Lezioni di italiano dai Monty Python. Qui sopra una scenetta tratta dal programma televisivo Monty Python’s Flying Circus, serie comica trasmessa dalla BBC tra il 1969 e il 1974. Il video è in originale con i sottotitoli in italiano.
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Bunny and the Bull (Bunny and the Bull, Uk, 2009) di Paul King: con Edward Hogg, Simon Farnaby, Veronica Echegui, Waleed Khalid, Richard Ayoade, Julian Barratt, Noel Fielding, Madeleine Worrall.
Come capitato lo scorso anno con JCVD, è sempre la sezione Extra l’Altro Cinema a regalare una vera perla al Festival del Film Internazionale di Roma, Benny &The Bull! Scritto e diretto da Paul King, il film è un vero e proprio concentrato di splendida creatività, capace di far concorrenza a l’Arte del Sogno di gondriana memoria.
Protagonista della pellicola Stephen Turnbull, da un anno recluso in casa e finito in un tunnel di maniacale ripetitività che non sembra voler conoscere la parola fine. King, in 100 deliranti e divertentissimi minuti, attraverso un trip mentale dentro la mente di Stephen, ci porta a ritroso nel tempo, spiegando così le motivazioni che l’hanno recluso tra le quattro mura domestiche, toccando vette elevatissime.
Quando il Concorso, il Fuori Concorso, le sezioni collaterali, le conferenze stampa, le retrospettive, il gossip, i problemi logistici e il freddo intenso per una sera non fanno più notizia e passano di gran lunga in secondo piano significa che qualcosa di grosso e di atteso sta per prepararsi. E la proiezione di ieri sera, in seconda serata, di Monty Python’s The Meaning of Life presentata da Micheal Palin è un’occasione più che plausibile per dimenticarsi di tutto il resto.
Un passo indietro. La giornata è trascorsa in maniera piuttosto silente, senza eccessivi picchi, eccezion fatta per l’ennesimo e incredibile tutto esaurito registrato da una proiezione del documentario Made in America di Stacy Peralta. Peralta è stato distribuito in Italia con solo un paio di film, entrambi documentari, “Dogtown and Z-Boy” e “Riding Giants”, rispettivamente a proposito della storia dello skateboarding e del surf.
Quando, un paio di giorni or sono, alla prima proiezione di questo nuovo documentario che parla della lotta fra gang nella downtown losangelina, un centinaio di persone sono rimaste fuori dalla sala con gran disdoro, un campanello è suonato e abbiamo provato a seguire gli sviluppi delle successive proiezioni.
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Una gara molto particolare quella che ci viene proposta in chiusura del grande E ora qualcosa di completamente diverso, raccolta per il cinema dei migliori momenti del Flying Circus, programma Tv che la banda di scatenati Monty Python aveva per anni proposto sulla BBC. Uscito nel 1971 e distribuito solo nel 1992 (?) in Italia, il film è un manifesto della comicità dei Monty, tra satira dei costumi e critica alla modernità ottusa. Imprescindibile non solo per la riflessione che propone, ma anche e soprattutto perché diverte in modo intelligente. Come dimostra questa scena cult, in pieno stile Olimpiade per decretare finalmente il podio dei borghesi più imbecilli dell’anno.
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I Monty Python ci spiegano che, nella nostra società contemporanea, a volte è molto importante riuscire anche per pochi istanti a sparire agli occhi di tutti e a farsi un pò i fatti propri. Chissà se è vero… (scena tratta dal film E ora qualcosa di completamente diverso!)
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I Monty Python rappresentano una delle storiche realtà della satira. Televisiva e non. Brian di Nazareth (foto e recensione qui) è uno dei loro lavori più famosi, nonché uno dei film più discussi e censurati della storia cinema. Ritenuto blasfemo da coloro che non ne potranno mai cogliere la sottile ironia e la profonda intelligenza. In questa scena cult da lacrime Brian viene pevcosso molto vudemente a causa dei suoi modi da mavamaldo ed i centurioni devono trattenere le risa dinanzi a personaggi illustri come Marco Pisellonio e Incontinentia Deretana. Il doppiaggio italiano non c’entra molto con l’originale, ma una volta tanto diverte, altroché se diverte!
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Continua la grande sfida riservata agli attori comici più divertenti della storia del cinema. Sarà un lungo percorso, ma ciò ci permetterà di eleggere il più grande di tutti. Per il calendario della manifestazione vi rimando al post introduttivo.
I partecipanti di questo quarto girone di comici sono: Walter Matthau, Woody Allen, Mel Brooks, Gene Wilder, Monty Python, John Belushi, Gigi Proietti, Bud Spencer e Terence Hill, Tomas Milian, Paolo Villaggio. Di questo quarto girone se ne qualificano cinque.
Per partecipare alla sfida vi rimando al gioco che opporrà tutti i partecipanti come in un virtuale campionato di comici. Ma ora non vi resta che votare i migliori comici degli anni 70! clicca su gioca! Nella pagina seguente i video dei comici!
Lontanissima da quella di una conferenza stampa tradizionale l’atmosfera che si respirava ieri sera, in un gremitissimo teatro Strehler (circa 900 posti a sedere fra platea e galleria) dove Terry Gilliam ha incontrato il pubblico del Milano Film Festival e gli addetti ai lavori, dialogando e raccontandosi per quasi due ore. Com’era prevedibile, la prima domanda rivolta al regista riguardava The Imaginarium of Doctor Parnassus ed il come sia riuscito a superare l’improvvisa morte di Heath Ledger lo scorso gennaio, nel bel mezzo delle riprese.
“Heath era assolutamente eccezionale, non solo come attore ma come persona. Quando abbiamo iniziato, Heath era una figura fondamentale per questo progetto, ogni giorno lavoravamo insieme su qualche sua nuova idea, piccoli cambiamenti dello script o del disegno luci, era incredibile, un vero mago. Era straordinario, non penso che il mondo abbia nemmeno cominciato a comprendere la reale portata del suo incredibile talento. Era costantemente impegnato in qualcosa, nella realizzazione di video musicali o in progetti di future regie cinematografiche, non c’era nulla che questo ragazzo non fosse in grado di fare. Perciò la perdita di Heath è stata particolarmente terribile per tutti noi che lo abbiamo conosciuto e non credo che il mondo saprà mai veramente quello che è andato perduto con lui. Penso che nessuno della sua generazione possa nemmeno avvicinarsi alle sue capacità, era semplicemente il più straordinario attore sulla faccia del pianeta. Quando è morto ho detto ‘dobbiano fermarci, non possiamo finire il film’, ma tutti mi hanno detto ‘no, dobbiamo andare avanti, per mostrare al mondo il lavoro di Heath’. Fortunatamente Johnny Depp, Colin Farrell e Jude Law sono venuti in nostro soccorso; per fortuna la storia ha a che fare con uno specchio magico e questo specchio magico ha salvato il film. Vedo Heath ogni giorno, lavoro con lui al montaggio del film, per me Heath è ancora vivo e spero che tutti voi possiate vedere presto la magia che è stato capace di creare.”
Si sono susseguite un moltissime domande (quasi tutte, purtroppo, da parte dei moderatori del dibattito e ben poche da parte del pubblico) alle quali Terry Gilliam ha risposto con grande generosità ed ironia, senza sottrarsi mai. Dai ricordi dei Monty Python ai problemi di censura avuti con Brazil, al suo incontro con Fellini a Cinecittà, fino a Paura e Delirio a Las Vegas ed a L’esercito delle 12 Scimmie. Dopo il salto riportiamo alcuni estratti del fiume di parole, oltre ad una galleria di immagini.
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Si apre dopodomani la 13esima edizione del Milano Film Festival, rassegna internazionale di cinema indipendente. Si è tenuta questa mattina, in una gremitissima sala del Teatro Strehler, la conferenza stampa di presentazione dell’evento, alla presenza del direttore del teatro stesso, Sergio Escobar; l’assessore al Tempo libero del Comune di Milano, Giovanni Terzi e i direttori del festival, Lorenzo Castellini e Beniamo Saibene.
Dal 12 al 21 settembre, nelle aree che ospiteranno la manifestazione (il Piccolo Teatro e il suo sagrato, il Teatro Strehler, il Teatro Studio, il Teatro Dal Verme, l’Acquario Civico, il Parco Sempione e la casa dei registi) ci si potrà immergere completamente in tutto quanto è parte della settima arte a noi tanto cara. Le proiezioni in programma saranno praticamente continue, dalle 9 di mattina fino ad ore piccolissime.
La punta di diamante di quest’edizione del Festival è una completissima retrospettiva dedicata a Terry Gilliam (ve ne avevamo parlato, ricordate?) intitolata The Imaginarium of Doctor Gilliam. Sarà quindi proiettata l’intera filmografia di quello che è uno dei geni maggiormente sottovalutati del nostro tempo (comprese le opere mai distribuite in Italia come Jabberwocky) e un focus sulla produzione televisiva dei Monty Python, di cui è stato attore, sceneggiatore, produttore di animazioni e regista. Sabato 13 settembre - udite udite! - alle ore 19.00 presso il Teatro Strehler, Terry Gilliam incontrerà il pubblico…e noi saremo presenti, per poi potervi raccontare tutto! Anzi, perchè non scrivete nei commenti qualche domanda che vorreste porre al regista? Se ce ne sarà la possibilità, saremo ben felici di sottoporgliele!
I fratelli Grimm e l’incantevole strega (2005) di Terry Gilliam. Con Matt Damon, Heath Ledger, Monica Bellucci, Lena Headey, Peter Stormare, Jonathan Pryce.
Stasera mercoledì 6 agosto su Italia1 ore 21:10.
Terry Gilliam è, a parere di chi scrive, uno dei pochi autori di cinema (e di televisione) per cui l’attributo “genio” non è una mera sviolinata da trailer ma una giusta attestazione di talento e coerenza artistica. Dalla sua feconda mente a inizio anni ‘80 venne fuori quel capolavoro visionario che è Brazil (sul quale vi consiglio di leggere The battle of Brazil, illuminante saggio di Jack Mathews che evidenzia senza paura alcuna l’intransigenza dell’ex Monty Python, non propriamente il regista con la migliore reputazione ad Hollyowood). Più di venti anni dopo, attraverso un percorso fatto di disgrazie sul set, flop al botteghino, ma soprattutto grandi, grandissimi film, lo ritroviamo ancora qui a deliziare i palati fini con la sua immaginifica voglia di fare cinema.
Tocca stasera al suo film sulla mitologia fiabesca e sulla riscrittura fantastica dei padri fondatori Grimm. La vicenda è un susseguirsi di trovate deliziose, tra rimandi letterari ad opere dei Grimm e di altri autori famosi, oltre che a film più o meno recenti (spero non sia solo una mia malsana impressione il rimando continuo alle atmosfere del burtoniano Sleepy Hollow). La produzione svoltasi interamente a Praga (sia interni che esterni) ha contribuito non poco ad aumentare il senso di meraviglia, essendo la città in questione uno dei luoghi più magici del vecchio continente.
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