
Ok, già col terzo eravamo andati parecchio in basso, ma Jurassic Park IV potrebbe davvero raschiare il fondo del barile. Ricapitoliamo un attimo: dopo il primo Jurassic Park (che tutt’oggi mi fa paura), Ian Malcolm (Jeff Goldblum) ritrova i dinosauri sull’Isla Sorna (Il mondo perduto, che mi ha sempre divertito), poi succede la stessa cosa con Alan Grant (Sam Neill) in Jurassic Park III (aiuto). Restava fuori solo lei, la terza protagonista del primo film: Ellie Sattler, ossia Laura Dern, unica attrice confermata per il quarto capitolo della saga con i lucertoloni giganti.
Un rumor giunto ai ragazzi di Bloody Disgusting fa abbastanza accapponare la pelle: questa volta i dinosauri sarebbero stati addestrati dal governo per trasportare e poi usare (!?!?!?) armi per scopi bellici. Se così fosse, William Monahan è impazzito di brutto: possibile che lo sceneggiatore de Le crociate e The Departed possa aver scritto robaccia del genere? E Spielberg, mio caro Spielberg, che mi combini?
Sono da poco iniziati i casting del film, e io aspetto smentite su questa trama…
Jurassic Park. Regia di Steven Spielberg. Con: Richard Attenborough, Sam Neill, Laura Dern, Ariana Richards, Joseph Mazzello, Jeff Goldblum. Usa, 1993, col’ 125.
John Hammond, estraendone il dna da alcune zanzare preistoriche imprigionate nell’ambra, riesce a riportare in vita dei Dinosauri, per imprigionarli in un gigantesco parco di divertimenti costruito su di un’isola al largo del Costa Rica. Prima dell’inaugurazione vengono invitati, per un giro di prova, i nipoti di Hammond, una coppia di palentologi, un finanziatore e un matematico. Un sabotaggio neutralizza le difese che trattengono i grandi sauri, e comincia così una grandiosa caccia all’uomo che si concluderà con l’abbandono dell’isola, ormai campo libero per il feroce T-Rex.
Tratto da un romanzo di Michale Crichton, romanziere più volte tradotto al cinema e regista spesso interessante, che collabora anche alla sceneggiatura, Jurassic Park non è sicuramente uno dei migliori film del regista americano, ma fila come un treno e offre momenti di autentica paura: cosa chiedere di più da un film di puro intrattenimento? Certo, i temi del romanzo sono stati di sicuro sviliti (l’utilizzo amorale delle scoperte scientifiche), così come la personalità di Hammond perde di spessore nella trasposizione cinematografica (da avido capitalista ad una sorta di buon nonno invasato), ma il finale pessimista (che di certo è anche una comoda porta d’ingresso per il sequel che puntualmente è stato realizzato) può mettere tranquillamente a tacere chi accusa Spielberg di cieco e ostinato buonismo.
Un mondo perfetto. Regia di Clint Eastwood con con Kevin Costner, Clint Eastwood, Laura Dern (Usa - 1983).
Siamo nel Texas, due settimane prima dell’omicidio di J.F.K. Un evaso, con precedenti fin dalla più tenera età, (Kevin Costner) comincia una lunga fuga verso l’Alaska con un bambino (Philip) preso in ostaggio. Al suo inseguimento un Ranger comprensivo ed anticonformista, che l’aveva condannato, da ragazzo, pensando che questo sarebbe servito a raddrizzargli l’esistenza. Nel finale…
Negli ultimi anni, il Clint Eastwood regista, è riuscito a crearsi una fama tale, e conseguentemente un nutrito gruppo di seguaci inossidabili, che risulta difficile parlare male dei suoi film. Non tanto per il timore di compiere reato di lesa maestà, ma piuttosto perché nel cinema di Eastwood, e chi scrive si annovera nel gruppo, ci si sente a casa. I suoi film, riusciti o meno che siano, danno sempre la sensazione di metterti a tuo agio, offrono degli elementi semplici e riconoscibili, e il viso - sempre più- di marmo, dell’attore regista (un viso che Sergio Leone diceva avesse due espressioni, con il cappello e senza cappello), ha una parte importante del meccanismo, come se ci si trovasse ogni volta di fronte ai modi un po’ burberi, ma cordiali e bendisposti, di un eccellente padrone di casa.