
Ed eccoli qui, immortalati in una ricca fotogallery, i vincitori di questa 62a edizione del Festival di Cannes appena conclusasi. Gabriele ci ha aggiornato in tempo reale man mano che il palmares si andava delineando, durante una cerimonia di premiazione non priva di sorprese.
Siete stati soddisfatti delle scelte attuate dalla giuria? Oppure avreste assegnato la Palma d’Oro a qualcun altro? Diteci…siamo tutt’orecchi…
Festival di Cannes 2009 - il photocall dei vincitori
Foto di Sean Gallup, Francois Durand/Getty Images Europe via Zimbio
Continua a leggere: Festival di Cannes 2009 - il photocall dei vincitori
Alla fine il palmares è stato pieno di sorprese. Del Toto-Palma, solo Das Weisse Band di Michael Haneke sembra aver rispettato davvero i pronostici per quanto riguarda i premi principali. Anche se la sua Palma d’Oro farà discutere per la presenza della Huppert in giuria e per il conseguente conflitto d’interessi, qui siamo abbastanza sicuri che il suo film sarà bellissimo.
Un Prophète di Jacques Audiard, il primo serio candidato alla vittoria finale, si “accontenta” solo del Gran Premio della Giuria, non riportando la Palma per la seconda volta in patria: ma anche qui siamo abbastanza sicuri che il film sarà bellissimo. Qui però, spudoratamente di parte, si è commossi per la vittoria di Charlotte Gainsbourg: dopo i buu e i fischi ricevuti da Antichrist, che pare abbiano fatto un po’ star male la bravissima attrice, una bella e doverosa rivincita.
Christoph Waltz porta alla ribalta i Bastardi senza gloria di Tarantino, ma le vere sorprese sono stati i premi assegnati a Kinatay di Brillante Mendoza (regia) e Spring Fever di Ye Lou (sceneggiatura). Standing ovation e grande commozione per il Premio Eccezionale della Giuria ad Alain Resnais, a 50 dalla “nascita ufficiale” della Nouvelle Vague e da un’edizione cannense che vedeva in concorso Hiroshima Mon Amour.
Altra sorpresa il Premio della Giuria al criticato Thirst di Park Chan-wook, odiato da molti ma evidentemente capace di far breccia nei cuori dei giurati. Il suo premio è da dividere ex-aequo con il primo film in concorso di questa edizione, ovvero Fish Tank di Andrea Arnold. Come ci aveva avvisato un rumor dell’ultim’ora, ripreso subito dall’Ansa, nessun premio purtroppo per il nostro Vincere di Bellocchio.
Dopo il salto, trovate tutti i premi del Festival di Cannes 2009.
Continua a leggere: Cannes 2009: Palma d'Oro a Das Weisse Band di Michael Haneke
Ci siamo quasi. Tra meno di 4 orette comincerà la cerimonia di chiusura che vedrà la giuria finire il proprio compito, ovvero quello di distribuire il palmares. Quest’anno le previsioni ancora una volta non sono affatto certe, e la rosa dei nomi per un premio non è molto ristretta.
Sono almeno 5 o 6 i titoli che aspirano alla Palma d’Oro, ma il discorso poi cresce se pensiamo ai premi per le interpretazioni, per la sceneggiatura, per la regia. La Huppert ha detto che da Cannes voleva soprattutto ricevere emozioni: verso le 19 - restate sintonizzati su Cineblog, con aggiornamenti in diretta - inizieremo a capire quali titoli hanno raggiunto lo scopo.
Qui di seguito facciamo un Toto-Palma, una previsione basata soprattutto sulle critiche ricevute dalle pellicole e da ciò che generalmente abbiamo recepito guardandoci in giro.
Los Abrazos Rotos - Pedro Almodovar: generalmente si è parlato di un buon film, un elegante omaggio al cinema. Ma il tutto è sembrato abbastanza congelato. All’inizio Almodovar sembrava avere grosse possibilità per la Palma, visto che l’ha già sfiorata senza afferrarla: difficilmente vincerà, ma mai dire mai.
Fish Tank - Andrea Arnold: dicevamo che il film che ha aperto il festival ha avuto degli applausi convinti. Però, passati i primi giorni, il suo successo sembra essersi ridimensionato. C’è chi pensa che Katie Jarvis potrebbe vincere come miglior attrice.
La Croisette si appresta ad accogliere un altro personaggio decisamente abituato a calcare i tappeti rossi dei Festival di tutto il mondo per presentare i suoi (durissimi) film: stiamo parlando del regista austriaco Michael Haneke.
Da Weisse Band, il nastro bianco azzardando una traduzione letteraria (qui le prime notizie sul film), è il film che Haneke presenta in concorso a Cannes 2009, un lavoro in bianco e nero che (come potete vedere dalle due clip dopo il continua) sembrano estratte da un film di Ingmar Bergman. Haneke torna a Cannes per la quinta volta in nove anni e, dopo aver vinto “solo” un premio per la regia di Niente da nascondere nel 2005, potrebbe essere un outsider per la Palma d’oro.
Da Weisse Band sarà proiettato a Cannes alle ore 18.30.

Sul poster del 62° Festival di Cannes c’è un fotogramma de L’avventura, con Monica Vitti di spalle. Il capolavoro di Antonioni è stato scelto per inquadrare quindi questa edizione di grandi maestri, ma soprattutto, il 20 maggio, verrà proiettata la sua versione restaurata nella sezione Cannes Classics. Accanto a lui ci sono altri nomi italiani, da Germi a Leone, a 20 anni dalla sua scomparsa.
Si dice che quest’anno sulla Croisette sarà molto evidente la crisi: pochi nomi di grande richiamo popolare, a cominciare giusto da un solo nome americano in concorso, ovvero Quentin Tarantino. E quindi di conseguenza alberghi con ancora stanze vuote, un ricco Marché du Film, il motore economico diretto da Jerome Paillard, che comunque si stima abbia addirittura perso il 25% di iscrizioni, e, come si diceva prima, meno persone del solito davanti alla passerella.
Poco male: nell’anno della crisi, Cannes sfoggia un cartellone che sembra andare sul sicuro. In concorso ci sono infatti nomi che tutti i festival vorrebbero, tutti assieme. Dalle passioni di Almodovar a quelle della Campion, dai provocatori Haneke e Von Trier alle commedie di Loach e Ang Lee, fino alla ciurma orientale formata da nomi fondamentali nel panorama internazionale, con To, Park e Tsai in testa. Non mancano poi grandi ritorni come quello di Suleiman e Resnais, e l’unico nome italiano, ovvero Bellocchio.
Applausi a scena aperta, ancora una volta, per il cartellone della competizione ufficiale del Festival di Cannes. Con un solo nome americano in concorso (Quentin Tarantino con Bastardi senza gloria) e ben quattro titoli francesi, il programma delle pellicole in corsa per la Palma d’Oro riesce ad essere decisamente uno dei più entusiasmanti che siano stati annunciati negli ultimi anni.
In realtà, le novità sono ben poche, e tutto quello che leggerete qui, alla fin fine, è solo una grossa conferma di tutto quello che si è detto negli ultimi mesi e soprattutto nelle ultime settimane (di Tetro di Coppola, ad esempio, non c’è ovviamente traccia, anche per le dichiarazioni del regista). E c’è anche l’unico nome italiano che negli ultimi giorni si è tirato in ballo per il concorso, ovvero Marco Bellocchio col suo Vincere.
Qualche nome non lo troverete, ma forse è da cercare in altre sezioni del festival - di cui andremo ad occuparci in giornata -. Per ora sappiate questo: quello di Cannes 62 è un concorso che comprende, tra gli altri, Almodovar, Campion, Haneke, Ang Lee, Loach, Park Chan-Wook, Resnais, Johnnie To, Tsai Ming-liang e Von Trier. Oltre ai due prima già citati. Dopo il salto potrete leggere tutti e 20 i titoli.
Michael Haneke torna a dividersi fra Austria e Germania con il suo nuovo film, Il nastro bianco (in originale Das Weiße Band). Dopo i suoi primi lavori, e specialmente dopo Funny Games, vero film spartiacque della sua filmografia, il regista ha lavorato in Francia, il paese che lo ha consacrato definitivamente con film come La pianista e Niente da nascondere. Poi è stato il momento di sbarcare in America per dirigere l’auto-remake Funny Games, con Naomi Watts.
Il 2009 quindi segna per Haneke un ritorno alle origini, con un progetto che ha almeno altri due punti di contatto con la prima parte della sua carriera. Si tratta degli attori protagonisti della vicenda: da una parte troviamo Susanne Lothar, per la quarta volta con il regista ma celebre soprattutto per la sua parte da protagonista nel primo Funny Games, e dall’altra avremmo dovuto trovare Ulrich Mühe, con Haneke per tre volte (Funny Games compreso), ma scomparso purtroppo nel luglio 2007.
Al posto di Ulrich Mühe troveremo quindi Ulrich Tukur, in una storia che è tutta un programma. Siamo in Germania nel 1913, alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, in una scuola di campagna dove avvengono strani incidenti. Cavi tesi forse messi apposta per far danni, fienili incendiati, bambini torturati. Che i bambini del villaggio abbiano formato una “società segreta” e siano loro i colpevoli? Grazie alla Lucky Red scopriremo il mistero forse già a maggio, in attesa di sapere magari se il film sarà a Cannes…
Volete ancora farvi un regalo di Natale? Eccovelo qui, subito pronto. Si tratta del libro La visione negata. Il cinema di Michael Haneke, la prima monografia italiana dedicata al grande e discusso Michael Haneke, scritta dallo scrittore, critico e docente Fabrizio Fogliato, del quale abbiamo parlato tempo fa del libro Saw - Analisi di un successo annunciato.
Che in redazione molti abbiano una certa passione per il regista austro-tedesco, chi ci legge con attenzione un po’ l’avrà capito, anche perché in occasione dell’uscita in sala di Funny Games U.S. abbiamo dedicato un post intero alla filmografia di Haneke. E così siamo contenti di consigliarvi sulla fiducia il libro di Fogliato.
Libro che analizza ovviamente tutti i film di Haneke, dalla “trilogia glaciale” fino allo sbarco in America con l’auto-remake Funny Games U.S., calcolando anche alcuni lavori per la televisione e altri da noi inediti (Die Rebellion, Das Schloß: Ghezzi, ci sei?). Un’analisi da affrontare per capire ancora di più il regista, in attesa del suo nuovo film, Das Weiße Band, che segna il suo ritorno in Austria, e in uscita nel 2009.
Dopo il salto tutti i dati tecnici del volume.
Continua a leggere: La visione negata. Il cinema di Michael Haneke: il libro di Fabrizio Fogliato
La lettrice Camomilla2 ci segnala la classifica dei 13 film horror preferiti da William Friedkin, il regista de L’Esorcista:
1. Psycho di Alfred Hitchock
2. Alien di Ridley Scott
3. Rosemary’s Baby di Roman Polanski
4. I Diabolici di Henri-Georges Clouzot.
5. Onibaba di Kaneto Shindô
6. Profondo Rosso di Dario Argento
7. Suspiria di Dario Argento. Dice Friedkin: “Suspiria e Profondo Rosso sono i due unici film di puro horror in questa lista gli altri film di cui ho fatto il nome sono basati sui valori umani e sulle cose che portano ad essere cattivi, ma questi film semplicemente vogliono spaventarti a morte, e ci riescono. Sono i classifici film splatter/slasher imitati, copiati, rifatti senza crediti. Sono ambientati nel regno della fantasia, ma Argento, uno dei più grandi maestri dell’orrore, ha così talento da riuscire a spaventare chiunque li veda”.
8. Il tagliagole di Claude Chabrol: “Un film francese che ha il più lungo tempo di attesa per una delle scene più spaventose della storia del cinema”.
9. Funny Games di Michael Haneke (versione 1997)
10. Them di David Moreau e Xavier Palud
11. Il pensionante di John Brahm
12. La scala a chioccola di Robert Siodmak
13. Non aprite quella porta di Tobe Hooper
Oggi giochiamo con voi. Scegliete tra questi quello che vi ha fatto più paura…
Funny Games (Funny Games U.S., USA / Francia / Gran Bretagna / Austria / Germania / Italia, 2007) di Michael Haneke; con Naomi Watts, Tim Roth, Michael Pitt, Brady Corbet, Devon Gearhart.
E’ più difficile del previsto scrivere qualcosa su questo Funny Games U.S.. Non tanto perché è un film complesso, teorico, disturbante e difficile, ma per la sua natura di remake. Premessa: il film è bellissimo, comunque, ma perché è bellissimo il film dello stesso Haneke del 1997, quel sconvolgente Funny Games di cui questo è il remake shot-for-shot.
Come ci si deve porre quindi di fronte ad un oggetto del genere? Viene innanzitutto quasi da pensare, in linea teorica, che si ponga perfettamente nel discorso del grande regista austro-tedesco, la cui destabilizzazione dello spettatore (che ha visto l’originale) con Funny Games U.S. raggiunge il culmine. Ma viste le dichiarazioni di Haneke pare che il discorso non regga.
Paragonarlo allo Psycho di Gus Van Sant sembra porti addirittura fuori strada: lì dove il discorso era filologico e di massimo rispetto, con una sottile impronta autoriale e personale, ma soprattutto c’erano due registi ben differenti, oggi ci sono lo stesso regista e un’idea di clonazione ben definita. Cambiano solo gli attori ed, evidentemente, la distribuzione.