Torrente è un (ormai ex) poliziotto fascista e corrotto, creato ed interpretato da Santiago Segura in tre film (più un quarto di prossima uscita) di produzione spagnola. La New Line è intenzionata a mettere in cantiere un remake americano del franchise e - a quanto pare - a Sacha Baron Cohen piacerebbe vestire i panni del protagonista. Di più: vorrebbe perfino che anche la versione hollywoodiana venisse ambientata in Spagna. Per ora, comunque, il tutto è fermo ad uno stadio puramente concettuale.
Sullo script sono al lavoro Alec Berg, Jeff Schaffer e David Mandel, che si stanno contemporaneamente occupando anche della sceneggiatura di The Dictator, che vedrà Cohen protagonista in un doppio ruolo (pastore di un gregge di capre e dittatore deposto di uno stato straniero, che si perde negli Stati Uniti), diretto da Larry Charles.
Cohen sarà anche impegnato nei panni di Freddie Mercury sul set del biopic dedicato ai Queen sceneggiato da Peter Morgan. Il prossimo anno lo vedremo sugli schermi in Hugo Cabret, primo esperimenti in 3D da parte di Martin Scorsese, che debutterà nelle sale il 9 dicembre 2011.
Fonte: Collider
Larry Charles, che ha diretto Sacha Baron Cohen e le sue audaci e comiche trasformazioni nei personaggi di Bruno e Borat, è pronto a dirigere la commedia Pierre Pierre, che vedrà Jim Carrey nel ruolo di un francese che trasporta un quadro rubato da Parigi a Londra, comportandosi in modo oltremodo odioso. La sceneggiatura è stata scritta da Edwin Cannistraci e Frederick Seton.
Il progetto avrebbe originariamente essere realizzato sotto l’egida della Fox Atomic, con Jason Reitman in cabina di regia, ma dopo l’implosione della casa produttrice e l’abbandono da parte del regista di Juno, Pierre Pierre è rimasto in stand-by fino ad oggi. I nuovi produttori della Escape Artists Todd Black, Jason Blumenthal e Steve Tisch sono alla ricerca dei finanziamenti necessari per realizzare il film, il cui budget si non dovrebbe superare i 20 milioni di dollari.
Fonte: Deadline
Brüno (Brüno, Usa 2009) commedia diretta da Larry Charles con Sacha Baron Cohen, Gustaf Hammarsten, Clifford Bañagale, Chibundu Orukwowu, Chigozie Orukwowu, Trishelle Cannatella, Candice Cunningham, Todd Christian Hunter, Bono, Ben Youcef, Elton John, Sandra Seeling, Emerson Brooks, David Hill, Alice Evans, Alexander von Roon.
Bruno (Sacha Baron Cohen) è un presentatore gay 19enne (!) che cura una trasmissione di moda in Austria. Un giorno viene licenziato e decide di volare in America per diventare famoso, persino più di Hitler! Come fare per essere riconosciuto a livello mondiale?
Personalmente trovo Sacha Baron Cohen un bravo attore, un ottimo trasformista (lo ricordate in Sweeney Todd?) e un buon comico e aspettavo Bruno con ansia divertita, purtroppo questo Borat delude per la sua (troppa) grossolana volgarità. Ho amato il suo precedente lavoro da solista, Borat, e mi rendo perfettamente conto che la sua comicità e il suo stile non è per tutti. Qui con Bruno, uno dei suoi personaggi televisivi, arriva al culmine (sarà il culmine poi?) con una pellicola che mangia persino il suo stesso attore facendoci dimenticare che Bruno è solo un personaggio e non una persona reale. Questo, forse, è la pecca principale del film… o forse la sua lode.
Volgare, fracassone, trasgressivo, senza pudore, ironico, coraggioso e provocatorio. Sacha Baron Cohen-Bruno è tutto questo e oltre. Alcune scene del film sono al limite della decenza (il pene in primo piano che balla, i rapporti sessuali con il pigmeo, il pompino simulato a “Milli dei Milli Vanilli”) e potranno far storcere il naso a più di una persona (strano, come mai è vietato solo ai minori di 14 anni?). Ma. C’è un ma.

L’influenza ha colpito anche la redazione di Cineblog e la recensione di Bruno è in ritardo. Rimediamo proponendo alcuni estratti delle recensioni della carta stampata; a voi il film è piaciuto o no?
Roberto Nepoti - La Repubblica: Qualcuno crede che Borat sia il film più bestialmente scorretto di tutti i tempi? Ancora non conosce Brüno, dove Sacha Baron Cohen baratta i baffoni del macho reporter kazako con il viso e il corpo glabri di uno stilista austriaco gay deciso a diventare più famoso di Hitler. Anche Brüno va in America e non arretra davanti a nulla pur di guadagnarsi notorietà mediatica. Nel corso del film lo troviamo su un ring di catch circondato da sciami di omofobi; lo vediamo scambiare un bambino africano con un iPod e fare da mediatore nell’ eterno conflitto arabo-israeliano. A parecchi ha dato fastidio la nuova farsa a denti stretti di Baron Cohen: e proprio ai custodi del “politically correct” di cui il comico si fa beffe. Però è difficile negare due cose. La prima, che è divertente; l’ altra, che ridendo verde dell’ ossessione per l’ immagine e la mania del successo, il film ha anche una sua vena di moralità.
Fabio Ferzetti - Il Messaggero: Il problema è che in Italia non percepiremo mai il vero sapore di questo finto mockumentary costruito come il precedente Borat, perché doppieremmo anche i passeri sugli alberi, figuriamoci Sacha Baron Cohen. E tanto peggio se così crolla il principio stesso del film. Per ridere davvero bisogna aspettare l’incredibile “danza del membro” che conclude il provino hollywoodiano di Brüno. Quello almeno è a prova di doppiaggio.
Il 25 giugno si è tenuta l’anteprima stampa americana dell’atteso Bruno, nuovo film con Sacha Baron Cohen che, dopo Borat, torna in versione super-scorretta nei panni di un reporter gay il cui scopo è quello di mettere in imbarazzo le persone con cui si trova ad avere a che fare.
Tra le “vittime” di Bruno c’è anche La Toya, sorella di Michael Jackson con la quale il repoter avrà modo di inscenare spietate gag anche (e soprattutto?) sul fratello. La premiere si è tenuta solo qualche ora dopo il decesso del cantante, e la Universal in fretta e furia, per evitare polemiche, ha tagliato l’intera sequenza dalla copia proiettata in serata.
La casa di produzione aveva dichiarato che non si sapeva se la sequenza sarebbe poi stata lasciata nelle copie distribuite regolarmente al cinema. E’ di oggi la notizia che Bruno, nei cinema americani dal 10 luglio, alla fine non conterrà l’episodio con La Toya Jackson. Larry Charles pare non abbia ancora lasciato dichiarazioni a riguardo, e siamo pronti a scommettere che le polemiche, tuttavia, non mancheranno…
Fonte: MTV
Religiolus (Religulous, USA, 2008) di Larry Charles; con Bill Maher.
Personalmente avrei scommesso poco sull’uscita in sala di Religiolus. Non siamo proprio quel paese che si apre a certi prodotti, e non perché siano di per sé “scomodi” (sull’aggettivo bisognerebbe tornare subito), ma perché non siamo ancora abituati, e di questo passo -basta vedere l’attualità televisiva delle ultime ore- non lo saremo mai, ad accettare con rispetto l’opinione altrui.
Meglio tacere e non far vedere, appunto. E invece sorpresona: la Eagle Pictures ce l’ha fatta a distribuire in sala il documentario di Larry Charles, convinta evidentemente che ognuno debba vedere e giudicare con i propri strumenti. Permetteteci però una piccola nota maliziosa: in quante copie arriverà Religiolus in Italia? Pochine, sospettiamo.
Ma detto questo, torniamo appunto a quell’aggettivo: “scomodo”. Bastano una locandina, due righe di trama e il gioco è fatto: Religiolus diventa scomodo. Le tre scimmiette -non vedo, non sento, non parlo- indossano le vesti tipiche delle tre più importanti religioni monoteiste del mondo: eppure basterebbe vedere il film (per intero) per capire che forse il regista e il comico Bill Maher non si fermano di certo allo sfottò fine a sé stesso. Come è giusto che sia, tra l’altro.
Continua a leggere: Religiolus - di Larry Charles: recensione in anteprima

Dal regista di Borat non potevamo certo non aspettarci un film che facesse incazzare parecchie persone, soprattutto nel momento in cui il tema del documentario di Larry Charles (documentario, chiamiamolo così per semplificare) è legato alle più diffuse religioni monoteiste. Un pò come i Monty Python che con Brian di Nazareth sono riusciti a fare infuriare Cristiani, Ebrei e Musulmani tutti in una sola volta.
Ecco allora che a meno di dieci giorni dall’uscita di Religiolus, il nuovo film di Charles, a Roma dei fantomatici gruppi ultracattolici hanno censurato i cartelli sparsi in giro per la città come vedete dalle foto (da Repubblica). Secondo Adnkronos si tratterebbe dell’associazione VeraLibertà che ha oscurato i cartelloni con strisce nere adesive con testi come Ateo No e Vergogna. Sulle pagine del sito dell’associazione si chiede inoltre che venga oscurata la campagna promozionale perchè la pellicola veicolerebbe messaggi ‘empi e amorali.
Ora però butto un sasso nello stagno. Questa campagna di censura pare essere decisamente controproducente rispetto ai suoi intenti, fa parlare ancora di più del film di Charles. Che il blog e l’azione sia una bufala in pieno stile guerrilla marketing? In tal caso sarebbe geniale. Che ne pensate?

Preparatevi, arriva il documentario Religiolus (in originale Religulous). Il regista Larry Charles (che ha diretto Borat) ed il comico Bill Maher portano in scena la religione con spezzoni sconcertanti e domande al vetriolo. Attenti, credo che scatenerà parecchie polemiche. Io di certo non me lo perderò. Voi? Dopo il salto trovate il trailer italiano. Dal 20 Febbraio al cinema.

Arriva anche in Italia Religiolus (Religulous), nei nostri cinema dal 20 di febbraio. Il documentario americano di Larry Charles sulla religione è approdato al Festival di Torino (qui le nostre impressioni) e siamo certi che farà discutere anche nel nostro Paese.
Dopo aver visto il primo trailer, oggi vi proponiamo una serie di foto. Sì vi ricordate bene, Larry Charles aveva diretto Borat e quindi aspettatevi qualsiasi cosa. In più il film è nella mani dell’irriverente comico Bill Maher. Speriamo che questo 2+2 faccia scintille positive.
Seguono le dichiarazioni del regista e di Maher. Che ne pensate?
Continua a leggere: Religiolus: le dichiarazioni del regista Larry Charles e del comico Bill Maher
Giunti a martedì, la rassegna cinematografica torinese continua a riservare molte sorprese. Prima di tutto sembra assodato il fatto che per quanto riguarda questa edizione del Torino Film Festival ogni giorno è da considerarsi domenica: proiezioni perennemente stracolme, i biglietti (venduti in quantità pari alla metà della capienza della sala ospitante) vanno via come il pane, e si rischia quindi di rimanere esclusi anche alla terza, e ultima, proiezione di Tony Manero. Alla quale, peraltro, il giurato Dito Montiel arriva accompagnato dalla consorte, decisamente trafelato e con discreto ritardo. Siamo contenti di aver testimoniato al miracolo del giurato che guarda i film; un po’ meno contenti di aver fatto ritardare la proiezione di qualche minuto.
Molta, moltissima fila anche per il documentario Religulous, di Larry Charles, prudentemente parcheggiato nella sezione collaterale Lo Stato delle Cose. Per completezza Larry Charles è il figuro che ha seguito Sacha Baron Cohen, agghindato à là Borat, in giro per gli Stati Uniti a soddisfare il pericoloso desiderio di prendere per i fondelli un’intera nazione. Una persona coraggiosa, quindi, il nostro Larry Charles.
Il quale anche per questa produzione non si fa mancare niente. In questo caso, infatti, il regista ha intrapreso una collaborazione con il comico Bill Maher finalizzata al blasfemo e irriverente scopo di ridicolizzare la religione. O meglio, le religioni, dacchè Maher fra il fucile di precisione e il randello nodoso sceglie quest’ultimo, optando evidentemente più sull’ l’impatto e la generalizzazione che sull’accuratezza giornalistica di quella che poteva essere un’interessante inchiesta.
Continua a leggere: 26° Torino Film Festival - Quinta giornata con Religulous