La MPAA, Motion Picture Association of America, è una tra le associazioni più controverse dell’industria cinematografica americana. Il sistema di rating dei film è sempre stato messo sotto accusa dai registi che si vedevano affibiati, per i loro film, dei “divieti” molto duri. L’ormai imprescindibile This Film Is Not Yet Rated, il documentario di Kirby Dick che indaga sui membri dell’associazione, ha fatto luce sui nomi di chi ne fa parte, sottolineandone tutte le zone d’ombra. Se non l’avete visto, non perdete tempo.
È un sistema di divieti abbastanza ipocrita e che fa l’interesse delle major, per forza, e che discrimina i film indipendenti. Perché è ipocrita? Un film non deve per forza passare sotto i ferri dell’associazione per uscire in sala: è un atto volontario. Peccato che se si esce Unrated (ovvero senza un rating della MPAA), saranno poche le sale disposte ad accettare di tenere in cartellone un film del genere. E come mai? Perché quel film non avrà pubblicità né in tv né nei giornali, proprio per la sua mancanza di divieto: avrà quindi, già in partenza, meno possibilità di avere entrare al box office rispetto ad altre pellicole. Ergo, un sistema “volontario” diventa “obbligatorio”. Poi, nella maggioranza dei casi, i film indie saranno giudicati sempre con più severità rispetto ai prodotti degli studios. Non ci credete? Guardate il film di Dick, davvero.
Killer Joe (qui la nostra recensione) è un film indipendente, a tutti gli effetti: non ha una major alle spalle - neanche una sua sussidiaria d’essai -, ha un grande regista uscito però dal giro “che conta” da un po’ di anni, non ha una distribuzione importante. Il resto viene da sé. Ma facciamo un piccolo passo indietro, perché la questione dell’ultimo film di William Friedkin arriva poco dopo un altro film indipendente bistrattato dalla MPAA, il documentario The Bully Project (ormai conosciuto come Bully) diretto da Lee Hirsch. La pellicola documenta casi di bullismo in molte scuole americane: vista la sua natura cruda, il film si è beccato il rating di NC-17, ovvero “vietato ai minori di 17 anni”. Chiaramente una cosa del genere preclude la visione del film al target principale del documentario, ovvero gli stessi studenti delle scuole. I Weinstein, distributori della pellicola, si sono già organizzati con petizioni per protestare (e non è la prima volta per loro: ricordate Blue Valentine?).
Killer Joe uscirà con lo stesso divieto, NC-17. Sia chiaro: il film di Friedkin è folle, crudo, con un’ultima mezz’ora assolutamente delirante. Il pubblico a Toronto ha avuto modo di dire che, dell’intera rassegna canadese, qui si trova la scena “più sconvolgente” del festival. Chi ha visto il film a Venezia, dove la pellicola ha vinto il Mouse d’Oro della critica on line per il miglior film in concorso, sa di cosa parliamo. Cosa si discute, quindi, in questo post? Non tanto la decisione di affibiare l’NC-17 a Killer Joe, fatto che ci sembra assolutamente “normale” se viene da un organo come la MPAA. Ci preme invece continuare a parlare dell’associazione stessa, per denunciarne il più possibile la potenza, e l’estrema possibilità di far vivere o morire a piacimento una pellicola. Se da anni sono in molti ad incavolarsi, e ad opporsi con tutte le proprie forze, è perché ci sono dei motivi validi. Possibile che non venga mai lasciata la possibilità di decidere allo spettatore? Possibile che per fare i propri interessi sia sempre lui a rimetterci?
Fonte: The Playlist

La censura cinematografica, si sa, fa sempre più ridere. A far sbellicare, in questo caso, una mannaia caduta su Alice in Wonderland, negli States, dove la visione del film viene sconsigliata ai minori di 10 anni, se non in compagnia di un adulto o di un genitore. Un’etichetta PG, per intenderci, ovvero la 2° nella celebre, contestata e tanto odiata scala di ‘divieti’ (gli altri sono: G, general audiences - tutte le persone possono vedere il film; PG-13, parents strongly cautioned - Vietato ai minori di 13 anni, non accompagnati dai genitori, R, restricted - Vietato ai minori di 17 anni, non accompagnati dai genitori; ed NC-17 - Non è consentito l’ingresso ai minori di 17 anni) dell’MPAA, ovvero l’Organizzazione americana dei produttori cinematografici.
Ma perchè, secondo l’MPAA, il film merita un “parents cautioned suggested“? Per le inquietanti immagini fantasy di azione e violenza e, udite udite, per il Brucaliffo che fuma! Ora, dopo le polemiche ridicole sulle sigarette della Weaver in Avatar, vogliamo mettere sulla graticola anche il Brucaliffo, che spippettava già 60 anni fa nel celebre cartoon Disney? Roba da non crederci…
Continua a leggere: Alice in Wonderland vietato per colpa del Brucaliffo che fuma troppo?

Per tutti i fan intimoriti da una possibile edulcorazione hollywoodiana dei loro beniamini è giunto il momento di giore: sia Max Payne che The Punisher sono stati visionati dalla MPAA e hanno ottenuto un bel R-Rated.
Sono interessanti sopratutto le motivazioni: per The Punisher è una semplice violenza brutale reiterata, qualche parolaccia e un po’ di droga; mentre invece per Max Payne oltre a violenza, droga e linguaggio scurrile c’è anche del sesso.
Quindi anche se non possiamo essere certi della bontà dei due film (anche se francamente sono molto più interessato a Max Payne) almeno non dovremo vedere il nostro cattivissimo poliziotto andare in giro con le margheritine per non turbare gli adolescenti americani.
Speriamo di vedere Mila Kunis (la protagonista femminile di Max Payne) nuda.
Fonte: BeyondHollywood