivo della serie televisiva. Howard prenderà a suo modo parte della storia, prestando nuovamente la sua voce al narratore.

Sarà Diablo Cody la sceneggiatrice del film dedicato a Hugh Hefner, papà del mitico Playboy. Da Diablo, premio Oscar per lo script di Juno, e sceneggiatrice di Jennifer’s Body, prossimamente sugli schermi, dobbiamo aspettarci veramente di tutto.
Nella cabina di regia dovrebbe esserci Brett Ratner ma, visto che il precedente sceneggiatore, John Hoffman, è stato “cacciato” per lasciar posto a Diablo… attendiamo conferme.
Ancora sconosciuto il cast. Chi interpreterà Hugh? Lui voleva Robert Downey Jr., ma c’è chi parlava di Tom Cruise o Leonardo DiCaprio….
Via: MovieFill
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Alla fine la sorpresa non c’è stata. Il tanto atteso annuncio di Nine alla 4° edizione del Festival Internazionale del film di Roma (Vincenzo Mollica al Tg1 lo dette per certo da Cannes) è rimasto un sogno, per un Festival che tira comunque fuori le unghie e digrigna i denti. 18 i film italiani nelle varie sezioni, 3 in concorso, Alza la Testa, Viola di Mare e L’uomo che Verrà, 2 fuori concorso, Oggi Sposi e Christine Cristina, esordio alla regia di Stefania Sandrelli, ed uno nella sezione Alice nella Città, Marpiccolo di Alessandro di Robilant. Un Festival che parlerà femminile, visto che ad aprirlo, il 15 ottobre prossimo, ci sarà Magherita Buy, in una giornata interamente dedicata al cinema italiano, mentre a chiuderlo arriverà la divina Meryl Streep, premiata con il Marc’Aurelio d’Oro e una rassegna, composta da 14 titoli, a lei interamente dedicata, con anteprima italiana di Julie & Julia.
14 i film in concorso, con Jason Raitman, atteso dopo il trionfo di Juno di 2 edizioni fa, con Up in the Air, film che porterà sul red carpet capitolino George Clooney. Sempre in concorso troveremo The Last Station di Michael Hoffman, con Helen Mirren, Christopher Plummer e James McAvoy, Vision di Margarethe Von Trotta, Brotherhood, film che statene certi darà vita ad un mare di polemiche, parlando di omosessualità e nazismo, lo spagnolo After, il cinese Quingian di Geng Jun, il francese Les Regrets di Cédric Kahn, i 3 titoli italiani prima enunciati e Triage del Premio Oscar Danis Tanovìc, con Colin Farrell protagonista, che aprirà ufficialmente il Festival.
8 invece i titoli fuori concorso/anteprima, quindi sempre nella selezione ufficiale, con A Seriuos Man dei fratelli Coen (che hanno detto no al concorso) su tutti, seguiti da il kolossal The Warrior And The Wolf di Lang Zai Ji, Io Don Govanni di Carlos Saura e The City of Your Final Destination, anteprima mondiale targata James Ivory, con Anthony Hopkins e Laura Linney protagonisti. Sempre sugli scudi la sezione Alice nella Città, che porterà sul red carpet romano un’anteprima di New Moon, Astro Boy e Hachiko: A Dog’s Story, con Richard Gere pronto ad incontrare il pubblico in uno degli incontri “a tu per tu” che ormai sono diventati un marchio di fabbrica della Festa del cinema di Roma. A dir poco imperdibile poi, l’omaggio che il Festival proporrà ad Heath Ledger, con l’anteprima nazionale di Parnassus, con Terry Gilliam nella capitale, e soprattutto la proiezione dei film inediti come regista dello stesso Ledger, mai proiettati prima d’ora.