
Difficile, se non impossibile, riuscire a seguire tutti gli eventi della Mostra del Cinema e trovare anche il tempo per scriverne (a meno di non essere dotati del dono dell’ubiquità!). Nonostante ciascun film venga riproposto più di una volta, in sale ed orari diversi, anche saltando i pasti e dormendo solo 4 o 5 ore per notte, si finisce invariabilmente col vedersi costretti a rinunciare a qualcosa…è come se il Lido fosse popolato da migliaia di repliche del Bianconiglio, sempre tutti di corsa, affannati, preoccupati perchè “…è tardi, è tardi. è tardi!!”
Life During Wartime - di Todd Solondz (Concorso)
Ovvero, la vita ed il sogno americano visti attraverso gli occhi di Solondz, situazioni portate all’eccesso e fortemente venate di acido cinismo, che sconfinano nel grottesco. Eventi drammatici che diventano, volutamente ed intelligentemente, tragicomici e strappano qualche risata al pubblico in sala. Lontano dall’essere un film facilmente fruibile dal pubblico di massa, Life During Wartimes vanta una fotografia splendida e curatissima. Riemergono i temi già affrontati in Happiness, le perversioni sessuali, la pedofilia, gli psicofarmaci presi come fossero caramelle e somministrati con leggerezza anche ai più piccoli, soprattutto si parla di un grande, immenso bisogno di normalità e di perdono…da ricevere o da concedere.
Le sorelle Joy, Trish ed Helen hanno ciascuna i propri fantasmi da affrontare, alcuni quasi tangibili e tanto reali da poterci conversare; altri nascosti nei meandri nella memoria, dove a volte si cerca di relegare ciò che ci spaventa o ci fa soffrire, per non dover sopportare nuovo dolore.
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Ad oggi, Life during wartime è uno dei film più misteriosi e segreti del concorso della 66. Mostra del Cinema di Venezia. Di sicuro, è il titolo americano di cui si sa meno. Dopotutto, è lo stesso Todd Solondz che ha voluto mantenere il silenzio attorno alla sua nuova fatica, ammettendo semplicemente che si tratterà di un (folle) sequel del suo capolavoro Happiness. Se per ora non esistono immagini o trailer, possiamo comunque iniziare a tracciare una specie di trama partendo dai personaggi di Life during wartime.
Joy: interpretata in Happiness da Jane Adams e in Life during wartime da Shirley Henderson, è la trentenne frustrata e ingannata dai maschietti; oggi scappa dal marito (Allen: se non ricordate chi è… continuate a leggere!), ed è corteggiata dal fantasma dell’ex fidanzato Andy (Paul Reubens (!) al posto di Jon Lovitz), morto suicida per lei.
Trish: sorella di Joy e Helen, interpretata nel sequel da Allison Janney che sostituisce Cynthia Stevenson; in Happiness scopriva che il marito Bill era un pedofilo, spera di trovare una nuova stabilità nel rapporto con Harvey (Michael Lerner), un uomo appena divorziato.
Bill: il marito di Trish esce di prigione! In Happiness era Dylan Baker, qui Ciaran Hinds. Tornano anche i tre figli della coppia: Billy, quello ossessionato dalla masturbazione che finalmente alla fine del film riusciva a venire, con Chris Marquette che sostituisce Rufus Read; poi Timmy, da Justin Elvin a Dylan Riley Snyder, e la sorellina Chloe, da Lila Glantzman-Leib a Emma Hinz.
Un programma al di sopra delle aspettative. Chiariamolo fin da subito, a scanso di equivoci: il cartellone della 66. Mostra Internazionale del Cinema di Venezia sulla carta promette un’edizione molto buona. Concentriamoci per ora sui film in concorso, e più tardi parleremo delle altre sezioni. Non preoccupatevi se vedete qualche nome mancante: è probabile che il film che cercate sia fuori concorso, ma qui le sorprese non mancano.
Confermati innanzitutto i rumors delle ultime settimane sugli italiani: ancora una volta, come l’anno scorso, i titoli nostrani del concorso ufficiale sono quattro. Si tratta ovviamente del film d’apertura Baaria di Giuseppe Tornatore, de Il Grande Sogno di Michele Placido, con Scamarcio, Trinca, Argentero, Orlando e Morante, La doppia ora, opera prima di Giuseppe Capotondi con Filippo Timi e Ksenia Rappoport, e, unico film Rai contro tre Medusa, Lo spazio bianco di Francesca Comencini, con Margherita Buy.
Sorprendente la sestina americana: dopo gli ormai sbandieratissimi Moore, Herzog, l’esordio di Tom Ford con A single man, fa piacere anche vedere confermato il nuovo Todd Solondz, The Road di Hillcoat e soprattutto -in concorso!- Survival of the Dead di zio Romero. Nella triade orientale, spunta la sopresona Tsukamoto con il suo nuovo capitolo di Tetsuo. Ottima la selezione francese, con Denis, Rivette, Chéreau confermati e la “new entry” Mr. Nobody di Jaco Van Dormael. Due lavori tedeschi (ma ovviamente Akin ha origini turche e Shirin Neshat iraniane), uno austriaco, e poi ancora Sri Lanka, Egitto e Israele. E manca ancora il film a sorpresa, per un totale di 24 film in corsa per il Leone d’Oro.
Dopo il salto, tutti i titoli del concorso ufficiale di Venezia 66.