“Il Leone d’Oro del pubblico e della critica”. Questa è la frase di lancio che la Lucky Red ha deciso di dare a Cous cous, prima grande cartuccia da sparare nel 2008 per questa coraggiosa casa di distribuzione. Che, dopo aver brillantemente chiuso il 2007 con Paranoid Park, decide di aprire alla grande il nuovo anno con un bellissimo film che ha fatto -e farà- parlare a lungo di sé.
Vincitore del Premio della Giuria, ex-aequo con Io non sono qui, a Venezia 64, Cous cous (ovvero La Graine e le mulet) è il terzo film di Abdellatif Kechiche. Saga familiare quasi epica, almeno nelle “dimensioni” (la pellicola dura più di 150 minuti), il film vede protagonista Beiji, padre di famiglia con un divorzio alle spalle e un lavoro misero e faticoso in porto.
Il sogno dell’uomo è quello di aprire un ristorante di cous cous (ed ecco il titolo originale, il grano e il muggine), e per questo coinvolge famigliari e amici nel progetto… Il film, pieno di energia e coraggio, scritto e diretto benissimo, ha una carta vincente nella protagonista femminile, la giovane Hafsia Herzi; si vede che Kechiche ha buon occhio per le attrici esordienti, vedi anche la splendida Sara Forestier de La schivata.
Continua a leggere: Cous cous (La Graine e le mulet) di Abdellatif Kechiche: il trailer italiano
Faranno molto discutere questi premi, non ci sono dubbi. Partiamo da una considerazione, semplice e anti-snobistica: la selezione dei film in concorso era davvero molto buona. C’erano alcuni film bellissimi, e premiarli tutti era impresa impossibile. La giuria ci ha provato (un ex-aequo per il Premio della Giuria, un Leone Speciale, l’Osella per la sceneggiatura a Laverty), ma alla fine ha scelto il suo Leone d’Oro: ancora una volta Ang Lee. Il suo Lust, Caution ha diviso non poco il Lido: eppure secondo il sottoscritto era uno dei migliori film in concorso. Non era il migliore, non è un capolavoro, e si poteva dargli il Leone d’Argento per la regia andato a De Palma (comunque un gran premio: evviva evviva!) invece del Leone d’Oro. Ma mica c’è una legge per cui, se uno ha vinto due anni fa il premio (Brokeback Mountain), non può vincerlo una seconda volta…
I bellissimi film di Haynes e Kechiche ricevono i Premi della Giuria, mentre l’impegno del rinato Mikhalkov (che presenta un buon film girato in pochissimo tempo) ha fatto sì che la giuria gli abbia dato un Leone Speciale. Cate Blanchett ha battuto altre temibili e brave attrici ed ha ottenuto giustamente la Coppa Volpi, ma come l’anno scorso si ripete lo “scandalo” per la Coppa Volpi maschile: perchè dare il premio a Brad Pitt e non a Casey Affleck (bravissimo) per The assassination of Jesse James? Senza contare la quantità di attori bravissimi che potevano scegliere… Mistero.
Giusto Premio Osella alla scoppiettante, intelligente e gradevolissima sceneggiatura di It’s a free world di Loach, scritta dal fidato Paul Laverty, e secondo premio per Lust, Caution per la gran bella fotografia di Rodrigo Prieto (ma a questo punto non era meglio darlo a Nightwatching di Greenaway, rimasto ingiustamente a mani vuote?).
A mani vuote, oltre a Greenaway e ai tre improbabili italiani, Haggis e Branagh (peccato), Anderson (che si consola col Leoncino d’Oro), e i due orientali-cult Miike e To.
Leone d’Oro: Lust, Caution di Ang Lee
Leone d’Argento (regia): Redacted di Brian De Palma
Premio della Giuria: La Graine e le mulet di Abdellatif Kechiche ex-aequo con Io non sono qui di Todd Haynes
Leone Speciale: 12 di Nikita Mikhalkov
Coppa Volpi (femminile): Cate Blanchett (Io non sono qui)
Coppa Volpi (maschile): Brad Pitt (The assassination of Jesse James)
Premio Mastroianni (rivelazione): Hafsia Herzi (La Graine e le mulet)
Premio Osella (sceneggiatura): Paul Laverty (It’s a free world)
Premio Osella (fotografia): Rodrigo Prieto (Lust, Caution)
Leone Corto Cortissimo: Dog Altogether di Paddy Considine
Orizzonti: Sugisball di Veiko Ounpuu
Orizzonti Doc: Wuyong (Useless) di Jia Zhang-ke
Orizzonti - Menzione speciale: Death in the Land of Encantos di Lav Diaz
Leone del futuro: La zona di Rodrigo Plà (Giornate degli autori)