Caterina Murino si sfoga sulle pagine di Max:
“La Francia io non l’ho scelta. Sono venuti loro a cercarmi. Da allora, è stato un film dopo l’altro e ogni volta un successo. Devo dire grazie di esistere al cinema francese. Senza di loro, avrei già da un pezzo mollato questo mestiere. Ancora oggi non lavoro in Italia. Non mi cercano. (…) Nel nostro cinema i talenti non mancano, manca la volontà politica. (…) Mi piacciono molto Gabriele Muccino e Michele Placido, e sono una grande amante di Marco Tullio Giordana… in Sorrentino invece rivedo il mio limite, non sento l’abbandono. Non c’è poesia, non c’è magia nel suo cinema, è tutto calcolato. (…) …abbiamo quei venti grandi attori, sempre gli stessi, che ruotano in continuazione, gli Accorsi, le Puccini, i Favino…”.
“Miss Italia, letterina di Gerry Scotti, Bond Girl… non rimuovo nulla, oggi sono il risultato di quegli anni… Una carriera però è fatta più di no che di si… ho rifiutato tanti copioni americani dove ero la bellona di turno… mi avrebbero proiettato a Hollywood come la nuova Megan Fox, ma erano film moralmente inesistenti”.
… non fa davvero sconti a nessuno la Caterina!

Tre anni dopo Sanguepazzo Marco Tullio Giordana è finalmente pronto a tornare in sala con un film sulla strage di Piazza Fontana. Provvisoriamente intitolata Romanzo di una strage, la pellicola vedrà il primo ciak nel mese di maggio. Ad interpretare il commissario Luigi Calabresi il sempre più ‘impegnato’ Kim Rossi Stuart, passato dal vestire i panni di un criminale, Vallanzasca, a quelli di un rappresentante delle forze dell’ordine.
Scritto da Giordana insieme a Sandro Petraglia e Stefano Rulli, e prodotto da Cattleya e distribuito da 01, il film potrebbe vedere sul set anche Pierfrancesco Favino e Laura Chiatti. Ovviamente non mancheremo di tenervi informati.
La bella società Regia di Gian Paolo Cugno, con Raoul Bova, Maria Grazia Cucinotta, Giancarlo Giannini, Enrico Lo Verso, David Coco, Marco Bocci, Simona Borioni, Anna Safroncik, Maurizio Nicolosi, Franco Interlenghi, Antonella Lualdi, Marina Pennafina, Alessandro Mallia, Pio Di Stefano, Luigi Ferro Svaluto.
Giorgio e Giuseppe sono nati nella Sicilia degli anni Sessanta. Cresciuti senza padre, morbosamente gelosi della madre di mediterranea bellezza, cercano in ogni modo di ostacolare un suo possibile rapporto con un brillante produttore cinematografico, in Sicilia per girare un film. Un incidente causato dalla polvere da sparo provoca la morte del pretendente della madre e i giovani pargoli scelgono di occultarne il cadavere e tacere per sempre l’accaduto. L’esplosione però provoca la perdita della vista di Giorgio e la felicità nell’animo di Giuseppe. Gli anni passano e grazie all’aiuto del ricco farmacista del paese, padre dell’amico Nello da sempre innamorato silenzioso della loro madre, i due ragazzi decidono di partire per Torino nella speranza che un’operazione all’avanguardia possa far ritrovare la vista a Giorgio. Sono gli anni di piombo e la situazione è tesa anche sotto la Mole.
A due passi dalla casa che li ospita viene ucciso a pistolettate un funzionario della Fiat, la sua segretaria ha visto il brigatista assassino e fuggendo si ritrova tra le braccia di Giorgio. Caterina piomba come una meteora a scardinare il rapporto tra i due fratelli, che però accettano di nasconderla nella loro casa siciliana. Intanto però gli anziani genitori del produttore morto nel tragico incidente sono ancora disperati dalla sua scomparsa e continuano a cercare un posto dove piangere il loro figlio.
La bella società vorrebbe essere un affresco storico della seconda metà del Novecento. La storia di due fratelli siciliani vorrebbe diventare il cardine attorno al quale si svolge la storia dell’Italia di questo ampio lasso di tempo. La Sicilia dovrebbe diventare protagonista di un accorato canto di amore da parte di un suo figlio che è cresciuto amando i luoghi delle sue origini. Queste sono (sulla carta) le intenzioni di Gian Paolo Cugno, originario di Pachino, paese che ha dato i natali a Vitaliano Brancati e che fu citato da Dante nella Divina Commedia, ma di cui ci si dimentica che il nome è stato reso celebre dai pomodori.
Continua a leggere: La bella società - La recensione in anteprima

La notizia è di qualche giorno fa ma saremmo stupidi a non darla perché ne siamo molto orgogliosi. Il Divo e La Meglio Gioventù sono stati inseriti dalla Los Angeles Film Critics Association (LAFCA), nella lista dei 189 migliori titoli degli ultimi dieci anni. Cineblog ringrazia di cuore Paolo Sorrentino e Marco Tullio Giordana per questi due capolavori. Secondo voi la Lafca avrebbe dovuto inserire altri titoli italiani?
Grazie a madkid per la segnalazione.
Update 20 gennaio: la lista intera la trovate qui, al primo posto Mulholland Drive di David Lynch.

Quando si parla del rapporto tra cinema e Radio in genere si comincia accennando alla finta radiocronaca dello sbarco degli alieni sulla terra fatta da Orson Welles a metà dello scorso secolo (circa…). Preferisco invece sottolineare il film Natale a casa Deejay, il coraggioso “musical-kolossal” di Linus & co….
Un film snobbato un pò da tutti nel Natale del 2004, eppure, guardando il cast, c’erano gli ingredienti giusti anche per un discreto successo nazional popolare… (oltre ai conduttori storici di Radio Deejay ci sono anche i volti radio-televisivi di Daria Bignardi, Luciana Littizzetto, Platinette e uno dei migliori gruppi musicali italiani contemporanei: Elio e le Storie tese). Tra le comparsate del film da citare Gianni Morandi, Stefano Baldini, e Rosario Fiorello… Inoltre la storia non è nient’altro che la trasposizione del Canto di Natale di Charles Dickens.
Dopo il saltino una breve playlist di film “radiofonici” e alcuni filmati curiosi su personaggi radiofonici…
Continua a leggere: Cult de sac. Cinema da ascoltare ovvero la Radio sul grande schermo

Due nuovi set a Roma, quello di Le cose che restano di Gianluca Maria Tavarelli e Ce n’è per tutti di Luciano Melchionna.
Le cose che restano, sorta di ideale seguito di La meglio gioventù (che, come il film di Marco Tullio Giordana, avrà una versione cinematografica ed una versione televisiva) sarà un film corale e porterà sullo schermo la storia di una famiglia dei nostri giorni, a Roma. Nel cast ci sono Claudio Santamaria, Lorenzo Balducci, Fabrizio Bentivoglio e Antonia Liskova. Prodotto da Angelo Barbagallo, il film è stato scritto dalla coppia Stefano Rulli-Sandro Petraglia.
Sul set di Ce n’è per tutti troviamo, invece, Lorenzo Balducci, Stefania Sandrelli, Ambra Angiolini, Micaela Ramazzotti, Elena Russo, Anna Falchi, Giorgio Colangeli, Jordi Mollà, Arnoldo Foà e Yari Gigliucci. Diretto da Luciano Melchionna (che ha curato anche la stesura dello script, in coppia con Luca De Bei) e prodotto da Medusa e Amovie Productions, il film è incentrato sulla storia di un ragazzo, che “per sfuggire alle contraddizioni della vita e al dolore del mondo, sale sul Colosseo con la volontà di estraniarsi da tutto. L’arrivo lassù dell’amata nonna, che gli comunica la leggerezza di chi ha vissuto tanto e ha imparato ad accettare la vita per com’è, sembrerebbe la chiave risolutiva per salvarlo”.
Fonti: Ansa.it e ScreenWeek
Dopo aver parlato dei film in concorso nei post Torino Film Festival 26: tutti i film in concorso e Torino Film Festival 26: il programma ci soffermiamo ora sui numeri usciti dalla presentazione torinese - c’ero anch’io.
Durante il secondo Torino Film Festival dell’era Moretti verranno proiettati 230 titoli nelle 13 sezioni previste dal programma. Sono stati selezionati a partire da oltre 3.000 pellicole - e solo i lungometraggi erano più di 1.200. Tra i film proiettati si passa dalle cinque ore del film filippino Now Showing, e dalle oltre quattro dell’argentino Historias extraordinarias, alle 30 schegge di 30 secondi del collettivo catanese canecapovolto.
Il budget è di 3 milioni di euro - 1/5 di quello romano.
A chi gli ha fatto notare l’assenza di film italiani in concorso, ricordando l’interrogazione del capogruppo del PDL al comune di Torino, Nanni Moretti ha risposto che può succedere. “A Venezia c’erano quattro film italiani in concorso” su 22. “A Roma sei su ventuno, a Torino zero su quindici”. “In tre festival - ha continuato ironico - la media è del 3,33% periodico”. “Io non ho alcun obbligo da chi sostiene il festival a inserire un film italiano. E poi ci sono ben tre sezioni dedicate a titoli italiani, oltre allo spazio dedicato fuori gara ai nostri registi”.
Un esempio è la retrospettiva L’amore degli inizi, con le opere prime di registi come Giordana e Virzì. Nanni Moretti, come aveva già fatto la scorsa edizione, farà dell’incontro con questi autori, così come quello con Polanski del 22 ottobre, dei momenti di contatto con il pubblico.
Un’ultima annotazione. Non si sa ancora se Nanni Moretti guiderà ancora le prossime edizioni del Festival. Ogni decisione è rinviata all’inizio di dicembre.
Foto ⎥ Flickr
Inizia a formarsi il programma del Torino Film Festival 26, che si è già accaparrato l’attesissimo W. di Oliver Stone come film d’apertura. Tra i primi ospiti annunciati, ci sono, oltre a Oliver Stone, anche Peter Del Monte, Giuseppe Bertolucci, Marco Tullio Giordana, Salvatore Piscicelli, Claudio Caligari, Paolo Virzì, Tonino De Bernardi, Luciano Emmer, Zeudi Araya, Kohei Oguri, Koji Wakamatsu, Bill Forsyth, Michael Radford, Pat O’Connor e Michael Palin.
Interessantissimo l’evento di sabato 22 novembre, che prevede un incontro con Roman Polanski, a cui è dedicata una delle tre belle retrospettive del festival. Con lui ci saranno la moglie Emmanuelle Seigner, Jerzy Skolimowski, e l’attrice Sydne Rome e il direttore della fotografia Marcello Gatti che hanno lavorato con lui in Che?. Verrà poi presentato il documentario Roman Polanski: Wanted and Desired di Marina Zenovich, visto a Cannes.
Andiamo poi ai primi titoli del cartellone, divisi per sezione. Fuori concorso vedremo 24 City di Jia Zhang Ke, applauditissimo a Cannes, The Edge of Love di John Maybury, Filth and Wisdom di Madonna, passato a Berlino, Katyn di Andrzej Wajda, candidato all’Oscar come miglior film straniero, e Wendy and Lucy di Kelly Reichardt.
Continua a leggere: Prime anticipazioni sul programma del Torino Film Festival 26
Sanguepazzo (Ita, 2008) di Marco Tullio Giordana; con Luca Zingaretti, Monica Bellucci, Alessio Boni, Maurizio Donadoni, Giovanni Visentin, Luigi Diberti, Paolo Bonanni, Mattia Sbragia, Alessandro Di Natale, Tresy Taddei, Giberto Arrivabene, Aden Sheik Mohamed, Aurora Quattrocchi, Manrico Gammarota, Paola Lavini.
30 aprile del 1945, cinque giorni dopo la liberazione, in una Milano devastata dalla guerra, vengono trovati i cadaveri di Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, giustiziati poche ore prima dai partigiani. Coppia celebre e amatissima, erano dei veri divi di quel cinema degli anni 30 e 40, tenuto saldamente in mano dal fascismo, con parti che non si scostavano mai dal ‘villain’ per lui, e dalla donna amante o vittima di un destino avverso per lei.
Con l’armistizio dell’8 settembre, e la trasformazione dei tedeschi da alleati a esercito d’occupazione, i due si trasferirono al nord e aderirono alla Repubblica di Salò, passando da Venezia a Milano, dandosi alla borsa nera e arruolandosi ad una banda di torturatori guidata dallo psicopatico Pietro Koch. Si consegnarono ai partigiani pochi giorni prima della Liberazione, con una serie di ‘voci metropolitane’ che li etichettavano come fascisti. I due negarono tutte le accuse, ma il Comitato di Liberazione pretese una punizione esemplare, e la parola fine, dopo un processo farsa, cadde come una mannaia sulle loro turbolente vite…

Non ci sono solo Garrone (con l’acclamato Gomorra) e Sorrentino (con Il divo, in concorso venerdì) a Cannes 61: c’è anche Marco Tullio Giordana, fuori concorso, che ha presentato il suo Sanguepazzo alla critica e alla stampa. C’è stata addirittura una standing ovation di dieci minuti per il cast del film subito dopo la proiezione della pellicola al pubblico, che ha dimostrato di aver molto apprezzato questo film che probabilmente si prepara a far discutere.
Da noi uscirà in sala questo venerdì, e il regista si prepara già ad ogni tipo di reazione, anche di coloro che vorranno esprimersi senza aver visto il film (e delle loro opinioni giustamente terrà poco conto). Revisionista, scomodo, fascista? Escluso categoricamente l’ultimo aggettivo, sicuramente “scomodo”, Giordana si è difeso da chi lo ha accusato di revisionismo, anche per la sua storia (viene da una famiglia di partigiani che ha preso parte alla Resistenza). Giudicheremo tra qualche giorno coi nostri occhi.
Ha avuto anche gran successo, questa volta in concorso per la Palma d’Oro, Clint Eastwood con il suo attesissimo Changeling, con un’inedita Angelina Jolie “versione 1928″. Il film è stato definito angosciante e commovente, e qualcuno si aspetta già qualche premio sicuro per questa nuova opera del caro buon vecchio Callaghan.