Di Kim Ki-duk si erano “perse le tracce” da un po’. Il suo ultimo film, Dream, visto da noi solo al Torino Film Festival, era di tre anni fa. Kim di film ne faceva almeno uno all’anno: dal 1996 ne aveva infatti firmati quindici. Poi, per tre anni, il silenzio. Dovuto alla depressione. Ma Kim Ki-duk ne è uscito, e porta Arirang al 64. Festival di Cannes, nell’Un Certain Regard, un documentario di cui si sa ancora poco ma che sembra trattare proprio la filmografia dell’autore e la sua depressione.
Kim ha fatto arrivare una sua lettera a mezzo stampa: il regista parla di un incidente avvenuto sul set proprio di Dream e di come quell’avvenimento gli abbia fatto ripensare agli anni in cui si è dedicato a dirigere film. Da quel momento, appunto, la depressione. Che l’ha preso come un virus e l’ha fatto sentire l’uomo più triste del mondo. Il trailer che vediamo qui sopra è misterioso, enigmatico, introspettivo: dettagli, una pistola, le locandine di tutti i film del regista, il cui nome viene marchiato a fuoco sul legno…
Arirang verrà presentato proprio oggi sulla Croisette: vedremo come saranno i primi commenti e cosa dirà Kim Ki-duk in conferenza stampa, e forse capiremo qualcosa in più di uno dei progetti più intriganti di quest’edizione cannense, e uno degli eventi più attesi dai cinefili. Che hanno amato, e amano, il lavoro di Kim, nonostante una piega un po’ deludente nell’ultimo periodo della sua filmografia.
Fonte: Indie Eye
Nanni Moretti, direttore del Torino Film Festival per questo biennio appena finito, pare aver dato disponibilità per proseguire il suo lavoro. E i motivi sono sotto gli occhi di tutti, parlando di numeri: rispetto all’anno scorso sono in netta crescita il numero degli accreditati, e si registrano un 15% in più di biglietti e abbonamenti venduti, e un 25,08% in più di incassi totali. Niente male per un festival che arriva ultimo dopo Venezia e soprattutto Roma, e in un periodo climatico non piacevolissimo (con tanto di neve quest’anno). Ma i cinefili non si sono fatti fermare da queste cosette, e sono accorsi in massa al secondo Torino morettiano.
Il perché è abbastanza semplice da intuire: con un’edizione di buon livello alle spalle e con un programma davvero di altissimo interesse, Torino 26 si presentava sulla carta come un festival tutto da godere. E non c’è stata delusione, e speriamo a questo punto che l’accoppiata Moretti-Martini resti. Citiamo comunque qualche problemino, a partire dal caso Somers Town, atteso nuovo film di Shane Meadows: cancellate tutte le proiezioni per mancato arrivo della pellicola, che arriva gli ultimi giorni. Proiezioni il 29 in seconda serata e il 30, a festival ormai finito: la rabbia dilaga, anche se si capisce che la colpa non è direttamente del festival.
Paradossalmente, uno dei disagi del cartellone di Torino è di essere “troppo pieno”, e qualcosa la si perde per forza: anche perché alcune sale sono tanto carine quanto piccole, e pretendere che la gente possa vedersi Filth and Wisdom di Madonna nella mini-sala 3 del Massimo è pura utopia. Non si poteva proiettarlo all’Ambrosio in sala 1 al posto di Per favore… non mordermi sul collo (proiezione quasi vuota, purtroppo) o al Nazionale? E che dire di Katyn, la cui prima era nella minuscola sala 2 dell’Ambrosio? Sono cose che l’organizzazione dovrebbe ripensare il prossimo anno, anche se c’è da dire che molti spettacoli delle tre meravigliose retrospettive hanno fatto il tutto esaurito.
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Il Torino Film Festival procede spedito e con sicurezza, giocandosi già nel pomeriggio della seconda giornata uno degli assi di questa edizione, ovvero l’incontro fra il direttore del Festival Nanni Moretti e il protagonista di una delle tre retrospettive, probabilmente la principale sicuramente la più seguita dal pubblico, Roman Polanski.
Inutile dilungarsi sull’incontro in sè, in molti ne hanno già scritto e bene, ma è interessante segnalare che la fila per partecipare all’evento ha raggiunto lunghezze piuttosto ostiche; gli appassionati giunti in coda con soltanto, si fa per dire, un’ora di anticipo, sono rimasti ampiamente con un palmo di naso non riuscendo a entrare in sala. Un bel risultato per l’autarchico Nanni, che sembra così in grado di ripetere l’exploit di pubblico (e di entrate) verificatosi l’anno passato.
L’effetto mediatico e la presa sul pubblico del regista/direttore romano, dunque, rimangono intatti, nonostante la direzione del Festival sembri trovare piacere nello scovare ogni anno una sala cinematografica diversa ove ospitare le proiezioni eccedenti. Quest’anno è il turno del Nazionale, bisala vecchio stampo, possibilmente una delle pochissime sale così vecchie ancora in piedi in Italia. Qui ha avuto luogo la prima, per il Festival, del nuovo film di Kim Ki-duk, “Dream”.
Continua a leggere: Torino Film Festival 2008 - Seconda Giornata con Bi-Mong (Dream) di Kim Ki-Duk
Dopo la delusione di W. di Oliver Stone, di cui vi abbiamo parlato ieri in anteprima, è iniziato ufficialmente il concorso di questo Torino Film Festival 26. Iniziamo con la co-produzione Inghilterra - Irlanda Helen, diretto a quattro mani da Christine Molloy e Joe Lawlor, che, per raccontare la storia della neo-diciottenne Helen, usano un insolito espediente: fanno sì che la ragazza si presti ad interpretare il ruolo di una coetanea scomparsa, Joy, per poter aiutare la polizia nelle indagini.
Le due ragazze però sono agli antipodi: Joy ha tutto, soprattutto una famiglia, mentre Helen è orfana e non sa nulla del suo passato. Per scoprire sé stessa e le sue origini, Helen intraprende un viaggio confrontandosi con un alter-ego opposto, fino ad una svolta finale. Quella di Helen è una bella storia narrata in modo tranquillo, a tratti molto, con una regia attenta che tende forse un po’ troppo a caricarsi di dolci movimenti (tantissime le carrellate).
Molto apprezzato dal pubblico, che invece non pare aver gradito - visto il silenzio che ha seguito la proiezione - Non-dit (Unspoken) (nell’immagine un fotogramma) della belga Fien Troch. Si tratta della storia di due coniugi la cui figlia quattordicenne è sparita da ormai quattro anni. Finché un giorno la moglie non inizia a vedere sempre più spesso una ragazza in metropolitana che potrebbe essere sua figlia, mentre il marito inizia a ricevere strane telefonate…

Pensavamo di aver visto davvero tutto con l’ormai storico “assassino” ne Gli Uccelli di Hitchcock ideato dall’Ansa, ma i ‘colleghi’ di Riviera24.it sono riusciti addirittura a fare di meglio. Leggendo, infatti, questo articolo di presentazione su Cannes, veniamo a scoprire che ci sarà “grande attesa anche per ‘Linha de Passe’ di Walter Salles, ‘Bi-mong’ di Kim Ki-duk, ‘Two-Legged Horse’ di Samira Makmalbaf, ‘Australia’ di Baz Luhrmann con Nicole Kidman e ‘Adoration’ di Atom Egoyan.
Da vedere anche ‘Speed Racer’ dei fratelli Wachowski (fuori concorso), ‘The Curious Case of Benjamin Button’ di David Fincher, ‘Two Lovers’ di James Gray, ‘Burn After Reading’ dei fratelli Coen e ‘The Changeling’ di Clint Eastwood“. Ovviamente mandiamo un saluto affettuoso a Giorgio Giordano, responsabile del pezzo e con enorme curiosità gli chiediamo… com’è Australia di Baz Luhrmann?
Ti prego diccelo, siamo troppo curiosi… e ovviamente prendiamola a ridere, tutti possono sbagliare, e se lo dice il sottoscritto…
Ferro 3 - La casa vuota (Bin-jip, Corea del Sud, 2004) di Kim Ki-duk; con Hee Jae, Seung-yeon Lee.
Stanotte, 01.55, RaiTre
Quella di Ferro 3 è la storia d’amore di un ragazzo e una ragazza che ci sono, ma sono quasi invisibili. Lui s’intrufola nelle case altrui, ci vive mentre i legittimi proprietari sono assenti, fa come se niente fosse e non ruba nulla; lei vive con un marito violento che non l’apprezza, resta sempre in silenzio e non fa nulla per potersi difendere. Finché s’incontrano, e nulla sarà più come prima.
Una storia d’amore sicuramente originale e unica quella di Ferro 3, che Kim ci racconta con grande senso del dolore e senso della poesia. Alcune situazioni sono davvero raffinate ed eleganti, come sempre quando si parla dell’autore coreano, ed alcune sequenze sono indimenticabili: basti pensare al momento in cui lei pronuncia verso il marito le parole “ti amo”, lui commosso l’abbraccia, lei continua a guardare diritto, verso il ragazzo che sta dietro a loro, e poi lo bacia. Metafisica, filosofia dei corpi, filosofia dei movimenti.
Un film di grande complessità, che viaggia in modo decisamente ancora più astratto rispetto al precedente (ma uscito da noi dopo) Samaria. Un film in cui si fondono diverse sensazioni, dalla tristezza al sogno, dalla malinconia alla paura (le scene verso il finale, in cui il “fantasma” protagonista entra in casa di tutte le persone e lascia il suo “segno”, o almeno la sua presenza…). Grandiosi i due protagonisti, belli come il film, che prestano il corpo e l’anima per due ruoli strani e belli, intensi e unici. Possiamo davvero dire di aver visto due fantasmi.

Il quarto appuntamento dei più registi sopravvalutati degli ultimi anni è dedicato al “resto del mondo”. In questa categoria, a dir la verità molto fittizia, rientrano registi di cinematografie assai distanti sia geograficamente che culturalmente (Oceania, Asia e America Latina). D’altra parte era impossibile costruire liste di 15 registi per continente senza dover includere registi poco noti e poco dibattuti (e il gioco sarebbe diventato, oltretutto, troppo lungo).
In questo modo si sono raggruppati i registi del “resto del mondo” più amati e odiati, e che costituiscono il quarto raggruppamento della nostra kermesse mondiale. Difatti il prossimo post raggrupperà i quattro registi più votati di Italia, Stati Uniti, Europa e Resto del mondo, e servirà ad eleggere il regista più sopravvalutato in assoluto.
Nella pagina seguente una lista di 15 registi del “resto del mondo” (perdonatemi ancora l’infelicità dell’espressione). Buon divertimento!
Torna il Samsung Korea Film Fest, il tradizionale appuntamento primaverile con la cinematografia sud-coreana, giunto quest’anno alla sua sesta edizione. Il Festival – organizzato da Riccardo Gelli, direttore dell’associazione ‘Taegukgi’ e con la consolidata partnership della Samsung Electronics Italia, - si svolgerà a Firenze dal 7 al 15 marzo all’Auditorium Stensen (v.le don Minzoni 25).
Il programma del festival si propone di restituire un’immagine il più possibile complessa e sfaccettata della produzione coreana contemporanea. Nella convinzione che uno sguardo trasversale e attento alle nuove proposte (dei 30 lungometraggi in programma ben 10 sono opere prime o seconde, senza contare i 6 cortometraggi) sia quello più adatto a captare le tendenze più vitali e promettenti di una cinematografia che, nonostante i leggeri segni di indebolimento, ha ancora molto da dire e da mostrare.
Il Festival offrirà un totale di trenta film più una selezionata serie di cortometraggi. Due i registi protagonisti di questa edizione del Festival: Lee Myung-se e Lee Yoon-ki (presenti al festival).
Continua a leggere: Samsung Korea Film Fest, a marzo la sesta edizione

Rieccoci all’appuntamento con i migliori film del duemila. E’ la volta di Corea e Giappone, due tra le cinematografie più interessanti al mondo.
La Corea ha vissuto specie negli ultimi anni un’affermazione che non aveva precedenti nella sua storia, mentre il Giappone ha una tradizione di grandissimo rilievo almeno dagli anni trenta-quaranta.
E’ stato inserito anche il cino-taiwanese Hou Hsiao-Hsien, perchè il film Cafè Lumiere è una produzione interamente giapponese.
Fanno un figurone Kim Ki-duk (presente con 4 film), Park Chan-wook (presente con 3 film), e Takeshi Kitano (presente con 3 film). Da menzionare alcuni film rimasti fuori: Pulse e Bright future di Kiyoshi Kurosawa, Steamboy di Otomo e Drive di Tanaka.
La classifica è nella pagina seguente.
Continua a leggere: I migliori film del Duemila. Giappone e Corea
Seratona Kim Ki-duk stanotte grazie all’ amato Enrico Ghezzi che con il suo fuori orario rende le notti di Rai 3 un appuntamento imperdibile per i nostri cinefili.
Lo speciale durerà dall’1:40 alle 7:00 ed è intitolato: Le mille frecce dell’arco: Kim Ki-duk.
Mentre i film proposti sono:
Bad Guy- Un tipo cattivo (Nabbeun Namja), Corea 2001, v. o. con sottotitoli italiani.
L’isola (Seom), Corea, 2000, col., v. o. con sottotitoli italiani.
Indirizzo sconosciuto Corea, 2001, v. o. con sottotitoli italiani.
Le pellicole proposte sono quelle precedenti a Primavera Estate Autunno Inverno e ancora Primavera, rappresentano il periodo più crudo della sua filmografia prima di votarsi alla pura poesia.
Le tematiche rimangono comunque costanti, soprattutto per un autore autoreferenziale come il grande Kim.
Continua a leggere: Cineblog Consiglia: Maratona Kim Ki-duk su Rai3